Il termine “menopausa” indica propriamente il verificarsi dell’ultimo ciclo mestruale (in Italia mediamente intorno ai 52 anni); questo episodio ben definito e’ preceduto da una “pre-menopausa”.

INTRODUZIONE

Negli ultimi decenni si è assistito ad un generale miglioramento delle condizioni di vita rispetto agli anni del dopoguerra.
Questo ha comportato un progressivo incremento dell’età media nei paesi occidentali, con un’aspettativa di vita in Italia per le donne intorno agli 83 anni.

Il miglioramento dello stato di salute delle donne è testimoniato dalla riduzione di alcuni tassi di mortalità come quello legato al parto o ad alcune patologie cardiovascolari e neoplastiche (tumore al seno o al collo dell’utero). Questi progressi sono dovuti sostanzialmente ad un miglioramento dell’assistenza sanitaria con l’introduzione di terapie antiipertensive nell’ambito della prevenzione cardiovascolare e ad una sensibilizzazione dell’opinione pubblica femminile ad eseguire esami preventivi.

In base a quanto detto, il compito del Medico e soprattutto del Ginecologo, sarà quello di gestire al meglio un periodo della vita di una donna (la menopausa) che si va progressivamente allungando.

 

DEFINIZIONE

Il termine “menopausa” indica propriamente il verificarsi dell’ultimo ciclo mestruale (in Italia mediamente intorno ai 52 anni); questo episodio ben definito è preceduto da una “pre-menopausa”.

Il “climaterio” invece identifica il lungo periodo di tempo in cui possono manifestarsi tutta una serie di disturbi correlati alla menopausa.

Da un punto di vista endocrinologico, l’assetto ormonale della donna viene a modificarsi radicalmente. Le ovaie infatti, che durante la vita fertile producono ormoni estrogeni e progesterone, al verificarsi della menopausa cessano di produrne, determinando nella donna una “tempesta” ormonale responsabile dei disturbi legati alla menopausa. Così assistiamo all’incremento di due ormoni (FSH e LH) prodotti dall’ipofisi (ghiandola situata nell’encefalo). Spesso il dosaggio dell’FSH (che aumenta sensibilmente durante la menopausa) viene utilizzato come test diagnostico per stabilire se la donna è effettivamente in menopausa.

Ma è soprattutto la mancanza di estrogeni la causa di tutta una serie di disturbi che caratterizzano questa fase della vita femminile.

Sintomi della menopausa

Il venir meno dell’attività ormonale ovarica determina, come già detto, la cessazione delle mestruazioni e di tutto ciò che è legato alla funzione riproduttiva: in questa fase la donna sicuramente non è piu’ “fertile”. Da un punto di vista psicologico, la perdita della funzione riproduttiva può determinare l’insorgenza di un “senso di inutilità” nella donna, il sentirsi di “non piacere” a se stessa e agli altri e quindi un progressivo avvicinarsi all’invecchiamento. Tutto cio’ si traduce in alcuni sintomi psicologici tipici della menopausa: irritabilità, ansia, depressione, insonnia che possono compromettere la stessa vita di relazione della donna con i propri familiari o con il proprio ambiente di lavoro.

Caratteristici anche i sintomi vasomotori riferiti dalle pazienti: le vampate (ossia la sensazione improvvisa e senza causa di calore diffuso al volto e al collo seguita talora da sudorazione), riferite dalla maggioranza delle donne per più di 1 anno, fino a 5 anni dalla menopausa. Le vampate sono i sintomi che vengono vissuti più negativamente dalla donna che quasi si vergogna se queste si manifestano di fronte a familiari, amici o sul posto di lavoro. Spesso è proprio questo sintomo che porta la donna a consultare il ginecologo.

Analogamente la carenza di estrogeni comporta un progressivo invecchiamento della cute per la perdita di elasticità e la secchezza del derma.

Passando ad elencare la sintomatologia “oggettiva” della donna in menopausa, dobbiamo ricordare i disturbi legati all’apparato uro-genitale. Essi sono rappresentati da distrofia, atrofia (ossia secchezza, perdita di elasticità) dei tessuti genitali con conseguente dispareunia (ossia dolore al rapporto sessuale). Questi disturbi, associati ad una perdita del desiderio, possono influenzare negativamente il rapporto di coppia.

