Ansia: lo sport serve davvero?

Dr. Stefano PozziData pubblicazione: 27 maggio 2013

La questione è dibattuta e studiata da diversi decenni, ma l’impressione a volte è che il tentativo di indicare lo sport come una soluzione che permetta di evitare l’intervento psicologico nella cura dell'ansia dipenda sostanzialmente dai pregiudizi, più che da dati scientifici.
Esaminando le ricerche in materia si evince invece che l’attività fisica risulta agire in maniera significativamente positiva sugli stati ansiosi (si osserva un miglioramento in chi effettua sport rispetto a chi non ne effettua) e che i suoi benefici sono paragonabili a quelli di particolari terapie psicologiche (Terapia Cognitivo-Comportamentale), ma non ai benefici di tutte le altre psicoterapie, che agiscono secondo dinamiche differenti dalla TCC e spesso lavorano sulla mente inconscia oltre che sui pensieri disfunzionali del soggetto.
Una meta-analisi effettuata su oltre 15 anni di ricerca su sport e sintomi d'ansia ha permesso di stabilire mediante l'analisi dei dati raccolti che i benefici derivanti dall’attività fisica sono superiori a quelli della Terapia Cognitiva e che il miglioramento è misurabile dopo almeno 10 settimane di esercizio fisico condotto con continuità. Il miglioramento riguarda sia l’ansia di stato (sintomi acuti) che l’ansia di tratto (personalità ansiosa) misurate nei vari campioni (composti da pazienti e non pazienti) esaminati nel corso delle ricerche e si riscontra come detto dopo due mesi e mezzo di esercizio regolare.
Lo sport può agire favorevolmente sul soggetto ansioso perché aumenta il suo senso di autoefficacia e di padronanza di sé e lo porta ad interpretare le modificazioni fisiologiche percepite nel corpo come effetti dell’attività fisica (o come modificazioni prive di significato) invece che come segno di possibile patologia, distorsione molto comune fra gli ansiosi.
L’effetto dello sport sull’ansia di stato (ansia acuta e sintomatica) misurata immediatamente dopo l’esercizio è risultato paragonabile anche all’effetto di generiche tecniche di rilassamento, ma senza generare quegli effetti che tecniche di rilassamento specifiche (come il Training Autogeno) producono a livello di personalità e di autostima.
I benefici dell’attività fisica sull’ansia sono risultati di portata inferiore per quanto riguarda i parametri cardiovascolari e (tachicardia e ipertensione) rispetto alle modificazioni dei tracciati EEG e EMG.

Una seconda recente rassegna di studi condotti successivamente ha stabilito che l’esercizio fisico ha effetti paragonabili se non superiori ai trattamenti comunemente utilizzati e, in particolare, avrebbe il medesimo effetto di Terapia Cognitivo-Comportamentale, terapia di gruppo (gruppi di auto-aiuto), stretching, yoga, musicoterapia, meditazione, educazione alla gestione dello stress e un effetto solo leggermente inferiore ai farmaci.
E’ importante sottolineare che lo sport è risultato utile per alleviare l’ansia, ma non per curarla: l’ansia è un fenomeno di carattere psicologico che si ripercuote sul corpo, generando attivazione psicofisiologica (agitazione, nervosismo) e sintomi specifici (tachicardia, tremori, capogiri, nausea, …), e l’attività fisica è risultata utile per alleviare tale malessere che è conseguenza dello stato psicologico alla sua base.

In ottica psicodinamica per risolvere il problema e curare l’ansia è necessario lavorare sul versante psicologico esaminando le cause dell’ansia e intervenendo su di esse per ottenere la completa remissione dei sintomi: le tipologie di psicoterapia considerate dagli studi esaminati non includono però le psicoterapie psicodinamiche, ma solo la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC), perché è un metodo molto diffuso negli Usa e si attua mediante protocolli facilmente utilizzabili nella ricerca empirica per confrontarne l’effetto con quello di altri strumenti, come i farmaci. Non è stato valutato l’impatto delle terapie che agiscono a livello più profondo e globale sull’individuo che non si focalizzano sul sintomo.
Se quindi la TCC ha effetti paragonabili allo sport sull’ansia sia di stato che di tratto (dopo 10 settimane di training fisico) questo non significa che tutte le altre psicoterapie diano risultati analoghi, viste le profonde differenze esistenti ad es. fra TCC e psicoanalisi o fra TCC e psicoterapia sistemica o rogersiana o bioenergetica (per fare qualche diverso esempio).

