Come si può capire se un paziente con morbo di Parkinson svilupperà la demenza?

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 18 ottobre 2018Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2018

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Il Morbo di Parkinson (PD), una delle più comuni malattie neurodegenerative, è caratterizzata da sintomi motori quali tremore, lentezza dei movimenti (bradicinesia), rigidità, instabilità posturale e da sintomi non-motori di cui i più comuni sono demenza, depressione e disturbi del sonno. La disfunzione cognitiva si presenta nel 30-40% dei pazienti affetti dal PD ed inizia come declino cognitivo lieve (PD-MCI) sino ad evolvere verso la manifestazione più generalizzata ed invalidante della demenza (PD-D). Le due forme sono contraddistinte da differenti profili cognitivi particolarmente nell’ambito della memoria di lavoro (working memory) spaziale e verbale. La working memory  è una forma di memoria a breve termine che mantiene una quantità limitata di informazioni per un tempo minimo per utilizzarli nell’immediato quando lavoriamo, ascoltiamo o dobbiamo interagire in un discorso.

Sotto l’aspetto dei disturbi motori il PD viene classificato in tre sottotipi che conseguono ad un differente coinvolgimento dei circuiti neuronali:

  1. TR-D: in cui il sintomo dominante è il tremore a riposo o posturale;
  2. PIGD-D: caratterizzato da acinesia, rigidità, difficoltà nell’andatura e nella postura;
  3. N-D: ossia forma non definita, in cui coesiste una mescolanza dei sintomi motori;

 

I sintomi di tipo cognitivo hanno una diversa espressione in relazione al sub-tipo di PD, come risulta da questo interessante studio pubblicato il 16. Ottobre. 2018 da Ricercatori dell’Università RWT di Aachen (Germania) su Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry dal titolo “Cognitive decline in Parkinson’s disease: the impact of the motor phenotype on cognition” (Wojtala J, et al. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2018;0:1–9. doi:10.1136/jnnp-2018-319008).

 

Gli Autori dello studio hanno analizzato i dati di uno studio longitudinale multicentrico (DEMPARK/LANSCAPE) basato sull’osservazione di una coorte di 538 pazienti affetti da PD, di età compresa fra 50 e 80 anni, suddivisi in gruppi a seconda del pattern clinico. Ciascun gruppo è stato esaminato con test neuro-psicologici (memoria verbale e non-verbale, attenzione, funzioni esecutive quali capacità di controllo, flessibilità, planning e problem-solving), funzione visuo-spaziale e linguaggio. Ciò ha consentito di valutare per i pazienti di ciascuno gruppo le differenti performance cognitive, classificate come profilo normale, lieve declino cognitivo (PD-MCI) o demenza (PD-D).

 

L’analisi dei dati, condotta con SAS V.9.4 dal Koordinierungszentrum für Klinische Studien dell’Università di Marburg, Germania, ha evidenziato un significativo deficit della working memory visuale e spaziale nei pazienti del sotto-tipo acinesia-rigidità, che non è stato parallelamente riscontrato nei soggetti del sub-tipo tremore. Lo score dei test neuropsicologici ha altresì rilevato che le funzioni esecutive e di attenzione erano negativamente correlate al sub-tipo non-tremore, dato coerente con le precedenti osservazioni che i sintomi motori siano in grado di influenzare la cognizione. E di fatto, i pazienti inseriti inizialmente nel sub-tipo tremore che sono transitati in quella di acinesia-rigidità, per una estensione del processo patologico dal tronco dell’encefalo alle aree corticali, hanno successivamente manifestato segni di demenza. Ciò implicitamente indica quanto sia essenziale un’appropriata valutazione del deficit cognitivo in relazione al sub-tipo di PD nella cura del paziente.

I pazienti assegnati al sub-tipo N-D (forma non definita) sono apparsi tre volte più suscettibili di sviluppare un lieve decadimento cognitivo rispetto a quelli del sub-tipo tremore ma hanno comunque mostrato uno score migliore del gruppo dei pazienti del sottotipo acinesia-rigidità.

L’importanza di questo studio risiede nell’aver identificato per la prima volta le distinte caratteristiche neuropsicologiche relative al fenotipo motorio di ciascun sottotipo nell’intera gamma di varianti della malattia di Parkinson.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

2 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Buongiorno Dottor Mauro Colangelo, auspicando il consenso vorrei indicare il mio parere riguardo al morbo di Parkinson dopo aver svolto una ricerca sulle cause delle malattie neurodegenerative.
Mi sono chiesto: quale può essere la causa della Malattia di Parkinson?
Sappiamo che nelle malattie neurodegenerative si riscontrano delle alterazioni vascolari cerebrali, pensiamo per esempio alle vasocostrizioni, che vuol dire vasi sanguigni nel Cervello che si restringono, dunque, restringendosi i vasi sanguigni Diminuisce la Perfusione Cerebrale, causando in questo modo la riduzione soprattutto dell'Ossigeno Disciolto nelle Aree Cerebrali, principalmente Corteccia Motoria e Prefrontale, provocando in questo modo il deterioramento dei Motoneuroni Cerebrali, deteriorandosi anche i Neuroni dell'Area Cerebrale Prefrontale Cognitiva.
Consideriamo quindi la domanda: come si può capire se un Paziente con morbo di Parkinson svilupperà anche la Demenza?
A mio parere si può capire valutando i livelli di Endotelina1 nel sangue, infatti, questa proteina INDICA (non provoca) le Vasocostrizioni, dunque se nel sangue si riscontrano alti livelli di Endotelina1 vuol dire che il Paziente oltre al Parkinson può sviluppare anche la Demenza.
Dottor Mauro Colangelo, apprezzerei il suo Giudizio di Medico su quanto da me scritto.
Ringrazio e Saluto
Pino Fronzi

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Egregio Sig. Pino,
apprezzo come sempre la sua buona volontà nel suggerire ipotesi patogenetiche e la ringrazio per essere un assiduo lettore dei miei articoli.

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