Utente 109XXX
Buongiorno,
circa un mese fa ho avuto un episodio di dolore improvviso sul fianco, addome e inguine destri, con sensazione di nausea. Il medico mi ha somministrato Toradoll che ha fatto sparire il dolore sopo circa un'ora. L'eco successiva pero' non ha rilevato nessuna anomalia. Cinque giorni fa nuovo episodio, stavolta piu' intenso e duraturo, il dolore si è protratto per ore, per quanto al PS mi somministrassero diversi antinfiammatori e antispastici. Stavolta l'eco riferisce: " - L'esame ecografico eseguito in urgenza ha messo in evidenza entrambi i reni in sede, di dimensioni nei limiti e attualmente con regolare ecostruttura e spessore cortico-midollare. Calicopielectasia destra. La vescica appare simmetrica. scarsamente repleta e priva attualmente di alterazioni parietali e calcoli endoluminali rilevabili dalla metodica. Nella norma gli sbocchi uretrali in vescica. Nella norma la prostata e le vescicole seminali per dimensioni ed ecostruttura. Non si osservano attualmente raccolte fluide a carico dello spazio del Morison, a livello della doccia parietoclica sinistra ed in scavo pelvico. - " Sono stato dimesso con prescrizione di Toradoll al bisogno, Ciproxin, Urorec (interrotto perche' mi da problemi). Ho esguito in data odierna una nuova ecografia che definisce la calicopielectasia come modestissima, ed aggiunge :" - microlitiasi bilaterale...in sede iuxtavescicale dx si apprezza formazione litiasica di mm 5,7. - "
Visto che l'ecografia come mi è stato riferito non vede tutto l'uretere, è possibile che questo calcolo rilevato non sia l'unico, o comunque non spieghi la dilatazione a monte? Basta una ecografia per fare una diagnosi certa o dovrei richiedere un esame piu' approfondito?
Dalle analisi fatte al PS risultano alcune anomalie: Leucociti 12,53 (valori 4,0-10,0)
Neutrofili 91,9 (valori 40,0 - 75,0) Linfociti 4,4 (valori 20,0 - 48,0)
Cosa possono significare? Grazie

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
l'interpretazione più semplice della sua situazione è che la colica di un mese fa fosse già sostenuta dal calcolo che solo più recentemente è stato individuato in sede ureterale, ormai prossimo allo sbocco in vescica. Certamente una TAC senza mezzo di contrasto potrebbe definire in modo inequivocabile quali siano le attuali reali condizioni. Peraltro, le dimensioni del calcolo inferiori ai 7 mm (e l'ecografia tende sempre a sovrastimare) rendono possibile in linea teorica l'espulsione spontanea, in particolare se aiutata da una idonea terapia. Non è infatti il flusso dell'urina che spinge il calcolo, ma è la compiacenza dell'uretere che ne permette la progressione, in particolare allo sbocco in vescica, che di tutto il percorso è senz'altro il passaggio più angusto. La invitiamo a leggere queso nostro articolo:

https://www.medicitalia.it/minforma/urologia/1194-coliche-renali-trattare-sintomi-risolvere-problema.html

dove situazioni simili alla sua vengono discusse in modo dettagliato, riflettendo le nostre abitudini terapeutiche.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#2] dopo  
Utente 109XXX

La ringrazio per la pronta risposta. Non ho capito pero' se il calcolo e la sua azione determinano analisi con valori anormali come quelli da me descritti. Forse era implicito nella sua risposta... Grazie ancora

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
la sua attuale condizione può senz'altro giustificare una modesta reazione infiammatoria quale quella dimostrata dai suoi esami. Di questo si dovrà comunque tenere conto nel dare indicazioni ad una eventuale ulteriore attesa, ovvero ad una più rapida rimozione endoscopica del calcolo.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#4] dopo  
Utente 109XXX

Mi scusi ancora dottore, ho ritirato stasera alcune analisi fatte stamattina. I valori di Neutrofili e Linfociti sono rientrati nella norma, ma è anche vero che attualmente sto in cura con Ciproxin, ed inoltre nelle urine appaiono positivi i valori di emoglobina ed eritrociti, riuspettivamente pari a >=0,60 e 30-40. Immagino sia una piccola perdita dovuta alla irritazione del calcolo. Non le avevo chiesto in precedenza di chiarirmi un dubbio. So che si tratta di un fenomeno piu' inconsueto, ma soffrendo di aritmie giudicate benigne, mi chiedo se è da scartare la possibilità che io abbia avuto in concomitanza quello che viene definito infarto o trombosi renale, che fra l'altro da quello che ho capito non sarebbe visibile con l'ecografia. La Tac, che penso di fare come da lei suggerito, evidenzierebbe anche una anomalia di questo tipo? Grazie

