Il cibo non ha solo la funzione di nutrire, ma anche quella di riempire un vuoto e di consolare chi lo assume in cerca di soddisfazione e di ripristino di uno stato di benessere: questa molteplice valenza dell'alimentazione è centrale nella vita di ogni individuo fin dalla nascita e contribuisce a determinare sia l'insorgenza di disturbi del comportmento alimentare, sia condotte non patologiche molto diffuse nella popolazione e legate a situazioni contingenti.

Un caso particolare riguarda il rapporto fra cibo e senso di fallimento e insoddisfazione dovuto alla sconfitta della propria squadra del cuore, vissuto dai tifosi sul piano personale: dire "abbiamo perso" infatti significa assumere su di sè una parte della colpa per la sconfitta, mentre razionalmente non si può che affermare che è solo l'insieme dei giocatori della squadra XY ad avere perso una certa partita o un torneo, e non certo i tifosi della squadra.
I tifosi vivono tuttavia un'identificazione profonda con i giocatori che seguono e ammirano e lo scotto da pagare è anche questo: sentirsi dei perdenti quando la squadra perde, esattamente come si gode del beneficio di sentirsi vincitori quando la squadra arriva prima.

Una ricerca statunitense ha esaminato l'impatto delle sconfitte delle squadre di football di 24 città sul comportamento alimentare della popolazione locale, scoprendo che il giorno dopo una sconfitta aumenta il consumo di cibi grassi e calorici mentre dopo una vittoria l'alimentazione è più sana perchè perde temporaneamente la propria funzione consolatoria, superflua per chi si sente un vincitore.
Il dato più curioso è questo: il consumo di grassi saturi aumenta maggiormente quando la sconfitta avviene per pochi punti, inaspettatamente e contro una squadra che non si considera più forte.
Quando l'esito provoca più rabbia perchè non era atteso, perchè "gli altri" non sono una squadra oggettivamente più forte e/o hanno vinto per pochissimo, si scatena quindi una più intensa ricerca di consolazione tramite il consumo di cibi-spazzatura (junk food), ricchi di grassi insaturi.

Il fenomeno è più accentuato nelle città dove il football è considerato più importante, dove il consumo di grassi insaturi cresce del 28% dopo una sconfitta e diminuisce invece del 16% dopo una vittoria.

Se puntare su un incremento della razionalità e sulla possibilità di comprendere che è la squadra a perdere, e non il tifoso, è irrealistico - perchè alla base del tifo c'è proprio l'identificazione con gli atleti -, essere consapevoli del ricorso a cibi consolatori dopo una sconfitta può aiutare almeno a preservare la salute e motivare a cercare altre gratificazioni (o valvole di sfogo) quando un match non termina come si vorrebbe.

 

Fonti e approfondimenti: