Utente 659XXX
Ho 52 anni, non ho avuto figli e non ho familiarità per cancro al seno se non per la zia materna, cui fu riscontrato un carcinoma infiltrante all’età di 62 anni. Attualmente sto assumendo Zoely (nella mia vita ho assunto contraccettivi orali complessivamente per 15 anni circa). Assumo ½ cpr di Dostinex alla settimana a causa di un prolattinoma all’ipofisi.
In occasione dell’ultimo controllo annuale (mammografia + eco-mammaria), lo scorso 27 gennaio, oltre alla conferma di un quadro MX di tipo fibroghiandolare bilaterale diffuso ad atteggiamento nodulare con modesta componente adiposa, mi è stata riscontrata al seno destro (referto ecografico) una “immagine vegetante endoduttale in zona periareolare profonda, di 0,7 cm di diametro massimo” (C3). Mi sono sottoposta ad ago aspirato, il quale ha dato il seguente esito: “presenza di fondo sieroso con istiociti schiumosi e numerosi epiteli in prevalenza in gruppi e lembi papillari a bordi sfrangiati con asse stromale coerenti con lesione papillare-papilloma intracistico (intraduttale)”. Segnalo che non si presentano secrezioni. Ho consultato diversi specialisti, tutti concordi sulla necessità di intervento chirurgico resettivo previa centratura radioguidata. È stata inoltre ipotizzata la possibilità di preventiva esecuzione di una VAB tuttavia, dopo ulteriore eco-mammaria in cui la lesione è risultata di 1 cm e posta sotto al capezzolo, si è arrivati alla conclusione che le dimensioni della stessa ne avrebbero reso poco probabile la completa rimozione con tale procedura, con necessità di fare successivamente ricorso, sia in caso di esito negativo sia in caso di esito positivo per carcinoma, all’intervento chirurgico. La soluzione elettiva pare quindi essere la resezione chirurgica.
Tutti gli specialisti consultati sono purtroppo concordi sul fatto che, avendo io un seno piccolo con superfici areolari molto ridotte, l’intervento di resezione dei dotti, già di per sé complesso per la localizzazione della lesione, non darà ottimi risultati sotto il profilo estetico e che potrebbe pertanto essere necessario un intervento, contestuale o successivo, di chirurgia plastica per ripristinare i volumi asportati, da valutare a distanza di 6 mesi.
Stante quanto premesso, Vi pongo i seguenti quesiti:
• le accresciute dimensioni della lesione (1 cm rispetto ai 7 mm iniziali) tra la prima e la seconda eco-mammaria, possono essere diretta conseguenza dell’esecuzione dell’ago aspirato?
• l’intervento chirurgico è assolutamente necessario? La scelta di differirlo, monitorando sistematicamente la lesione, è da ritenersi incauta? Ho letto che la percentuale di esiti infausti, ovvero carcinomi, in caso di referti C3 è intorno al 15-20% e che la tendenza di un papilloma ad evolvere in carcinoma è possibile soprattutto in presenza di papillomi multipli e non di papillomi solitari come il mio. È corretto? Mi domando inoltre entro che limiti la refertazione C3 sia diretta conseguenza di valutazioni soggettive del patologo.

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Non si deve ragionare in termini statistici.
Alla sua eta' l'intervento se fosse una mia familiare lo riterrei necessario per arrivare ad una diagnosi definitiva , magari preceduto da una Risonanza Magnetica CON mezzo di contrasto

http://www.senosalvo.com/approfondimenti/quando_perche_fare_RMM.htm

Tanti saluti
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
www.senosalvo.com

[#2] dopo  
Utente 659XXX

Buonasera e grazie per la pronta risposta, procedo.
Solo una domanda, dal link che mi ha segnalato: nel mio caso la RM rientra nella pratica di "stadiazione locale pre trattamento chirurgico"? Grazie ancora per la disponibilità.

[#3] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Non solo, ma soprattutto per avere una diagnosi piu' accurata prima dell'intervento
Salvo Catania, MD
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[#4] dopo  
Utente 659XXX

Grazie ancora Dottore.
Buona giornata