La depressione post partum si può considerare collegabile con una serie di fattori di rischio che nella letteratura clinica vengono distinti in confermati, ossia corrispondenti al 75% di concordanza fra studi clinici controllati, probabili che corrispondono ad un 40-60% di accordo fra gli studi pubblicati e possibili, cioè attualmente solo indicativi, che nel complesso stabiliscono una sorta di gerarchia di importanza per il clinico.

 

Fattori di rischio confermati per la depressione post partum

  • Storia personale di depressione
  • Depressione in gravidanza
  • Conflitti di coppia
  • Carenza di supporto del partner e dei genitori
  • Eventi traumatici nell’ultimo anno

 

Fattori di rischio probabili per la depressione post partum

  • Storia familiare di disturbi dell’umore
  • Presenza di maternity blues intenso
  • Assenza del partner
  • Caratteristiche di personalità
  • Depressione nel partner
  • Esperienza traumatica del parto e complicanze ostretiche
  • Comportamento, temperamento e salute del bambino

 

Fattori di rischio possibili per la depressione post partum

  • Allattamento
  • Disfunzione della tiroide
  • Età della donna
  • Parto prematuro
  • Assetto ormonale

 

Sintomatologia della Depressione post partum

  • Area della mente

Umore depresso, Irritabilità, Scarsa autostima, Sentimenti di colpa , Agitazione o rallentamento psicomotorio,Ansia

  • Area del corpo

Insonnia, Dolori fisici, Stanchezza,Scarso appetito

  • Area del comportamento

Ambivalenza verso il neonato, conflittualità coniugale e nelle relazioni,Incertezza nelle capacità materne, omocidio- suicidio

 

Forme cliniche di depressione postpartum

  • Maternity blues ( prevalenza 30-70%)
  • Depressione minore ( prevalenza 11%)
  • Depressione maggiore ( prevalenza 3-6%)

 

Il Maternity blues è la forma clinica di depressione postpartum più frequente; temporanea e passeggera, si manifesta nella donna dopo la nascita del figlio. E’ una sindrome che fa riferimento alla tristezza del dopo parto. Si tratta di una sintomatologia che colpisce circa il 70% delle neomamme, ed è caratterizzata da:

  • facilità al pianto, che rappresenta il sintomo centrale
  • stanchezza fisica
  • tendenza all’umore depresso
  • ansia
  • irritabilità
  • difficoltà a prendere sonno o a rimanere svegli
  • cefalea
  • diminuzione della capacità di concentrazione
  • difficoltà elevata nel pensiero
  • senso di inadeguatezza

La sintomatologia è evidente verso il 3°- 4° giorno dopo il parto ed ha una durata di una settimana circa, entro la quale si risolve completamente, soprattutto se la donna viene aiutata e sostenuta emotivamente, psicologicamente e materialmente da chi le sta intorno: il compagno, i parenti più stretti, il personale medico nelle prime ore in ospedale.

Il compagno è la figura di sostegno fondamentale in questa fase, con la sua presenza, vicinanza, appoggio e amore, la fa sentire accolta, sostenuta, confortata, amata e desiderata, permettendole di prendersi pienamente cura del bambino.

In alcuni casi però, il maternity blues può avere una diversa evoluzione che comprende:

  • la presenza di una sintomatologia più marcata e duratura che supera i quindici giorni dopo il parto;
  • l’evoluzione della sintomatologia in un quadro depressivo vero e proprio
  • una rapida trasformazione del maternity blues nella psicosi post partum che colpisce due madri su mille, caratterizzata da idee deliranti, allucinazioni, vissuti persecutori, stato confusionale della coscienza, atti aggressivi contro se stessa o il neonato, omicidio- suicidio.

Il maternity blues si può considerare non tanto una malattia, quanto piuttosto una reazione fisiologica, anche se la “banalità” del quadro clinico non deve portare a sottovalutarla, perché può evolvere in forme psicopatologiche più gravi, come appena descritto.

 

Fattori che risultano associati alla comparsa del maternity blues.

Esistono diversi fattori che comportano il maternity blues; alcuni sono fattori con aumento di rischio:

  • fattori biologici (ossia lo sconvolgimento ormonale dopo il parto)
  • sindrome premestruale
  • prima gravidanza
  • depressione in gravidanza
  • difficoltà di allattamento naturale

altri sono fattori senza aumento di rischio:

  • fattori socio- ambientali
  • precedenti disturbi psichici
  • ospedalizzazione
  • difficoltà ostetriche
  • patologia neo-natale

 

A chi chiedere aiuto

Primo punto di riferimento per le mamme in difficoltà dovrebbero essere i parenti che possono aiutare la donna a ritrovare la sua serenità dando, eventualmente, anche un aiuto pratico nella cura del bambino, soprattutto nei primi tempi; dall’altra possono far capire alla neomamma che nessuno nasce esperto e che anche lei, un po’ alla volta, può imparare ad essere una madre “sufficientemente buona”. (D. Winnicot)

Esistono i consultori ai quali possono rivolgersi le mamme e le famiglie in difficoltà, dove sarà possibile trovare tutta l’assistenza di cui si ha bisogno. E’ possibile usufruire anche di varie associazioni (in alcuni casi presenti già all’interno delle strutture ospedaliere) nate proprio con lo scopo di venire incontro alle esigenze delle donne che hanno appena partorito guidandole e sostenendole in caso di bisogno.

E’ utile confrontarsi con donne che hanno vissuto la stessa situazione.

 

Quando lo stato di salute di una mamma, dopo il parto, evolve in una condizione psicologica grave, bisogna rivolgersi, ai servizi di assistenza sociale per salvaguardare la vita del bimbo, e agli specialisti della salute mentale (pubblici o privati) per la cura della donna.

Entrambi gli interventi sono fondamentali e necessari per garantire la vita e il benessere alla mamma e al figlio.