Sono io il problema della mia famiglia?
Salve a tutti e grazie in anticipo per eventuali risposte.
Anni fa ho iniziato a soffrire di anoressia nervosa, che ora è in remissione e i miei genitori sono stati quasi del tutto assenti, accorgendosi del mio problema solo quando ho avuto un malore e sono finita in ps e mi è stata diagnosticata appunto anoressia nervosa grave e depressione maggiore.
Da quel momento si sono attivati e mi hanno fatta ricoverare, facendomi peraltro pesare molto il fatto che dovessero accompagnarmi in ospedale e venire a prendere quando il regime è diventato di day hospital, passata la fase acuta.
Ad oggi mia sorella, con la quale non parlo da un paio di anni nonostante viviamo insieme, ha sviluppato anche lei anoressia nervosa e sento quasi di odiarla per questo, anche se so che è una cosa orribile.
Quando stavo molto male e faticavo a mangiare ci è stato consigliato, come famiglia, di iniziare a mangiare separati, in quanto lei aveva deciso di mettersi a dieta e io non riuscivo a seguire il piano alimentare vedendola mangiare solo un pò di insalata ai pasti.
Così hanno iniziato a mangiare solo lei e i miei genitori insieme, perchè essendo piccola non poteva essere lasciata sola, mentre io mangiavo in camera mia.
Dopo un po' ho chiesto di tornare a passare tempo insieme, ma mia sorella ha rifiutato e col tempo ha iniziato a fare scenate ogni qualvolta io venissi coinvolta, minacciando di non mangiare.
Così ho iniziato ad essere esclusa un pò da tutto: compleanni, Natale, Pasqua, vacanze, giorni normali...
Io capisco che i miei genitori preferiscano mettermi da parte perchè lei è arrivata comunque ad un peso preoccupante (è seguita ma fa comunque quello che vuole) e anche io preferisco che mi escludano se è l'unico modo per non peggiorare le cose.
Al tempo stesso però mi chiedo: il fatto che anche quando stavo morendo di stenti abbiano preferito mettermi da parte e tutelare lei, che quando sono stata ricoverata per tentato suicidio mi abbiano "dimenticata" in ps perchè lei non voleva andare a scuola e dovevano quindi stare a casa con lei, il fatto che tutte le festività le debba passare sola e che non abbia festeggiato neanche i miei diciotto anni con la famiglia perchè mia sorella non aveva voglia... vuol dire che non mi hanno mai amata?
Non voglio farne un dramma, però non riesco razionalmente a concepire come si possa odiare così tanto un figlio da farlo sentire completamente inutile (e direi un peso visto che hanno passato anni, ad oggi quasi due, a ripetermi che l'anoressia di mia sorella fosse colpa mia)
Ah per far capire cosa intendo quando parlo di sentirmi esclusa: frequento l'università di medicina e più volte i miei genitori hanno cercato di convincermi sd andare via di casa, ho ingenuamente pensato inizialmente che fosse per permettermi di fare un'esperienza o essere serena, ma sono venuta a conoscenza che era una richiesta fatta loro da mia sorella.
Grazie a tutti
Anni fa ho iniziato a soffrire di anoressia nervosa, che ora è in remissione e i miei genitori sono stati quasi del tutto assenti, accorgendosi del mio problema solo quando ho avuto un malore e sono finita in ps e mi è stata diagnosticata appunto anoressia nervosa grave e depressione maggiore.
Da quel momento si sono attivati e mi hanno fatta ricoverare, facendomi peraltro pesare molto il fatto che dovessero accompagnarmi in ospedale e venire a prendere quando il regime è diventato di day hospital, passata la fase acuta.
Ad oggi mia sorella, con la quale non parlo da un paio di anni nonostante viviamo insieme, ha sviluppato anche lei anoressia nervosa e sento quasi di odiarla per questo, anche se so che è una cosa orribile.
Quando stavo molto male e faticavo a mangiare ci è stato consigliato, come famiglia, di iniziare a mangiare separati, in quanto lei aveva deciso di mettersi a dieta e io non riuscivo a seguire il piano alimentare vedendola mangiare solo un pò di insalata ai pasti.
Così hanno iniziato a mangiare solo lei e i miei genitori insieme, perchè essendo piccola non poteva essere lasciata sola, mentre io mangiavo in camera mia.
Dopo un po' ho chiesto di tornare a passare tempo insieme, ma mia sorella ha rifiutato e col tempo ha iniziato a fare scenate ogni qualvolta io venissi coinvolta, minacciando di non mangiare.
Così ho iniziato ad essere esclusa un pò da tutto: compleanni, Natale, Pasqua, vacanze, giorni normali...
Io capisco che i miei genitori preferiscano mettermi da parte perchè lei è arrivata comunque ad un peso preoccupante (è seguita ma fa comunque quello che vuole) e anche io preferisco che mi escludano se è l'unico modo per non peggiorare le cose.
Al tempo stesso però mi chiedo: il fatto che anche quando stavo morendo di stenti abbiano preferito mettermi da parte e tutelare lei, che quando sono stata ricoverata per tentato suicidio mi abbiano "dimenticata" in ps perchè lei non voleva andare a scuola e dovevano quindi stare a casa con lei, il fatto che tutte le festività le debba passare sola e che non abbia festeggiato neanche i miei diciotto anni con la famiglia perchè mia sorella non aveva voglia... vuol dire che non mi hanno mai amata?
Non voglio farne un dramma, però non riesco razionalmente a concepire come si possa odiare così tanto un figlio da farlo sentire completamente inutile (e direi un peso visto che hanno passato anni, ad oggi quasi due, a ripetermi che l'anoressia di mia sorella fosse colpa mia)
Ah per far capire cosa intendo quando parlo di sentirmi esclusa: frequento l'università di medicina e più volte i miei genitori hanno cercato di convincermi sd andare via di casa, ho ingenuamente pensato inizialmente che fosse per permettermi di fare un'esperienza o essere serena, ma sono venuta a conoscenza che era una richiesta fatta loro da mia sorella.
Grazie a tutti
Direi che la sua situazione è molto dolorosa. Sicuramente le sue preoccupazioni, i suoi rimproveri, i suoi sentimenti sono giustificati ma è necessario che lei li prenda in considerazione in una psicoterapia, perchè nessuno potrebbe tollerare una situazione del genere da sola senza difficoltà e sintomi.
Per una serie di motivi la sua lettera denota una grande solitudine. di cui non ha colpa, e probabilmente dare la colpa a qualcuno non è l' operazione più adatta ( ma lei è legittimata a farlo). Penso che il primo problema da combattere sia la solitudine.
Il fatto che faccia medicina, al di la delle difficoltà e dei risultati che sta avendo, denota il possesso di risorse importanti
Per una serie di motivi la sua lettera denota una grande solitudine. di cui non ha colpa, e probabilmente dare la colpa a qualcuno non è l' operazione più adatta ( ma lei è legittimata a farlo). Penso che il primo problema da combattere sia la solitudine.
Il fatto che faccia medicina, al di la delle difficoltà e dei risultati che sta avendo, denota il possesso di risorse importanti
Dr Giovanni Portuesi
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 4 visite dal 23/01/2026.
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