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Iperglicemia indotta da infezione urinaria in diabetico. quanto durerà dopo fine della febbre ?

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Buona sera,

mi son ritrovato una infezione delle basse vie urinarie, con febbre esordiente a 37.5 C.

Minzione frequente e "breve", con buciore e sensazione come di "tubo dell'acqua che si espande quando arriva il liquido a pressione".

Tentativi multipli di avere consiglio a distanza ma è sabato mattina, la guardia medica se l'è filata prima del tempo, il mio medico non risponde al telefono manco a cannonate, il PS e il 118 si rifiutano di passare un medico, alla fine riesco a parlare con una dottoressa che, sommando tutti i fattori (fra cui una tendinite iatrogena da levofloxacina) mi suggerisce di provare con quel che ho in casa al momento (Augmentin) 1 x 3.

La febbre sale fino a 38.3 alla sera, poi crolla e al mezzogiorno successivo è passata.

Provo a passare a 1 x 2 ma ritorna, e riprendo col dosaggio massimo.

Oggi è mercoledì e sono senza febbre ma - ecco l'oggetto della richiesta di consulto - la glicemia nel frattempo da 150-160 in momenti random della giornata è passata a 270-280.

Per cui la domanda è: quanto tempo dopo l'azzeramento della febbre posso aspettarmi che torni ai valori soliti?

Come ipoglicemizzante prendo SlowMet 750 1 a pranzo e 1 a cena.
Il diabetologo mi ha detto spicciativamente di passare a 3, ma così supererei i 2000.
Piuttosto 2x750 + 1x500?
Ma, in ogni caso, 3 somministrazioni come le dovrei distribuire...

Cordialmente...
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Dr. Mario Manunta Medico internista, Diabetologo 721 29
Gentile Utente, l'importante disturbo che la tormenta in corso di minzione è definito disuria, ed è quasi sicuramente imputabile ad un'infezione urinaria. L'idea di assumere un antibiotico, per quanto corretta, deve fare i conti con la noxa patogena (batteri o altro) che l'ha causata, e contrasta con quella che "un antibiotico vale l'altro".
L'uso non mirato di antibiotici può infatti causare a lungo andare, una inutile ed evitabile antibiotico-resistenza.
Quindi la cosa da fare è innanzi tutto, trovare la causa, per cui:
esegua appena possibile un esame delle urine con urino-coltura ed eventuale antibiogramma, così l'antibiotico-terapia sarà mirata.
Le infezioni urinarie sono frequenti nelle persone con Diabete in controllo non ottimale, in quanto il meccanismo di difesa del nostro organismo è quello di eliminare gli zuccheri in eccesso, tramite le urine, determinando glicosuria (glucosio nelle urine) che fa da "pabulum" per i batteri.
Altra cosa da fare per risolvere e prevenire tali infezioni è quella di far si, che i propri valori glicemici siano ottimali.
Controlli, pertanto, l'introito dei carboidrati della sua dieta, aumentando la quota di fibre ed evitando gli alimenti ad indice glicemico sfavorevole (pizza, patate, ecc...) e la loro associazione nell'ambito del medesimo pasto (se mangia il pane eviti di associare il pane).
Aumenti la sua quota idrica (beva di più) e controlli i suoi valori glicemici non in modo random, ma due ore dopo l'inizio dei pasti, per avere davvero il polso della situazione.
La metformina a lento rilascio che assume, va presa in un unica soluzione, preferibilmente dopo il pasto serale, e vista la sua superficie corporea, se non controindicata, dovrebbe essere 2 g./die. (quindi una compressa da 1000 mg + una compressa da 1000 mg, insieme dopo cena).
L'eventuale ottimizzazione della terapia antidiabetica, dovrebbe essere presa in considerazione con il Suo Diabetologo, appena possibile. Esistono al giorno d'oggi farmaci innovativi che potrebbero fare a caso suo.
Cordialmente

Dott. Mario Manunta
Senior Clinical Diabetologist
Scuola Educatori in Diabetologia AMD

[#2]
dopo
Utente
Utente
Caro dottor Manunta,

la Sua risposta mi ha lasciato "quasi" stupito per l'avere affrontato il mio problema a 360 , non soltanto per quanto attiene strettamente alla Sua specializzazione; e per averlo fatto in modo così sintetico eppure, per quanto possibile, esauriente. Una risposta ESEMPLARE. La ringrazio sentitamente !

