A chi non è mai capitato di commettere un errore in contesti interpersonali facendo una “figuraccia” o magari dicendo una cosa in un momento poco opportuno o, al contrario, senza dire una parola? Capita poi che, ripensando alla situazione, ci si critichi e autosvaluti soprattutto se ci si sente giudicati e pensando di aver ormai compromesso ogni cosa.

 

Chi soffre del Disturbo d'Ansia sociale tuttavia avverte una preoccupazione costante della valutazione della propria performance da parte degli altri e livelli molto elevati di autocriticismo, anche a molti giorni dall'evento.

Prendo spunto da uno studio non recentissimo per porre l'accento sul concetto di compassione e di come possa rappresentare un aspetto importante per chi soffre di ansia sociale e non solo.

 

Cos'è la compassione

 

La compassione non è un concetto nuovo in psicoterapia, ma solo recentemente è entrata come oggetto di studio nel campo della ricerca.

La parola compassione deriva dalle parole latine “cum” e “patior”, che significano “soffrire con”. La definizione più conosciuta di questo processo, però, deriva dalla tradizione buddista che definisce la compassione come “la sensibilità verso la sofferenza propria ed altrui, unita ad un profondo impegno nel tentare di alleviarla e prevenirla”.

Avere compassione necessita di assumere un atteggiamento di gentilezza, premura e comprensione verso se stessi (self-compassion o autocompassione) e riconoscere a se stessi che commettere errori o provare talvolta difficoltà rientrano nell'esperienza umana condivisa, non qualcosa che succede solo a se stessi; già prendere consapevolezza di questo può essere di aiuto nel ridurre l'eccessiva e severa autocritica che spesso accompagna una performance non ottimale.

 

Alcuni studi su soggetti sani suggeriscono che una maggiore autocompassione è associata a una più alta soddisfazione nella vita parallelamente a una minore autocritica, depressione, ansia e perfezionismo. Inoltre, gli individui con maggiore self-compassion sono più in grado di distanziarsi dalle situazioni negative, riducendo in tal modo le emozioni spiacevoli che ne derivano come ansia, tristezza o rabbia.

 

Lo studio

Lo studio di Werner e colleghi (2012) è stato condotto su 72 soggetti con Disturbo d'Ansia sociale e 40 controlli sani.

Si è voluto verificare l'ipotesi secondo cui le persone con disturbo d'ansia sociale mostrerebbero, oltre a elevati livelli di autocriticismo e perfezionismo, una minore autocompassione rispetto ai soggetti senza ansia sociale.

Come ipotizzato dagli autori, le persone con ansia sociale riportarono, rispetto ai controlli sani, un timore esagerato sia della valutazione negativa che di quella positiva (come ad esempio una lode) e di come questa eccessiva paura della valutazione fosse strettamente correlata a una minore autocompassione.

 

Negli ultimi anni poi, tra gli approcci della cosiddetta terza ondata delle psicoterapie cognitivo-comportamentali Mindfulness-based, si è sviluppata la Terapia Focalizzata sulla Compassione o CFT (Compassion-Focused Therapy) teorizzata da Paul Gilbert e che è stata oggetto di numerosi studi di efficacia e di crescente interesse anche per la sua applicabilità in ambito clinico.

Si tratta di aiutare le persone a recuperare un atteggiamento compassionevole verso se stesse e a riscoprire qualità come sensibilità, attenzione al benessere, tolleranza allo stress, pensiero non giudicante ed empatia.

Sviluppare la capacità di provare compassione permette infatti di incrementare la possibilità di affrontare in maniera diversa le esperienze dolorose e le sensazioni spiacevoli, utilizzando un dialogo interno diverso e riducendo l'impatto emotivo di situazioni difficili.

 

E' importante tuttavia sottolineare come la self-compassion non sia autoassoluzione o semplice consolazione, piuttosto debba essere intesa come sensibilità, comprensione e gentilezza verso se stessi, la capacità di poter sperimentare in modo accettante emozioni spiacevoli, con lo scopo di riappacificarsi con se stessi e da qui ripartire per affrontare con una prospettiva più serena le nuove sfide della vita.

 

 

 

 

 

Fonti:

Kelly H. Werner, Hooria Jazaieri, M.A.,Philippe R. Goldin, Michal Ziv, Richard G. Heimberg, and James J. Gross. Self-Compassion and Social Anxiety Disorder; Anxiety Stress Coping. 2012; 25(5): 543–558. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4128472/

Gilbert P. (2005). Compassion: Conceptualisations, Research and Use in Psychotherapy. Routledge.