Definizione della psicopatologia, sintomi, cause, rapporto tra psiche e corpo e strategie per la cura

Patologia alimentare di eccezionale rilievo e d'interesse sociale. Colpisce prvalentemente le donne, specialmente quelle in età adolscenziale. Questa patologia conduce il soggetto verso un percorso di dimagrimento enorme e pauroso.

La persona affetta da anoressia rifiuta il cibo. Cosicché dimagrisce, deperisce, e spesso deve essere ricoverata in Ospedale per un’alimentazione forzata.
In qualche caso la persona non ce la fa a recuperare il peso e le forze e sopravviene la morte.
L’anoressia non è dovuta ad un mero disagio, ma è una vera e propria malattia mentale, insidiosa, infida, perversa, perfida, persistente, pericolosa e molto difficile da curare.

Non ci sono farmaci idonei a curarla in quanto la persona anoressica è ferma nel suo proposito di non mangiare.

 

L’anoressia non è una malattia moderna

Già nel 1696 un trattato di medicina ne riportava tutti i sintomi e tutti gli effetti. Molti studiosi ed autori, ritengono che essa sia molto antica .
Si ipotizza che tra le donne mistiche del Medioevo, ce ne fossero alcune affette da questa malattia. Sembra proprio che l’ascetismo medievale fosse una grossa espressione dell’anoressia. Le mistiche medievali erano portate al digiuno, e l’anoressia è ampiamente apparentata con l’ascetismo.

Tutto ciò ci fa supporre che l’anoressia è una malattia che ha le sue radici nella “spiritualità”: l’anoressica aspira a rinnegare il corpo a vantaggio del suo essere spirituale.
La malattia era vista al femminile, cioè sembrava che essa interessasse solo le donne, le ragazze, le fanciulle. Recentemente, molti studi e molte diagnosi differenziali hanno potuto appurare che anche i maschi sono esposti a questa malattia anche se con un rapporto di uno a dieci.

La persona anoressica manifesta un intrinseco rifiuto ad assumere il proprio ruolo sessuale, e quindi a crescere. Questo rifiuto si vede soprattutto nelle adolescenti. Freud se ne interessò e parlava a proposito di questa malattia di “malinconia di una sessualità non sviluppata”.

L’origine della malattia ha due matrici:

  • È una malattia che si manifesta dall’infanzia e prosegue nell’adolescenza;
  • È una malattia che si manifesta durante l’adolescenza avanzata e durante la prima giovinezza.

Nel primo caso abbiamo una forma di fissazione della malattia, malattia che c’è sempre stata e che continua ad evolversi nell’infanzia e successivamente nell’adolescenza.
Nel secondo caso abbiamo un fenomeno di regressione, cioè essa si manifesta verso i 16 –18 anni in poi; la regressione è intesa nel senso che il soggetto tende a tornare ad uno stato infantile dal punto di vista del corpo e, in parte, della psiche.

E’ una malattia che interessa massimamente il corpo, anche se le sue radici sono prettamente psicologiche. Interessa il corpo nel senso che la persona anoressica si sottopone a digiuni estenuanti, a diete severe, sino a massacrare il proprio corpo.
Nonostante sia così evidentemente pericolosa le anoressiche perseguono l’obiettivo che è quello di dimagrire per “negare il proprio corpo”.

Abbiamo detto che non ci sono farmaci che possano curare o guarire. Il medico interviene all’inizio, così pure il nutrizionista, ma i loro consigli e le loro prescrizioni alimentari non vengono quasi mai seguite. Le anoressiche non sentono nemmeno le invocazioni dei genitori, i moniti degli insegnanti, le indicazioni di pedagogisti, di sacerdoti, di parenti e di quanti altri.

Occorre sempre intervenire sul piano psicoterapeutico. Infatti, spesso, la psicoterapia riesce a bloccare forme di dimagrimento, nel migliore dei casi riesce a guarire. Le percentuali delle guarigioni sono abbastanza soddisfacenti e i risultati incoraggiano a trovare tecniche psicoterapeutiche sempre più sofisticate ed efficaci.

Quando ci si trova di fronte ad una forma di fissazione, l’anoressica è gracile fin da piccola ed è stata sempre poco incline ad assumere cibo.
Quando l’anoressia si affaccia verso i 15 o 18 anni è possibile anche che la persona venga da una forma di obesità non tollerata, alla quale ella si oppone studiando da sé delle diete dimagranti: un programma di dimagrimento auto-selezionato basato su un sistema rigido di meccanismi mentali non controllato.

In questo caso la ragazza inizia a dimagrire e non riesce a fermarsi. Vuole dimagrire ancora di più, sempre di più. In maniera esasperata passa verso una negazione progressiva del cibarsi, in modo instancabile, duraturo, senza regole e senza controlli. E la gracilità del corpo inizia a prendere piede sino a forme molto esagerate e preoccupanti.

