Al 143° Annual Meeting dell’American Neurological Association, svoltosi ad Atlanta, Georgia (21-23 Ottobre 2018), è stato presentato un interessante lavoro da Andrea L.C. Schneider del Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, Maryland (USA) dal titolo The Association of Head Injury and Cognition, Mild Cognitive Impairment, and Dementia, che ha studiato l’associazione fra il trauma cranico ed un maggior rischio di declino cognitivo e demenza.

L’incidenza di disturbi cognitivi nel breve e medio termine, dopo l’occorrenza di un trauma cranico, è un dato oramai ben acquisito, ma finora non era mai stata condotta una investigazione a più lungo termine come in questa analisi, che ha esaminato i dati di una coorte di 13.000 soggetti, sottoposti ad follow-up medio di 20 anni nello studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) tuttora in corso. Si tratta di uno studio prospettico che ha arruolato oltre 15.000 adulti, di età compresa fra 45 e 65 anni, e da cui sono stati estrapolati 13.192 partecipanti. Per ciascuno di essi è stato eseguito, tra il 1990 ed il 1992, un baseline assessment neuropsicologico cui si sono aggiunte le successive valutazioni, effettuate ogni 5 anni fino al 2013, con i seguenti test cognitivi: DWRT11 (memoria recente), DSST12 (funzioni esecutive) e WFT13 (linguaggio). Per valutare la funzione cognitiva prospettica nel corso della ricerca è stato calcolato lo Z-score dei punteggi ai test, che corrisponde all’intera deviazione standard ponendo la media uguale a zero. I parametri per individuare il declino cognitivo lieve (MCI) sono stati al disotto di -1.5 Z (CDR-SB >0.5) in almeno un dominio cognitivo, mentre per la demenza la deviazione -1.5 Z (CDR-SB >3) era rappresentata in più di un dominio con un declino al di sotto del 10° percentile.

Dai dati raccolti dal 1993 al 2013, sia su segnalazione autonoma dei partecipanti che desunto dai codici ICD-9 di ricovero in Pronto soccorso, risulta che il 24% dei soggetti ha subito un trauma cranico di entità variabile da lieve, con o senza perdita dello stato di coscienza, a moderata e/o severa.

Ponendo in rapporto cross-sectional molteplici fattori (età, sesso, razza, ipertensione e ictus) emerge che il declino cognitivo che si è osservato nei partecipanti che avevano avuto un trauma cranico era significativamente maggiore (-1.00; 95% confidence interval [CI], -1.06 a -0.95) rispetto a quelli che non lo avevano avuto (-0.87; 95% CI, -0.91 to -0.83; differenza, -0.13). Schneider fa rilevare che in termini clinici ciò è equivalente al declino che si osserva al baseline di una persona di 4 anni più anziana che non abbia avuto un trauma cranico. Tra i partecipanti sono stati determinati 1295 casi di demenza di cui 895 tra coloro che non avevano avuto un trauma cranico e 400 fra coloro che lo avevano subito. Il tempo medio intercorso fra trauma cranico e demenza è stato di 17 anni con un rischio aumentato pari al 20% per gli uomini ed al 12% per le donne (hazard ratio [HR], 1.54; 95% CI, 1.37 to 1.74). Sono stati anche rilevati altri fattori di rischio associati al trauma cranico e costituiti da fumo, condizioni non buone di salute, consumo pesante di alcool, sintomi depressivi ed ictus.

Rebecca Gottesman, Professore di Neurologia alla Johns Hopkins University osserva, sulla scorta dei risultati di questo studio epidemiologico, che bisogna tenere in considerazione i traumi cranici anche lievi che sono ad elevata frequenza e che possono essere associati a lungo termine ad un più rapido instaurarsi di declino cognitivo. Ramon Diaz-Arrastia, Direttore del Center for Neurodegeneration and Repair alla University of Pennsylvania, Philadelphia, ancorché resti ancora da chiarire se la fisiopatologia dell’azione traumatica consista nell’accelerazione di un Alzheimer in fieri o se il meccanismo sia di natura vascolare o infiammatoria, riconosce il contributo della ricerca ed enfatizza l’importanza dell’epoca di occorrenza del trauma che è maggiormente nocivo nelle fasi più avanzate della vita.

ANA 2018: 143rd Annual Meeting of the American Neurological Association. Abstract 187.

 

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