Utente 107XXX
Buongiorno,
sono un ragazzi di 32 anni. Soffro di colon irritato dall'età di 6 anni,seppur ho "diagnosticato" il problema solo 1 anno fa. Questo problema negli anni mi ha fatto sorgere un problema di emorroidi: i primi sintomi sono comparsi all'età di 11/12 anni.
Ora mi sono rivolto ad uno specialista che mi ha diagnosticato emorroidi interne di III grado.
Il proctologo mi ha prospettato 2 alternative:
A) THD, ma dice che "siamo al limite x questo intervento" a causa delle grandi dimensioni delle emorroidi
B) emorroidopessi con stapler

Ora, prima di prendera una decisione (intervento oppure no?) vorrei approfondire una serie di elementi:

1 - le emorrodi possono peggiorare? Nel senso, un intervento prima o poi comunque lo dovrò fare o posso andare avanti a vita nella mia condizione?

2 - Post operatorio: ci sono differenze sulla tipologia di dolore e sui tempi di recupero nei 2 interventi? Se si quali?

3 - Possono esserci complicazioni? Se si quali? (la mia principale preoccupazione è toccare qualcosa che poi potrei "rovinare" a vita e magari ritrovarmi in chissà quali condizioni peggiori di prima)

4 - Gli interventi (A e B) sono sempre "risolutivi" e "definitivi"? Oppure potrei continuare ad avere altri problemi di emorroidi? Oppure potrebbero ripresentarsi ulteriori sintomi negli anni?

Ringrazio x l'attenzione. Saluti

[#1]  
Dr. Giovanni Piazza

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Gentile Utente,
come giustamente riferito, dal collega che ha valutato, CLINICAMENTE il suo caso, vi sono metodiche che possono o non possono esserle applicate.
Sono convinto che le è stato spiegato, il come ed il perchè di una o l'altra metodica; ma "RIPETERE" forse aiuta e quindi:
THD Metodica mininvasiva che prevede la legatura selettiva delle arterie emorroidarie, che può essere eseguita in D.H.
Emorroidopessia: metodica Invasiva che prevede l'asportazione in blocco di parte del tessuto mucoso e vascolare con risalita dei plessi emorroidari,anch'esso eseguibile in D.H.
Emorroidi: la invito a vedere il mio blog (www.drgiovannipiazza@blogspot.com)troverà tutto.
Complicanze: esistono e sono documentate. Le ricordo che un'intervento chirurgico NON E' MAI BANALE o FACILE! altrimenti tutti saremmo chirurghi!
Cordialmente
Dr.Giovanni Piazza
Dr. Giovanni Piazza
Chirurgo Oncologo
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[#2]  
25413

Cancellato nel 2013
Gentile Utente,
concordo pienamente su quanto detto dal Collega Piazza: non esistono interventi banali, ma solo chirurghi più o meno esperti. E il rischio operatorio è solo parzialmente in rapporto all'esperienza del chirurgo.
Dopo questa - doverosa - introduzione, provo a rispondere alle domande che ha fatto.
1. le emorroidi possono peggiorare. il momento patogenetico fondamentale della patologia emorroidaria è il prolasso mucoso, cioé lo scivolamento in basso del cilindro più interno del canale anorettale. questo scivolamento si porta dietro le vene del plesso emorroidario, che vengono stirate e angolate, tanto che si "intasano" di sangue e tendono a gonfiarsi (mi perdoni l'eccessiva semplificazione). il prolasso, a lungo andare, tende a peggiorare e, di conseguenza, l'ectasia emorroidaria aumenta di volume, fino a che i mezzi di sostegno tendono a cedere provocando un prolasso di tutta la parete rettale (e non solo del cilindro mucoso).
2. i due interventi sono concettualmente e praticamente assolutamente diversi. soprattutto, partono da presupposti patogenetici diversi. in entrambi i casi, in teoria, non dovrebbe esserci dolore. in zona anale, il dolore dipende dal coinvolgimento (nei punti di sutura o nella zona operata) delle fibre nervose, che, ripeto in teoria, non dovrebbero essere toccate con questi interventi.
3. TUTTI gli interventi chirurgici hanno un rischio di complicanze. i rischi più temibili sono: il sanguinamento, l'infezione, il danno sfinteriale. Fortunatamente, negli interventi citati l'incidenza di queste complicanze è veramente molto bassa (sanguinamento e infezione intorno al 5%, lesione sfinteriale inferiore all'1% con questi interventi).
4. TUTTI gli interventi per la patologia emorroidaria hanno un rischio di recidiva. tale rischio è in rapporto a innumerevoli fattori, tra cui il tipo di intervento, l'esperienza del chirurgo, le condizioni locali, la presenza o meno di stipsi, le abitudini di vita... per darle una percentuale (opinabile e criticabile quanto vuole) il rischio di recidiva è intorno al 10-20%.
Per tutti gli altri chiarimenti chieda pure al chirurgo che dovrà operarla.
Resto a sua disposizione
Giovanni D. Tebala
gtebala@medicitalia.it

