Un articolo pubblicato su The European Journal of Contraception & Reproductive Health Care  da Emanuela Turlazzi e Marco di Paolo dell'Università di Pisa, che invitano i legislatori italiani a intervenire affinchè la contraccezione d'emergenza (CE) sia più facilmente disponibile per tutte le donne comprese le adolescenti.

Questo perchè, con l'obbligo di prescrizione medica, resta difficile per le minorenni del nostro paese accedere all'ultima chance di prevenire una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale non protetto dal punto di vista contraccettivo.

Il limitato accesso alla contraccezione d'emergenza per le adolescenti italiane va contro le raccomandazioni internazionali di diffondere una cultura che sostenga la prevenzione dell'aborto (vedi legge 194/1978).

Avere rapporti sessuali non protetti durante l'adolescenza è un problema sanitario che coinvolge tutto il nostro pianeta.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno circa 13 milioni di nascite riguarderebbero donne in età adolescenziale, tre quarti delle quali non programmate e principalmente attribuibili a un uso non corretto o al non uso dei metodi contraccettivi.

Un'indagine italiana del 2011 ha evidenziato che il 24% delle adolescenti del nostro paese ha fatto ricorso alla contraccezione d'emergenza e un altro recente ha mostrato che in Italia i rapporti "non protetti" sono più frequenti tra le donne sotto i 18 anni che tra quelle con più di 32 anni.

Il 60% degli adolescenti non usa alcun metodo contraccettivo durante il primo rapporto sessuale.

I dati del Ministero della Salute, inoltre, evidenziano che nel 2017, il 2,8% degli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) ha coinvolto donne sotto i 18 anni. Ci sono degli ostacoli all'accesso alla contraccezione d'emergenza (CE)  da parte degli adolescenti, la carenza di scorte dei medicinali nelle farmacie, l'atteggiamento diffidente dei medici e il costo, oltre alle leggi in vigore in molti paesi.

Dal 2015 in Italia, per le donne dai 18 anni in su, la CE per via orale è libera e non richiede alcuna prescrizione. Tuttavia, per le minorenni c'è ancora l'obbligo di prescrizione, una situazione che solleva dubbi sulla capacità del minore di accedere a servizi di prevenzione delle gravidanze.

In Italia, le donne sotto i 18 anni non possono accedere rapidamente alla CE, ma in base alle leggi le minorenni possono scegliere di abortire, pur essendo formalmente richiesto il consenso del genitore (o in mancanza di quest'ultimo dell'autorizzazione del Giudice Tutelare del Tribunale per i minorenni).

Quest'ultimo, dunque, non può dare il veto assoluto alla decisione della figlia di interrompere una gravidanza e dati raccolti tra il 2014 e il 2015 hanno mostrato che nel 24,3% dei casi in cui c'è stato un ricorso, nella maggior parte di questi è stata data l'autorizzazione all'aborto senza il consenso del genitore, tutelando di fatto il diritto della persona ad accedere a un servizio di interruzione di gravidanza sicuro e legale.

Un altro aspetto da considerare per comprendere la situazione in ITALIA è l'obiezione di coscienza.

Nel nostro paesa molti farmacisti e medici sono obiettori e non appoggiano l'uso della CE, anche se evidenze scientifiche sul meccanismo d'azione della contraccezione di emergenza (CE) dimostrano che questa non interrompe una gravidanza in atto e non provoca aborto come accade con la RU486 somministrabile soltanto in OSPEDALE per la procedura dell'aborto medico.

Gli autori Turlazzi e Di Paolo, affermano che ostacolare l'accesso per le minorenni alla CE si scontra con le evidenze scientifiche che dimostrano che questo metodo è sicuro in questa popolazione e che il suo uso non influisce negativamente sull'uso della contraccezione regolare o predispone ad assumere comportamenti sessuali a rischio.

Concludo affermando che il ruolo di noi Ginecologi e Medici di Medicina Generale è importante nel creare una cultura della contraccezione con counselling adeguati nei confronti delle adolescenti per evitare il ricorso alla pratica abortiva.

La maternità, la paternità sono momenti della vita troppo importanti perchè vengano affidati, anche in minima percentuale al caso.

Secondo me, medico non obiettore, l'interruzione volontaria della gravidanza è il risultato di un fallimento sul piano personale, medico e sociale.

 

Fonte:

  • Report del MInistero della Salute  
  • Indicazioni Organizzazione Mondiale della Sanità