Utente 286XXX
Buongiorno,
mia nonna, 85 aa, e' stata operata ai primi di dicembre per l'asportazione di una lesione nella regione zigomatica sx. Si sospettava la recidiva di un melanoma (gia' nel 2008 avevamo asportato un melanoma in situ, stessa zona del volto). Oggi ho ritirato l'istologico che ha confermato il sospetto:
reperti macroscopici - losanga di cute cm 2.0x1.0
diagnosi: melanoma in situ (completamente escisso).
Il chirurgo che ci ha restituito il referto ha programmato per il 24 gennaio un ulteriore intervento per un allargamento (di 0.5cm se ho capito bene), perche' cosi' vuole il protocollo.
Ora la mia domanda e': e' strettamente necessario?
Il chirurgo ha notato l'età e ha borbottato qualcosa in merito all'eta' avanzata e al fatto che non riopererebbe, ma poi ha detto che cosi' stabilisce il protocollo e non ha dato ulteriori spiegazioni. Non hanno acconsentito neanche a uno slittamento temporale dell'intervento (una settimana), lo hanno fissato e ci hanno detto di pensarci. Siamo in attesa di rintracciare il dermatologo che l'ha in cura, ma se va operata, c'è urgenza di farle le analisi di routine e l'ecg.
Mia nonna ha 85 anni, con una serie di patologie a carico di altri organi, la zona dell'intervento e' delicata (mia nonna e' una bellissima vecchietta, che tiene molto al suo aspetto) e questo sarebbe il terzo intervento in pochi mesi (a fine settembre ha messo anche il pmk). Psicologicamente l'intervento e' un trauma. E se il tumore e' stato tolto, non vuole un altro intervento se non indispensabile, non solo preferisce aspettare, ma non capisce neanche perché la vogliano operare.
Se e' stato "completamente" asportato, vista l'età, quanto è davvero necessario farle subire l'ennesimo intervento? Tra quanto tempo dovremmo aspettarci una recidiva? Stiamo parlando di pochi mesi o di anni? Ma neanche l'allargamento ci garantisce che non ci saranno recidive, sbaglio? E allora quanto guadagnamo in termini di tempo con l'allargamento? Una recidiva in 8 anni piuttosto che 4? 90-94 aa..che ci cambia? sarebbe cmq un intervento difficile, o no?
E magari la tagliano e la ricuciono e all'istologico non risultano cellule anomale...e allora perche' farle subire quest'ulteriore sofferenza?
E perche' il chirurgo alle nostre perplessita' riguardo il disagio psicologico che stiamo causando a questa Donna SE NE E' ANDATO dicendo per la terza volta "e' il protocollo", senza altre motivazioni, e ci ha lasciato con l'infermiere che ha fissato la data? ma e' una risposta? ma le persone non sono fogli di carta, losanghe cutanee e numeri.
Dando per scontato che nessuno sa leggere nel futuro e sperando di rintracciare il suo dermatologo in tempi utili, c'è uno specialista che può aiutarci a prendere una decisione e assumerci la nostra responsabilità in maniera consapevole? Per loro tutela legale devono operare, lo capisco ed è giusto, ma non è solo su questa unica informazione che noi possiamo decidere.
Grazie
[#1] dopo  
Dr. Silvia Suetti
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Gentile utente

molto semplicemente: i medici hanno perfettamente ragione.

il protocollo internazionale prevede l'allargamento dei margini di resezione chirurgici per qualsiasi melanoma.

Le condizioni della paziente rispetto all'intervento saranno valutate come sempre prima dello stesso e in tal sede si stabilirà l'elettività del paziente al trattamento.

Le ricordo che è sempre il paziente che sceglie, ma ciò che le hanno proposto corrisponde al vero.

Non possiamo aggiungere nulla sul tipo di rapporto e sulle sensazioni che avete avuto poichè questo fa parte dei rapporti interpersonali; posso aggiungere che la fiducia verso chi vi sta curando va sempre posta, poichè i medici scelgono in scienza e coscienza sempre per il Bene del Paziente.