Al di là di questo è indubbio l’effetto benefico dello sport sui sintomi d’ansia, anche se la sua efficacia è legata solamente alla costanza dell’esercizio fisico e non è una cura: lo testimona indiscutibilmente il fatto che alcuni famosi sportivi professionisti soffrono di disturbi d’ansia e di attacchi di panico nonostante effettuino massicciamente attività fisica, quindi non si può ritenere che lo sport faccia miracoli, ma si può giudicare positivamente  l’inserimento dell’attività fisica nei protocolli terapeutici ad integrazione della psicoterapia.

Fonti:

A meta-analysis on the anxiety-reducing effects of acute and chronic exercise

The anxiolytic effect of exercise: a meta-analysis 

Autore

s.pozzi
Dr. Stefano Pozzi Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2003 presso Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 8667.

14 commenti

#1
Psicologo
Psicologo

Gentile Collega,
ho letto con interesse sia il post che le meta-analisi a cui fa riferimento. Da specialista in terapia cognitivo-comportamentale stavo per stracciare la specializzazione ed iscrivermi ad un corso-istruttori di Zumba, ma ho deciso di aspettare un pò, e di studiare meglio i contenuti delle pubblicazioni che citi.

Ci sono alcuni rilievi che vorrei fare, sperando di contribuire ad un dibattito scientifico come quello che hai proposto con questo post.

Il primo riguarda un contenuto che "attraversa" un pò tutto il post. Scrivi:

>si evince invece che l’attività fisica agisce in maniera significativamente positiva sui soggetti ansiosi che la effettuano rispetto a chi non la effettua e che i suoi benefici sono paragonabili a quelli di particolari terapie psicologiche (Terapia Cognitivo-Comportamentale), ma non ai benefici di tutte le altre psicoterapie, che agiscono secondo dinamiche differenti dalla TCC e spesso lavorano sulla mente inconscia oltre che sui pensieri disfunzionali del soggetto.

>Se quindi la TCC ha effetti paragonabili allo sport sull’ansia sia di stato che di tratto (dopo 10 settimane di training fisico) questo non significa che tutte le altre psicoterapie diano risultati analoghi, viste le profonde differenze esistenti ad es. fra TCC e psicoanalisi o fra TCC e psicoterapia sistemica o rogersiana o bioenergetica (per fare qualche diverso esempio).

Entrambe queste espressioni lascerebbero intendere che lo sport abbia un effetto paragonabile alla TCC nel modificare sia l'ansia di stato (ovvero l'ansia che proviamo in uno specifico momento) che quella di tratto (ovvero il livello di ansia "medio" che sperimentiamo nel corso della nostra vita).

In realtà, andando a leggere bene gli articoli, ci sono almeno due dati che andrebbero riportati:

>For state anxiety, exercise and cognitively based distraction therapies were equally effective in reducing anxiety (effect size = 0.04). For trait anxiety, however, exercise had superior anxiolytic effects compared to cognitive strategies (https://ulib.derby.ac.uk/ecdu/CourseRes/dbs/currissu/Petruzzello_S.pdf, p. 162)

Ovvero: lo sport ha un effetto paragonabile a STRATEGIE COGNITIVE DI DISTRAZIONE, che sono esattamento "l'opposto" di una Terapia Cognitivo-Comportamentale! In TCC cerchiamo di aiutare le persone proprio ad "evitare gli evitamenti", tra cui le strategie di distrazione, che alleviano l'ansia solo momentaneamente! Non ho trovato in quest'articolo traccia di comparazioni tra sport e TCC, ma mi riprometto di rileggerlo più approfonditamente, magari qualcosa mi è sfuggito.

>For example, the majority of studies examined aerobic exercise in a nonclinical population, with a frequency of 3–4 times per week (http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=a%20meta-analysis%20on%20the%20anxiety-reducing%20effects%20of%20acute%20and%20chronic%20exercise&source=web&cd=3&ved=0CEUQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.researchgate.net%2Fpublication%2F23190757_The_anxiolytic_effects_of_exercise_a_meta-analysis_of_randomized_trials_and_dose-response_analysis%2Ffile%2F9fcfd509a944b03471.pdf&ei=STKjUYX7NIaRhQf894DoBQ&usg=AFQjCNF1PkrwszySOe1O5PiD0IOj5OCDcQ, pg. 403)

Dei 49 studi che concorrono alla seconda meta-analisi, soltanto 3 riguardano una popolazione CLINICA. Gli altri 46 riguardano una popolazione NON CLINICA. Per cui, l'effetto di riduzione del vissuto ansioso dello sport è stato misurato QUASI ESCLUSIVAMENTE su soggetti NON CLINICI, ovvero che non presentavano alcun disturbo.

