Veniamo alla didattica del disegno, per cui ho chiesto la cortese collaborazione di Alice Simionato, insegnante di disegno e tecniche pittoriche e decorative, che utilizza e sperimenta tecniche didattiche ovviamente finalizzate all'apprendimento delle abilità artistiche.

 

"Gli esercizi che uso più spesso sono questi:

Copia "dal vero" di una mano.
Perché copiare la propria mano? perché le mani sono sempre davanti ai nostri occhi, le usiamo in continuazione e dunque sappiamo come sono fatte. Per svolgere l'esercizio abbiamo bisogno di una matita morbida, un pezzo di cartavetrata fine, un temperino, un gommino, un tovagliolo, un foglio bianco: durante l'esercizio si impara ad osservare e tracciare i contorni della mano e a definire con ombre e luci il disegno.
Un bambino tra i 6 e i 10 anni può ottenere un ottimo risultato in meno di un'ora e sviluppare uno stato di autostima maggiore. Un adulto può applicarsi all'esercizio anche per un paio d'ore e raggiungere un notevole stato di benessere oltre che di autostima.

Copia di un disegno composto da sole linee (dunque senza ombre e luci o colori) tramite la tecnica della quadrettatura e con l'uso di una mascherina.
E' un esercizio che può avere diversi livelli di difficoltà, dunque può essere proposto sia ai bimbi che agli adulti: osservando un disegno non per intero ma un pezzetto alla volta, si ricopia quello stesso pezzetto su un altro foglio; mano a mano che i tasselli si compongono aumenta la capacità di concentrazione e si perde la sensazione d'ansia che si prova davanti ad un problema complesso.

Un bimbo dai 6 ai 10 anni può concentrarsi a risolvere questo esercizio per circa un'ora consecutiva, mentre un adulto può cimentarsi anche per due ore: il risultato di una copia molto vicina all'originale, regala una sensazione di benessere e soddisfazione. Nell'eseguire questo esercizio, se si trovano momenti di difficoltà e c'è un calo di concentrazione, potrebbe essere utile cambiare punto di vista "capovolgendo" i fogli quindi continuare a disegnare guardando il disegno alla rovescia.

Copia dal vero.
Il terzo esercizio consiste nell'imparare a copiare un oggetto dal vero prendendo le misure con la matita: è un esercizio che obbliga a concentrarsi su ciò che si vede, pur essendo in uno spazio aperto si guarda solo verso un particolare alla volta; non serve avere particolari nozioni per riuscire -tramite questo esercizio- a disegnare oggetti o paesaggi in prospettiva.

All'inizio può sembrare complesso, ma un po' alla volta si comincia a percepire la matita come fosse un tutt'uno con la mano, gli occhi e il pensiero.

Autoritratto.
Il quarto esercizio, consiste nel fare un autoritratto (o il ritratto di un'altra persona): in questa fase si mettono a frutto le precedenti esperienze, si osserva l'immagine (il volto) e si prendono alcune misure usando la matita; si tracciano tutti i contorni (del naso, le labbra, gli occhi, il cranio,..) e infine si cerca di ombreggiare e definire le luci.

E' un esercizio complesso che richiede tempo ed impegno, ma il risultato finale regala sempre soddisfazione e compiacimento perché ci si rende conto che lo sforzo non è stato eccessivo.

Dopo questi quattro esercizi, il modo di disegnare delle persone è molto diverso, perché con poca fatica hanno imparato ad osservare diversamente ciò che le circonda. Lo studio prolungato porterà naturalmente a risultati sempre migliori, ma a questo punto sarà facile trovare la giusta concentrazione e un piacevole stato di benessere."

  

Tornando alla psichiatria, le tecniche somigliano molto a quelle antiossessive per due versi. Intanto evitano, o boicottano, il rapporto diretto e di ricerca di controllo tra obiettivo (portare a termine un disegno) e tecnica, in maniera che il risultato venga fuori senza che la persona sia sicura di quello che sta facendo passo per passo.
Il risultato si definisce per strati, o per tasselli, e non già con un risultato rassicurante da perfezionare. Avere il controllo del "come" e non del "cosa" non è rassicurante all'inizio, ma lo è a posteriori. Non importa se l'ambiente non ci offre problemi che sappiamo già risolvere, o che già sappiamo impostare: si acquisisce l'idea che provando ad un certo punto si imbocca la strada giusta, ma non dall'inizio, se mai scegliendo un metodo, che può equivalere ad un altro, e avvicinandosi ad una parte del risultato per volta.

Il secondo verso è la molteplicità delle tecniche: un risultato si può ottenere per diverse vie, e non è detto che si debba usare solo una modalità, e in tutti i gradi e in tutti i momenti la stessa. I metodi si integrano, e benché ogni metodo teoricamente segua una regola, non è detto che valga per ogni passaggio.
Ad esempio, si potrà scoprire alcune immagini si possono copiare dal vero ma riprodurre male invece "a tavolino" prendendo le misure, o che la stessa immagine osservata dall'alto, dal basso, attraverso un vetro, in fotografia, non dà la stessa impressione. La relatività, se all'inizio spiazza, è però un modo per affezionarsi alle regole in maniera più serena e tranquilla. Le regole funzionano bene ma se non funzionano, si procede con altre regole.

E' curioso quindi come un'abilità si possa apprendere con tecniche che, più che far leva sul "gusto", sul "senso" dell'immagine, o su altri criteri poco chiari, sono tecniche per "distrarre il cervello" dall'ossessione di riuscire o di capire e per costringerlo a lavorare e procedere per avvicinamento su più fronti al risultato voluto.

Il ritratto di sé poi potrebbe essere un modo piacevole di introdurre, in psicoterapia, il tema del rapporto con la propria figura, la stima estetica di sé, la percezione di sé che si ha e che ci si aspetta sugli altri. Se pensarsi in maniera astratta spesso fa cadere l'autostima, e spesso fa concentrare sull'immagine temuta, disegnarsi potrebbe invece costringere a visualizzare l'immagine temuta, con effetto neutralizzante sulla paura o il dubbio di adeguatezza, indipendentemente dai canoni estetici.

 

Si ringrazia per la collaborazione Alice Simionato http://dedire.webnode.it/