La mia storia di problemi urologici mi ha portato ad andare quasi a colpo sicuro: in tutti gli ultimi casi gli antibiogrammi avevano eletto Amoxicillina+Acido clavulanico. Per fortuna pare - facendo adeguati scongiuri - che anche stavolta sia andata bene.
Purtroppo una concausa (come minimo) del problema sta in un calcolo di ossalato in vescica, risultato di una cistolitotrissia portata a termine (anzi, NON portata a termine) lasciando un pezzo non trascurabile di calcolo, che nel frattempo è cresciuto. Per cui resto maggiormente esposto ad infezioni, visto che di sicuro il calcolo è stato "colonizzato", finché non avrò risolto questa cosa; solo che, come Lei sa, non è poi così raro entrare in Ospedale per risolvere un problema e venirne fuori con la Covid-19. Che, nel mio caso, mi metterebbe a grave rischio.

Nel frattempo, febbre scomparsa e glicemia tornata ai valori precedenti.
D'ora in poi, grazie all'ulteriore sprone delle Sue raccomandazioni, il controllo di dieta e valori glicemici, da discreto che era, diventerà MANIACALE. Questa è una dichiarazione di guerra :-)

A proposito della Metformina, come effetti collaterali riscontro feci soffici (il che mi è perfino di aiuto, in attesa di una operazione per ragade); va bene così o devo considerarlo un sintomo che mi faccia cambiare farmaco ?
E poi: copiose sudorazioni notturne. Le viene in mente qualcosa per migliorare questo aspetto ?
Un'ultima cosa: Lei mi parla di "farmaci innovativi che potrebbero fare al caso suo"; capisco che l'utilizzo di nomi commerciali sia altamente inopportuno, quindi non gliene chiedo, ma potrebbe almeno indicarmi a che molecole stava pensando ?

Grazie ancora, molto cordialmente.
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Dr. Mario Manunta Medico internista, Diabetologo 721 29
Gentile Utente, grazie per il Suo messaggio in risposta al mio, fa sempre piacere ricevere feedback positivi.
Apprezzo molto la Sua, adesso forte motivazione! Tuttavia sa quando saranno veramente efficaci i consigli che le ho dato? Quando li metterà in pratica con naturalezza, facendoli diventare uno stile di vita spontaneo. Per cui l'atteggiamento iniziale di "combattere" va benissimo da stimolo per iniziare... ma poi dovrà diventare un atteggiamento suo, assolutamente naturale.
Per quanto riguarda i farmaci innovativi di cui le ho accennato, non le farò chiaramente i nomi commerciali, ma le dirò a quale categoria appartengono. Poi la scelta della molecola nello specifico caso, la dovrà praticare il suo Diabetologo di fiducia.
Come da linee guida internazionali, i farmaci da prediligere sono: o appartenenti agli AR-GLP-1 (Analoghi Recettoriali dell'ormone GLP-1) o agli sGLT-2i (Inibitori degli sGLT-2 o più semplicemente gliflozine).
Restando ancora a sua disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento o dubbio, le porgo i miei più Cordiali Saluti.

Dott. Mario Manunta
Senior Clinical Diabetologist
Scuola Educatori in Diabetologia AMD

[#4]
dopo
Utente
Utente
Caro dottor Manunta,

è sempre un piacere leggerLa: i Suoi suggerimenti mi sono particolarmente preziosi perché recano qualcosa in più che la mera scienza medica: il buon senso.
E' quello che ci aiuta a render meno difficili le cose che, nei fatti, a volte proprio lo sono. Come, nel mio caso, il miglior approccio dietetico.
Ed è quello che troppo spesso latita.