E allora ben venga lo sport per vivere una vita più salubre e rilassata, ma eviterei paragoni con le psicoterapie (specie se lasciano sottointendere che ci sono terapie che curano solo i sintomi ed altre che vanno alla radice del problema, ipotesi smentita da anni di ricerche sull'efficacia delle psicoterapie, i cui risultati sono ormai di pubblico dominio!).

Grazie per aver stimolato la mia curiosità, ed avermi invogliato a rispolverare le scarpette da jogging!

#2
Dr. Stefano Pozzi
Dr. Stefano Pozzi

Ti ringrazio per il contributo.
I risultati però distinguono la TCC dagli altri trattamenti come il training cognitivo per la gestione dello stress.
In particolare mi riferisco alla meta-analisi più recente (2008), dove il size effect dei diversi trattamenti vs. esercizio fisico è quantificato con voci separate:

Cognitive/behavioral therapy 0.00
Group therapy 0.09
Light exercise (stretching, yoga) 0.15
Relaxation/meditation 0.23
Stress management education 0.45
Pharmacotherapy 0.11
Music therapy 0.05

Sono state considerate singolarmente tutte le possibili terapie per l'ansia comunemente attuate negli Usa e ognuna ha un proprio effect size comparato a quello dell'attività fisica continuativa
La conclusione è infatti questa:
"the comparison of exercise to other forms of treatment revealed that exercise is as effective, and nearly as effective as the two most common treatments for anxiety disorders — psychotherapy and
pharmacotherapy, respectively"

ed è riferita appunto alle due forme di trattamento più diffuse (negli Usa), farmaci e CBT.

Riguardo ai 153 studi esaminati dalle metanalisi vedo ora che nella seconda prevalgono i campioni non clinici (persone prive di una diagnosi), ma non è segnalato a quale condizione sono stati assegnati i campioni non clinici: visto che gli Autori pubblicano i risultati parlando espressamente dell'effect size della TCC si può concludere solo che i campioni clinici della meta-analisi siano stati trattati con la TCC e che gli altri abbiano ricevuto diversi trattamenti, altrimenti significherebbe che ci sono ricerche sulla cura dell'ansia svolte su campioni non clinici e questo non avrebbe senso.

#3
Dr. Stefano Pozzi
Dr. Stefano Pozzi

Nella prima metanalisi si parla espressamente di "cognitively based distraction therapies" e quindi di Terapia Cognitiva, come ho scritto:

"It seems then, that exercise and cognitively based distraction therapies provide similar quantitative benefits (i.e. short term anxiety reduction)".

Qui inoltre le conclusioni sono che "exercise offers therapeutic benefits for reducing anxiety without the dangers or costs of drug therapy or psychotherapy" ed è espressamente considerata la salute mentale dei soggetti dei vari campioni (104 studi):

"Effect sizes were also coded for the subjects' mental health. This allowed comparisons to be made between subjects who were considered 'normal' from a mental health perspective and those considered mentally unhealthy".

In ogni caso, come ho scritto, lo sport dà effetti positivi fino a quando è praticato, mentre la psicoterapia dà effetti a lungo termine che non rendono dipendenti dall'esercizio continuativo.

#4
Psicologo
Psicologo

>>Nella prima metanalisi si parla espressamente di "cognitively based distraction therapies" e quindi di Terapia Cognitiva

Ti rispondo nel merito, proprio perchè sto approfondendo in questi ultimi anni il ruolo dei tentativi di distrazione nel MANTENIMENTO dei disturbi d'ansia. A tutt'oggi, non conosco protocolli di TCC validati che propongano la distrazione come tecnica o strategia per fronteggiare l'ansia. Anzi, uno dei cavalli di battaglia delle TCC è esattamente il CONTRARIO DELLA DISTRAZIONE, ovvero l'esposizione. Fin dalla desensibilizzazione sistematica, per passare alle terapie cognitive e cognitivo-comportamentali, per finire alle cosiddette "terapie di terza generazione", la distrazione è considerata PARTE del PROBLEMA, non "terapia". Per questo mi chiedo di cosa parli questa metanalisi, non di certo di TCC!

