Utente 351XXX

Sono una 40enne, sposata senza figli. Ho sempre avuto massime prestazioni negli studi e poi nel lavoro. Buone amicizie, buone competenze sociali. Insomma molto sovrastrutturata, con grandi vuoti emotivi dentro: un grattacielo costruito su terreno friabile. Anni fa, con una caduta lenta, sono finita in depressione e interruzione del lavoro.  Ora lavoro a tempo parziale e saltuariamente, ma benchè non più depressa, sono sempre senza alcun obiettivo a lungo termine, nessuna attività lavorativa mi appassiona, spesso mi sento irreale e senza senso.  Amo mio marito, ma molto raramente provo attrazione sessuale, ho scarsa voglia di avere figli.
Sono appunto da 3 anni e mezzo in terapia con il terapeuta in questione, (50enne, sposato, diverse specializzazioni).
Già nella seconda seduta mi ha detto (mentre gli parlavo di mia nonna): "in questo momento sento qualcosa di sessuale per te, nei termini della protezione e dell'accudimento". Dopo la seduta ero in preda ad uno stato di meraviglia paradisiaca, insomma era partito il transfert paterno amoroso che ho tutt'ora, dopo anni di terapia. La terapia procede troppo lentamente, temo soprattutto a causa di questo transfert amoroso-erotico persistente che rende scarsa la mia capacità di focalizzarmi sulla mia guarigione e crescita, e mi fa sentire "irreale" e senza scopo. Mi sento in una sorta di incantesimo d'amore che mi tiene staccata dalla realtà e legata a lui "per sempre". La sensazione è che quando parlo del mio innamoramento (palese transfert paterno)  si limita a ribadire macchinalmente che non è lui che amo, e dice: "non è merito mio, e questo per me è anche molto frustrante!". Avendo io paura di scomparire dal suo pensiero fuori seduta, per rassicurarmi mi ha detto  che è andato in supervisione per me e  "quando un terapeuta pensa ad una paziente più del normale va in supervisione. Comunque te sei fissata col pensiero, ma esiste anche qualcosa di più viscerale, più profondo, più intimo del pensiero". Dopo 1 anno di terapia, dopo alcuni mesi in cui era diventato inspiegabilmente distaccato e la terapia era arenata, mi ha spiegato di provare attrazione sessuale per me e che cercava di capirne l'origine durante le sedute. Mi ha fatto sentire spesso speciale e per 2,5 anni ha sempre risposto ai miei sms. Da un anno l'accordo è che posso scrivergli ma lui non risponde, per evitare malintesi. Quando sente attrazione sessuale in seduta me lo dice, perchè io tendo a non sentirla (a casa sì) e a "farla sentire" a lui. Quando la sento a lui viene sonno.
Molte volte dice cose che io ritengo poco consone, tipo "anche per me questa relazione è molto frustrante, anch'io vorrei qualcosa di più".  Oppure  "non posso parlarti dei miei sentimenti, non sarebbe terapeutico... Chissà cosa andresti a fare a casa poi!"; e io:"ma non voglio sapere quali sono i tuoi sentimenti, non è questo il problema"; lui: "forse non è il tuo problema, ma è il mio problema". Oppure, dopo un induzione di trance (in me sempre molto blanda)  gli ho detto che ero spaventata da lui e lui ha risposto "se le condizioni fossero diverse in questo momento ci sarebbe un avvicinamento, ci sarebbero abbracci....carezze baci e quant'altro". Spesso al mio arrivo arrossisce. Se non fosse un terapeuta, penserei che è innamorato senza via d'uscita. E io mi sento persa nel transfert e spaventata di non riuscire ad uscirne da sola.

