Alcuni amici mi hanno chiesto cosa penso della sicurezza che riguarda tutta la catena alimentare al tempo della peste del Coronavirus.

Per il Covid-19 il problema riguarda soprattutto il contatto umano piuttosto che quello con il cibo e, quindi, la catena del delivery, in particolare l’ultimo miglio!

Sono, dunque, i ragazzi delle consegne l’anello più esposto della catena perché contattano ogni giorno decine di persone diverse, centinaia in una settimana!

Ieri sera, recandomi alla convocazione della Protezione Civile dei medici volontari, mi sono fatto a piedi il tratto dalla metro A di Termini fino a via Principe Amedeo in una Roma stralunata e deserta da “the day After”. In piazza dei Cinquecento per la prima volta ho sentito stormire le foglie al ponentino e cantare gli uccelli il loro addio al sole di una giornata di primavera struggente per intensità e bellezza con i sanpietrini di colore rosa per un tramonto di fuoco sulla Città eterna.

Mentre mi trascinavo dietro i miei trolley sobbalzando sul pavé irregolare, ad un certo momento mi sono fermato.

 

Sulla mia sinistra il piccolo giardino Einaudi, che ospita di solito le bancarelle dei librai e dei venditori di souvenir, era sospeso in un magico silenzio percorso solo dal frullio delle ali degli uccelli. Tra loro, le prime rondini sfrecciavano a disegnare ghirigori, impazzite dalla felicità per aver trovato, al loro arrivo, per la prima volta, dopo millenni, una Roma pulitissima, senza smog e soprattutto senza quegli animali orrendi a due gambe che fanno tanta puzza e rumore.

Sullo sfondo la piazza dell’Esedra, ora piazza della Repubblica, che, per un effetto ottico dato dall’assenza di pullman giganteschi, autobus dell’Atac e macchine brulicanti, sembrava molto più vicina e la sua fontana meravigliosamente eruttava nuvole di acqua come una cascata al contrario incontro al cielo del tramonto romano.

 

In quell'esatto momento, al limitare della piazza dei Cinquecento, per la prima volta ho sentito, laggiù in fondo, il rumore del getto possente che avvolge con il suo respiro tutta la piazza e il bellissimo colonnato che circonda l’ingresso maestoso a via Nazionale.

Sulla destra la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri splendeva nei suoi mattoni come un diamante rosso incendiato da questo straordinario tramonto romano. Chissà se quei raggi entravano dentro l’ultimo capolavoro di Michelangelo per cercare la linea meridiana sul pavimento che segna il solstizio di primavera.

 

In questa struggente bellezza di un luogo dove sono passato centinaia di volte in auto o in moto, avvolto dal tanfo degli scarichi, ho percepito, toccandola con tutti i miei sensi, la grande immensa bellezza di questa incredibile città, eterna per sé, fragile e caduca per noi umani che ogni giorno la sfregiamo indifferenti.

In tutto questo splendore gli unici segni di vita umana erano i giovanissimi riders che con i loro motorini, agili due ruote atti a salvarli dall’infernale caos di lamiere intorno alla congestionatissima Stazione Termini, per la prima volta solcavano il pavé in splendida solitudine come i pony Express di un west urbano sbocciato in mezzo alle praterie dei millenari sette colli di Roma.

 

Ebbene sono loro, i generosissimi super sfruttati ragazzi e ragazze quelli più a rischio, perché non hanno una formazione al rischio della trasmissione dell’infezione, nessuno di loro portava mascherine e nemmeno i guanti.

Possono pertanto contaminarsi facilmente se non sono assolutamente attenti a rispettare tutte le precauzioni necessarie per gestire correttamente l’ultimo miglio del delivery.

Inoltre, se per caso si contaminano, essendo super giovani, hanno una incidenza molto bassa di malattia acuta in questa particolare epidemia e rischiano di diventare facilmente contagiati asintomatici. Devono essere quindi protetti e formati.

Allo stesso modo, chi riceve il cibo a casa, deve pulire i contenitori esterni spendendo qualche secondo in sicurezza prima di buttarsi sul cibo.

disturbi alimentari

I pony riders che portavano la posta a comunità isolate negli immensi spazi del West e, quindi, speranza e conforto ai coloni abbrutiti dall’isolamento, oggi, in questo inedito West moderno metropolitano, devono restare messaggeri di Vita e non trasformarsi in moderni cavalieri di morte. Proteggiamoli per proteggerci e diamo loro sempre una mancia generosa.

 

Mai come oggi, questi meravigliosi giovani, coltivando il tenue filo che ci collega agli altri umani, bussando alla nostra porta, non portano solo cibo per il nostro corpo, ma segni di vita e di speranza per la nostra anima.

Domani, un giorno, torneremo insieme, guarderemo e vivremo le nostre meravigliose città italiane con altro sguardo e ben altro respiro. Sarà come rinascere ad un’altra vita e guardare con stupore un nuovo mondo che credevamo vecchio, quando eravamo noi, invece, ad essere vecchi e in buona parte morti dentro.

Ieri sera nel Centro di Roma ho sentito per la prima volta il profumo dei fiori.