[#5] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
l'ischemia renale acuta (infarto) completa o segmentaria è un fenomeno tutto sommato molto raro e caratterizzato da sintomi ed alterzioni piuttosto evidenti. La presenza del calcolo nell'uretere basta e avanza per giustificare l'evoluzione dei suoi sintomi e le modeste alterazioni evidenziate dagli esami di laboratorio. La semplice e rapidissima TAC senza mezzo di contrasto è eccellente per evidenzire i calcoli delle vie urinarie, è ovviamente molto meno efficace nell'individuare altre alterazioni a livello renale ed addominale in genere. Ma a noi pare che in questo momento dovrebebre essere sufficiente a chiarire la sua situazione.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#6] dopo  
Utente 109XXX

Gentilissimo. Se fossi di Torino certamente verrei a visita da lei. Saluti

[#7] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Ci si mette meno ad arrivare a Torino con Italo che ad attraversare Roma con l'ATAC... (scherzo)
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[#8] dopo  
Utente 109XXX

Questa è una santa verità. Ma lei stesso sostiene che io ho bisogno dellA TAC...

[#9] dopo  
Utente 109XXX

Dottore, torno a porle un'altra domanda. Ho appena telefonato ad un centro per eseguire la TAC. La definiscono URO-TAC ma dicono che ci vuole il mezzo di contrasto. Di quale TAC parlava lei?

[#10] dopo  
Dr. Paolo Piana

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TAC senza mezzo di contrasto per valutazione specifica della calcolosi reno-ureterale. In quel centro forse il tempo si è fermato, magari ne scelga un altro.
Dr. Paolo Piana
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[#11] dopo  
Utente 109XXX

Dottore buonasera,
la aggiorno con gli ultimi sviluppi confidando nella sua ennesima disponilita'. In data odierna mi sono sottoposto a visita presso il nosocomio preso il quale feci PS in occasione della colica renale. Tale visita mi era stata programmata dall'urologo alla mia dimissione. Ho riferito di non aver espulso calcoli. Lui ha studiato l'ecografia su cd che gli ho portato e dopo varie peripezie per far funzionare il programma su un pc arcaico in loro possesso, non ha trovato l'immagine del calcolo incriminato. Eppure il referto ne parla (sede iuxtavescicale dx). Mah... fatto sta che dopo avergli riferito che non tolleravo l'Urorec, non mi ha dato un farmaco alternativo sostenendo che quello era l'unico che poteva agire efficacemente per l'espulsione...? Ebbene, dal momento che il dolore al fianco persiste, e che il calcolo non si vede dalle immagini, la sua decisione è stata quella di prescrivermi la TAC, per capire qualcosa. Questo almeno mi soddisfa anche perche' coincide con quello che è stato anche il suo suggerimento di ieri. Il punto è che ha scritto sulla ricetta come URO-TC senza e con MDC. Allora mi chiedo, cosi' come lei considerava quel centro di cui le parlavo nell'ultimo messaggio, che si sia fermato anche qui il tempo? La mia domanda è : ma perche' qui tutti propongono questa benedetta UROTAC con mdc? Per una migliore definizione di cosa? Magari è un altro modo per definire la TAC di cui lei mi ha parlato ( "TAC senza mezzo di contrasto per valutazione specifica della calcolosi reno-ureterale") o è tutt'altra cosa? Saluti

[#12] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
URO-TAC od URO-TC sono definizioni abituali per definire una TAC mirata all'apparato urinario, questo vuol sostanzialmente dire che il radiologo non si sofferma nella descrizione di tutti gli altri organi dell'addome. Alcuni radiologi invece descrivono in ogni caso tutto ciò che vedono, per chiari motivi medico-legali. Chi si occupa in particolare di calcoli delle vie urinarie ben sa che nella stragrande maggioranza dei casi in situazioni non complesse l'indagine che può dare il massimo delle informazioni con il minimo di spesa (ovvero la più efficiente) è la TAC senza mezzo di contrasto. Quando la situazione si preannuncia complessa, già la storia del paziente ed i risultati dell'ecografia spingono ad eseguire da subito un'indagine con il mezzo dicontrasto, ma si tratta sostanzialmente di casi più rari. Tenga comunque conto che questi sono discorsi molto di principio, l'importante è che lei esegua comunque una TAc per chiarire la sua situazione.

Saluti
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[#13] dopo  
Utente 109XXX

Dottore buonasera,

torno a riferirle le ultime novità. Fra pochi giorni eseguirò la TAC, ma nel frattempo mi è stata fatta unaa ulteriore ecografia da cui risulta che l'uretere è libero e non ci sono piu' dilatazioni. Il calcolo incriminato ora sta nella parte iniziale dell'uretra insieme ad altri piccoli calcolini. Il radiologo riferisce che c'e una certa dilatazione della stessa. Finora questi calcoli non sono stati espulsi, nonostante stia bevendo molto. La novità è che preso da alcuni mal di testa in questi ultimi tre giorni mi sono misurato la pressione che è risultata alta (140 - 90). I miei valori si sempre, fino alla settimana scorsa erano 120-80. Ci puo' essere una relazione con la colica passata o con i calcoli nell'uretra? Oppure è segno di sofferenza renale? Grazie