>>those considered mentally unhealthy

E quindi sarebbero "soggetti clinici"? Con qualche diagnosi? In asse I, II, in comorbidità?

Purtroppo bastano questi dati per stravolgere radicalmente l'assetto delle conclusioni. Un esempio su tutti: soggetti gravemente depressi (e che ricadrebbero quindi nello scatolone "mentally unhealthy", qualsiasi cosa voglia dire!) traggono beneficio da QUALSIASI riattivazione comportamentale praticata regolarmente, anche dal recarsi ogni giorno a lavoro. Che poi questi benefici siano più o meno duraturi, questo è un altro discorso.

Condivido la tua conclusione: lo sport esprime un effetto di "regolazione del termostato emotivo" finchè viene praticato (e, aneddoticamente, finora almeno tre persone che ho seguito hanno riportato un esordio ansioso importante dopo l'interruzione di una carriera sportiva a livello agonistico!).

Che i soggetti valutati dalla metanalisi provengano principalmente da campioni non clinici modifica l'intero assetto: un discorso è una metanalisi condotta su una popolazione omogenea (almeno per alcuni aspetti), un altro sono conclusioni che tralasciano di valutare variabili intervenienti importanti. Ne cito solo una: un discorso è un disturbo da attacchi di panico, in cui la dinamica dell'evitamento dell'ansia diventa il fulcro della psicopatologia (almeno in ottica TCC), un altro è l'ansia come "sintomo", come ad es., in molti disturbi del cluster B in asse II.

#5
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Gli studi sono stati generalmente effettuati misurando l'ansia sintomatica (ansia di stato e di tratto) prima e dopo l'attività sportiva, quindi il problema della diagnosi è bypassato perchè c'è una *quantificazione* dei sintomi d'ansia e non tanto un interesse per l'etichetta da apporre (che comunque per molti approcci non ha alcuna importanza), nè l'intenzione di dimostrare che lo sport cura qualcosa.
Molti studi sull'ansia sono condotti così.
Quanti ansiosi sono patologici senza essersi mai rivolti a qualcuno e quindi non essendo dei "pazienti" sono considerati soggetti "non clinici" se inseriti in una ricerca scientifica?

La questione si può vedere diversamente se si considera che l'ansia non coincide con i sintomi, ma che i sintomi derivano dall'ansia che dipende da fattori più profondi, ma questa è la visione psicodinamica che non lavora solo sul sintomo e che non considera la remissione del sintomo come equivalente alla guarigione.

Se qualcosa ti sembra errato puoi sempre rivolgerti agli autori e chiedere lumi ^___^
Fra l'altro vedo che uno di loro ha svolto diverse ricerche sull'effetto dell'attività fisica sul benessere psicologico:
http://www.biomedexperts.com/Profile.bme/772683/Daniel_M_Landers

#6
Psicologo
Psicologo

>>Quanti ansiosi sono patologici senza essersi mai rivolti a qualcuno e quindi non essendo dei "pazienti" sono considerati soggetti "non clinici" se inseriti in una ricerca scientifica?

Ed infatti questo tipo di studi di solito non produce conclusioni valide...

>>La questione si può vedere diversamente se si considera che l'ansia non coincide con i sintomi, ma che i sintomi derivano dall'ansia che dipende da fattori più profondi

Ed è proprio questo punto di vista che non condivido, e che in modo più o meno surrettizio attraversa il post. Da una parte ci sarebbero le terapie "che curano le cause", mentre dall'altra quelle "che curano solo i sintomi". Le seconde avrebbero un tasso di successo paragonabile ad una buona attività sportiva, ma lo stesso non si può dire delle prime.

Spero sia una mia interpretazione, ma ho l'impressione che questa informazione (peraltro molto scorretta e scientificamente infondata) potrebbe confondere l'utenza, per cui ci tenevo a puntualizzarla.

>>Se qualcosa ti sembra errato puoi sempre rivolgerti agli autori e chiedere lumi ^___^

Più che altro mi sembrano scorrette le conclusioni che ne trai, quindi mi sono rivolto all'autore ed ho chiesto lumi... ^___^

#7
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Giuro che l'elefante in cristalleria interviene solo per una curiosità personale perchè trovo interessantissimo la news se non altro come oggetto di discussione.

