Per decenni si è parlato del famigerato “punto G”, dal nome del ginecologo che lo ha descritto per primo, Grafenberg, come una zona localizzata nella parete anteriore della vagina responsabile dell’orgasmo femminile. Numerosi studi sono stati poi eseguiti per confermare o smentire questa teoria.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato uno studio sulla rivista Nature che individua in una zona più vasta l’area sensibile e responsabile dell’eccitazione femminile.

E’ stata definita CUV (clitouretrovaginale), quindi localizzata tra clitoride, uretra e vagina.

Si è arrivati a questa conclusione grazie a tecniche di imaging e di mappatura neurofunzionale durante la stimolazione sessuale ed auto-coito.

La conclusione dello studio riporta il dato clinico che le zone intime femminili non sono strutture statiche, ma estremamente dinamiche e sensibili.

Gli Autori raccomandano quindi una particolare attenzione per quegli interventi chirurgici ginecologici e urologici che possano compromettere queste strutture.

Personalmente punterei l’attenzione anche su tutti quei fenomeni infiammatori e/o infettivi che possono determinare un’alterazione delle mucose clito-uretro-vaginali, come anche ai processi di distrofia e secchezza dovuti alla menopausa.

Da non sottovalutare quindi nelle pazienti che lamentano disturbi dell’orgasmo anche eventuali cause infettive locali che possono compromettere le funzioni sessuali.