Sì, un paio di cose vorrei sottoporgliele; la prima è questa: Lei fa riferimento, per la posologia della Metformina, alla superficie corporea, ed io di questa cosa - da profano - non avevo mai sentito parlare.
La cosa mi ha incuriosito ed ho effettuato qualche ricerca, ma a parte qualche generica allusione non ho trovato quasi nulla in proposito, e quello che mi interessa è in particolare l'algoritmo che lega posologia e superficie corporea. Magari entrano nella relazione anche altri fattori, che so: l'età, il numero di anni trascorsi dalla diagnosi, o qualche parametro ematochimico.
Non potrebbe, gentilmente, chiarirmi l'aspetto quantitativo di questa cosa, od anche fornirmi qualche link da consultare ?

La seconda: le è mai capitato di imbattersi in questo studio ?

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6399621/

Se sì se ne sarà fatto un'idea, di cui mi piacerebbe sapere; se no... oddio... mi parrebbe un po' troppo chiederle di darci un'occhiata, da leggere ce n'è abbastanza e ognuno di noi ha le proprie esigenze nella gestione del tempo a sua disposizione...
Magari un giorno le verrà la curiosità e deciderà di dedicarci qualche minuto. Io in ogni caso ogni tanto verrò a vedere se ci sarà stato in proposito un suo intervento in questo consulto.
Comunque, Le anticipo, io un tentativo l'ho fatto; e, se Le può interessare, posso parlargliene.

La ringrazio e La saluto, come sempre, molto cordialmente.
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Dr. Mario Manunta Medico internista, Diabetologo 721 29
Gentilissimo, non esiste un algoritmo che correla peso corporeo e posologia della metformina, ma considerando che la dose massima che ha senso utile assumere è di 2,5 g, una dose minore può considerarsi sotto dimensionata. Solitamente ne prescriviamo 2 g/die e nella maggior parte dei casi è più che sufficiente. Prima si arrivava anche a 3 g/die, ma poi si è visto che erano più gli effetti collaterali che non i reali benefici terapeutici.
Lo studio da Lei citato, ha delle visibili pecche: non ha un potere statistico particolare, la popolazione in studio è troppo esigua e non esprime alcuni parametri come l'NNT.
Non credo sia il caso di entrare nel merito della bio-statistica, ma esistono dei parametri che fanno capire a noi medici, come leggere uno studio clinico e che peso dargli.
Inoltre la rivista su cui viene pubblicato non ha un grande Impact Factor, che è uno dei parametri che andiamo a considerare,e addirittura non rientra neanche tra le 99 riviste con Impact Factor da prendere in considerazione, e questo è un ulteriore parametro da considerare.
Purtuttavia quanto descritto è abbastanza suggestivo ed in linea di massima, descrive cose plausibili.
Però non viene considerata la durata di malattia, parametro indispensabile in quanto la remissione completa la si può avere solo quando si è in fase di pre-diabete o in fasi assolutamente precoci.
Non è tanto l'impatto sulla glicemia e sulla steatosi epatica, quanto il mantenimento nel tempo (durability) di un quadro apparente di "restitutio ad integrum". Non immagini neanche quanto mi piacerebbe essere smentito!
Cordialmente

Dott. Mario Manunta
Senior Clinical Diabetologist
Scuola Educatori in Diabetologia AMD

[#6]
dopo
Utente
Utente
Caro dottor Manunta,

come sempre la Sua risposta è molto interessante.
Lei avrà, ovviamente, capito che lo studio di Roy Taylor sulla possibilità di ripristinare la funzionalità delle cellule beta mi ha colpito molto; del resto Le ho io stesso detto di averne fatto esperimento personalmente.

