Utente 413XXX
Buongiorno, ho 64 anni e recentemente mi è stato diagnosticato un tumore al seno con le seguenti caratteristiche:

Carcinoma duttale infiltrante solido scarsamente differenziato. B5b Uicc PTx/G3
Clone Er 88 5% intensita +
Clone Pr88 5% intensita +
ki67 80%
c-erbB-2 score 0 (negativo)
RM: stadiazione B5b Qsi di sinistra in esiti radiochirurgici omolaterali (avevo un precedente tumore sullo stesso seno nel 2001 curato con radioterapia)
Diametri AP x LC x CC di 22 mm x 20 mm x 20 mm circa.
La distanza rispetto ai piani profondi muscolari e di circa 10 mm, rispetto al piano cutaneo è di 10 mm circa e rispetto al capezzolo e ci circa 37 mm.
La struttura è disomogenea per la presenza di aree necrotiche all'interno e si evidenzia importante incremento dell'area vascolare.

Il mio seno pur trattandosi di un tumore non molto grosso presenta una area indurita e con colore leggermente più scuro di ampiezza circa 5 o 6 cm, che mi dà un pò di fastidio e prurito.
I linfonodi non hanno dato indicazioni significative sia all'ecografia che alla RM.

Ho consultato un chirurgo che mi opererebbe per mastectomia completa di giorni, ma a giudizio suo e del chirurgo plastico la presenza di questa area fa si che non sia recuperabile la pelle e che quindi sia necessario un intervento con prelievo di tessuto e pelle dall'addome per la ricostruzione, quindi un intervento abbastanza invasivo, seguito da chemioterapia. A questo punto ho consultato un altro chirurgo che invece mi ha proposto una terapia neoadiuvante al fine di ridurre le dimensioni del tumore o poter procedere a successiva mastectomia meno invasiva senza prelievo di tessuto.
Mi è stato detto che si tratta di un tumore triplo negativo (o Luminal B per l'altro chirurgo).

Ho letto molte cose su quest'ultimo tipo (neoadiuvante) di approccio al tumore e mi sono preparata una seria di domande:

1) ho letto che la terapia neoadiuvante da buoni risultati se la risposta è positiva, cioè se non ci sono cellule tumorali residue, ma cosa accade nel caso opposto? la prognosi è paragonabile al caso di normale terapia adiuvante dopo l'intervento?
2) è possibile monitorare l'andamento dell'effetto sul tumore della chemio ed eventualmente cambiare la terapia?
3) premesso che la parola definitiva dovrebbe darla l'oncologa che mi segue, se venisse scelta la neo adiuvante incomincerei la chemioterapia circa 15 giorni prima dell'intervento chirurgico? Questo vantaggio temporale è significativo per il la terapia in rapporto all'aggressività del mio tumore, ipotizzando anche che la chemio non inizi subito dopo la chirurgia?

Sono in attesa di una visita oncologica che dovrebbe essere decisiva per questa scelta, ma spero di avere qualche indicazione da voi.
Ringrazio e saluto.

Luisa

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Non voglio sottrarmi alla sua richiesta, e me ne dispiace, ma nel suo caso da quanto scrive e soprattutto avendo già subito la radioterapia è indispensabile fare valutazioni solo a seguito di una visita per esprimere un parere.

>> premesso che la parola definitiva dovrebbe darla l'oncologa che mi segue, se venisse scelta la neo adiuvante incomincerei la chemioterapia circa 15 giorni prima dell'intervento chirurgico? >>

Farei valutare all'oncologo e concordo con la sua acuta osservazione che la neoadiuvante farebbe guadagnare più di 15 giorni, perchè se teniamo conto dei tempi necessari all'intervento proposto + guarigione, la chemioterapia verrebbe differita oltre > di un mese. E anche di questo occorre tenerne conto.

Tanti auguri
Salvo Catania

P.S.
Non si lasci impressionare dai fattori predittivi... (^___^)

https://www.medicitalia.it/blog/oncologia-medica/4700-dare-speranza-fattori-predittivi-mera-informazione-condanna.html



Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
www.senosalvo.com