Utente 105XXX
Buonasera

Sono stato operato nell'ottobre 2014 di emorroidi di terzo grado con la tecnica Longo.
Ho subito avuto problemi in quanto vi erano delle emorroidi esterne che sotto sforzo uscivano e mi davano dolore.
Rioperato con la Tecnica Millngan Morgan per la rimozione di un solo gavacciolo emorroidario a aprile 2015.

Anche dopo la seconda operazione, pur stando molto meglio, non mi sentivo al 100% ma sono andato ugualmente avanti un anno e mezzo.
In particolare notai poco dopo che c'era comunque un altra emorroide che usciva sotto sforzo seppur in maniera molto limitata.
Da un pò di mesi sentivo anche un pallino duro all'interno dell'ano che è aumentato nelle ultime due settimane.

Sono tornato dal chirurgo per farmi vedere e lui da visita ha trovato questo piccolo trombo.
Ha detto che non c'entra niente con l'operazione e che si tratta di un trombo su una vena esterna risolvibile con
un aiuto farmacologico (vessel pasticche e altri integratori)

Secondo me ha sbagliato e spiego perché: il nocciolo duro fa parte proprio di quella emorroide che seppur di poco prolassa.
In sostanza ritengo a ragione che anche la seconda volta l'intervento sia stato errato in quanto con la Millingan dovevano essere tolti due e non un gavacciolo emorroidario.

Vorrei sapere cosa ne pensate e soprattutto se la terapia farmacologica può essere utile oppure è il caso
trovi qualcuno che faccia il terzo intervento.

Chiaramente potete capire che sono incavolato nero !!!

[#1]  
Dr. Giuseppe D'Oriano

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A distanza non possiamo dirle chi a ragione, ma spesso lil trombo, detto anche ematoma perianale, si realizza a carico delle vene esterne poste sul margine anale e non a carico del tessuto emorroidario interno prolassato.
La necessità di eseguire, nella fase acuta, una incisione per la rimozione del trombo dipende dalla intensità della sintomatologia dolorosa .
Solo dopo completo riassorbimento, con l'aiuto di terapia farmacologica, si valuterà l'opportunita di rimuovere la plica cutanea ipertrofica con i vasi venosi dilatati.
Cordiali saluti.
Dr.Giuseppe D'Oriano Docente Scuola Speciale A.C.O.I. di Coloproctologia. Chirurgo Colonproctologo.
www.drgiuseppedoriano.blogspot.com

[#2] dopo  
Utente 105XXX

Buongiorno dottore
La ringrazio per la celere risposta.
Vorrei capire una cosa. Ma se il trombo fa parte di una emorroide esterna dilatata serve necessariamente rimuovere questa per evitare altri futuri trombi?
Con un altro intervento Millingan rischio di avere seri problemi di continenza?
Mi chiedo poi se in 7-8 mesi il trombo non è mai diminuito ha senso una terapia farmacologica ?
Ma poi soprattutto come si spiega l'insuccesso della tecnica Longo? M hanno spiegato che in realtà la tecnica longo non interviene sulle emorroidi esterne che erano in realtà parte del mio problema in quanto avevo sia il prolasso di quelle interne che la dilatazione di due di quelle esterne.

Capisce bene che avendo 40 anni e essedo due anni esatti che non trovo pace sono molto provato anche a livello emotivo.

[#3] dopo  
Utente 105XXX

C

[#4]  
Dr. Giuseppe D'Oriano

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Cominciamo dal basso.
La tecnica di Longo ha rappresentato una vera rivoluzione nel trattamento della malattia emorroidaria, ma anche questa ha i suoi limiti nei prolasso emorroidario avanzato.

Quando siamo in presenza di un prolasso emorroidario avanzato(come il suo di III grado) è quasi sempre necessario, oltre alla Longo, intervenire anche sulla componente esterna,(vasi venosi dilatati, pliche cutanee ipertofiche, fibrosi) il mancato trattamento è spesso causa di disturbi simili a quelli che lei riferisce.

Personalmente quando mi trovo di fronte ad un paziente con un prolasso emorroidario di III o IV grado, condizione dove sono quasi sempre presente alterazioni del margine anocutaneo (componente esterna), abbino alla Longo sempre una resezione di tale componente, questo forse andava fatta subito nel suo caso(2014) e non attendere l'aprile del 2015.

Questa resezione non è una vera Milligan Morgan, perchè non reseca il tessuto emorroidario e non lega il peduncolo vascolare in alto, ma è solo una resezione delle pliche cutanee ipertrofiche(marische) e delle vene del plesso venoso del margine anale.

Come le dicevo nel precedente consulto, se quello che lei riferisce corrisponde a realtà "Mi chiedo poi se in 7-8 mesi il trombo non è mai diminuito ha senso una terapia farmacologica?", è necessaria una rivalutazione della sua situazione per eseguire quello che andava fatto in passato(rimozione della componente esterna).
Cordiali saluti

Dr.Giuseppe D'Oriano Docente Scuola Speciale A.C.O.I. di Coloproctologia. Chirurgo Colonproctologo.
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[#5] dopo  
Utente 105XXX

La ringrazio dottore.
Ho capito un po' di cose seguendo i suoi consulti qui su internet. Sono contento che mi abbia risposto proprio lei. Peccato sia lontano (abito in Toscana) altrimenti mi sarei rivolto a lei. Farò a breve un altro consulto presso ospedale Cisanello e vedremo il da farsi.
L'ultima cosa che le chiedo è se un ulteriore intervento sul plesso esterno possa crearmi problemi di continenza visto che ho avuto due episodi negli ultimi tre mesi senza avere per il resto altri problemi. Consideri che in quelle due volte ho avuto una forte diarrea.
O se al contrario questo gonfiore abbia peggiorato la continenza e quindi andando a toglierlo migliori il tutto.

[#6]  
Dr. Giuseppe D'Oriano

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Prego.
La continenza è compromessa quando l'intervento di Milligan- Morgan, erroneamente, comprende nella amputazione emorroidaria anche parte dello sfintere.
Questa lesione sfinterica difficilmente si realizza quando viene asportata la sola componente esterna.
L'episodio di perdita di materiale fecale, verificatosi in passato, sicuramente è da collegare alla diarrea.
Attualmente, piccole perdite di materiale fecale(soiling) che imbrattano gli indumenti, potrebbero essere collegate alla presenza del gavocciolo gonfio , questo probabilmente, modificando il margine anale, crea un effetto a grondaia che permette al materiale fecale di uscire.
Con l'eventuale rimozione scomparirà il tutto.
Cordiali saluti.
Dr.Giuseppe D'Oriano Docente Scuola Speciale A.C.O.I. di Coloproctologia. Chirurgo Colonproctologo.
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