La fine della terapia mi angoscia, sia per il terrore di perderlo, sia al contrario, perché temo che lui non abbia intenzione di aiutarmi a perderlo e a sganciarmi. Infatti lui varie volte ha detto che non vederci più non è una cosa scontata ("chi l'ha detto questo?" oppure "non è detto"). Solo una volta mi ha detto che non si può perchè potrei aver ancora bisogno di lui come terapeuta. L'unica cosa su cui è fermo è a ribadire che non ci possono essere agiti in terapia, e anch'io sempre gli ripeto che non è questo che temo, ma che è il dopo terapia mi spaventa, perchè ho paura che senza preventivare e rielaborare una separazione definitiva continuiamo ad alimentare false speranze, ambivalenze e illusioni nel presente. Ma sul dopo terapia resta vago, nonostante gli abbia più volte chiesto di chiarire e di aiutarmi a mettere dei limiti mentali che mi permettano di uscire dall'illusione infantile edipica che lui mi voglia innamorata di se e per sempre (come mio padre), e a permettermi di crescere. Lui dice che crescere vuol dire scegliere i propri limiti, che solo un bambino ha bisogno che gli vengano imposti da qualcun'altro.  Ma io sento in realtà che ho bisogno che lui rinunci ad un atteggiamento ambiguo che mi mantiene innamorata e vorrei solo essere rassicurata sulle sue intenzioni altruistiche, sulla sua volontà di superare l'empasse, sennò continuo a restare nel sogno infantile e mi sento paralizzata, alienata dalla realtà, e ultimamente ho la paura di essere dal terapeuta sbagliato. Lui ha talvolta accennato alla sua ambivalenza, e temo che non riesca a uscire da questa situazione controtransferale, oppure semplicemente non riesca a rinunciare a tutte queste gratificazioni. Ed io sento che non ce la faccio da sola a deludere la sua volontà più segreta, a non compiacerlo a costo della mia vita, e a liberarmi. Senza una sua mossa altruistica non mi sento nemmeno meritevole di diventare adulta.
Penso che il mio terapeuta abbia una grande capacità di amare i suoi pazienti, che ami la sua professione e abbia molta sensibilità nel percepire le emozioni in gioco e fare da cassa di risonanza. Il mio rapporto interrotto coi miei genitori è ripreso ed è buono, la mia depressione, la rabbia e la paura sono diminuite tantissimo, ora riesco a lavoricchiare, ma ancora sono in un totale vuoto di senso e di scopo depressivo e lo scarso desiderio sessuale per mio marito non è risolto. Temo, perdurando il mio transfert amoroso da così tanto, che lui lo stia subliminalmente alimentando, e che si senta troppo gratificato per riuscire nel profondo a rinunciarvi. Vorrei che mi dicesse che fuori dalla relazione terapeutica non potremo mai conoscerci. Vorrei che mi mostrasse come possiamo rinunciare a questo amore illusorio, per uscire da questo odioso incantesimo che mi rende una bambina che invecchia e muore.
Domanda: a vostro parere quest'uomo aspetta che sia io, per scelta mia, a uscire da questa mia prigione e dunque sta solo "entrando con due piedi nella scena" che io propongo, oppure nel profondo non vuole che io mi liberi "di lui" e dunque devo valutare se interrompere la terapia?

[#1] dopo  
Dr. Magda Muscarà Fregonese

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Gentile utente,mi sembra che tutto questo sia durato fin troppo, è stata una regressione, è stata una terapia magica che le ha dato emozioni e pensieri?!
ma a mio parere ora sta a lei uscirne, temo e mi spiace dirlo, che lui non abbia la forza e il coraggio di "volere che lei si liberi di lui", di usare il principio di realtà, spesso scomodissimo, lo so..
Non voglio dare giudizi, ma, gestire, la distanza, le emozioni , la necessaria lucidità, è esattamente il nostro lavoro...
Dr. MAGDA MUSCARA FREGONESE
Psicologo, Psicoterapeuta,
approccio psicodinamico problemi familiari, adolescenza, depressione 348 55 00 206

[#2] dopo  
Dr.ssa Valentina Sciubba

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Gentile signora,
benché i meccanismi del transfert e del controtransfert possano essere utilizzati per la comprensione delle dinamiche psicologiche in gioco, in vista degli scopi e degli obiettivi della terapia, mi sembra che nel caso in questione siano piuttosto una variabile di impaccio, che intralcia e perciò rende più pesante il carico già rilevante del percorso terapeutico.

