Negli ultimi anni lo stile alimentari degli italiani ha subito delle variazioni drastiche. La dieta mediterranea è stata soppiantata in molti casi dai cibi pronti e da alimenti tipici di altre culture.

Le cause di tali cambiamenti possono essere molteplici, ma la maggior parte di esse sembra essere legata al cambiamento dello stile di vita conseguente allo sviluppo economico. Lo sviluppo economico ha richiesto infatti l’intensificazione dei turni lavorativi i quali hanno profondamente segnato le abitudini di vita delle nuove generazioni. In molti casi ci si ritrova a consumare pasti veloci e, nel caso in cui si riesca a pranzare a casa, si preferisce optare per cibi precotti o congelati in grado di ridurre drasticamente i tempi di preparazione.

Tuttavia il consumo di cibi pronti unito a uno stile di vita sempre più sedentario ha avuto conseguenze negative sull’aumento di peso. Si stima che in Italia circa il 34,2% della popolazione sia attualmente in sovrappeso e che quasi un italiano su dieci (il 9,8%) sia obeso. Ciò spinge ogni giorno molte persone a intraprendere percorsi di dimagrimento i quali però, in molti casi, danno risultati scarsi o poco duraturi nel tempo.

 

Perché le diete falliscono?

Quando si inizia un percorso di dimagrimento la motivazione è di solito molto alta. Ci si aspetta di perdere peso in maniera rapida, continua e di poter poi tornare ai ritmi di vita precedenti. Spesso però le diete richiedono sacrifici in termini economici (visite di controllo e acquisto degli alimenti), temporali (preparazione degli alimenti) e personali (attenersi alla dieta) che in molti casi le persone non sono disposti a fare per periodi di tempo molto lunghi.

Durante le prime settimane il calo di peso è di solito abbastanza elevato e ciò motiva le persone a impegnarsi e ad andare avanti. Durante le settimane successive però, quando il calo di peso si riduce e gli sforzi per resistere alle tentazioni aumentano, può verificarsi una riduzione della motivazione iniziale e la persona può arrivare a cedere all’impulso di tornare allo stile alimentare precedente.

In altri casi, le persone riescono a raggiungere la fine del percorso di dimagrimento, ma poi non seguono la dieta di mantenimento e ritornano allo stile alimentare precedente. Ciò può portare un incremento di peso uguale o maggiore a quello di partenza e incidere pesantemente sull’autostima. Sentimenti d’inadeguatezza, di fallimento e di tristezza possono associarsi all’aumento di peso e rendere l’inizio di una nuova dieta sempre più difficoltoso.

Molte persone in sovrappeso tendono a confondere la fame con il desiderio di mangiare, hanno una bassa tolleranza della fame e delle smanie di cibo, amano la sensazione di sazietà, non sono consapevoli delle quantità di cibo ingerite, si consolano col cibo, si sentono senza speranza quando ingrassano, pensano che il mondo sia ingiusto perché altre persone mangiano senza ingrassare, interrompono la dieta dopo un primo periodo di dimagrimento.

 

L’odiato Yo-Yo

L’alternanza tra periodi di alimentazione controllata, in cui si verifica la perdita di peso, e periodi d’incremento del peso corporeo dà vita al cosiddetto effetto Yo-Yo. Si tratta di una condizione molto comune che può avere tuttavia conseguenze gravi per la salute fisica e psicologica. Dal punto di vista fisico, drastiche variazioni del peso corporeo possono comportare problemi di diversa natura, mentre dal punto di vista psicologico, la difficoltà a mantenere un peso stabile e la comparsa di smagliature può minare notevolmente l’autostima persona.

 

Cosa si può fare?

Quando si decide d’intraprendere un percorso di dimagrimento è necessario, in primo luogo, rivolgersi a un medico specializzato in nutrizione o dietologia. La perdita di peso infatti dovrebbe essere graduale, portare a una progressiva riduzione del grasso corporeo e dei liquidi in eccesso, fornendo allo stesso tempo uno stile alimentare bilanciato in grado di coprire il fabbisogno energetico della persona e un giusto apporto proteico.

Le diete “fai-da-te” che si trovano sulle riviste possono avere conseguenze gravi per la persona. In primo luogo perché ogni dieta dovrebbe essere personalizzata sulla base delle necessità individuali, mentre le diete presenti sulle riviste sono di solito “standard” e potrebbero non fornire il giusto apporto calorico o non considerare la presenza di eventuali patologie.