Noto:
l'NNT non viene dichiarato ma può essere calcolato - anche se né io né Lei mai ci metteremo a cercare tutti i dati di tutte le ricerche di Taylor per poi lavorare alla calcolatrice;
La popolazione è quella che è (ma quella che appare andrebbe rivista, dato che Taylor ed altri hanno condotto più di uno studio negli ultimi 10 anni) ma se un indizio è un indizio e due indizi sono una coincidenza, tre indizi - sostiene Agatha Christie - sono una prova. E se aspettiamo che qualcuno conduca una ricerca del genere arruolando 10.000 persone senza che alcuno abbia a trarne guadagno (anzi, con perdita secca di fatturato di ipoglicemizzanti e di tutto l'universo infinito di diabete + complicazioni), credo che siamo più nel campo della fantascienza che della medicina.

Quanto al peso da attribuire per una valutazione a parametri come l'Impact Factor, è lo stesso BMJ, leader in tal senso, a pubblicare: "Why the impact factor of journals should not be used for evaluating research" (P.O.Seglen, 1997) (tutto vero, anche se ci scherzo su :-)
Ad ogni modo, gli studi di che si tratta sono stati pubblicati un po' ovunque, compreso "Diabetes", che fra i primi 99 come Impact Factor è alla posizione n. 7.

https://diabetes.diabetesjournals.org/content/68/Supplement_1/1844-P

Poi la durata pregressa della malattia e il mantenimento dei risultati sono descritti negli studi stessi, che ovviamente sono più estesi degli abstracts.

La realtà è, tuttavia, che sono stato fortemente impreciso io a gettare sul tavolo solo uno studio a casaccio della piccola galassia di lavori espressi alla Newcastle University a partire dal primo del 2011.
Per cui le prospettive per Lei da cui guardare erano alterate, ed il Suo giudizio ovviamente non poteva non esserne affetto.
Mi rendo conto che quello su cui ero curioso era sapere soprattutto se Lei fosse venuto a contatto con questo gruppo di studi. In realtà fornirne un giudizio esauriente sulla sola scorta del mio link non Le era possibile.

Il punto più interessante - e, se me lo consente, più qualificante - della Sua risposta è però questo:
"Purtuttavia quanto descritto è abbastanza suggestivo ed in linea di massima, descrive cose plausibili".
Ecco il punto: una mentalità aperta nonostante le pubblicazioni, che bene o male sono la Stella Polare nel mondo medico, apparentemente siano tendenzialmente ostative.
Le faccio i miei sinceri complimenti.

Comunque, detto fra noi: non ne verrà mai fuori niente, se non magari a livelli minori; gli interessi in gioco che, se diventasse la prima scelta assoluta per prediabete e diabete, ne verrebbero devastati sono immensi, e non è possibile contrastarli.

Cordialità e stima...
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Dr. Mario Manunta Medico internista, Diabetologo 721 29
Carissimo grazie per le sue bellissime parole.
Anche in questo caso viene fuori il suo modo preciso ed analitico nell'esaminare le questioni.
La mia mentalità è sicuramente aperta, e la capacità critica va al di la degli Impact Factor, dei nomi degli autori e delle ovvietà che spesso gli articoli scientifici tendono a propinarci.
Non ricordo chi era solito dire che "i dati torturati alla fine confessano sempre"...
Personalmente mi emoziona di più Agatha Christie che non Roy Taylor, ma quelli sono gusti personali che esulano dalla scienza.
Per quanto riguarda la sua dichiarazione sulla facilità di calcolo dell'NNT, devo dire che l'ho un po' invidiata... io detesto la matematica ed i conti, e senza vergogna le dico che non ne sarei capace.
Non sono un biostatistico, pur stimando la branca, ma orgogliosamente sono un clinico.
Molto Cordialmente.

Dott. Mario Manunta
Senior Clinical Diabetologist
Scuola Educatori in Diabetologia AMD

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