Penso perciò che forse è opportuna una valutazione sui risultati ottenuti e ottenibili.
Se l'obiettivo o uno degli obiettivi ancora da raggiungere è l'autonomia, un atteggiamento in merito ambiguo o ambivalente del terapeuta non è certo il presupposto migliore per conseguirlo. Di tutto ciò può parlarne con il terapeuta stesso.

I colleghi inoltre le hanno già segnalato l'art.26 del Codice Deontologico; alcune frasi e comportamenti che lei riporta fanno sospettare che il suo terapeuta non sappia ben gestire il proprio controtransfert e che quindi si possa trovare in conflitto con il citato articolo.

Cordiali saluti
Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa Psicoterapeuta - Roma
www.valentinasciubba.it info@valentinasciubba.it

[#3] dopo  
Dr. Nunzia Spiezio

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Cara Signora,
rispetto a ciò che ci racconta della sua terapia mi sento di essere assolutamente e insindacabilmente d'accordo con le colleghe. Voi pazienti, certo, avete meno mezzi e può risultarvi difficile comprendere un "vizio di procedura". Ma gli articoli del codice deontologico citati, con la loro estrema chiarezza, possono venire in suo aiuto.
A lei le conclusioni e il passaggio all'azione.
Le faccio tanti auguri
Dr.ssa Nunzia Spiezio
Psicologa
Avellino

