Quali sintomi presentano i pazienti prima che la sclerosi multipla si manifesti?

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 19 luglio 2018Ultimo aggiornamento: 06 dicembre 2019

Helen Tremlett, Professore di Neurologia presso La Facoltà di Medicina di Vancouver, British Columbia (Canada), Ricercatrice di Neuroepidemiologia e Membro del Djavad Mowafaghian Centre for Brain Health ha pubblicato il 16 Luglio 2018 su Multiple Sclerosis Journal uno studio, sostenuto dalla National Multiple Sclerosis Society (U.S.A.), finalizzato ad individuare quali prodromi avessero presentato i pazienti nel corso di cinque anni antecedenti la loro diagnosi accertata di sclerosi multipla (SM).

Sclerosi multipla

La ricerca è la più vasta sinora eseguita per documentare uno stato pre-sintomatico in pazienti affetti da SM finalizzata a consentire una diagnosi la più precoce possibile, per consentire di iniziare un trattamento tempestivo con la prospettiva di rallentare il danno che la malattia produce al cervello ed al midollo spinale. Per comprendere le motivazioni di questo studio epidemiologico, occorre far presente che, per motivi che ancora sfuggono alla ricerca scientifica, il Canada si colloca tra le aree del mondo con più elevata percentuale di pazienti affetti da Sclerosi Multipla.

I ricercatori hanno esaminato la documentazione clinica di 14.000 soggetti, nei territori canadesi di Saskatchewan, Manitoba e di Nova Scotia, cui era stata diagnosticata la Sclerosi Multipla fra il 1984 e il 2014, che è stata comparata con quella di 67.000 pazienti senza questa malattia, ammessi in ospedale per altri problemi. Dai dati dell’indagine retrospettiva risulta che i pazienti SM, nel corso dei 5 anni antecedenti la diagnosi, rispetto a quelli indenni erano stati trattati fino a quattro volte in più per problematiche neurologiche attinenti a dolore aspecifico o a disturbi del sonno e che il 50% era stato sottoposto a visita psichiatrica.

Come è noto, la Sclerosi Multipla consiste in un’aggressione auto-immunitaria della mielina, la sostanza lipidica che ricopre come una sorta di isolante i cilindrassi dei neuroni per consentire una veloce trasmissione dell’impulso elettrico. Pertanto il danneggiamento della mielina (demielinizzazione) interferisce con la comunicazione inter-neuronale e ciò causa i sintomi peculiari della malattia costituiti da disturbi visivi, debolezza muscolare, difficoltà alla coordinazione motoria ed anche disturbi cognitivi. Questi sintomi, che caratterizzano lo stato conclamato della malattia, non sono sempre molto netti e spesso sono transitori e variabili oppure comuni ad altri disturbi neurologici, rendendo la diagnosi clinica precoce di SM non sempre agevole. La conferma diagnostica si fonda su Risonanza Magnetica, studio degli impulsi nervosi e ricerca delle bande oligoclonali sul liquor cefalo-rachidiano.

Helen Tremlett ed il suo Collaboratore José Wijnands hanno rilevato che la fibromialgia, condizione che causa dolori diffusi al sistema muscolo-scheletrico, era presente tre volte in più nei soggetti risultati successivamente affetti da SM. Altra patologia riscontrata in percentuale doppia rispetto ai controlli è stata la sindrome del colon irritabile. Altre due condizioni cliniche sono risultate presenti in elevata percentuale fra quei pazienti cui in seguito è stata diagnosticata la SM: l’emicrania ed i disturbi dell’umore, costituiti da disturbi d’ansia o dalla depressione, incluso il disturbo bipolare. In questi pazienti, in ragione del più elevato livello delle malattie citate, ovviamente era registrato un uso più elevato dei farmaci relativi al loro trattamento.

I risultati di questa ricerca appaiono contraddire la asserzione corrente che la SM, prima che si manifestino i classici sintomi (visione confusa, intorpidimento e debolezza di un arto), non abbia prodromi che la possano far presagire, diversamente da quanto accada per le malattie di Alzheimer e di Parkinson, per le quali si presta molta attenzione ad ogni tipo di avvisaglia, seppure per esse non sia mai stata compiuta una ricerca cosi estensiva ed accurata.

La prof. Tremlett, sulla scorta dei risultati conseguiti, si propone nel prossimo futuro di approfondire lo studio, utilizzando il data-mining, ossia ricercando ogni possibile informazione sul database, per poter discernere definiti pattern in relazione a età e sesso o al tipo di MS sviluppato.

 

Approfondimenti:

http://www.med.ubc.ca/a-constellation-of-symptoms-presages-first-definitive-signs-of-multiple-sclerosis/

Chi è veramente a rischio di sclerosi multipla?

