Percezione dello stato di salute ed efficacia dell'informazione sanitaria

Dr. Michele PiccoloData pubblicazione: 29 dicembre 2017

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Dall’ Annuario Istat 2017 risulta che gli italiani si sentono in maggioranza in buona salute con una differenza di genere a favore degli uomini.

Quasi il 40%, però, ha una percezione impropria del fenomeno dato che è affetto da una malattia cronica. Il grado in cui le persone hanno capacità di ottenere, gestire e comprendere l'informazione sanitaria di base e i servizi necessari per prendere decisioni appropriate riguardo la salute (“health literacy” secondo la definizione dell’ Institute of Medicine) è determinante nel garantire la salute degli individui.

I dati riportati in premessa, offrono un importante spunto di riflessione sul grado di "health literacy" della popolazione italiana e sulla necessità di approfondire le modalità d’informazione in ambito sanitario e di promozione della salute per le malattie croniche non trasmissibili.

Nel suddetto documento si evincono importanti differenze di genere e di percezione dello stato di salute tra la popolazione italiana: uomini e donne non avvertono allo stesso modo il proprio stato di salute; alla domanda “come va in generale la sua salute?” se il 73,9% degli uomini risponde bene o molto bene è infatti solo il 66,4% delle donne a rispondere allo stesso modo (media uomini e donne 70,1%).

Una differenza di percezione del proprio stato di salute che emerge a parità di età, già a partire dai 45 anni: nella fascia di età 45-54 anni il 73,7 per cento degli uomini si considera in buona salute contro il 69,1 per cento delle coetanee; le differenze maggiori si hanno tra i 60-64 anni (58,3 per cento contro il 49,7 per cento) e i 75 anni e oltre (28,7 per cento contro il 20,9 per cento).

Nel 2016 le persone che, pur dichiarando di essere affette da almeno una patologia cronica, si percepiscono in buona salute sono pari al 42,3 per cento. Tali dati epidemiologici, in sintonia con quanto di recente espresso dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in merito alla "Health Litteracy", fanno riflettere sulla necessità di approfondire i temi correlati alle differenze di genere e le possibili cause nella percezione degl’individui del proprio stato di salute.

Al fine di un’appropriata programmazione in promozione della salute, appare utile sottolineare la necessità d’arricchire e correlare i dati riportati dall’ISTAT con quelli relativi alle differenti condizioni morbose croniche, nonché età dei pazienti e rispettivo contesto sociale.

Autore

michele.piccolo
Dr. Michele Piccolo Medico igienista

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1998 presso Università degli Studi di Napoli Federico II.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 28824.

3 commenti

#3
Dr. Michele Piccolo
Dr. Michele Piccolo

alcune osservazioni in merito alla notizia da me riportata ed il contatto quotidiano con pazienti interessati a cambiare il proprio stile di vita nell'ottica della prevenzione, mi hanno spinto a sottolineare quanto segue: spesso nei pazienti si nota uno stato di "smarrimento": le persone frequentemente hanno la sensazione che le proposte di salute offerte dagli operatori sanitari e dai mezzi di comunicazione sono incompatibili con il loro stile di vita (provano una sensazione d'incapacità ad agire correlata ad una scarsa fiducia negli strumenti a loro disposizione) e questo è un forte fattore demotivante nel percorso di cambiamento. Alcuni considerano l'informazione sanitaria sugli stili di vita irrealizzabile nella vita reale. Anche questi aspetti possono essere espressione di un difetto nella promozione della salute: la vera promozione non stà nell'informare, me nel aiutare l'altro a trovare le competenze e la forza interiore per muoversi verso il cambiamento. La scienza moderna c'insegna che è inutile dire ad un fumatore: "non fumare, il fumo fa male!" nel mondo dell'informazione "globalizzata" si rende sempre più evidente la necessità di un rapporto di cura in cui un professionista presti la sua opera non per guidare il paziente ma per accompagnarlo a capire cosa e come modificare il proprio stile di vita. L'augurio è che da queste riflessioni nascano dei cambiamenti: nel modo d'interagire degli operatori sanitari; nelle modalità di richiesta d'aiuto da parte dei pazienti( oggi troppo spesso educati dai mezzi di comunicazione a cercare cure "in pillole" al prezzo migliore, piuttosto che competenti nel richiedere aiuto alla persona più indicata è per aiutarli a progettare un percorso di salute.

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