Dolore fianco sinistro e minzione frequente

Buongiorno dottori,

volevo sottoporre alla vostra attenzione la mia condizione, in quanto comincio ad essere seriamente preoccupato.

Lo scorso novembre sono risultato positivo al Covid, con l'unico sintomo di febbre a 38 durata 2 giorni.
Tuttavia, in quella settimana ho cominciato a soffrire di minzione frequente, anche 12-15 volte al giorno, con perenne sensazione di tensione vescicale e dolore occasionale ai reni.
Su prescrizione medica, ho iniziato una terapia di Zitromax e Deltacortene per combattere il covid e dopo pochi giorni anche la sintomatologia urinaria è scomparsa.
A dicembre ho avuto una nuova "ricaduta", con ricomparsa dei sintomi e temporaneo beneficio dato dal Monuril.
Tempo pochi giorni, e di nuovo minzione frequenti con 10-12 episodi giornalieri e persistente tensione vescicale.

Le analisi del sangue e delle urine non hanno evidenziato anomalie, e dopo consulto urologico, anche spermiocoltura e urinocoltura sono risultate negative.
Su prescrizione dell'urologo, ho iniziato una terapia con supposte Topster e integratore Mannospea e tutto sembrava essersi risolto fino all'altro giorno, quando di nuovo si è riscatenato tutto, questa volta anche con minzione notturna e fastidio sordo e persistente al fianco sinistro.


Premetto di essere omosessuale, non so se i rapporti penetrativi possano aver avuto ripercussioni sulla prostata.
Negli ultimi tempi soffro anche di colon irritabile, con episodi di reflusso gastroesofageo, anche qui problematica occorsa post covid.
Non so poi se possa essere collegato o solo una semplice coincidenza, ma la sintomatologia adesso si è ripresentata a seguito di un massaggio Thai.


Di cosa potrebbe trattarsi?
Ripeto, comincio ad essere seriamente preoccupato e vorrei adesso eseguire un'ecografia.

Grazie per un vostro cortese riscontro
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Dr. Paolo Piana Urologo 26,9k 1,3k 15
E' abbastanza comune che in seguito a sindrome influenzale in soggetti predisposti si maniferstino delle irritazioni prostatiche con sintomi urinari. Queste situazioni non hanno necessariamente una causa infettiva, anzi non è raro che gli esami colturali siano negativi. Il miglioramento indotto dagli antibiotici rischia di essere confuso con l'andamento oscillante dei disturbi ed un possibile spontaneo miglioramento che è abbastanza tipico di tutti i disturbi prostatici. Sulle conseguenze urologiche specifiche del Covid 19 potremo forse parlare tra qualche tempo, per ora non è ancora noto nulla di significativo. Piuttosto importante nel suo caso è la coesosenza di disturbi intestinali che assai spesso non tardano a ripercuotersi sulle basse vie urinarie con meccanismi difficilmente spiegabili. Nella nostra esperienza, porre molta attenzione a questi aspetti intestinali, soprattutto dal punto di vista dietetico e, per contro, evitare le terapie antibiotiche empiriche è spesso il modo più proficuo per affrontare queste situazioni. Ciò non toglie che, a monte di questo, una valutazione urologica diretta e l'eventuale esecuzione di accertamenti mirati sia ovviamente indispensabile.

Dr. Paolo Piana
Responsabile Trattamento Calcolosi Urinaria A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
www.paolopianaurologo.it

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dottore grazie per la sua risposta.
Purtroppo la situazione non accenna a migliorare e dall’uroflussometria e’ emerso un RPM di 208ml. L’ecografia alle vie urinarie non ha riscontrato anomalie se non confermato la presenza di RPM. Nei prossimi giorni dovrò approfondire la questione con cistografia e esame urodinamico: l’urologo non si e’ sbilanciato più di tanto sulle possibili cause, da una stenosi uretrale a un’eventuale ernia. Comincio tuttavia ad essere seriamente preoccupato che possa trattarsi di qualcosa ben più serio, magari a carico del colon che possa andare a schiacciare la vescica, considerato la familiarità di certe neoplasie e la mia tensione addominale persistente, oltre che dolore lombare occasionale. Non so se a questo punto sia effettivamente solo colon irritabile o ansia. Sono molto ipocondriaco e non riesco ad essere del tutto tranquillo.

Grazie per un riscontro
[#3]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno,

A seguito di una seconda ecografia e’ emersa una sclerosi del collo vescicale, con un ispessimento di circa 4mm. Secondo l’urologo la causa potrebbe essere congenita, e non e’ detto che il covid possa aver avuto la sua parte nel manifestarsi improvviso della sintomatologia.
Adesso ho iniziato da una settimana terapia con Omnic 0.4 ma non rilevo miglioramenti significativi: nel complesso la frequenza degli episodi minzionali si è ridotta ma continua a capitarmi di dover urinare di nuovo in intervalli di tempo ravvicinati, il che mi fa supporre che la vescica continui a non scaricare come dovuto.
Inoltre continuo ad avvertire un fastidioso indolenzimento sordo e più o meno continuo nella fascia lombare, che tende ad accentuarsi quando assumo determinate posizioni, oltre che una sensazione di tensione vescicale.
Se la terapia dovesse continuare a non sortire effetti probabilmente dovrò sottopormi a cistoscopia, ma sono molto spaventato da cosa potrebbe effettivamente esserci all’interno della vescica. Leggendo in rete (so che e’ una pratica vivamente sconsigliata) ho letto anche del cancro sul collo della vescica.
Il primo urologo aveva anche ipotizzato un’eventuale ernia discale ma non so più cosa pensare.

Un vostro consulto in merito sarebbe molto gradito,
Grazie mille
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Dr. Paolo Piana Urologo 26,9k 1,3k 15
Una diagnosi corretta di sclerosi del collo vescicale non si può certamente basare su una ecografia. E' assolutamente indispensabile la valutazione endoscopica in sedazione e l'esecuzione di una indagine urodinamica, poiché solo solo su una diagosi di assoluta certezza si possono porre le basi per una efficace risoluzione. E' noto che in giovane età la decisione di eseguire interventi disostruttivi sulle basse vie urinaria va presa con la massima ponderatezza. Quindi da questo punto di vista è ancora assolutamente vano fare ipotesi e pronostici. Peralto, i suoi sintomi continuano ad essere assolutamente tipici per una irritazione prostatica a lungo decorso, colloquialmente nota come "prostatite cronica", ovvero una manifestazione tanto comune quanto difficile da curare, in assenza di terapie specifiche di sicura efficacia. Pertanto, sugli eventuali ulteriori accertamenti decideà il nostro Collega che la sta seguendo, per il resto il consiglio generale è quello di adottare rigorosamente uno stile di vita più regolare possibile, sotto tutti i punti di vista. Infine, la invitiamo a dedicarsi in rete a letture più amene, lasciando la medicina ai suoi professionisti.

Dr. Paolo Piana
Responsabile Trattamento Calcolosi Urinaria A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
www.paolopianaurologo.it

Il Covid-19 è la malattia infettiva respiratoria che deriva dal SARS-CoV-2, un nuovo coronavirus scoperto nel 2019: sintomi, cura, prevenzione e complicanze.

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