[#14] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
il modestissimo rialzo della pressione è assai verosimilmente di origine emotiva, non si preoccupi quindi, e non ci si concentri più di tanto. Considerata la situazione, dopo,alcuni giorni di endoprotesi in aede è verosimile che una veloce procedura endoscopica possa risultare molto facilitata e risolutiva.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#15] dopo  
Utente 109XXX

Salve dottore,
grazie per la risposta, ma non ho ben compreso cosa si intende per "...alcuni giorni di endoprotesi". Le chiedo questa ulteriore cortesia. Saluti

[#16] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
al termine degli interventi endoscopici sull'uretere per rimozione di calcoli od altro, viene quasi sempre inserito un "tubicino" interno tra rene e vescica (detto endoprotesi o stent) che protegge per qualche tempo la zona sottoposta ad intervento. Si tratta in genere di 5-7 giorni, ma la scelta dipende dalle abituidini dell'operatore. I moderni stent posseggono dei sistemi di rimozione con i quali è possibile asportarli al momento opportuno dall'esterno, senza necessità di un ulteriore endoscopia.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#17] dopo  
Utente 109XXX

Grazie per la spiegazione, pero' forse non ero stato chiaro nella mia descrizione precedente. I calcoli non appaiono nell'uretere, bensi' nell'uretra, nel tratto, cosi' riferiscono, fra vescica e prostata, tant'e' vero che hanno visto una certa dilatazione dell'uretra . La metodica di cui parla se ho ben capito è per la rimozione in sede uretere.
Dal momento che i calcoli sono nel punto descritto, come possono essere espulsi? Mi viene in mente la cistoscopia, che feci anni fa per valutare la presenza di una stenosi del collo vescicale, che magari contribuisce a non farmi espellere questi sassolini. Grazie

[#18] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
ci scusi per l'incomprensione. E' abbastanza raro che calcoli di dimensioni relativamente piccole si fermino a lungo a livello dell'uretra, ma ovviamente se l'espulsione spontanea non avviene entro un tempo ragionevole di un paio di settimane è opportuno che vengano rimossi endoscopicamente. In questo caso, l'intervento è molto semplice ed ovviamente non è necessario l'inserimento successivo di alcuno stent. Tutto sommato, però, la sua situazione non ci è completamente chiara, pertanto ci raccomandiamo che lei si attenga alle indicazioni che le vengono fornite dai nostri Colleghi che l'hanno in cura.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#19] dopo  
Utente 109XXX

Dottor Piana buongiorno,
torno ad aggiornarla e a chiederle un parere.

Il calcolo che sembrava sparito dall'uretere è stato riscontrato con una ulteriore ecografia. Possibile che dalla precedente possa essere stato non rilevabile? La dimensione sembra essere di circa 7 mm ed è a circa 2 cm dall'imbocco con la vescica, e c'e' una certa dilatazione della pelvi renale. Ho finalmente eseguito la Tac ma ahime' i tempi per la risposta sono lunghi quindi non ne conosco ancora l'esito. In attesa ho fatto di nuovo una visita urologica dalla quale mi è stata prescritta una terapia a base di Omnic 0,4 e Deflan. Come l'Urorec, gia' preso una singola volta e interrotto per abbassamento della pressione troppo drastico, anche l'Omnic mi ha dato notevoli problemi, non a livello di ipotensione, bensi' di tachicardia, nel bel mezzo della notte. Per fortuna l'evento è drato pochi minuti ma le assicuro che la frequenza era elevatissima. Le chiedo se secondo lei debba essere sospeso. Tale terapia da farsi per una decina di giorni dovrebbe aumentare le possibilità di espulsione del calcolo, ma se dovesse fallire allora mi è stato prospettato un intervento in endoscopia per la rimozione da farsi in anestesia locale o generale. Pensavo fosse una cosa a livello ambulatoriale senza anestesia ma evidentemente non è cosi'. Saluti