Sembra un ovvietà ma non mai dimenticato.

cari saluti
[#2] dopo  
Utente 286XXX

Iscritto dal 2013
La ringrazio molto.
Non metto in dubbio che la maggior parte dei medici ha a cuore esclusivamente il Bene del Paziente. E sicuramente avrei riposto molto volentieri la mia fiducia in questo chirurgo se non avesse avuto fretta, se avesse anche solo aperto la cartella clinica di mia nonna, se mi avesse dato modo di parlare e se avesse risposto a delle domande che, nella mia ignoranza, reputo semplici:
se la rioperiamo, secondo il protocollo internazionale, che cosa vuol dire? che non avra' mai piu' recidive? o che potrebbe avere una recidiva tra quanti anni? e se non la rioperiamo avra' sicuramente una recidiva? entro quanti anni?
Sto chiedendo una finestra temporale, per decidere insieme a una persona che non ha una prospettiva di vita futura chissa' quanto lunga.
E faccio queste domande non perche' fisicamente non regge l'intervento, ma perche' psicologicamente non ne puo' piu'. E le avrei fatte molto volentieri al chirurgo che avevo davanti ieri, ma mi ha risposto solo "il protocollo e' questo. pensateci", ha firmato la sua parte di carte, si e' alzato e se ne e' andato. E se anche Lei mi dice che questo e' il protocollo, o non riesco a esporre io le mie domande in maniera comprensibile, o sono assurde le mie domande.
In ogni caso, la ringrazio per la cortese risposta che mi ha dato.
[#3] dopo  
Dr. Davide Brunelli
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Il mio parere é che se si tratta di un melanoma in situ completamente escisso, data l'etá della paziente e le condizioni generali l'allargamento può anche non farsi. D'altra parte per definizione "in situ" significa che non invade il derma e che quindi non é in grado di dare teoricamente metastasi. Potrebbe dare una recidiva locale poiché potrebbe essere multifocale e potrebbe recidivare, secondo la mia esperienza professionale, anche dopo l'allargamento.
Il problema non é il caso in questione, che potrebbe risolversi con il buon senso, il problema é che noi medici siamo terrorizzati dalle possibili sequele medico legali e quindi tendiamo a difenderci. E secondo me giustamente perché abbiamo famiglie, figli, una vita personale che non può sempre essere minacciata dall'avvocato di campagna che decide di farci causa per ogni cosa.
Si metta anche lei nei nostri panni.
Metta che per un qualsiasi motivo il melanoma in situ debba recidivare, e le ripeto potrebbe accadere anche dopo l'allargamento. Metta che la famiglia poi si informi ed apprenda che comunque a livello internazionale il melanoma in situ prevede l'allargamento. In caso di contenzioso legale chi glielo spiega al giudice che non é stato fatto per "buon senso" un accordo verbale? Una stretta di mano? Tutti pronti a dire bravo medico ed a portare bottiglie di vino quando le cose vanno bene, tutti pronti ad andare dall'avvocato per ogni piccola sbavatura. Troppo facile.

Il giorno più bello della mia vita professionale sará quando il parente di un paziente mi porterá un regalo non perché é andato tutto bene, ma perché é andato tutto male, ci sono state recidive, complicanze, quant'altro.... Ma il parente ha capito che ho fatto del mio meglio, che ci ho messo del mio, che mi sono dedicato con tutte le mie forze a combattere contro una cosa che, comunque, conosciamo poco e per la quale abbiamo armi molto primitive.

Le auguro di tutto cuore la migliore risoluzione al problema di sua nonna, voglia comprendere come la mia replica sia una giusta considerazione alla sua iniziale osservazione che, letta come tale ed avulsa da un contesto più ampio, rimarrebbe una visione unilaterale del problema.

I miei più cordiali saluti
[#4] dopo  
Dr. Silvia Suetti
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Vorrei precisare, in virtù della apparente sperequazione fra i due commenti, che un conto sono le nostre decisioni, le quali si avvalgono di scienza (dati oggettivi) e coscienza (dati soggettivi), un altro sono i pareri, un altro ancora sono i pareri on-line.

Nel caso specifico, mi sento di deliberare che i colleghi hanno perfettamente ed inopponibilmente, ragione.

Ciò che comporta le nostre opinioni non può essere in alcun modo inficiante una legittima scelta operata da personale specialistico che bene sta compiendo il proprio lavoro.

Da qui non è adombrabile il dubbio che Essi stiano compiendo qualcosa che potrebbe essere compiuto in altro modo, soprattutto in un tema delicato come il melanoma.

Tutto questo, pur nella medesima considerazione che ogni caso clinico deve essere studiato come singolo e non solo come rientrante nel computo di uno schema, per quanto condiviso.

Andare fuori da un protocollo non è mai semplice né esiste una legge che tuteli chi lo fa - seppure in scienza&coscienza.

In questo senso, mi sento perfettamente d'accordo con il collega che mi ha preceduto.

ancora saluti carissimi.