[#3]  
Dr. Andrea Coda

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Concordo pienamente coi colleghi. Importante che non si banalizzino degli interventi chirurgici, che in caso di indicazione sbagliata o peggio cattiva condotta , possono lasciare reliquati di difficile soluzione
Dr Andrea Coda
Specialista in Chirurgia

[#4]  
Dr. Alessandro Scuotto

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Gentile signore,
le rispondo da internista concordando innanzitutto con il parere che le è stato espresso dai colleghi chirurgi, ma ponendo l'accento sulle recidive post-chirurgiche la cui frequenza può essere molto ridotta dall'assunzione di comportamenti rispettosi dell'integrità della zona anale: in primo luogo evitare la stipsi con tutto ciò che essa comporta dal punto di vista dietetico (abbondante apporto idrico e di fibre) inoltre, non meno importante, contrastare la sedentarietà con una regolare (non stressante) attività fisica.
Cordiali saluti.
Alessandro Scuotto, MD, PhD.

[#5] dopo  
Utente 107XXX

Innanzitutto vorrei ringraziare le numerose ed utili risposte. Vorrei precisare che non sono nella posizione di banalizzare un intervento chirurgico: ho affrontato con leggerezza 1 anno fa un intervento di varicocele,e (dolore a parte) il recupero è durato 6 mesi... quindi capite bene che sto valutando con estrema attenzione se i benefici che ne possono avere valgono i rischi che posso correre (ed il dolore che posso provare!).Anche se con basse percentuali, solo il fatto di sapere che esistono rischi di lesione sfinteriale, è un elemento che mi fa riflettere.

1)Vorrei chiedere possibilmente un ulteriore parere: come giustamente afferma il Dr. Giovanni Domenico Tebala "non esistono interventi banali, ma solo chirurghi più o meno esperti". Vorrei quindi capire come può un paziente affrontare l'argomento con il proprio chirurgo, senza offenderne l'esperienza professionale o urtarne la suscettibilità. Potrei chiedere quanti interventi il reparto o lui stesso ha affrontato? Potrei richiedere una sorta di curriculum x avere + fiducia della persona nelle cui mani ripongo il futuro della mia salute?

2)In 2do luogo vorrei approfondire THD: in caso di recidiva nel corso degli anni a seguire, il fatto di aver "legato" le arterie può portare ad avere minori possibilità di soluzione per un eventuale (e non auspicato) 2do intervento? Faccio questa domanda in quanto il fatto di soffrire di colon irritato da molti anni (in forma di stipsi & diarrea alternate), ritengo possa potenzialmente accrescere la possibilità di rientrare in quel 10-20% di recidiva.

3)Vorrei poi conoscere quali sono le anestesie solitamente usate x THD ed emorroidopessi con stapler.

4)Infine vorrei sapere se a seguito dell'intervento potrò riprendere normalmente l'attività sportiva (body building & bici in forma amatoriale).

Ringrazio anticipatamente per l'attenzione.

Cordiali saluti

[#6]  
25413

Cancellato nel 2013
Gentile Utente,
provo a rispondere alle sue domande.
1. chiedere quanti interventi di un certo tipo il chirurgo ha eseguito e quanti ne sono stati fatti nell'ospedale è nel suo diritto. Magari un CV completo... mi sembrerebbe piuttosto scortese (anche se lecito).
2. per la patologia emorroidaria esistono al giorno d'oggi diversi interventi. ciascuno di questi parte da presupposti fisiopatologici diversi e, cosa più divertente, in ambito chirurgico ci si accapiglia molto su quale metodica sia la migliore e la più conveniente e quella che dà minori complicanze o minori recidive... So perfettamente che esprimere un giudizio su una metodica può scatenare in questa "pubblica piazza" un putiferio incredibile!!! Quindi la pregherei di girare questa domanda al suo chirurgo di fiducia. Il fatto di soffrire di IBS da molti anni non comporta di per se un aumento del rischio di recidiva, ma è ovvio che dovrà prendere in considerazione la possibilità di trattare in qualche modo l'IBS.
3. normalmente l'anestesia che si usa per ogni intervento proctologico è la periferica, intesa come spinale o peridurale, con o senza una sedazione associata ma sempre in respiro spontaneo, quindi senza intubazione e respirazione assistita. In casi particolari può essere fatta una anestesia locale o locoregionale (non ne ho una grande esperienza anche perché nei pochi casi che ho fatto con questa anestesia il paziente si lamentava del dolore proprio dell'anestesia!!!). In alcuni casi si deve eseguire una anestesia generale in piena regola.
4. dopo l'intervento potrà riprendere la sua abituale attività sportiva.
resto a sua disposizione
Giovanni D. Tebala
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[#7] dopo  
Utente 107XXX

Ringrazio ulteriormente x la risposta.

Vorrei infine sapere se sono allo studio tecniche innovative d'intervento meno invasive x cui possa valere la pena aspettare 1 o 2 anni prima di sottoporsi ad un intervento con le tecniche attuali.