[#20] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
avevamo dunque avuto ragione a nutrire qualche dubbio. L'ecografia è un esame molto semplice ed economico, ma nello studio dei calcoli in transito fra rene e vescica spesso non è in grado di dare risultati soddisfacenti. Vi è inoltre una importante variabilità indotta dalle capacità dell'operatore e dallo strumento utilizzato. Pertanto, l'esperienza ci insegna che queste "sparizioni" repentine debbano essere sempre valutate in modo molto critico, soprattutto alla luce dell'evoluzione dei sintomi. Nei casi non chiari, oggi è assai opportuno eseguire la TAC, che a fronte di una dose di raggi non indifferente è in grado di dare risultati praticamente inequivocabili. Tornando al suo caso, il fatto che i sintomi siano tutto sommato modesti invoglia ad attendere ancora l'espulsione spontanea, appoggiata da una idonea terapia. Evidentemente lei non sopporta i farmaci della famiglia degli "alfa-litici", gli unici ad avere una certa efficacia. Non é il caso ovviamente di insistere, gli effetti collaterali potrebbero essere anche pericolosi, quindi assolutamente non accettabili a fronte dell'eventuale beneficio. Non a caso diciamo "eventuale", poiché l'esperienza ci insegna che se un calcolo ha intenzione di muoversi lo dimostra entro un paio di settimane, quindi più passa il tempo e meno l'espulsione diventa probabile. Il cortisone in tutto questo ha un effetto marginale, d'ogni modo è opportuno completare la cura. Certo è che se tra una decina di giorni al massimo nulla sarà cambiato, l'intervento endoscopico sarà l'unica soluzione accettabile. Le caratteristiche di questo semplice intervento sono descritte sul nostro articolo di cui già tempo fa le consigliammo la lettura. Nello stesso articolo si parla del nostro atteggiamento un poco più "aggressivo" nei confronti di queste situazioni, ma che nella nostra esperienza è giustificato dall'evitare il prolungarsi di una attesa perlopiù infruttuosa, con tutto il corteggio di disturbi, invalidità temporanea, tensione emotiva e spesa sanitaria per terapie ed accertamenti ripetuti.

Saluti
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[#21] dopo  
Utente 109XXX

Salve dottore, la ringrazio per la sua risposta dettagliata e cortese come sempre. Non ho compreso bene pero' se l'Omnic lo devo interrompere oppure no. Nella sua risposta afferma che: " Non é il caso ovviamente di insistere.." ma poco dopo scrive :"d'ogni modo è opportuno completare la cura.." . Se non ho capito male intendeva di completare il cortisone e smettere con l'alfa-litico. E' esatto? Le chiedo questo ulteriore ragguaglio. Grazie!

[#22] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
completi ovviamente il ciclo di cura con il solo cortisone.

Saluti
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[#23] dopo  
Utente 109XXX

Buonasera dottore,

oggi, dopo visita urologica, finalmente mi è stato pianificato l'intervento per la rimozione del calcolo, la prossima settimana. Il fatto è che continuano piccole coliche, che durano anche parecchie ore. In queste ultime settimane ho eseguito delle analisi per controllare valori quali la creatinina e l'azotemia. Tutto rientrava nella norma, ma in data odierna, i valori sono risultati alterati. La creatinina (valori normali 0.84 - 1.25) da 0,99 che era è passata a 1,53, e l'azotemia (valori normali 10-50) era 34 ed ora 49. L'urologo sostiene che la creatinina indica la sofferenza renale, dal momento che vi è una certa dilatazione, ma che comunque c'e' l'altro rene che non ha problemi e contribuisce a tenere sotto controllo tale valore. Il punto e anche la mia domanda è se questo valore della creatinina oltre a indicare una insufficienza renale sia segno che ci possa essere gia' qualche danno oppure che si debba intevenire subito e non la prossima settimana. Probabilmente il mio è un eccesso di preoccupazione, confido nella sua risposta. Grazie

[#24] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
gli esami di funzionalità renale dimostrano una lievissima sofferenza, del tutto compatibile con la sua situazione. Tutto ciò è assi verosimilmente destinato a rientrare dopo la rimozione del calcolo. Senz'altro farebbe piacere a tutti, lei per primo, che l'intervento potesse essere seguito al più presto possibile, ma le disponibilità della sanità pubblica sono quelle che sono e, di fatto, nella sua situazione - in assenza di febbre e coliche subentranti - una settimana in più od in meno di attesa non può causare sostanziali variazioni.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#25] dopo  
Utente 109XXX

Eccoci di nuovo qua dottore, con gli ultimi aggiornamenti. La ringrazio per la incessante disponibilità e la pazienza. Ho preso la risposta della Tac che cosi' riporta: " - Si conferma nel tratto intramurale dell'uretere destro, la presenza di minuta formazione litiasica (4 mm), con distensione dell'uretere a monte (calibro max di 8 mm) e della pelvi renale omolaterale (calibro max 13 mm). Non si documenta litiasi nè idronefrosi a sinistra. Vescica esente da litiasi endoluminale, apprezzabile con la metodica. In via collaterale formazioni ipodense di 3, 4, e 7 mm, compatibili con cisti, rispettivamente nel III, VI e nell' VIII segmento epatico. Cisti di 5,2 mm al polo superiore renale sin. - ". Ho diverse domande a riguardo. Innanzitutto come le avevo detto, la settimana prossima dovrei sottopormi all'intervento per la rimozione. Questo perche' il calcolo ancora risiede in tale posizione e non ho potuto avvalermi della terapia espulsiva alla quale sono intollerante, Pero' un calcolo di 4mm giustifica tale dilatazione a monte e soprattutto la dimensione lo fa rientrare nella casistica dei calcoli da estrarre con l'endoscopio? Lei mi dira' che siccome non è asintomatico e non da segni di progressione spontanea l'unica via è quella endoscopica, ma mi chiedo se non sia il caso di provare altri farmaci prima, per quanto quelli provati finora, hanno dato problemi diversi. Non le voglio apparire impaurito alla prospettiva dell'intervento, ne ho fatto molti in vita mia e ben piu' rischiosi, ma nutro dubbi circa la effettiva necessita' della metodica, dal momento che la sua pianificazione era programmata sulla base della rilevazione ecografica di un calcolo stimato di 7 mm circa. Immagino che la Tac non abbia grossi margini di errore e sia piu' precisa per la stima dimensionale. Per quanto riguarda le cisti epatiche, che ne pensa? Non so se sia una sfera di sua competenza, ma immagino che ne abbia un'idea. Magari il dolore addominale destro nella parte sotto l'ultima costola è imputabile alla loro presenza... Ovviamente informero' il medico dal quale sto in cura, ma ormai informarla e chiederle pareri, sperando che non le risulti troppo ossessivo da parte mia, è diventata una necessità che si basa sulla fiducia e sulla competenza che mi ha sempre dimostrato. Saluti