Un’altra conseguenza della carenza estrogenica e’ la riduzione della funzione di sostegno di alcuni legamenti dell’apparato genitale che determinano con l’andar del tempo incontinenza urinaria, prolasso, cisto-rettocele altamente invalidanti per la paziente.

Talvolta tra i sintomi menopausali collegati al mutamento ormonale, puo’ comparire l’aumento del peso corporeo.

Estremamente importanti sono gli effetti sull’apparato cardiovascolare e sul tessuto osseo in cui si traduce il deficit di ormoni estrogeni. Sebbene controverso, è comunque evidente l’effetto protettivo degli estrogeni sull’apparato cardiovascolare. Infatti, dopo la menopausa si assiste ad un aumento degli accidenti cardiovascolari (infarto, ictus cerebrale) soprattutto nelle pazienti a rischio per tali patologie (ipertese, diabetiche, dislipidemiche).

Argomento altamente discusso e per il quale le donne sono altamente sensibilizzate è l’osteoporosi.
Conseguentemente alla carenza di estrogeni, in menopausa, si assiste ad una progressiva perdita di massa ossea dovuta ad un aumento di attività delle cellule che riassorbono il tessuto osseo (osteoclasti) rispetto a quelle che lo producono (osteoblasti). Cio’ comporta che la donna è maggiormente suscettibile rispetto all’uomo ad andare incontro in età senile ad una frattura del femore, del polso o vertebrale.

Prevenzione e terapia ormonale sostitutiva

In considerazione dell’allungamento della vita media delle donne, diventa sempre più importante da un punto di vista sociale indirizzare le risorse umane ed economiche alla prevenzione delle patologie che caratterizzano la menopausa. Ogni anno infatti in Italia vi sono circa 70.000 fratture di femore solo nel sesso femminile. Per ridurre tale incidenza, conseguente all’osteoporosi, è importante analizzare il ruolo sostenuto dalla terapia ormonale sostitutiva.

Il suo ruolo è stato molto dibattuto negli ultimi anni, ridimensionandone l’utilizzo ed enfatizzandone l’eventuale pericolosità.

Personalmente si ritiene che, come non poteva essere considerata la panacea di tutti i problemi della menopausa in passato, così oggi non puo’ essere “demonizzata”.

Questa terapia non puo’ essere prescritta a tutte le donne, ma soltanto a quelle che, sottoposte ad esami specifici (visita ginecologica, pap-test, mammografia, ecografia transvaginale) non presentano controindicazioni alla sua utilizzazione. Inoltre l’assunzione non dovrà superare i 5-7 anni.

La terapia ormonale sostitutiva, ricreando l’assetto ormonale precedentemente dovuto all’attività delle ovaie, migliora tutti quei disturbi che, come abbiamo visto, caratterizzano la menopausa.

I disturbi vasomotori, le vampate, spesso sono i primi a beneficiare di questa terapia. Altrettanto rapidamente migliorano i sintomi psicologici, irritabilità e depressione, ridando alla donna quella tranquillità e sicurezza in se stessa che aveva in parte perduto. La terapia ormonale sostitutiva determina, con l’andar del tempo, anche un miglioramento di alcuni dei disturbi urogenitali, in particolare la secchezza vaginale e i dolori durante il rapporto.

La donna che assume la terapia ormonale sostitutiva è maggiormente sensibilizzata ad eseguire i controlli rispetto alle altre pazienti che, una volta andate in menopausa, diradano le visite sfuggendo così al controllo medico.

Infatti, è estremamente importante raccomandare alla paziente di eseguire i controlli medici regolarmente ogni anno: visita ginecologica con pap-test, ecografia transvaginale per il controllo dell’endometrio (organo bersaglio della terapia sostitutiva), mammografia (ogni 12-18 mesi).

Con l’ausilio di tali esami diagnostici, se eseguiti regolarmente, il ginecologo e’ in grado di svolgere una ottima prevenzione oncologica nei confronti delle proprie pazienti.

In conclusione, la menopausa è una fase della propria vita (che puo’ durare oltre i 30 anni) che deve essere affrontata dalla donna con serenità e con la consapevolezza che esistono gli strumenti per mantenersi giovane.