Questo semplice ma preciso messaggio sembra giungere da un recente lavoro, condotto da un gruppo di ricercatori iraniani dell’Università delle Scienze Mediche di Khorramabad e pubblicato su Complementary Therapies in Medicine.

Il rosmarino è una pianta aromatica che caratterizza tutta l’area del Mediterraneo e deve il suo nome all’unione delle parole latine ros (rugiada) e maris (del mare).

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Rosmarinus Seidlitzia

Questa ricerca clinica, in singolo cieco, è stata condotta per valutare i possibili effetti positivi del Rosmarino persiano (Rosmarinus Seidlitzia) sui sintomi negativi dovuti alla presenza di un’ipertrofia prostatica benigna (IPB).

Sono stati considerati novantotto uomini con sintomi dovuti a IPB, divisi in due gruppi in modo casuale, al primo gruppo veniva somministrato un alfa-litico, la Prazosina, assieme a 3 grammi di Rosmarino persiano mentre al secondo solo l’alfa-litico: 1 mg al giorno per due mesi.

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Getto ridotto nell'Ipertrofia prostatica benigna

Attraverso un questionario internazionale, vidimato e riconosciuto dal mondo urologico, l’International Prostate Symptons Score (IPSS), venivano misurati e valutati i sintomi lamentati prima e dopo le indicazioni terapeutiche ricevute.

Erano altresì valutati l’Antigene prostatico specifico (PSA) nel sangue, il volume della prostata e il residuo vescicale delle urine dopo aver urinato.

Le conclusioni, cui giungono i nostri ricercatori in questo lavoro clinico, sono che il Rosmarinus Seidlitzia insieme alla Prazosina migliora tutti i sintomi ostruttivi dovuti ad una ipertrofia prostatica benigna in maniera più significativa rispetto alla terapia con la sola Prazosina; non sono state trovate invece differenze significative, per i punteggi medi considerati, per quanto riguarda il PSA, il volume della prostata, ed il residuo urinario vescicale post-minzionale.

 

Fonte: http://www.complementarytherapiesinmedicine.com/article/S0965-2299%2814%2900100-9/abstract

 

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