Utente 214XXX
Buongiorno, sono in gravidanza alla 16ma settimana, ho un figlio di 3 anni a cui è stata diagnosticata la malattia "piedi-mani-bocca"
Ho letto che questa malattia può essere molto pericolosa per le donne in gravidanza.
Partendo dal fatto che è impossibile non stare a contatto con mio figlio, vorrei sapere cosa posso fare per evitare di prendere la malattia.
E se dovessi prenderla, si manifesta a me come al bambino? e in quel caso cosa posso fare per evitare complicanze per il bimbo che porto in grembo?
Grazie mille attendo una risposta quanto prima.

[#1] dopo  
Prof. Ivanoe Santoro

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La malattia mani-piedi-bocca è il nome dato ad una malattia esantematica, frequente nei bambini e provocata per lo più da un agente patogeno della famiglia dei Coxsackie Virus. Raramente può essere provocata da alcuni enterovirus. Nei bambini colpiti, essa si manifesta con un esantema, spesso associato alla comparsa di bolle, pustole o vescicole concentrato a livello orale, della palma delle mani e della pianta dei piedi. La malattia ha generalmente decorso benigno, ossia tende di norma a guarire spontaneamente senza particolari complicanze. Non va confusa con la malattia aftosa di ruminanti e suini (afta epizootica) o con la sindrome di Beçhet.
Risulta più frequente fra estate ed autunno.
I primi segni della mani piedi bocca sono in genere una leggera febbre (in media 38.3°C), scarso appetito, sensazione di malessere e dolori addominali. La malattia esordisce quindi dopo 1-2 giorni con la manifestazione di macule rosse in bocca e sulla lingua di 4-8 mm che tendono spontaneamente a rompersi, causando dolorose ulcerazioni alle mucose che possono provocare difficoltà a mangiare; dopo 2 giorni compaiono quindi manifestazioni cutanee anche su mani e piedi per un periodo di alcuni giorni. Molto frequente è poi la comparsa di pustole anche sui glutei.
L’eruzione si concentra sopratutto sulle palme delle mani e piante dei piedi: anche in questo caso compaiono inizialmente delle macchie rosse di 2-10 mm che si trasformano in vescicole di un caratteristico colore grigio, sono ellittiche e presentano l’asse più lungo parallelo alle linee di tensione cutanea. Non provocano prurito. La guarigione avviene spontaneamente in una settimana o poco più, raramente si osserva febbre alta, malessere, diarrea.
La malattia non risulta particolarmente contagiosa.Il contagio avviene per contatto diretto con secrezioni nasali, saliva (quindi starnuti, colpi di tosse o semplicemente parlando) di pazienti nella prima settimana di malattia o per contatto orale di feci di pazienti anche dopo un mese dalla guarigione. Dal momento del contagio trascorrono di norma da 3 a 6 giorni prima della comparsa dei sintomi.
In gravidanza la malattia può avere un andamento molto subdolo. A volte i sintomi sono tardivi e poco specifici fino alla comparsa di un anasarca fetale (incremento del liquido negli interstizi con accumulo dello stesso in cavo addominale e/o nella cavità pleurica oltre che nel sottocutaneo) e polidramnios (incremento del volume del liquido amniotico).
Non esistendo una cura specifica, è possibile somministrare antipiretici per la febbre e sintomatici per il dolore provocato dalle ulcere.
Come prevenzione vi è il lavaggio frequente delle mani, il non avvicinarsi a bambini che presentino eruzioni esantematiche, bolle, pustole, vescicole.
Il paziente già colpito dalla malattia rimane comunque sensibile agli altri ceppi responsabili della stessa.
Evitare di rompere le bolle limita la diffusione del virus.
Quali consigli?
Eseguire frequenti controlli ecografici, ovviamente cercando di stare lontana dalle possibili fonti di contagio. Misurare frequentemente la temperatura corporea, effetuando terapie antipiretiche se la febbre dovesse superare i 38,5 C°.
Avvisi il Collega Curante di questa possibile complicanza ed eseguire frequenti controlli del volume del liquido amniotico e dell'anatomia fetale.

Prof.Dr.Ivanoe Santoro
Spec.Ostetrico/Ginecologo
Resp. UOS di P.S.OST/GIN e Med.Perinatale Ospedale di Solofra(AV) Prof. Anatomia Umana Univ. Napoli