Recentemente si è diffuso il concetto che l'invecchiamento sia dovuto ad una alimentazione troppo abbondante e che la restrizione calorica favorirebbe la longevità

La pratica del digiuno è presente fin dall'antichità in molte culture e religioni: ha lo scopo di rafforzare lo spirito e l'anima, ed esprime un capacità di grande autocontrollo e di forza di volontà. 

Recentemente si è diffuso il concetto che l'invecchiamento sia dovuto ad una alimentazione troppo abbondante e che la restrizione calorica favorirebbe la longevità.

Numerosi studi sull'argomento, condotti in differenti specie animali hanno confermato che la restrizione calorica protratta nel tempo può allungare la vita e ridurre l'insorgenza delle patologie legate all'invecchiamento, attraverso l'attivazione di fattori protettivi metabolici che entrano in gioco in corso di digiuno:

  • il glucagone, in grado di promuovere la produzione di glucosio dalla lipolisi;
  • il GH ormone della crescita che insieme al glucagone concorre al mantenimento dei livelli glicemici a digiuno incrementando la lipolisi;
  • vari tipi di proteine come le sirtuine in grado di riparare il DNA che subisce alterazioni a causa dell'invecchiamento o di agenti oncogeni;
  • la proteina mTOR e il fattore neurotrofico BDNF che agiscono sul sistema nervoso centrale.

Questi studi iniziati fin dagli anni '30, ripresi negli anni '90 del secolo scorso, sono stati condotti negli ultimi anni da un ricercatore Valter Longo, professore di biogerontologia, direttore dell'istituto sulla Longevità della università of Southern California, e dalla sua equipe.

Questo scienziato ha sviluppato un sistema nutrizionale da rispettare pochi giorni l'anno, che prevede una restrizione calorica, ribattezzato Dieta Mima Digiuno, che secondo studi preliminari potrebbe garantire benefici, aumentando l'aspettativa di vita e migliorando lo stato di salute generale.

Partendo dall'osservazione che nelle persone sane un metodo per influenzare il rilascio del GH è l'alimentazione, riducendo l'introito di proteine animali si assiste a una diminuzione dei livelli di ormone somatotropo, una riduzione dei fattori di rischio e dei biomarcatori di invecchiamento, del diabete, malattie cardiovascolari e cancro, senza grossi effetti collaterali avversi.

Adottare periodicamente la dieta mima digiuno favorirebbe:

  • la protezione e il ringiovanimento delle cellule e l'eliminazione e sostituzione di quelle danneggiate in tutti i tessuti (muscolare, epatico) e sistemi (nervoso, immunitario).
  • La diminuzione dei fattori di rischio per malattie cardiovascolari, diabete mellito tipo 2, cancro, invecchiamento.

Lo stimolo innescato dal deficit calorico del digiuno induce numerosi cambiamenti a livello del corpo che adatta i propri livelli ormonali, con

  • miglioramento dell'insulino-resistenza;
  • diminuzione dell'infiammazione sistemica;
  • aumento di ormoni che favoriscono la mobilitazione dei grassi come il cortisolo, il glucacone, il GH.

Periodicamente in base al soggetto (ogni trenta giorni per un soggetto obeso, ogni quattro mesi per un soggetto normopeso) si può eseguire un ciclo di dieta mima digiuno. Ha una durata di cinque giorni nei quali l'introito energetico scende progressivamente dalle 1000 kcal del primo giorno, alle 750 circa dei successivi quattro giorni (divise tra 47% di carboidrati, 44%di grassi e 9% di proteine).

Gli alimenti sono esclusivamente di origine vegetale e apportano pochi grassi insaturi e principalmente carboidrati e proteine vegetali.
Anche nella dieta ordinaria è consigliato il consumo di proteine di origine vegetale a discapito di quelle animali provenienti da carne e formaggi che attiverebbero i geni promotori dell'invecchiamento e della degenerazione fino al cancro; il pesce può essere consumato, perchè statisticamente non è associato all'insorgenza di patologie croniche e tumori.

Sono stati studiati, e sono in corso altri studi, vari protocolli di approcci alimentari basati sul Digiuno Intermittente o Intermittent Fasting che prevede brevi periodi di digiuno o semi digiuno alternati a periodi di alimentazione normale.
Ne esistono diversi modelli:

  • Schema 5:2 (Dieta Fast) che prevede un semi-digiuno circa 500-600 Kcal al giorno due giorni la settimana
  • Schema Eat-Stop-Eat in cui si digiuna per 24 consecutive uno/due giorni la settimana
  • Schema 16/8 (protocollo Leangains) in cui si digiuna 16 ore al giorno e si consumano i pasti nelle restanti 8 ore, eseguito per due giorni la settimana.

Quest'ultimo è il modello più diffuso e più facile da seguire; si può utilizzare anticipando la cena e saltando la colazione il giorno successivo.

Se da un lato possono esserci effetti benefici seguendo tali diete, sono stati segnalati alcuni effetti collaterali come:

  • debolezza, astenia;
  • disturbi del sonno, irritabilità e ansia;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disidratazione;
  • overeating nei giorni successivi alla restrizione calorica.

Queste diete sono marcatamente ipocaloriche e inducono uno stato di moderata chetosi; sono controindicate nei pazienti con diabete di tipo1, negli anziani, nei soggetti sottopeso e con disturbi del comportamento alimentare (anoressia).

Le diete Intermittent Fasting hanno avuto un grande successo mediatico come strategie per perdere peso rapidamente e per migliorare lo stato di salute, sono seguite sopratutto da persone che pur di non impegnarsi a cambiare stile di vita, preferiscono digiunare o quasi, per ottenere risultati.

Fame nervosa

Alla lunga queste diete possono generare frustrazione per la penalizzazione della vita quotidiana o, peggio, generare effetti di perdita di controllo sull'alimentazione.

Meglio dimagrire senza seguire rigidi schemi di alimentazione, modificare gradualmente le proprie abitudini alimentari e lo stile di vita, quindi mangiare bene, fare attività fisica regolarmente e gestire lo stress.

Nonostante l'ampia diffusione delle diete basate sul digiuno intermittente non esistono ad oggi evidenze di efficacia e sicurezza nell'uomo per il loro utilizzo in ambito clinico o preventivo dato l'esiguo numero di studi a sostegno.