[#26] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
le piccole cisti epatiche e quella renale segnalata dalla TAC non hanno alcun significato e non sono in grado di per loro di causare alcun disturbo.
Tutti gli urologi di lungo corso hanno nella loro carriera casi in cui piccolissimi calcoli dell'uretere sono stati in grado di causare gravi complicazioni. Non abbia timore, questo non è certamente il suo caso, ma vuole esemplificare il fatto che le sole dimensioni non possono essere l'unico fattore prognostico. Si sovrappone infatti la compiacenza del meato ureterale (lo sbocco dell'uretere in vescica), assolutamente soggettiva, oppure la reazione della mucosa che tende ad "intrappolare" il calcolo, che purtroppo non è mai un pallino da caccia, ma un piccolo riccio spinoso ... La terapia medica è sempre e comunque un tentativo e quella contemporanea a base di alfa-litici e cortisone è senz'altro la più efficace. Al di la di questo c'è solo la fortuna e la pazienza, che però deve avere un limite, proprio ad evitare che il rischio di complicazioni aumenti.
Le raccomandiamo ancora la lettura di questo nostro articolo, che si basa sull'esperienza di ormai tre decenni maturata nel trattamento di queste situazioni, cercando di tenersi al passo coi tempi.

https://www.medicitalia.it/minforma/Urologia/1194/Coliche-renali-Trattar

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#27] dopo  
Utente 109XXX

Buonasera Dottor Piana,

sono in attesa di sottopormi, mercoledì prossimo, all'intervento di rimozione del calcolo. Vorrei soddisfare una curiosità che ho sempre avuto e che per qualche motivo non ho mai chiesto ne' a lei ne' ad altri medici. Tra le varie letture a riguardo, compresa quella svolta sul suo sito, ho capito che c'e' una possibilità, seppur bassa, che il calcolo sia di acido urico e che in questo caso si possa sciogliere con farmaci che alcalinizzano le urine. Dando per ovvio che questo sia realmente possibile allora vorrei chiedere: come mai, dopo aver diagnosticato la presenza di un calcolo, magari di dimensioni ridotte come il mio (4 mm) la cui natura è incerta, non si procede in via preliminare comunque a somministrare i farmaci suddetti, considerando che si possa ottenere la risoluzione del problema senza ulteriori interventi? Grazie per la disponibilità

[#28] dopo  
Dr. Paolo Piana

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i calcoli di acido urico non contengono calcio e per questo motivo non compaiono alla radiografia semplice, mentre sono visibili all'ecografia ed alla TAC. La terapia che tende a sciogliere questi calcoli rendendo le urine meno acide è abbastanza efficace su piccoli calcoli all'interno del rene, ma la nostra esperienza ci dice che è quasi impossibile ottenere la stessa efficacia su calcoli all'interno dell'uretere. Inoltre, per ottenere un risultato apprezzabile si debbono attendere almeno un paio di mesi, cosa che non è molto prudente in casi simili al suo. A margine di tutto ciò, gli infusi delle sedicenti "erbe spaccapietre" dovrebbero funzionare con questo principio.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#29] dopo  
Utente 109XXX

Buongiorno dottore,

una domanda di tipo organizzativo. Fin dai nostri primi dialoghi ho meditato la possibilità di venire a Torino per la rimozione del calcolo. Non che nella mia città non vi siano reparti che lo eseguano, ma l'istinto mi direbbe questo. A livello di curiosità, semmai dovessi cambiare idea e pensare di recarmi nel suo ospedale, che tempi ci sarebbero grosso modo per eseguire la cosa? Grazie

[#30] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
come potrà ben immaginare, questa non è la sede idonea per trattare questo tipo di dettagli specifici. Se lo desidera, potrà usufruire dei contatti forniti in calce a tutte le nostre risposte.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#31] dopo  
Utente 109XXX

Ha perfettamente ragione, non mi sono reso conto di aver chiesto le suddette informazioni in modo inappropriato. Penso sia complice il fatto di averle scritto cosi' tanto (avvalendomi della sua infinita pazienza!) al punto da non pensare neanche piu' al tema fondamentale della discussione. Saluti

