Utente 374XXX
Buongiorno,
Sono qui a richiedere un consulto, per meglio comprendere le reali possibilità che nuove tecniche operatorie e farmaci possono offrire ai pazienti con tumore prostatico non operabile.
Ebbene, a mio zio è stato diagnosticato un tumore alla prostata non trattabile con un intervento di ablazione chirurgica, poiché infiltrato oltre la prostata nella regione perineurale.
Questi i referti diagnostici: psa = 300; TC = prostata indissociabile dalle pareti e linfoadenopatie disseminate; Biopsia: 12 punture ( tutte positive all'adenocarcinoma acinare tra cui tre di grado 9 gleason ed una di grado 10), altre tra 6/7. Scintigrafia : iperacumulo testa dell'omero dx.
La prescrizione è stata quella con terapia ormonale per bloccare la crescita. A seguire ( dopo 3 mesi) radioterapia. Allo stato, ancora non ha ancora intrapreso la terapia ormonale, poiché la diagnosi è recente.
Le domande sono le seguenti: i nuovi farmaci sperimentali (ipilimubab), prescrittibili dal 2013, sono davvero efficaci in questi casi?
Le nuove frontiere della chirurgia robotica aprono speranze anche nei casi di tumore non operabili? Mi rendo conto che un'infiltrazione del genere comporta l'indissociabilità dalle pareti, ma dopo un intervento distruttivo, sarebbe anche possibile ricostruire?
Ringrazio in anticipo a quanti vorranno rispondermi.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
dagli scarni elementi di giudizio che ci fornisce pare comunque evidete che si tratti di una malattia avanzata con lesioni ripetitive ai linfonodi ed almeno una localizzazione ossea. Queste situazioni non si possono giovare della rimozione della prostata, essendo la malattia diffusa l'intervento non porterebbe alcun vantaggio sul decorso e graverebbero quindi solo gli effetti collaterali. Questo indipendentemente dalla tecnica operatoria eventualmente adottata. L'approccio è quindi ongologico-medico e non operativo,sempre in prima battuta di tipo ormonale, con un blocco androgenico totale (lhrh analogo ed antiandrogeno periferico). Vi sono altri farmaci, alcuni di provata efficacia, altri sperimentali, che possono essere utilizzati in caso di fallimento della terapia di primo livello (es. taxani, abiraterone, ecc.).

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Utente 374XXX

Egr. Dott. Piana,
La ringrazio per la chiarezza e la celerità nella risposta.
Spero solo che per mio zio, 64 enne, possa prospettarsi ancora qualche anno di vita, poiché, allo stato, non avverte disturbi di sorta.
Mi è chiaro, tuttavia, che la situazione non sia delle migliori.
Ancora grazie