[#4] dopo  
Utente 351XXX

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Gentili dottoresse, vi ringrazio delle risposte. Questo confronto sta essendo molto utile, per mettere un piede nel principio di realtà e osservare con lucidità più adulta ciò che sta succedendo e ciò che davvero voglio che succeda.... Vi rispondo con un solo mail, visto che le vostre risposte mi sembrano concordi. I miei dubbi sono dovuti al fatto che la situazione è complessa, cerco di approfondire.
Ho parlato col terapeuta (nel frattempo ho avuto già due sedute, perchè per errore la domanda l'ho inoltrata da più di dieci giorni, ma nell'area medica). Lui vede che siamo in una situazione di seduzione che attribuisce interamente al transfert paterno (per fortuna). Mi sembra di capire da ciò che dice che il suo modo di fare terapia è entrare nella scena proposta dal paziente, rispecchiare le mie proiezioni. E che è pronto ad uscirne, "ma si cambia insieme". Dice che se la terapia finisse ora non ci vedremmo più, ma per il futuro non lo sa, "visto che non so leggere nel futuro". Devo dire che dopo questa seduta mi sono sentita meglio e ho pensato che forse è successo proprio quello che lui voleva: quando questa riedizione del passato mi sembra deleteria e scelgo di muovere un passetto fuori, lui anche ha fa un passetto fuori. Per quanto riguarda il vederci dopo la fine della terapia nel futuro, potrebbe essere che la sua ambivalenza sia solo un "trucco" finalizzato alla terapia, cioè sia per non farmi sentire il terrore dell'abbandono (come accadde nell'infanzia) e anche per incoraggiarmi a spostarmi su una posizione adulta (come dire, al presente con una bambina non sarebbe pensabile, ma se diventi adulta se ne riparlerà, ciò detto solo per incoraggiarmi spero.... e non perchè lo farebbe sul serio)? 
Lui dice che deve tener conto di come son finite le mie precedenti terapie e per cui si muove su una fune sospesa. Il fatto è che ho già intrapreso due terapie precedenti con due donne. Una era un disastro (non era nemmeno laureata in psicologia e non aveva mai fatto una specializzazione, ma erano altri tempi), la seconda era una brava psicoterapeuta, ma non lavorava per niente sul transfert e poi assecondando la rabbia per i miei genitori ("sono pazzi") mi ha aumentato la paura, la paranoia, l'odio nei loro confronti e ho smesso di vederli. E poi sono finita in depressione e ho mollato tutto. La terapia è finita di comune accordo, con lei che mi consigliava di rivolgermi ad uno psichiatra, perchè probabilmente avevo dei problemi risolvibili solo per via "chimica". 
Invece il terapeuta in questione mi ha immerso nell'amore, mi ha insegnato ad aprirmi agli altri e ad amare, a togliermi la corazza a poter percepire calore umano, e sentire la mia fragilità come ricchezza e come forza. Ho perdonato i miei genitori (forse per mio padre, lo sto facendo più lentamente), li frequento ultimamente anche con piacere (cosa che tre anni fa mi sembrava assolutamente impossibile). Dopo la depressione avevo paura ad uscire di casa, ora pian piano è passata, e posso anche lavorare a tempo parziale. Certo ancora ho problemi a darmi uno scopo ed un senso, a volermi autonoma e responsabile. se volessi col mio curriculum potrei ancora trovare un lavoro serio, ma ancora non sento alcuna voglia (ho faticato fin da piccola facendo mille cose perfettamente, solo per dovere e sotto "minaccia'... e mi sento ancora devastata).
Il mio problema è che cambiare di nuovo terapeuta, nel mio caso, potrebbe essere un ritorno indietro, alla sfiducia e solitudine perenne. E anche un deresponsabilizzarmi. Mentre mi chiedo se posso continuare a dar fiducia a questo terapeuta e allo stesso tempo darmi, come avete detto voi, una "svegliata". Uscire io dall'incantesimo, magari introducendo in seduta più spesso il principio di realtà. Ad esempio potrei chiedergli: "se nel futuro dopo la terapia ci vedessimo, in quale forma potremmo farlo? Non pensi che non è assolutamente verosimile che diventiamo amici? O speri che possiamo diventare amanti?"). Esplicitare e guardare in faccia la realtà e abbandonare anche quest'ultima illusione. In fondo devo volerlo anch'io.
Questo terapeuta, comunque, correttamente mi ha sempre detto che quest'amore terapeutico cambierà natura e smetterà di essere frustrante, "col tempo si deve sempre più trasformare in qualcosa che mi da energia da spendere fuori nella mia vita,e con le persone che amo". In effetti mi spinge anche a lasciarmi andare con mio marito, abbandonando piano piano la mia paura del sesso e della vicinanza emotiva.
Mi chiedo dunque se forse anche la sua ambivalenza non abbia in realtà lo scopo di farmi sentire il mio desiderio sessuale "sepolto", di farmi ripartire da dove mi ero bloccata nell'infanzia. Potrebbe avere senso questo secondo voi? 
Ieri in seduta ad un certo punto abbiamo avuto un breve (poi subentra la paura) sguardo in cui ho sentito una profonda unione e sintonia. Glielo ho riferito e lui mi ha detto che è la prima volta, in assoluto, che sentiamo insieme attrazione e amore entrambi in contemporanea, mentre prima la sentiva lui "al posto mio", oppure ultimamente quando io sentivo desiderio a lui gli veniva sonnolenza. E ha aggiunto che questo è un passo importante che posso fare anche con mio marito... Abbiamo analizzato la mia paura, ecc.... 
Insomma... Ovvio che lo sguardo di sintonia-amore rappresenta un rischio ( annegare nel principio di piacere), ma forse nel mio caso mi aiuta anche aprire dei canali che si erano atrofizzati da sempre, e che fuori non riesco ad aprire per troppa paura? 
Poi ieri, parlando dell'autonomia era daccordo che smettendo la terapia può servire, ma "la strada della terapia la strada lunga è la migliore", perchè porta alla poesia (ha detto proprio qualcosa del genere...).
Potrebbe essere una terapia ad alto rischio/ alto guadagno? Potrebbe essere che questo folle terapeuta "ipnotico, confusivo e continuamente contraddittorio", sappia, come dice, quello che fa, anche se ogni tanto fa qualche errore?
Grazie....





[#5] dopo  
Dr. Alessandro Raggi

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gentile utente, mi scusi ma alcuni particolari della "terapia" che lei ha riportato, come affermato da alcuni colleghi che mi hanno preceduto non rientrano in alcuna prassi clinica.

Ha verificato che il suo terapeuta sia iscritto all'albo e possa esercitare?

