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L’aria inquinata aumenta il rischio di sviluppare l’Alzheimer

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 08 dicembre 2020

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Se l’aria è inquinata gli effetti sulla salute umana sono tali da influire anche sulle capacità cognitive: dai risultati di recenti ricerche sulla relazione tra inquinamento e Alzheimer, si potrebbe rivalutare la fondatezza dell'assunto filosofico secondo il quale l'aria sarebbe l'elemento dell'intelletto.

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La salute dell'aria condiziona il declino cognitivo?

Il filosofo Empedocle, vissuto ad Agrigento nel V secolo a. C., nel suo poema cosmologico Sulla Natura (Περὶ Φύσεως) attribuisce la nascita di tutte le cose alla fusione energetica fra i quattro elementi naturali, costituiti da fuoco, aria, acqua e terra, che egli chiama radici (ριζώματα), e quindi la morte alla loro separazione. L'Aria, elemento superiore come il fuoco, era considerata un vero e proprio tramite tra il mondo superiore e quello inferiore e costituiva per il filosofo l’elemento dell'intelletto, il regno del pensiero, e rivestiva un ruolo fondamentale nell'acquisizione di conoscenze.

Il particolato atmosferico rappresenta il principale inquinante dell'aria ed è suddiviso in:

  • grossolano (particelle con diametro superiore a 10 µm, le cosiddette PM10)
  • fine o sottile (polveri di dimensioni attorno ai 2,5 micron, ovvero le PM2,5)
  • ultrafine (polveri di dimensioni tra gli 1 e gli 0,1 micron).

Mark Miller, ricercatore del Centre for Cardiovascular Science dell'Università di Edimburgo, ha evidenziato che più una particella è piccola più è dannosa e che l'inquinamento dell'aria da polveri PM2,5 causa problemi ai polmoni, patologie cardio-vascolari e anche ictus e demenze. Le fonti principali di PM2.5 sono gli scarichi dei veicoli.

Inquinamento e proteina Beta-Amiloide

Il nostro connazionale Leonardo Iaccarino, che lavora al Weill Institute for Neurosciences, University of California, San Francisco, il 20 Novembre 2020 ha pubblicato su JAMA Neurology [1] il lavoro “Association Between Ambient Air Pollution and Amyloid Positron Emission Tomography Positivity in Older Adults With Cognitive Impairment” da cui emerge che a livelli più elevati di inquinamento dell’aria in soggetti con declino cognitivo corrisponde un aumentato rischio di deposizione di β-Amiloide (Aβ).

Altri studiosi, come Mark Miller, avevano in precedenza individuato un link tra la polluzione dell’aria atmosferica e la demenza, ma la ricerca di Iaccarino evidenzia il chiaro nesso causale tra l’aria inquinata ed il biomarker della malattia di Alzheimer.

I ricercatori hanno analizzato i dati dello studio IDEAS (Imaging Dementia – Evidence for Amyloid Scanning) relativi ad una coorte di 18.000 soggetti con declino cognitivo, che fra il 2016 ed il 2018 sono stati sottoposti a PET scan con un tracciante Aβ (18F- florbetapir, 18F- florbetaben, o 18F- flutemetamol) e hanno desunto dai registri della US Environmental Protection Agency la qualità dell’aria nel luogo di residenza di ciascun paziente, nel corso di due periodi – dal 2002 al 2003 e dal 2015 al 2016 – ossia 14 anni ed 1 anno prima della amyloid-PET-scan.

L'aria inquinata aumenta le probabilità di sviluppo di demenze e Alzheimer

I risultati hanno mostrato che, aggiustando per fattori demografici, stile di vita, fattori socio-economici e comorbidità, per coloro che vivevano in un’area con aumentato tasso di inquinamento da particolato sottile PM2.5, la probabilità di positività alla Aβ-PET era aumentata del 10% rispetto a quelli residenti in aree meno inquinate.

In particolare, a ogni incremento di unità nella concentrazione di PM2.5 nel biennio 2002-2003 corrispondeva un’aumentata probabilità di positività alla Aβ-PET del 0.5%, mentre nel periodo 2015-2016 l'aumento di positività era del 0.8%. L’esposizione a concentrazioni più elevate di ozono non era associata a positività alla PET in ambedue le finestre temporali.

Questi reperti sono di particolare rilevanza, in quanto desunti da una vastissima coorte, e suggeriscono che l’incremento di accumulo di β-Amiloide associata a demenza sia consecutiva all’esposizione ad aria inquinata.

Iaccarino ritiene che mentre la riduzione delle cause inquinanti debba essere una competenza della politica dei singoli governi, ciascun soggetto in proprio dovrebbe considerare che l’esposizione lavorativa e residenziale all’aria di scarsa qualità può costituire un fattore di rischio di sviluppare l’Alzheimer.

[1] doi:10.1001/jamaneurol.2020.3962


Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

2 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Grazie dottor Colangelo per il suo nuovo articolo, come sempre molto interessante. Di certo il mondo non sta vivendo un momento particolarmente' felice" un po' in tutti i sensi, vedere che personaggi,come il presidente degli USA, addirittura receda dagli accordi precedentemente firmati dai suoi predecessori, lascia tanto amato in bocca. L'inquinamento che minaccia il mondo intero non accenna a diminuire, al contrario aumenta a dismisura, leggere gli effetti devastanti che può avere sugli esseri umani, ed in particolare chi è affetto da demenza e Alzheimer fa veramente temere il peggio anche ai più ottimisti che,mettendo la propria vita nelle mani di professionisti,come Lei,oculati e preparati, come si deduce dagli articoli che pubblica, cercano di non perdere la fiducia nella ripresa di una vita, più o meno, normale. Grazie comunque per la fiducia che i suoi articoli trasmettono a noi lettori.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie, Lei ha afferrato a pieno il senso dell'articolo e mi lusinga davvero con le sue cortesi parole.

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