[#32] dopo  
Utente 109XXX

Dottor Piana,

le faccio una premessa. Da molti anni ho problemi di tipo minzionale, con debolezza del getto, discontinuo e un modesto residuo, Anche in quella circostanza l'alfalitico che mi venne prescritto non lo tollerai. Ricordo che per studiare la cosa mi venne fatto un esame videourodinamico (non ricordo se si definisca cosi' ma si trattava di fare RX mentre eseguivo minzione). In quella circostanza ci furono grossi problemi nell'introdurre il catetere per iniettare il liquido, causa proprio questo presunto restringimento del lume uretrale. Tale manovra mi produsse una leggera escoriazione con sanguinamento.Le dico presunto perche' non è stato mai diagnosticato con certezza, neanche dopo una successiva cistoscopia che "ipotizzo'" invece una rigidita' del collo vescicale. Rimandando questi argomenti ad un'altra sede, torno alla questione "calcolo" con una domanda: ."L'occhio del chirurgo", segue fin da subito l'introduzione dello strumento nell'uretra , evitando quindi lo "scontro" con una eventuale stenosi o percorso accidentato che dir si voglia? Grazie

[#33] dopo  
Utente 109XXX

Nella domanda che le ho fatto al termine del mio ultimo msg non ho specificato che alludevo all'intervento endoscopico per la rimozione del calcolo. Probabilmente lo avra' intuito. saluti

[#34] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
oggigiorno, e crediamo per molto tempo ancora, tutte le manovre endoscopiche vengono eseguite sotto controllo visivo diretto (mediato dalla telecamera) e radiologico indiretto. A prescindere dalla esperienza e dalla destrezza manuale dell'operatore è imperativo che la presenza di qualsiasi ostacolo, ad ogni livello, venga giudicato con estrema attenzione, interrompendo la manovra se non è possibile garantirne i margini di sicurezza. Ovviamente, come in qualsiasi tipo di intervento, gli operatori con maggiore casistica specifica lavorano con più confidenza, sono più veloci ed hanno maggiori possibilità di risolvere positivamente anche i casi più complessi.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#35] dopo  
Utente 109XXX

Gentilissimo dottor Piana,

finalmente mi è stata fatta l'ureteroscopia per la rimozione del calcolo. Adesso dovro' prendere un antibiotico per 5 giorni e il Lithos per 3 mesi.
Certo sono rimasto perplesso vedendo la dimensione davvero minuscola del calcolo. Un pezzetto sottile di un diametro di circa 4mm, proprio come diceva la Tac. Possibile che il piccolino abbia generato tutti quei dolori e dilatazioni? Probabilmente si, dal momento che altre cause non se ne sono viste. A parte una cosa riferitami dall'urologo che prima dell'intervento mi ha fatto una ulteriore Rx, da cui si evinceva oltre alla presenza del calcolo anche una cosa che lui ha definito Fleboliti, nulla di preoccupante a suo parere...ma non ho capito bene di che si tratta!
Fra un mese una nuova eco di controllo, immagino per vedere se la leggera dilatazione sia rientrata. Non credo che la normalizzazione sia repentina, tant'e' che avverto ancora un senso di peso sul fianco, ma in fin dei conti l'intervento l'ho eseguito ieri! Ultima cosa, dopo l'operazione mi hanno applicato un catetere vescicale, da cui è uscita una modica quantità di sangue, cosa che si è ripetuta alla prima minzione effettuata a domicilio senza catetere. E' normale? Non immaginavo che l'intervento provocasse una perdita ematica di questo tipo, ma ipenso che gli strumenti introdotti catetere compreso abbiano "graffiato" qualcosa.
Grazie ancora e saluti.

[#36] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
non possiamo che ritenerci soddisfatti della soluzione favorevole del suo problema. Non è così raro che calcoli molto piccoli riescano ad innescare delle complicazioni disastrosi, così come calcoli voluminosi riescano a rimanere asintomatici per moltissimo tempo. E' assolutamente normale che ancora per qualche tempo lei continui ad avvertire qualche fastidio e ad osservare tracce di sangue saltuariamente nelle urine. La situazione tenderà a stabilizzarsi entro 2-3 settimane. La perdità di sangue è comunque modestissima, bastano poche gocce per colorare ... come il vino rosso nell'acqua!