Non è ammissibile che un terapeuta le dichiari la sua attrazione sessuale. In nessun caso. Specialmente se dovesse aver sostenuto una terapia a orientamento psicodinamico, queste cose sarebbero così gravi da prevedere l'espulsione immediata del soggetto dalla sua associazione.

Così come non è ammissibile che vi "messaggiate" tramite sms.

ho forti perplessità circa quanto lei racconta e anche la modalità con cui questo terapeuta le svelerebbe il suo controtransfert sono del tutto atipiche. Il controtransfert è un costrutto utile al terapeuta per orientarsi, e non è dato al paziente conoscerlo se non in casi assolutamente sporadici e specificamente motivati (si tratterebbe tecnicamente di ciò che in psicoanalisi si chiama "self-disclosure") da ragioni squisitamente cliniche.

Mi sembra, se è vero quanto lei sta raccontando, che il suo "terapeuta" utilizzi in modo selvaggio e del tutto inappropriato una serie di costrutti che appaiono qui messi in campo come in una specie di macchietta della psicoanalisi e senza alcun senso clinico e metodologico.

Dunque per rispondere alla sua prima domanda: "devo valutare se interrompere la terapia?" - a mio avviso sicuramente si.

Se vuole faccia un esposto all'associazione di cui fa parte questo sedicente terapeuta e porti con se queste righe.



Dr. Alessandro Raggi
psicoterapeuta psicoanalista
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[#6] dopo  
Utente 351XXX

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Gentile Dottor Raggi,
Dalla sua risposta ho il dubbio cha non abbia letto il mio secondo messaggio, quasi contemporaneo al suo.
Sono convinta che in generale il metodo del mio terapeuta sia improponibile e deleterio. Tuttavia nel mio caso alcuni obiettivi sono stati raggiunti, alcuni miglioramenti molto rapidi ci sono stati anche dopo le ultime due recenti sedute di cui ho parlato prima. I miglioramenti sono: senso di discreto benessere (al posto di sofferenza paura rabbia paranoia e depressione), pace fatta col passato, perdono dei miei genitori e recupero del rapporto, senso di avere amore e comprensione per gli altri, rapporti più tranquilli aperti con le persone (sensazione di non dover difendermi né scudarmi). Un piccolo risveglio del desiderio sessuale verso mio marito e un miglioramento nel lasciarmi andare durante il sesso con lui. Capacità lavorativa migliorata, ma senza obiettivi a lungo termine, nè voglia. Cioè niente sul piano di dare una direzione in ambito lavorativo alle energie raccolte, uno scopo a lungo termine... questo no. Il mio senso per ora è la vita giorno per giorno e le relazioni. Ripeto che alcuni grandi miglioramenti di benessere e pace interiore e senso di accettazione nei miei confronti e amore, sono sopraggiunti proprio con le ultime due sedute di chiarimento, grazie anche a questo scambio chiarificatore con voi.
Per precisione, il terapeuta mi rispondeva agli sms solo fino a che per me era totalmente ingestibile la distanza tra una seduta e l'altra, che mi generava un'angoscia e una ricaduta depressiva che non riuscivo a gestire. Da un anno siamo d'accordo che non mi risponde. Da un pò di tempo inoltre non gli scrivo più.  Lui stesso mi disse una volta che è un terapeuta trasgressivo, e che usualmente non scrive sms ai pazienti...
Non so che dirle. Certi risultati ci sono, ma bisogna che io risolva il mio transfert e diventi più autonoma. Da un pò lo sono di più, infatti ho interrotto per due mesi e ad aprile e non è andata male. Forse anche parlandone con voi sto facendo già un passo di autonomia....?

[#7] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2014
Gentile Dott Raggi,
Aggiungo solo un'ultima informazione!
Il mio scambio su medicalia è iniziato, per mio errore sulla sezione di medicina generale quasi due settimane fa. Lì mi hanno dato le prime risposte due dottoresse.. Per questo motivo ho fatto già due sedute di terapia dopo che mi avete aiutato a chiarirmi....
Se non lo spiego poi non ci si capisce più niente coi tempi!!
Grazie per la sua risposta.