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

17 commenti

#1

Ricerca interessantissima, ma proprio per questo spesso lascia più dubbi che certezze.
I prodromi identificati sospettabili di essere sintomi precoci di SM sono, a mio del tutto modesto parere, aspecifici e pertanto inapplicabile una eventuale terapia (tra l'altro ancora inesistente) per la SM non conclamata.
La strada è giusta, ma lunga e tortuosa,

Un caro saluto e semre complimenti

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie Giovanni.
Io ho personalmente ricevuto l'impressione, leggendo questo studio di neuro-epidemiologia della Tremlett, che i prodromi siano tutti in area psico-somatica o squisitamente psichiatrica. La strada è, come dici giustamente tu, tutta in salita ma offre sicuramente più di uno spunto di riflessione.

#3
Dr. Antonio Ferraloro
Dr. Antonio Ferraloro

Studio interessante ma che può causare panico ingiustificato in quei soggetti affetti da colon irritabile, disturbi dell’umore, fibromialgia, emicrania, patologie diffusissime che ovviamente non trovano un corrispettivo nella sclerosi multipla. Pertanto l’invito che farei ai pazienti affetti da queste patologie è di stare tranquilli e di non farsi prendere da inutili preoccupazioni.

#7
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Recepisco e faccio mio il commento del mio stimatissimo Collega Ferraloro, cui ha fatto eco immediata ed analoga osservazione da parte del Dr. Migliaccio. Ancorché questo sia un articolo davvero interessante, tuttavia anch'io ho avuto qualche remora a pubblicizzarlo vivendo le loro medesime perplessità. Tuttavia, ho ritenuto di farlo perché esso rappresenta il risultato di una importante indagine neuro-epidemiologica svolta in maniera molto accurata in Canada, Paese in cui la SM ha una pesante incidenza, e che non deve pertanto fomentare paure immotivate ma rappresentare unicamente lo spirito della Medicina odierna che tende sempre più a muoversi nell'area della prevenzione e della terapia precoce. Raccomando pertanto agli Utenti che vorranno gratificarmi della loro attenzione di leggerlo con spirito critico, avendo in mente il concetto che anche nelle malattie più serie tanto più la diagnosi è tempestiva (e la ricerca di avvisaglie di qualunque natura ne può stimolare il sospetto) maggiori potranno essere i benefici terapeutici, pur se limitati al rallentamento nella progressione della malattia.

#9
Dr.ssa Valentina Sciubba
Dr.ssa Valentina Sciubba

Gentile dr. Colangelo, mi sembra che l'articolo, una volta di più, solleciti una collaborazione tra medici e psicologi ed evidenzi come l'opera dello psicologo possa avere un'importantissima funzione di prevenzione.
Nonostante tutte le difficoltà che si incontrano, in primis presso i pazienti stessi, nel diffondere questa cultura psico-somatica della salute, bisogna riconoscere che gli operatori che più facilmente hanno la possibilità di farlo sono i medici, per la loro attuale posizione di primo e diretto incontro con il malato. Auguri a tutti noi!

#10

Mi permetto di intervenire ulteriormente sia a sostegno dell'interessantissimo studio canadese pubblicato, sia per ribadire con maggior forza agi utenti, soprattutto a quei moltissimi che ad ogni banalità sintomatologica, pensano subito ad un male terribile.
La Medicina ha il dovere di cercare, anche con un "lumicino", qualsiasi segnale del corpo che possa indirizzare i medici a sempre nuove e importanti acquisizioni che possano in futuro aiutare a scoprire valide terapie per patologie ancora incurabili, seppur già, rispetto al passato, molte abbastanza controllabili terapeuticamente.

Lo studio canadese ha queste finalità che sono, al momento, relegate alla fase di ricerca e non hanno ancora alcun riscontro scientifico e, soprattutto pratico, per cui chi, dei non addetti ai lavori, legge deve sapere che una cefalea, problemi gastro-enterici, aspetti depressivi, ansiosi, sofferenti di varie forme di insonnia, nulla prova che siano dei prodromi di una SLA o SM.

Nello studio canadese, fra i 14.000 individui esaminati, ci saranno, anche se non citati, molti con diverse patologie (vuoi una sciatalgia, vuoi un periodo di senso di stanchezza, vuoi anche un raffreddore) e come nulla prova che il raffredddore o la sciatica siano prodromi di una SM, anche le patologie citate nello studio non devono essere ritenute tali.

In conclusione queste mie considerazioni non vogliono essere critiche negative all'importante ricerca canadese, ma hanno l'intenzione di rassicurare chi ( e sono moltissimi) possano considerare quello studio come definitivo per la diagnosi precoce della SM perché non proprio così!