In secondo luogo, le diete miracolose che promettono risultati notevoli in tempi brevi agiscono di solito sui liquidi, offrendo l’illusione di una dimagrimento che però non coinvolge i tessuti adiposi. Il percorso alimentare dovrebbe essere abbinato all’attività fisica, la quale consente di migliorare l’aspetto fisico e lo stato di salute psico-fisico in generale.

 

Tutti a dieta dallo psicologo

Il cambiamento più importante però è quello legato allo stile di vita in generale. Non si può infatti pensare di mantenere un adeguato peso corporeo se, una volta finita la dieta, si ritorna allo stile di vita precedente. Ciò che deve cambiare dunque è principalmente il modo di concepire l’alimentazione e l’attività fisica.

Tuttavia, questo tipo di cambiamento richiede spesso una modifica del proprio modo di pensare e può dunque risultare difficoltoso. La consulenza psicologica può essere utile per aiutare le persone a dieta a cambiare il proprio modo di pensare il cibo e offrire, allo stesso tempo, un supporto per mantenere costante la motivazione durante tutto il percorso di dimagrimento.

 

Il metodo di dimagrimento “psicologico”

Esistono alcune tecniche molto efficaci in grado di garantire una maggiore stabilità dei risultati conseguiti attraverso la dieta. Uno dei metodi più utilizzati è il metodo “Beck”, ideato da Judith S. Beck. Lo scopo di questo metodo è quello di favorire una maggiore consapevolezza dei segnali provenienti dal nostro corpo, imparando a distinguere le smanie di cibo dalla fame, aumentare la propria capacità di resistere alle tentazioni, mantenere costante la motivazione, impegnarsi a intraprendere uno stile di vita salutare.

L’obiettivo finale è dunque quello di aiutare le persone in sovrappeso a pensare come le persone magre. Si tratta, come precedentemente esposto, di un passaggio fondamentale (e forse anche del passaggio più difficile) per riuscire a perdere peso e a rimanere magri. Il modo di pensare al cibo e alla dieta può infatti influenzare il comportamento e il modo in cui ci si sente.

 

Come funziona il metodo Beck?

Il metodo Beck è un programma della durata di 6 settimane. Ogni settimana ci si reca dallo psicologo per una consulenza, durante la quale vengono discussi i risultati raggiunti, affrontati gli eventuali problemi e assegnati gli esercizi da svolgere durante la settimana successiva. Ogni settimana si caratterizza infatti per una serie di esercizi da svolgere quotidianamente che aiutano le persone a mantenere alta la motivazione e a combattere i pensieri che possono ostacolare la buona riuscita della dieta.

Durante le prime due settimane al paziente vengono assegnati dei compiti in grado di aiutarlo a prepararsi per la dieta. Ciò significa che è possibile consultare lo psicologo ancora prima d’iniziare il percorso di dimagrimento vero e proprio. La dieta vera e propria va iniziata infatti entro la terza settimana. Durante la quarta e la quinta settimana s’impara a combattere i pensieri sabotanti e a gestire gli imprevisti. L’ultima settimana invece è focalizzata sull’aumento dell’autostima e sul perfezionamento delle abilità acquisite.

 

Cosa bisogna sapere

La combinazione della consulenza psicologica e di quella nutrizionale offrono risultati maggiori e più stabili nel corso del tempo. Benché tutte le persone possano decidere di seguire questo percorso è necessario considerare che alcune problematiche di salute, o cause di natura diversa, possono comunque rallentare o alterare l’esito del percorso.

La consulenza nutrizionale è il prerequisito fondamentale per un’adeguata perdita di peso, in quanto è in tale contesto che, dopo un’accurata visita medica, viene fornita la dieta più adeguata da seguire.

La consulenza psicologica da sola, infatti, non può garantire la perdita di peso e deve necessariamente essere abbinata a una dieta equilibrata e all’attività fisica. Il metodo Beck è basato sull’approccio cognitivo-comportamentale e, pertanto, viene utilizzato solo dai terapeuti aderenti a tale modello. Inoltre, non tutti gli psicologi d’indirizzo cognitivo-comportamentale hanno avuto una formazione specifica per questo metodo ed è pertanto opportuno rivolgersi a psicologi che lo conoscano e lo utilizzino regolarmente. In ogni caso, psicologi di altre correnti potrebbero comunque offrire metodi alternativi altrettanto validi.