L'orticaria solare è una fotodermatosi caratterizzata da prurito, bruciore, eritema e lesioni pomfoidi, scatenata da un breve periodo di esposizione alla luce solare naturale o una fonte di luce artificiale (con lunghezza d'onda appropriata). L'eritema, nella sua complicanza piu' grave, può evolvere fino alla formazione di vere e proprie piaghe. Inizialmente descritta da Merklen nel 1904, l' orticaria solare è localizzata in aree esposte della cute, anche se può verificarsi anche in altre zone attraverso un abbigliamento leggero.  Scompare da pochi minuti ad alcune ore, se ovviamente viene evitata ulteriore esposizione. Ha spesso una improvvisa e drammatica insorgenza; predilige il sesso femminile con un’età media di insorgenza di 35 anni, ma è stata riscontrata anche in I e II infanzia. Nonostante la sua natura persistente e cronica, l’orticaria solare è una malattia benigna che raramente altera lo stato di salute generale. Da un punto di vista eziologico è probabilmente causata da una reazione antigene-anticorpo indotta dall’irraggiamento solare: il risultato di questa interazione è una degranulazione mastocitaria con successivo rilascio di istamina, anche se altri mediatori possono essere coinvolti.

L’orticaria solare è di solito una condizione cronica anche se alcuni pazienti manifestano una remissione spontanea. Una certa percentuale di  pazienti spesso non ha evidenti lesioni:  viene riferito prurito, eritema fino alla formazione di vere e proprie piaghe di vario grado. Come nella maggior parte delle altre fotodermatosi, le  lesioni cutanee possono verificarsi in qualsiasi zona esposta; caratteristicamente però, il volto e il dorso delle mani, che sono più cronicamente esposti al sole, sono di solito meno interessati e presentano manifestazioni meno gravi rispetto ad altre parti del corpo. Sono state riportate manifestazioni anche a carico di mucose (gonfiore della lingua e / o della labbra); mal di testa, nausea, vomito, broncospasmo e sincope sono invece  eventi possibili, ma rari. Al momento della cessazione dell’ esposizione al sole, l'eruzione cutanea inizia a scomparire nel giro di alcuni minuti /ore e raramente dura oltre le 24 ore. La rapida scomparsa del rash alla cessazione dell' esposizione al sole è essenziale per la diagnosi.

Una anamnesi  accurata è importante per la diagnosi per la natura transitoria dell’ eruzione. Per escludere altre diagnosi è importante valutare  l’assunzione di farmaci, agenti topici usati contemporaneamente ( protezione solare, profumo); bisogna escludere inoltre la possibilità di connettiviti e si deve ricercare una eventuale storia familiare di fotosensibilità, che si verifica in alcune porfirie.

Nella maggior parte dei casi di orticaria solare l'esame fisico risulterà normale. L’ esame della pelle durante un episodio acuto può rivelare lesioni sotto forma di macule eritematose o ponfi. Anche se la morfologia delle lesioni può essere analogo a quello di un comune episodio di orticaria acuta secondaria ad altre cause, l'eruzione nella forma solare seguirà un distribuzione condizionata dal tipo di abbigliamento indossato dalla persona  al momento dell’ esposizione. Come già accennato, lesioni possono essere presenti anche in aree coperte; lingua e labbra possono essere gonfie o edematose. La reazione comunque  non lascia alterazioni cutanee residue.

E’ utile eseguire test sierologici per ANA ed  ENA per escludere malattie del tessuto connettivo e test per escludere cause metaboliche. All’esame bioptico sono riscontrabili varie alterazioni istologiche (edema, infiltrazione di eosinofili o neutrofili, deposizione di varie proteine ​​granulari aumentato numero di mastociti dermici, riscontro tardivo di  leucociti mononucleati).

Il fototest (esame praticato allo scopo di evidenziare la eventuale fotosensibilità del soggetto nei confronti di una particolare banda dell'UV)  conferma la diagnosi, identifica lo spettro di azione e stabilisce alcuni dati di base (ad esempio, la dose minima orticarioide ) per possibili interventi preventivi e/terapeutici.

Il trattamento dell’ orticaria solare può risultare alquanto frustrante. Una combinazione di diversi ausili terapeutici è spesso necessaria, ma il successo di questi metodi è molto variabile. Gli antistaminici a lunga durata d'azione, non-sedativi, antagonisti dei recettori H1 sono la prima linea di trattamento. Questo perché come detto, la malattia comporta una degranulazione dei mastociti IgE-mediata  con conseguente rilascio di istamina. Tali farmaci comunque riducono  la risposta pomfoide e  il prurito, consentono  una certa tolleranza alla luce solare,  ma non eliminano del tutto la reazione eritematosa. Un miglioramento significativo e di più lunga durata è stato osservato invece in pazienti che si sottopongono a fototerapia o fotochemioterapia. Tali indicazioni terapeutiche sono comunque strettamente specialistiche e vanno intraprese esclusivamente dopo attenta valutazione specialistica.

Molti pazienti  osservano che a seguito di misure di prevenzione la loro condizione diventa discretamente gestibile. Purtroppo, tutto ciò,  richiede spesso importanti modifiche nello stile di vita: uso di indumenti protettivi, applicazione giudiziosa di filtri solari con una protezione adeguata contro le lunghezze d'onda causali, dotazione di schermi di protezione UV su vetrate, riduzione al minimo del tempo di esposizione al sole, passaggio ad attività ricreative al coperto etc.