#12
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Caro Giovanni,
come sempre le tue osservazioni sono illuminanti e costantemente improntate al senso pratico della Medicina. Come ho già detto, la SM ha in Canada una delle più elevate incidenze al mondo. Heather Gilmour e Coll., il 17/01/2018 hanno pubblicato per conto della Canadian Community Health Survey (CCHS) i seguenti dati: 93.500 casi di MS su una popolazione totale di 36,29 milioni che corrisponde ad un ratio di 290 casi/100.000 abitanti (in Italia i casi sono 110.000 con una incidenza di 188 casi/100.000, ma con una popolazione quasi doppia rispetto al Canada). Ciò spiega l'accanimento con cui i Ricercatori canadesi stiano indagando ogni forma di co-morbidità e/o di fattori promuoventi malattia-correlati (biologici, comportamentali, psicologici) che possano contribuire a determinare tempestivamente l'esordio della malattia ai fini di un trattamento precocissimo. Ciò lo hai reso benissimo, caro Giovanni, con l'espressione " La Medicina ha il dovere di cercare, anche con un "lumicino", qualsiasi segnale del corpo...." e di ciò dobbiamo esserne testimoni noi tutti, che profondiamo il nostro impegno su questo sito per informare un'utenza alla ricerca di notizie mediche attendibili e d'avanguardia. I soggetti più suscettibili all'auto-suggestione su base ansiosa, da noi tutti sempre molto empaticamente sostenuti, non debbono in ciò costituire una remora. Per essi, come anche la Dr. Valentina Sciubba suggerisce, trova corretta applicazione un idoneo supporto psico-terapeutico più che la nostra rinuncia a propagare importanti tematiche scientifiche quand'anche passibili di creare in qualcuno un non voluto impatto emotivo.

#13

Caro Mauro,
non ho mai detto che l'articolo non dovevi pubblicarlo. Non mi sarei permesso non solo per l'importanza che ricopre, ma soprattutto perché condivido la tua scelta che, come per altre, è rigorosa e seria.

L'argomento però si presta a favorire paure in pazienti, depressi, ipocondriaci ecc. con impatti emotivi a volte non controllabili. Quindi non si sprecheranno mai abbastanza parole per rassicurali.

#16
Utente 577XXX
Utente 577XXX

Buonasera...sono curioso di leggere ciò che è scritto nell'articolo ma conoscendomi preferisco lasciar perdere... vi scrivo per chiedervi cortesemente un parere riguardo a ciò che è la mia situazione...ho da sempre il sospetto di avere un malanno serio,e da quando sono adolescente sento sempre dolori qua,dolori la,bevo un po' di alcol e se avverto una fitta al fegato "ecco la cirrosi epatica" e via dicendo con altri problemi...molto probabilmente (e spero)è solo un problema d'ansia risolvibile...prima di dirvi ciò che mi ha portato a scrivervi faccio delle premesse, anzitutto sospetto di avere un problema specificatamente al sistema nervoso,questo è ciò che mi preoccupa e di conseguenza ho fatto visite neurologiche ,psichiatriche ed altre... lo psichiatra ha detto potrebbe essere il nervo ottico bruciato;ho fatto visite a distanza di tempo con 2 neurologi dove il primo 2 annetti fa aveva detto che potrebbe essere emicrania prescrivendomi un farmaco e che di danni non sembravano esserci,facendomi seguire il dito con gli occhi e muovere gambe, braccia;il secondo neurologo diverso dal primo un mesetto fa mi ha visitato e ha visto che di danni al nervo ottico non ce ne sono,con uno strumento che fa luce direttamente alla base del bulbo oculare e che non devo preoccuparmi che a 27 anni non ho nulla,facendomi sentire sollevato;ho fatto un analisi che non ricordo il nome ma mettevano degli elettrodi in testa e valutavano l'attività cerebrale,tutto apposto;
Ora alla luce di tutto ciò, ieri mi sono sentito dopo aver fatto una serata con amici ,un'intensa sensazione dietro la testa e al centro della schiena e mi è sembrato(non so se è suggestione)di avere difficoltà muovermi,farlo con più sforzo e mi sentivo mi mancassero le forze,con conseguente bocca secca,e a volte(ma molto raramente)secondo il mio stato psicologico mi alzo la notte con la bocca secchissima in uno stato cosciente ma ancora mi sembra di dormire;inoltre quando mi rilasso a letto dopo una serata mi prendono degli scatti involontari,come per scaricare una tensione; detto questo, che visite posso fare per escludere qualsiasi patologia al sistema nervoso? E per dirmi a me stesso NON HAI NULLA hai fatto tutte le visite possibili... grazie e scusate del lunghissimo messaggio,volevo essere il più dettagliato possibile... un saluto

#17
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Utente 577715,
La ringrazio per il commento ma trovo che sia inappropriato al contenuto dell'articolo risponderle in questa sede. Provi a sintetizzare la sua richiesta e la posti sulle richieste di Consulto (può anche indirizzarla a me se vuole) ed otterrà la risposta.

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