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I fattori di rischio e le linee guida per la prevenzione dell'Alzheimer

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 06 settembre 2020Ultimo aggiornamento: 02 dicembre 2020

Lo studio di un gruppo di ricercatori cinesi del Dipartimento di Neurologia del Huashan Hospital di Shanghai [1] ha evidenziato i fattori di rischio della malattia di Alzheimer e le relative raccomandazioni da seguire per prevenire lo sviluppo della patologia. Sulla base di questi risultati sono state pubblicate le linee guida con 21 raccomandazioni, largamente basate sulle tipologie di rischio, per la prevenzione primaria della malattia di Alzheimer (AD) conseguibile elevando il livello culturale della popolazione che invariabilmente si riverbera sulla salute vascolare e sullo stile di vita.

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Le linee guida per la prevenzione dell'Alzheimer

Come avviene per tutte le discipline, le linee guida vengono sviluppate sulla base delle conoscenze più aggiornate e validate sull’argomento, allo scopo di elevare lo standard di qualità nel comportamento diagnostico e terapeutico dei medici e di impostarne il modus operandi. Si tratta di consigli basati sull’evidenza e finalizzati alla prevenzione, essendo oramai acquisito che molte malattie croniche possano essere prevenute in risposta ad un crescente livello di consapevolezza e di controllo dei fattori di rischio modificabili.

L'analisi dei fattori di rischio

Per condurre lo studio i ricercatori hanno proceduto a una revisione sistematica e a una meta-analisi dei database di PubMed, EMBASE e CENTRAL, a partire da Marzo 2019, inerenti a 243 studi osservazionali di coorte di tipo prospettico, ossia mirati ad analizzare l’associazione tra i fattori di rischio e la malattia di Alzheimer, e 153 trial controllati randomizzati (sperimentazioni cliniche), estraendo per ciascuno studio la stima di rischio e aggiustandola per molte variabili per poter così formulare i differenti livelli di evidenza e le classi di suggerimenti clinici per la prevenzione dell’AD.

Dagli studi esaminati si è desunta una gerarchia dei livelli di evidenza dei fattori di rischio (A, B e C) e tre diverse classi di raccomandazioni, categorizzate come Classe I (forte raccomandazione), Classe II (debole raccomandazione) e Classe III (non raccomandata).

Fattori di rischio A

  • Riduzione dell’attività cognitiva
  • Iper-omocisteinemia
  • Aumento dell'indice di massa corporea nell’età avanzata
  • Depressione
  • Stress
  • Diabete
  • Trauma cranico
  • Ipertensione nell’età media
  • Ipotensione ortostatica
  • Basso livello culturale

Fattori di rischio B

  • Obesità nell’età media
  • Dimagrimento nell’età avanzata
  • mancanza di esercizio fisico
  • fumo
  • disturbi del sonno
  • malattie cardiovascolari
  • debolezza fisica
  • fibrillazione atriale
  • carenza di vitamina C

Fattori di rischio C

I seguenti aspetti necessitano di essere ulteriormente investigati:

  • Ipotensione diastolica
  • Uso di FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei)
  • Riduzione dell’attività sociale
  • Osteoporosi
  • Esposizione ai pesticidi
  • Presenza di silicone nell’acqua potabile

Le raccomandazioni per i diversi fattori di rischio

La ricerca di Yu e Coll. è di certo la più completa revisione e meta-analisi degli studi sinora effettuati sui fattori di rischio dell’AD per cui i suggerimenti che ne scaturiscono possono essere seriamente considerati nella prevenzione dell’Alzheimer.

Su questa base emergono, in particolare, le raccomandazioni di Classe I che tengono a bada i fattori di rischio di livello A (diabete, ipertensione, depressione e stress) e che possono essere così riassunti:

  • praticare un regolare esercizio fisico sin dalla giovane età
  • mantenere un salutare BMI (body mass index o indice di massa corporea)
  • assumere sufficiente vitamina C
  • non fumare
  • perseguire un sonno di elevata qualità

In assenza di terapie per l'Alzheimer la prevenzione è fondamentale

Suzanne Craft, direttore dell’ Alzheimer's Disease Research Center, Wake Forest School of Medicine, Winston-Salem, North Carolina, commenta che, considerando l’attuale indisponibilità di terapie validate in grado di rallentare o di arrestare la progressione della demenza, per i soggetti con storia familiare di Alzheimer o con fattori di rischio aumentati, la strategia preventiva assume importanza notevole che deve essere guidata nella cornice di questa linea-guida mettendo a fuoco i suggerimenti basati sull’evidenza.

[1] Guidati da Jin-Tai Yu del Dipartimento di Neurologia del Huashan Hospital di Shanghai (Cina), pubblicato di recente sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry dal titolo Evidence-based prevention of Alzheimer's disease: systematic review and meta-analysis of 243 observational prospective studies and 153 randomised controlled trials (http://dx.doi.org/10.1136/jnnp-2019-321913).


Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

4 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Grazie dott. Colangelo per la sua nuova pubblicazione, come sempre preziosa ed esaustiva. Soprattutto per i suggerimenti relativi al cosa fare, e cosa non fare, per la prevenzione di questa patologia che, purtroppo, continua a colpire tante persone. Di sicuro tanti suoi followers saranno felici del suo ritorno a dispensare notizie sempre più attuali e sempre molto utili ed innovativi. Grazie ancora e buon lavoro.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie a Lei carissimo ed affezionato Utente, come sempre cortese e lusinghiero.

#3
Dr. Antonio Ferraloro
Dr. Antonio Ferraloro

Ottimo e chiarissimo articolo divulgativo, come sempre sono gli articoli scelti e scritti dal carissimo Collega Dr. Colangelo.
Non vedo però tra i fattori di rischio, e la cosa mi meraviglia, anche considerato che se ne parla da anni, anche personalmente ho avuto occasione di verificarlo empiricamente in alcuni pazienti alzheimeriani, l’utilizzo prolungato e indiscriminato di benzodiazepine.
Una percentuale di pazienti da me personalmente seguita ne aveva abusato per anni (ricordo una paziente con 30 anni di Lorazepam alle spalle!).
Mi permetto quindi di aggiungere anche l'abuso di benzodiazepine tra i fattori di rischio e conseguentemente il consiglio di utilizzarli secondo le linee guida internazionali (brevi periodi di assunzione e solo su prescrizione medica, senza automedicazione o su consiglio del vicino di casa).
Detto questo, confermo la grande validità di questi consigli che, ahimè, non sempre seguiamo.
Compimenti Mauro.

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Antonio,
ti ringrazio per il tuo lusinghiero commento e, ovviamente, confermo la tua opinione sugli effetti a lungo termine dell'uso inappropriato delle benzodiazepine.
Con stima ed affetto
Mauro

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