Questo dubbio è stato lanciato in questi giorni da un "pesante" lavoro clinico, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che raccoglie una serie di ben 7 studi coordinati, in doppio cieco, controllati versus placebo, condotti presso 12 centri negli Stati Uniti d'America e finanziati dai National Institutes of Health.

Una selezione rigorosissima ha preceduto la scelta finale di soli 790 soggetti, su gli oltre 50 mila maschi preliminarmente valutati; tutti dovevano avere un’età pari o superiore a 65 anni, bassi livelli di testosterone nel sangue e chiari disturbi, legati esclusivamente ai non normali livelli dell’ormone considerato, cioè riduzione della libido, difficoltà nel camminare o nel salire le scale o astenia.

 

          

 

In questi ultimi anni diversi studi e diverse scuole endocrinologiche ed andrologiche hanno supportato la tesi che una terapia sostitutiva in uomini over 65 determinasse un miglioramento della risposta sessuale con una diminuzione della massa grassa ed un aumento di quella muscolare.

Lo studio in questione ha mostrato invece che nel gruppo di soggetti, trattati con testosterone, si è assistito sì ad un ritorno delle concentrazioni dell’ormone nel sangue pari a quelle riscontrate in maschi di 19-40 anni ma l’aumento dell’attività sessuale, erezione e libido, è stato, su una scala di 12 punti, limitato a 0.6 punti e di contro non si sono riscontrati miglioramenti significativi sulle diverse attività fisiche analizzate.

Gli uomini che hanno ricevuto l’ormone hanno comunque segnalato un leggero miglioramento del loro umore e sintomi depressivi meno severi.

 

                

 

Questo studio è sicuramente destinato ad aprire un vivace dibattito tra chi sostiene, come giusta, questa terapia sostitutiva e chi la ritiene invece priva di vantaggi reali a scapito di alcune possibili problematiche, soprattutto a livello cardiovascolare; infatti nel 2% dei soggetti trattati è stata riscontrata una policitemia, cioè l'aumento del volume percentuale occupato dai globuli rossi nel sangue, situazione assente invece nei gruppi placebo.

Problemi questi non secondari anche perché si calcola che negli Stati Uniti più di un milione di uomini della terza età utilizza, come terapia sostitutiva, del testosterone o suoi derivati.

Comunque questa ricerca multicentrica, complessa e con numeri corposi è sicuramente destinata ad essere un punto fermo, capace di fare maggiore chiarezza su un argomento ancora controverso che si può prestare a diverse diatribe, speculazioni e false mitologie mentre, anche su questa particolare tematica andro-endocrinologica, è necessario avere più basi razionali per prendere poi decisioni cliniche sempre più corrette e mirate.

 

Fonte:

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1506119?query=featured_home&

Altre informazioni:

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/229-menopausa-uomo-esiste-andropausa.html