Le mie considerazioni sono :
1) Ho praticato per oltre 40 anni attività agonistica, anche estrema.
Credo di avere conosciuto BENE migliaia di atleti . Con molti in aereo, nelle tende in corso di gare nel deserto, correndo, e quindi chiacchierando in gare che duravano anche 48 ore non stop. Di moltissimi conosco anche i dettagli notarili del rogito di casa.
Perchè dinnanzi al pericolo, in capo al mondo, ci si confida....come dallo psicologo (^__^)

Pur trattandosi di migliaia di soggetti nel corso di almeno 4 decenni si tratta pur sempre di "campione poco rappresentativo" della popolazione generale. E di questo limite ne tengo ben conto.

2) Non ho ancora incontrato un praticamente (magari non lo dichiarano) che abbiano conosciuto uno psicologo od uno psichiatra se non dopo avere CESSATO l'attività agonistica. Ecco perchè alcuni dati mi stupiscono. Qui siamo addirittura alle metanalisi.
Ne prendo atto e proprio da qui appunto nasce la mia curiosità perchè tra noi circola la leggenda metropolitana " Ti alleni poco?...vuoi finire dallo psichiatra o dallo psicologo ? ", per definire non in medichese la "sindrome dell'astinenza", molto diffusa tra gli atleti di lunga data.

3) Per un certo mondo delo sport, me compreso, i problemi psicologici ignoti sono altri, che riguardano l'essere un "FUORI DI TESTA"

Ad esempio
http://www.senosalvo.com/sport_estremo_stati_alterati.htm

4) Risottolineo che il mio intervento è motivato solo da curiosità perchè mi viene qualche dubbio sulla validità di alcuni studi macchiati da gravi pecche di forma soprattutto riguardo alla rappresentatività dei campioni oggetto di studio rispetto alla popolazione generale.

Interessante sarebbe uno studio epidemiologico prospettico sull'intera popolazione.

#8
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

NON HO INCONTRATO UN SOLO AGONISTA........CHE ABBIA CONOSCIUTO UNO PSICHIATRA O UNO PSICOLOGO (chiedo scusa) corrige
>>Non ho ancora incontrato un praticamente (magari non lo dichiarano) che abbiano conosciuto uno psicologo od uno psichiatra se non dopo avere CESSATO l'attività agonistica>>

#9
Psicologo
Psicologo

Salvo, io personalmente ho avuto in terapia solo negli ultimi due anni due agonisti, uno dei quali ad alti livelli. Ed uno di questi proprio per disturbi d'ansia!

Non è una regola nè una legge, e credo che lo sport possa essere mooolto protettivo. E come ho scritto sopra, anche se solo aneddoticamente, ho incontrato anche io ex-atleti che hanno cominciato a soffrire d'ansia.

E' l'equazione "sport = TCC", insieme al messaggio "TCC = sintomi; altre terapie = profondo", e quindi "altre terapie > TCC" che non condivido, pur apprezzando per altri aspetti il post del collega...

#10
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Per questo mi interessava . E grazie delle precisazioni. Io ho un concetto molto diverso dello sport. Ad esempio pur non frequentando da anni l'agonismo, mi stupirei molto di sapere che nel tuo studio ci sia passato l'amico palermitano come te Ferdinando Hourduin, che io chiamo "il Principe". Lui capirebbe bene perchè mi permetto di fare questa affermazione. (^__^)

http://www.senosalvo.com/il_deserto_parte_II.htm

#12
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Infatti non ho mai incontrato la Pellegrini.(^__^) E nel suo caso dovremmo aprire una altra parentesi ("ansia da prestazione" ecc) che ci porterebbe OT.

#13
Dr. Salvo Catania
Dr. Salvo Catania

Dimenticavo : di certo e dopo quaranta anni di esperienza oncologica, potere coinvolgere i pazienti oncologici in attività sportive, stanandole dal ghetto domiciliare, rende molto più semplice la gestione delle cure. E qui la paura principale in gioco è quella della MORTE. Ciascuno dal suo versante ci può vedere le interpretazioni che vuole. Questa è la ragione principale che mi spinge ad irrompere persino con veemenza (non qui) su chi ci vede solo gli aspetti negativi della pratica sportiva, mentre evidenza e copiosissima letteratura (studi epidemiologici validissimi) mostrano benefici di gran lunga superiori rispetto a coloro che non la praticano.

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