Sopravvivere ad un figlio, è una tragedia davvero inenarrabile.
Accompagnare la propria figlia alla morte per un cancro incurabile, anche.
Immaginare, in maniera "magica ed onnipotente", di farsi impiantare in utero gli ovociti congelati della figlia morta fecondati con il seme di un donatore, forse, rasenta la concretizzazione di un dolore atroce e non elaborabile.
Una madre straziata dal dolore che non si rassegna alla perdita.
Una madre che immagina di sfidare le possibili complicanze, l'età anagrafica ed anche l'etica e la legge.
Un desiderio inconscio di incorporazione, di riprendersi la vita che le è stata estirpata brutalmente.
La fantasia di essere nuovamente madre di parti di sua figlia intersecate alle sue.

Questa è la storia di una madre inglese, di anni 60 che, straziata dal dolore, ha deciso di realizzare l'ultimo desiderio della figlia: diventare madre.

La ragazza quando ha iniziato la terapia per il cancro ha fatto congelare i propri ovociti - in attesa di tempi migliori - al fine di poter diventare madre.

La Signora adesso, se dovesse utilizzare gli ovociti della figlia diventerebbe madre, ed a quanto pare nonna allo stesso istante, dando alla luce il suo stesso nipote.

 

Qualche perplessità

  • Cosa verrà raccontato al bambino?
  • Quale angoscia di morte porterà con se?
  • Ed ancora, avrà mamma e nonna racchiuse nella stessa persona?
  • E, soprattutto, quando questo bambino avrà 20 anni, forse, sarà già orfano...
  • Un figlio rappresenterà un anti depressivo?
  • Avrà una funzione riparativa?
  • Un balsamo per lenire le ferite più profonde?
  • Una strategia per non attraversare il lutto? E, forse, non elaborarlo mai?

 

 

La decisione spetta all’Alta Corte.
Se la signora riuscisse a realizzare il suo sogno, sarebbe protagonista di un caso unico al mondo.

La storia è stata raccontata dal «Mail On Sunday» e ripresa da vari media britannici, mantenendo l'anonimato dei protagonisti di questa atipica richiesta.

Al momento nessuna clinica britannica ha accettato la richiesta della donna che, unitamente al marito, vorrebbero recarsi negli Stati Uniti dove una clinica di New York si è resa disponibile ad effettuare l’intervento.

La Human Fertility and Embryology Authority (Hfea) ha negato alla coppia il via libera all’esportazione degli ovuli negli Usa, in assenza di una volontà messa per iscritto dalla figlia della donna prima di morire.

Sembra che questo passaggio di staffetta, di gameti e di progetto d'amore, la ragazza lo avrebbe dovuto depositare da un notaio.

La madre si sta preparando a procedere per vie legali.

 

Utero ed ovociti? Un connubio imperfetto.
Leggi, emendamenti, provette e banche degli ovociti, e per finire, pellegrinaggi fecondativi in terre dove la legge è più clemente o "colludente", ed ancora, donne/madri surrogate e conti bancari che, miracolosamente, in soli nove mesi, ritornano a fiorire unitamente al bagno ormonale della prescelta.

La madre surrogata non è un contenitore che ospita e che contiene a sua volta il contenitore, cioè il suo utero, ma una donna con un"integrità somato-psichica" di cui nessuno sembra tener conto.

 

In questo caso però la situazione è davvero complessa:

l'utero ė della madre - luogo che a suo tempo aveva ospitato ed amorevolmente nutrito la figlia deceduta - gli ovociti della figlia morta, il desiderio di entrambe.

Se questo bambino verrà messo al mondo rappresenterà un cerotto per quest'anima lacerata, forse, un balsamo per lenire ferite altrimenti insanabili, manterrà in vita la madre deceduta, ma indubbiamente porterà con se un peso davvero eccessivo per un bambino che, come sempre, non ha chiesto di venire al mondo.

 Fonte: http://www.corriere.it/salute/15_febbraio_23/a-59-anni-vuole-diventare-madre-gli-ovuli-figlia-morta-efe530de-bb3d-11e4-aa19-1dc436785f83.shtml