[#8] dopo  
Dr. Alessandro Raggi

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<<Forse anche parlandone con voi sto facendo già un passo di autonomia....?>>

certamente si, è un po' come se - finalmente - ora riuscisse a includere anche altre persone significative (per quanto a distanza e a mezzo web) nelle sue dinamiche psicologiche.

I risultati ci sono stati, ora è chiaro, anche se io resto convinto che il fine non giustifichi i mezzi. Certamente non è stato elaborato il transfert, che nel suo caso è stato anche un transfert a tratti erotizzato (e tengo a precisare che in psicoanalisi questo è considerato un transfert negativo) e la chiusura di un trattamento dovrebbe prevedere anche la positiva risoluzione del transfert.

Detto questo, mi sembra che lei abbia un buon livello di consapevolezza di se, magari come ha detto, anche grazie ai consulti ricevuti su Medicitalia e questo non può che farci piacere.

Molti cordiali saluti.

Dr. Alessandro Raggi
psicoterapeuta psicoanalista
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[#9] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2014
È come se fossi bloccata proprio da due transfert negativi, nei due nuclei di sofferenza più profondi.
Il transfert negativo paterno: "non vuoi che cresca par continuare a gratificarti, e io non crescerò come donna e resterò bambina innamorata."
Il transfert negativo materno: vuoi che faccia per forza la terapia, mentre io volevo fare una prova di autonomia interrompendola. Vuoi che faccia quello che vuoi tu. E allora io mi annullerò e non farò nulla della mia vita. Devo farmi curare da te, allora divento passiva, mi annullo (non scelgo la mia strada, non faccio un lavoro "serio", ecc)
Anche su quello negativo materno mi sento costretta dal terapeuta a continuare la terapia, e probabilmente devo decidere io di smettere di proiettare sul terapeuta, perchè è ovvio che i due "carcerieri" sono entrambi dentro di me.
Scusi se le scrivo questo, ma sento che, essendo il mio terapeuta nel ruolo del carceriere, è come se dirlo a lui (e l'ho già fatto), non mi sia bastato.
Sento che questa empasse, questa passività oppositiva e infantile, dipende tutta da me.
Ne parlerò meglio con quel mio pazzo terapeuta. Ma lui si fissa nei ruoli che gli si attribuisce e mi farà impazzire, o interrompere. O crescere.
La situazione non è facile e va cambiata. Navigo a vista e sono confusa e spaventata. Non so nemmeno se quello che scrivo per voi ha senso, o vi sembro decerebrata... Quindi grazie di avermi ascoltata.
Se qualcuno ha qualcosa da dirmi in merito, sennò grazie comunque degli avvertimenti.

[#10] dopo  
Dr. Alessandro Raggi

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gentile utente, ciò che dovevamo dire l'abbiamo già detto con grande chiarezza.

Aggiungo solo che questo tipo di terminologia che lei utilizza è molto "tecnica" e non è normalmente affatto utilizzata in terapia nelle interazioni con il paziente. La si utilizza tra terapeuti dello stesso orientamento per intendersi sulle dinamiche in corso, ma non ha senso clinico esprimerle al paziente.

Si rischia solo di ingenerare confusione e smarrimento nel paziente e il terapeuta rischia di essere idealizzato come portatore di un presunto sapere non altrimenti raggiungibile.

Ha ottenuto dei risultati, come ha detto, bene, ma forse adesso è ora di cambiare strada non le pare?
Dr. Alessandro Raggi
psicoterapeuta psicoanalista
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[#11] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2014
Beh, il linguaggio che uso non lo usa il mio terapeuta con me. È che ho svolto un percorso di studi anche in ambito psicologico, e per cui fa parte della mia forma mentis.
Ho capito comunque quello che dice. Quello che ho ottenuto resta. Ciò che non funziona meglio cercarlo altrove, anche se non é così facile trovare un terapeuta di fiducia.
Sennò faccio da sola, che forse è l'ora....

[#12] dopo  
Dr.ssa Valentina Sciubba

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Gentile signora,
forse il terapeuta non dovrebbe assumere il ruolo di "carceriere", come lei dice, ma piuttosto quello di un genitore sano, capace di accompagnare e avviare il figlio lungo la strada dell'autonomia.

