Dal mondo di Internet, più che dalla letteratura scientifica, apprendiamo di un recente studio italiano che "promuove" le patatine fritte cotte in Olio di Oliva extravergine.

Lo studio dimostra che 100 grammi di patatine di buona qualità fritte in una friggitrice domestica alla temperatura di 180-200°C per un tempo di 7-8 minuti, siano in grado di rilasciare 3-8 mg di sostanze antiossidanti.

Da qui, una cascata di articoli sulla "vittoria" delle patatine fritte contro l'invecchiamento, contro le malattie, a favore della lunga vita etc. etc.

"Iperinformarsi" su questa notizia è semplice come scrivere nelle ultime news di un motore di ricerca il termine: "patatine fritte"...!

In realtà lo studio si limiterebbe a denotare talune proprietà nutrizionali utili all'organismo rispetto a questo alimento cotto e non per forza alle sue proprietà salutistiche assolute.

Di contro esiste una vastissima bibliografia scientifica internazionale che allerta la popolazione generale su questo tipo di abitudini alimentari e sui loro rischi.

Il contenuto di questa breve news pertanto, intende attenzionare su un concetto fondamentale:

Le patatine fritte, al pari di qualsiasi cibo fritto, deve essere limitato al minimo!

Tutti i fritti (e paraliamo di quelli organoletticamente buoni), detengono elevatissimi livelli calorici rispetto al peso e contengono SEMPRE molecole difficoltose da metabolizzare.

I fritti non buoni ovvero quelli nati da oli misti soprattutto riutilizzati, quando non cucinati con oli scadenti oppure sotti con olio che ha oltrepassato il "punto di fumo" (e nessuno potrebbe mettere la mano sul fuoco rispetto a ciò che si mangia al di fuori dalle mura domestiche, come spesso accade per il consumo di patatine fritte e similari..) sono invece addirittura capaci di generare molecole tossiche e probabilmente nocive per l'organismo, come l'ACROLEINA, sostanza riconosciuta cancerogena e presente anche nel fumo di sigaretta.

A questo punto ci si chiede cosa si intenda per "fritto buono":

i passi migliori da seguire sono semplici e li espongo di seguito:

1. friggere possibilmente sempre con olio di oliva exrtavergine

fra tutti gli oli, quello extravergine di oliva è riconosciuto possedere sostanze nutritive favorevoli per l'organismo umano come i fenoli antiossidanti e vitamine a potere antiossidante

2. evitare il punto di fumo

esiste un momento particolare durante la frittura capace di innescare il prcesso del fumo. In questo momento il fritto non sarà più salutare poichè si arricchirà di sostanze potenzialmente tossiche per l'organismo; nell'olio di oliva il punto di fumo oscilla fra i 190°C e i 240°

3. friggere gli alimenti per poco tempo

per il medesimo concetto di ridurre il tempo di esposizione dell'alimento ai rischi di arricchimenti tossici

ma soprattutto la regola 4.

FRIGGERE E CONSUMARE FRITTI IL MENO POSSIBILE.

Le fritture debbono essere relegate all'apice della piramide alimentare ovvero all'ultimo posto assieme ai dolci ai formaggi fermentati ed agli alcolici. Nessuna demonizzazione quindi, ma solo la necessità di una informazione corretta ed equidistante dal  punto di vista di un medico e di un consumatore.

Seguire delle regole di buon senso (e soprattutto, leggere in modo critico ciò che i mass media ci propongono quotidianamente) e consultarsi con il proprio medico di fiducia (e perchè no anche in medicitalia.it ove a rispondere sono tanti professionisti certificati ma sempre - lo ricordiamo non escludendo mai la visita medica diretta), ci farà vincere nella lotta contro le malattie del metabolismo e le neoplasie favorite da prodotti tossici alimentari e di consumo.