Salute ...
Dr. Paolo Piana
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[#37] dopo  
Utente 109XXX

Grazie come al sollito dottore, ma anche oggi le devo porre una ulteriore domanda. Non creda che non mi rivolga in primis al medico che mi segue e che mi ha operato e non è che dubiti del suo parere, ma ritengo che avere un "consiglio esterno" per chiarire altri dubbi sia utile. Nello specifico il suo di parere è sempre apprezzato.
Veniamo al punto, come le ho detto l'intervento è stato eseguito, l'altroieri mattina. L'urina che fino a ieri era rosso scura sembra schiarirsi un po' di piu', anche se alterna fasi di scurezza e chiarezza nel corso della giornata. Immagino dipenda da quanto io beva. Il problema è che ieri sera ho avuto una colica di moderata entita', dolore all'inguine destro, fianco, addome, tale da indurmi a iniettarmi un antidolorifico .Credevo quella storia fosse finita, cosi' ho telefonato al medico che mi ha risposto che è un fatto normale da ricollegarsi all'edema che si forma solitamente nell'uretere. Nel mio caso non hanno applicato lo stent perche' non necessario, e che sarebbe stato a detta sua anche meno tollerabile. Ovviamente mi fido del medico e mi sono tranquillizzato. Stasera nuova colica, piu' forte di quella di ieri. Da persona incompetente quindi le vorrei chiedere il suo punto di vista, e soprattutto sapere quanto tempo queste coliche possono durare in termini di giorni. Considerando le perdite ematiche nelle urine, lei crede che in luogo dell'edema ci possa essere la possibilità di un calcolo non visto dalla Tac o peggio un danno all'uretere conseguente alla litotrissia che provoca tutto questo? Grazie

[#38] dopo  
Utente 109XXX

Mi scusi non le avevo riferito che nell'intervento non è stata effettuata nessuna frammentazione del calcolo che è stato semplicemente asportato con l'ureteroscopio.

[#39] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
la scelta di inserire, o meno, una endoprotesi al termine di una ureteroscopia è un argomento ancora molto dibattuto oggi fra chi si occupa di queste procedure. L'equilibrio fra gli effetti positivi e quelli negativi è molto labile ed estremamente soggettivo. In linea di massima, tanto più la procedura è rapida e scevra di difficoltà, tanto meno si ha il desiderio di inserire l'endoprotesi. Purtroppo in medicina non vi è nulla di assoluto e l'eccezione alla regola è sempre pronta ad infastidire il paziente e preoccupare il medico. Nel suo caso, verosimilmente vi è una naturale tendenza della mucosa delle vie urinarie a sviluppare una cospicua reazione e rigonfiamento (èdema), tant'è che un piccolo calcolo vi è rimasto "intrappolato". Questa situazione può persistere per qualche tempo, considerato l'ulteriore trauma - seppure assai modesto - causato dal passaggio dello strumento endoscopico. Questo giustifica la persistenza dei disturbi e l'insorgere di coliche, causate verosimilmente anche dal passaggio di piccoli coaguli. Tutto questo è comunque assai probabilmente destinato a rientrare nel giro di qualche gorno. A suo possible conforto, le confermiamo che nel suo caso noi stessi ci saremmo comportati come il nostro Collega che l'ha operata. La necessità di dover inserire una endoprotesi in un secondo tempo è assolutamente rara.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#40] dopo  
Utente 109XXX

Grazie per la risposta dottore, gentilissimo come sempre.

Le voglio pero' raccontare una storia che finora ho ritenuto superflua. La Tac che lei stesso mi aveva consigliato di eseguire e il cui referto riportava la dilatazione del bacinetto renale e dell'uretere, con l'individuazione del calcolo di 4mm vicino la vescica, non è mai stata presa troppo in considerazione dall'urologo che poi mi ha operato (in effetti non era stato lui a prescriverla). Non vuole essere una critica all'operato del Medico, ma sicuramente sono rimasto perplesso di come, quando gli riferii per telefono di aver preso la risposta, non abbia voluto visionarne il cd con le immagini. Io credevo che fosse piu' utile della semplice ecografia, che so bene, non riesce a vedere chiaramente tutto l'uretere. E sulla base del risultato della Eco, sono stato operato. Lei mi dira' che se il referto della Tac non parlava di altri calcoli allora vuol dire che non ce ne sono...ma le dico anche che la presenza di una cisti renale a sinistra (una delle due che so di avere) e della microlitiasi bilaterale nel rene destro, tutte identificate con le varie ecografie precedenti, non sono state riportate. Questo mi fa pensare che le immagini non siano state esaminate a dovere e che, chissà, se l'uretere non avesse qualche altro sassolino nella sua porzione nascosta (e che magari spiega la persistenza dei sintomi). Se l'urologo avesse voluto visionare il CD, cosa che al di la' del referto penso avrebbe dovuto fare, avrebbe fugato ogni dubbio.
Le voglio assicurare che iI fatti che le ho riportato non mettono in discussione le rassicurazioni ricevute, ho compreso bene il perche' la sintomatologia possa persistere ancora per qualche giorno, ma era giusto riportarle la storia suddetta per averne l'ennesima opinione. Grazie