In mancanza di una tale figura non credo sia facile uno "svincolo" equilibrato, spesso è parziale e gravato da insicurezze o conflitti. Una giusta comunicazione potrebbe riportare i rapporti sui giusti binari, ma spesso c'è bisogno di un intervento esterno al sistema familiare perchè ciò avvenga e questo deve essere appunto il ruolo dello psicoterapeuta.
Cordiali saluti
Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa Psicoterapeuta - Roma
www.valentinasciubba.it info@valentinasciubba.it

[#13] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2014
Ieri ho pensato di interrompere la terapia e andare a rielaborare questo percorso fatto e ciò che manca da "attivare" con un'altra professionista, sta volta donna, giusto per approfondire e non lasciare un percorso così lungo in sospeso, o, peggio ancora viverlo come l'ennesima relazione terapeutica fallita. Però stamane mi guardo nel cuore sento che il mio terapeuta è in buona fede, è comunque un genitore buono, che mostra molta dedizione attenzione creatività e concentrazione. Son quasi certa che usi un metodo paradossale ipnotico, molto manipolativo, che sia volutamente e continuamente contraddittorio e introduca sempre nuove difficoltà da superare, che la sua ambivalenza sia pesante ma comunque volontaria. Certo come diceva lei, rende pesante il percorso questo è certo. Non si basa molto sulla analisi del transfert, sul pensiero, ma è molto più di tipo esperienziale: se non affogo, rinasco. Oppure se affogo, rinasco... 
E in effetti sono cambiata molto, soprattutto molto nel profondo, molto più che in superficie. Come capacità di riflettere, trovare pace, essere consapevole, accettare, amare.
Soprattutto mi ha aiutato a togliere la corazza difensiva, e le garantisco che, prima della terapia, la mia era una sovrastruttura difensiva spessissima, rigidissima, terribilmente sofisticata, che mi aveva reso alla fine completamente artefatta e alienata da tutto ciò che facevo, fino alla depressione.
Certo senza corazza ora vivo molto meglio, ma sono spaventata e mi sento spesso fragile come un neonato. E la mia vulnerabilità spesso mi sembra una forza, ma tratti mi terrorizza. Sopratutto in terapia.
Le sue risposte, di ieri sera e la precedente, mi rincuorano, perchè le ho trovare così misurate e in un certo senso poco categoriche, perchè risponde con delicatezza. Io sono incerta sul da farsi, ma non può capire quanto mi ha aiutato a essere più responsabile e proattiva questo confronto. 
In fondo, non è tanto cosa sceglierò, ma come affronto la scelta che farò. E ora mi sento meno infantile....mi sento meno spaventata e più adulta.


[#14] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2014
Ps, cordiali saluti....

[#15] dopo  
Dr.ssa Valentina Sciubba

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La ringrazio molto per le sue parole, penso spesso che noi psicologi, come del resto molti lavoratori, non lavoriamo solo per un fatto economico, la soddisfazione e il riconoscimento degli utenti sono una cosa importante, tanto più che la "relazione" è "costitutiva" del nostro operato.
Auguri e grazie..
Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa Psicoterapeuta - Roma
www.valentinasciubba.it info@valentinasciubba.it

[#16] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2014
A conclusione volevo dirvi che il consulto ha dato i suoi frutti concreti!
Ci ho messo un po' ad accettare il senso delle vostre risposte e a ritrovare un mio equilibrio. Ma superati dolore e angoscia, ho scelto di interrompere la terapia. Ho anche scelto di non andare alla prossima seduta, perché sull'argomento fine-terapia il terapeuta è sempre stato in disaccordo irremovibile e sordo (ma senza fornire alcuna motivazione convincente). Mi sento comunque molto grata a quest'uomo che forse, per troppa quantità di amore alla fine ha ceduto un pochino sulla qualità. Mi ha comunque rimesso in piedi.
Avrei voluto che fosse lui a spingermi giù dal ramo. Ho dovuto essere io, alla fine, quella molto altruista e amorevole con me stessa.
Grazie.