Utente 565XXX
Salve mi chiamo Marco e sono un ragazzo di 31 anni. Nel gennaio del 2019 vengono sottoposto ad un intervento per "trombosi emorroidaria" (non avevo mai sofferto prima di questo in vita mia) e vengo sottoposto ad un intervento di "emorroidectomia + pessima dearterializzante". Il decorso post-operatorio sembra procede normalmente durante le prime settimane, agevolato anche dall'assunzione di "anselax bustine" che ammorbidendo le feci, hanno reso più agevole l'evacuazione. A 2/3 mesi dall'intervento però, abbandonato l'uso di anselax, continuo ad avere problemi durante e dopo l'evacuazione (rettorragia e sensazione di "restringimento" del canale anale). Decido, (in data 15/04/2019), dunque, di rivolgermi ad un altro medico e la visita proctologica pone in evidenza "soluzione di continuo della mucosa del canale anale e marginalmente del retto inferiore ad ore 6 (verosimile area cicatriziale della Ferguson) con segni di sanguinamento recente. Si associa moderato ipertono sfinterico di base. " Mi viene, quindi, consigliata la seguente terapia: - Laxido bustine (1 al giorno); - cicatridine supposte (1 al mattino e 1 alla sera). La situazione migliora ma non viene risolta: provando ad eliminare il lassativo (laxido), anche solo per 1 giorno, il problema si ripresenta con gli stessi sintomi che l'avevano accompagnata la volta scorsa (sanguinamento, dolore, ecc.) . Preso atto dell'inefficacia di questa terapia, la continuo fino al giorno 09/08/2019, giorno in cui vengo sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico. In sede di intervento, "si procede ad exeresi della lesione mediante dissezione a losanga mucocutanea, con elettrocauterio. " Anche in questo caso, il post-operatorio sembra procedere normalmente le prime settimane, aiutato, anche dall'uso del farmaco "laxido". Ad oggi, 28/09/2019, continuo ad avere fastidi. Da circa 10 giorni ho ripreso ad utilizzare la terapia a base di cicatridina supposte (2 al giorno), ma i benefici sono stati davvero irrisori. Mi chiedo se sia normale tutto questo. Sono molto scoraggiato e non vedo fine a questo tormento. Magari, c'è qualcosa che sfugge ai medici riguardo la mia costituzione corporea e che richieda un intervento differente dal cononico protocollo utilizzato in presenza di ragadi?
Premetto che svolgo intensa attività fisica (nuoto) che ho ripreso progressivamente e solo dopo il via libera del medico, addirittura dopo 3/4 settimane dall'intervento. Adesso mi sono nuovamente rifermato. Potrebbe anche questo aver inciso sui tempi e modalità di guarigione? Grazie mille per la risposta.

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Dr. Giuseppe D'Oriano

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A distanza non possiamo esserle di aiuto.
È necessaria una visita per capire se la sua sintomatologia è legata ad un ritardo di cicatrizzazione o ad altro.
Cordiali saluti.
Dr.Giuseppe D'Oriano Docente Scuola Speciale A.C.O.I. di Coloproctologia. Chirurgo Colonproctologo.
www.drgiuseppedoriano.blogspot.com

[#2] dopo  
Utente 565XXX

Grazie mille per la cordiale risposta.
Nell'eventualità in cui la sintomatologia fosse legata ad altri motivi, quali potrebbero essere? Ed in sede di intervento, i medici non se ne sarebbero accorti?
Se fosse, invece, un problema di ritardo nella cicatrizzazione, perché rispetto ai tempi medi, ci mette così tanto nel mio caso? Cosa si potrebbe fare per ridurli (i tempi)?
Posso riprendere la mia regolare attività fisica? O ci sono controindicazioni?
Cordiali saluti.

[#3]  
Dr. Giuseppe D'Oriano

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Recidiva!
Per il resto tutto dipende dalle condizioni del suo ano, condizioni che ha distanza non possibile valutare.
Prego.
Dr.Giuseppe D'Oriano Docente Scuola Speciale A.C.O.I. di Coloproctologia. Chirurgo Colonproctologo.
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