[#41] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
una buona TAC è praticamente infallibile nella valutazione della calcolosi delle vie urinarie. Così come a volte si evidenziano calcoli che l'ecografia non può vedere, non è così raro che la TAC non confermi la presenza di calcificazioni laddove l'ecografia sospettava la presenza di calcoli. Questo accade principalmnte nei calici renali, dove l'ecografia può confondere con calcoli alcuni particolari aspetti dell'anatomia renale o la presenza di minime concrezioni interne al rene e quindi non all'interno delle cavità. Tutte le indagini radiologiche complesse devono essere interpretate dal radiologo, che è lo specialista appunto della "diagnostica per immagini". Le immaginni che vengono fornite hanno uno scopo "iconografico", addiruttura privo di valore per l'ecografia. E' molto raro che lo specialista individui nelle immagini qualcosa non già rilevato dal radiologo. Al di là di questo, per carità, tutto può essere, ma sinceramente non possiamo che raccomandarle un atteggiamento positivo, vi sono elevatissime probabiltà che fra alcuni giorni tutto questo sarà solo più un ricordo.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#42] dopo  
Utente 109XXX

Buonasera e ben ritrovato Dottor Piana.
Non so se sono oltre i tempi consentiti per scriverle ancora. La mia storia, risparmiandole la lettura dei vecchi messaggi era la seguente: dopo colica renale e la mancata espulsione del calcolo , sono stato sottoposto a ureteroscopia con rimozione dello stesso che era nell'uretere dx in prossimità vescicale. Ero stato male i gg successivi con altre piccole coliche attribuite al possibile edema del post intervento. Non hanno applicato stent dal momento che non era stato necessario frantumare il calcolo date le esigue misure. Successivamente le cose sono andate meglio, ma è rimasto a tutt'oggi un senso di peso e di leggero dolore sul fianco. Come pianificato dal mio urologo, dopo 30 giorni dall'intervento, cioe' oggi stesso, ho eseguito una ecografia di controllo. Da questa risulta ancora la solita vecchia dilatazione definita : condizione di calico-pielectasia di grado moderato che interessa tutti i gruppi caliceali, l'ampolla e l'uretere. Quest'ultimo è apprezzabile ecograficamente solo nel suo tratto immediatamente prossimale. Sinceramente non mi aspettavo tale risultato, anche se i miei sintomi sono simili a quelli preesistenti l'intervento, per quanto non abbia avuto piu' forti coliche. Le espongo le mie riflessioni. Forse devo aspettare ancora altro tempo, oppure c'e' un calcolo da qualche altra parte, oppure che la tac non è stata vista/eseguita bene, oppure che esiste un problema di diversa natura. Spero mi possa dare l'ennesima indicazione. Grazie e saluti

[#43] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
la dilatazione delle vie urinarie a monte di un ostacolo si risolve in tempi che sono direttamente proporzionali alla durata dell'ostruzione stessa. In caso di calcoli passeggeri, la dilatazione in genere si risolve entro pochi giorni. Se invece il calcolo è stato fermo per un po' e magari ha anche causato una reazione infiammatoria locale, la dilazione può persistere più a lungo e non è raro che qualche traccia permanga a tempo indefinito. Pensare che ora lei possa avere un altro calcolo, in assenza di sintomi, ci pare irragionevolmente pessimistico. La cosa più saggia da fare ci pare essere dunque la ripetizione dell'ecografia tra 4-6 mesi, sempre che nel frattempo non si manifestino altri segni o sintomi.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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[#44] dopo  
Utente 109XXX

Buongiorno dottor Piana,

le scrivo a distanza di qualche mese dall'ultimo consulto per riferirle dell'esito di una ecografia renale che ha rilevato ancora una leggera dilatazione del bacinetto renale di dx. Il tecnico ha suggerito di eseguire esame piu' approfonditi tipo uro-tac o urografia per avere un quadro piu' completo. A tal proposito volevo chiederle se tale dilatazione sia normale ancora oggi a seguito di coliche renali e successivo intervento di rimozione con ureteroscopio senza necessità di frammentazione del calcolo viste le ridotte dimensioni. Ad essa si accompagna sempre un leggero indolenzimento del fianco dx. In ultimo, se volessi fare l'urografia o la tac, quale fra i due sarebbe l'esame piu' utile ai fini di una precisa diagnosi? (ho sentito che l'urografia puo' portare problemi di allergia al contrasto). Grazie, saluti

[#45] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
sul fatto che talora la dilatazione possa persistere per molto tempo anche dopo la rimozione del calcolo già ci eravamo dilungati tempo fa. Riteniamo opportuno che una decisione su eventuali ulteriori accertamenti sia presa dall'urologo. Il desiderio del radiologo è quello di documentare ogni alterazione nel modo più approfondito, talora prescindendo dalla situazione "clinica" e la sua normale evoluzione. Nello studio della calcolosi è quasi sempre sufficiente eseguire la TAC senza mezzo di contrasto. Se quest'ultimo viene utilizzato, il rischio di allergia è lo stesso dell'urografia ed è comunque assolutamente basso in condizioni normali. Oggigiorno l'urografia mantiene indicazioni precise solo in situazioni molto selezionate, a parità di carico di raggi la TAC fornisce generalmente molte più informazioni.

Saluti
Dr. Paolo Piana
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