Cordiali saluti

[#8]  
25413

Cancellato nel 2013
Dopo l'intervento di Milligan-Morgan e le sue varianti, che hanno rappresentato per tantissimi anni la terapia di scelta per la malattia emorroidaria (e tuttora abbastanza valida), le reali innovazioni sono rappresentate dalla emorroidopessi (prolassectomia, anopessi, tecnica di Longo... chiamiamola come ci pare) e dalla legatura delle arterie emorroidarie o thd.
Tutti gli altri tentativi, come la crioterapia, la sclerosi etc etc etc non hanno mostrato alcuna validità su ampia scala ma solo in casi selezionatissimi.
Che io sappia non c'è nulla di nuovo né si attende nulla nel breve medio termine.
A disposizione
Giovanni D. Tebala
gtebala@medicitalia.it

[#9]  
Dr. Giovanni Piazza

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Gentile Utente,
come giustamente detto dal collega Tebala,non vi sono degli strvolgimenti nell'approccio chirurgico alla patologia emorroidaria!
Tra chirurgia, OLD STILE, come qualcuno la definisce, e le NEW STILE il risultato,se L'INDICAZIONE è CORRETTA!,è ottimo.
Attenzione a temporeggiare! inoltre body building & bici non sono un tocca sana per la sua patologia! La prima, poichè l'aumento del torchio addominale ( contrazione dei mm addominali) permette la protrusione dei plessi, e la seconda poichè genera un traumatismo continuo. Anzi aggiungo dopo l'intervento ci sarà una bella pausa!
Cordialmente
Dr.Giovanni Piazza
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Dr. Giovanni Piazza
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[#10] dopo  
Utente 107XXX

Una pausa?? Ma come, non capisco... ho chiesto al mio chirurgo se gli sport che pratico potevano o meno influenzare la mia patologia e la risposta è stata negativa. La pausa penso sia anche legittima, ma sarebbe possibile quantificare i tempi medi di recupero?
Un anno fa, dopo l'intervento di varicocele, ho ripreso l'allenamento dopo circa 30 gg ed ho avuto una ricaduta infiammatoria... a conti fatti ci sono voluti ben 6 mesi dopo l'intervento x potermi allenare nuovamente senza problemi e coi miei ritmi.

Cordiali saluti

[#11]  
Dr. Alessandro Scuotto

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Gentile signore,
i colleghi chirurgi le hanno già fornito tutte le informazioni riguardanti l'intervento. Da parte mia le sottolineo quanto già espresso dal collega Piazza per quanto riguarda l'attività sportiva. L'attività dovrà essere ripresa con gradualità e dopo una appropriata pausa la cui durata dovrà essere valutata di concerto con il chirurgo che la opererà. Non saranno sufficienti pochi giorni, ma qualche mese di sospensione sarà necessario.
Cordiali saluti.
Alessandro Scuotto, MD, PhD.

[#12]  
Dr. Giovanni Piazza

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mi spiace ma non concordo con quanto le è stato detto. Dopo interventi chirurgici, l'attività fisica deve essere interrotta. Ancor di più quella che lei svolge.I motivi li ho già espressi, quindi non mi dilungo.
Cordialmente
Dr.Giovanni Piazza
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[#13]  
Dr. Attilio Nicastro

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Caro Utente,
credo che lei stia cercando delle giustificazioni al fine di evitare un intervento chirgico che si rende necessario per la risoluzione della sua patologia. Spesso l'indicazione all'intervento chirurgico è data anche in base alla sofferenza ed all'invalidità (intesa come qualità di vita) indotta dalla patologia. Non posso che ribadire i concetti dati dagli altri medici. Riguardo la metodica la dearterializzazione trova una giusta indicazioni nella patologia di secondo grado e per mia esperienza non considero l'intervento di emorroidopessi un intervento curativo della patologia emorroidaria.
Auguri
Dott. Attilio Nicastro
www.attilionicastro.it

[#14] dopo  
Utente 107XXX

@Dott. Attilio Nicastro
Egr. Dottore,
non sto assolutamente cercando di evitare un intervento, mi creda, che probabilmente ho realizzato che devo necessariamente affrontare per migliorare sia la mia qualità di vita fisica, ma anche psicologica (ho realizzato come la patologia di IBS sia strettamente legata all'ansia ed allo stress, oltre ad alimentazione & life style): è indubbio che un problema fisico come le emorroidi "accresca" l'ansia determinate situazioni mi suscitano trasformandosi in attacchi di dolore addominale & colite. Non sto qui a dilungarmi sulle ragioni di queste mie affermazioni, ma le mie aspettative d'intervento sono legate ad un deciso migioramento della mia qualità di vita sociale & lavorativa. Tuttavia non considero la mia vita sociale & lavorativa un completo insuccesso: pratico sport, frequento amici, viaggio... seppur con i miei limiti.
Diciamo forse che sto cercando delle sicurezze nell'affrontare l'intervento in quanto, 1 anno fa mi sono sottoposto ad intervento varicocele e mi sono trovato ad affontare un post-operatorio di cui non ero a conoscenza... in qualche modo, ora, sto cercando le mie sicurezze.

Cordiali saluti