Ci sono anche influenze da parte di una certa cultura che porta a forme sempre più defilate, a ragazze silfidi, emaciate, senza forme. Da notare che poi un simile tipo di donna non è presente nell’immaginario collettivo degli uomini. Ma forse proprio qui sta una delle tante spiegazioni possibili: le anoressiche rifiutano la femminilità, la sessualità, l’ammirazione degli uomini.

La loro malattia è mentale nel senso che rifiutano di diventare donne, di assumere il proprio ruolo femminile e di essere desiderate.
Ecco alcune caratteristiche costanti dell’anoressia mentale o psichica:

  1. La volontà di emaciazione: dimagrirsi sino a diventare pelle ed ossa e la volontà di resistere contro qualsiasi ostacolo ai loro progetti;
    • è l’aspetto tipico del fachirismo, al quale l’anoressica cerca di giungere non mangiando, facendo molta ginnastica e prendendo molti lassativi.
  2. Gli atteggiamenti sono pressoché simili in tutte:
    • Sono ascetiche, mistiche, intellettuali ed ipercritiche, claustrali, tendono verso la pura spiritualità.
  3. Negativismo della malattia:
    • non sono malata, è un mio modo di essere, voglio essere così, è una mia scelta”, sentiamo ripetere;
    • c’è una cosciente volontà di deperimento organico di cui l’anoressica è pienamente consapevole.
  4. Di fronte al cibo si comportano in questo modo:
    • non odiano il cibo, ma l’atto del cibarsi; esse sono spesso vicine al cibo, fanno anche le cameriere occasionalmente, o cucinano per gli altri; ma rifiutano l’atto del cibarsi come se il cibarsi fosse un nemico da cui stare lontane;
    • ne scaturisce l’ipotesi che da piccole, durante l’assunzione del cibo, non abbiano sentito calore materno, per cui hanno associato l’atto del cibarsi con qualcosa di negativo e di nemico da cui rifuggire.
  5. Il satollarsi è sintomo di degradazione e di caduta, per cui esse sono
    • spartane, perfezioniste, ambiziose culturalmente, iperattive, con evidenti gusti estetici e culturali;
    • altre sono più timide, vulnerabili, non ambiziose e prive di grandi idealità;
  6. le une e le altre sono:
    • ostinate a non volersi nutrire,
    • indifferenti alle proprie disastrose condizioni fisiche.

Il disturbo dell’immagine corporea è dovuto nelle anoressiche ad uno squilibrio dell’interazione tra bambina ed ambiente.  Il disturbo dello schema corporeo  delle anoressiche sarebbe imputabile soprattutto ad una carenza di tenerezza e di manifestazioni amorose da parte delle madri. Spesso si tratta di bambine concepite come bambole, che avevano sofferto per mancanza di convalida delle loro iniziative e della loro mancata autonomia.

Le ipotesi sulla genesi e sullo sviluppo di questa malattia sono molte e di diverso genere. Di comune esse condividono la certezza che la malattia abbia un’origine remota nello sviluppo del soggetto, e che cioè la malattia nasca sin dalla più tenera età.

Le teorie condivise dalle maggiori scuole di Psicologia possono essere così sintetizzate:

  1. I bambini si sentono rifiutati dai genitori e soprattutto dalla madre. Nasce in loro allora un senso di insicurezza, che porta ad un sentimento di insoddisfazione, di ansietà e di angoscia.
    La bambina non si sente accettata dal clan femminile e dalla madre, e, crescendo, rifiuterà di entrarci, di essere donna. Alcuni autori affermano che le madri di fanciulle anoressiche sono esse stesse disturbate emotivamente. Esse appaiono ambivalenti in quanto hanno una rigida struttura morale, premono sull’aspetto formale della nutrizione, ma non ne gioiscono, esse non rappresentano un seno buono (Klein). Lo stato ambivalente della madre determina, nella bambina, la privazione dell’accettazione gioiosa della propria persona: contemporaneamente vengono eliminati i suoi stati di soddisfazione, e viene minato il suo senso di sicurezza e di benessere.
  2. Se la bambina non sperimenta le proprie capacità, se le azioni della bambina vengono disconfermate, criticate e represse, ella non raggiunge né sicurezza, né potere. In tal caso può sorgere un disordine nell’integrazione delle funzioni corporee e dell’immagine corporea di sé.
  3. Il disturbo dell’immagine corporea porta ad un senso paralizzante di impotenza al quale si collega il terrore di perdere il controllo dei propri istinti orali e di essere travolti dall’istinto del mangiare (bulimia).

 

Terapia

La terapia, prettamente di tipo psicologico, deve essere svolta da uno psicoterapeuta con la collaborazione dei genitori, in special modo della madre.
Oggi ci sono tecniche psicoterapeutiche comportamentali, sistemiche, familiari che aggrediscono bene questa malattia e riescono a sconfiggerla.

Psicoterapeuta, famiglia ed ambiente sociale possono congiuntamente raggiungere obiettivi positivi, validi e significativi, tanto da far uscire la ragazza dal tunnel buio di questa pericolosa e devastante malattia.