Utente 276XXX
Buongiorno dottori,
ho pensato di fare un test hiv per stare più tranquillo riguardo a un rapporto a rischio (anche se basso) avvenuto ormai 6 anni fa.
Però anche se la probabilità è bassa, questo tipo di test mi agitano un pò.
So che l'unico modo per saperlo è fare il test, e lo farò a breve, ma prima vorrei fare una semplice domanda.
Mi è capitato, per altri motivi, di fare due tipizzazioni linfocitarie, una l'anno scorso e una quest'anno.
I valori dell'anno scorso sono:
Linfociti Totali 30% (20-40 OK)
CD3 65% (66-80, leggermente bassi), 1404/mm^3 (1300-2350 OK)
CD4 38% (38-52 OK), 733/mm^3 (800-1500 leggermente bassi)
CD8 23% (20-30 OK), 453/mm^3 (420-860 OK)
cellule NK 23% (7-17 un po' alte), 540/mm^3 (170-410 un po' alte)
rapporto CD4/CD8 1.6 (OK)
Si deduce un sistema immunitario leggermente basso ma non riconducibile a niente in particolare (il resto delle analisi è perfetto).
I valori di quest'anno sono:
Linfociti Totali 35% (10-50 OK)
CD3 73% (60-87, OK), 1610/mm^3 (605-2460 OK)
CD4 45% (32-61 OK), 990/mm^3 (493-1166 OK)
CD8 25% (14-43 OK), 546/mm^3 (224-1112 OK)
cellule NK 14.6% (4-28 OK),
rapporto CD4/CD8 1.8 (OK)
I valori sono tornati normali (il laboratorio è lo stesso ma sono cambiati i riferimenti).
Vorrei andare a fare il test più serenamente possibile, quindi intanto chiedo semplicemente questo:
un contagio hiv a 6 anni può dare una tipizzazione linfocitaria cosi nella norma?
(mi riferisco in particolare ai 990 CD4 e al rapporto 1.8 che so essere piuttosto alto soprattutto dopo 6 anni).
Grazie

[#1] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Gentile signore,
io non so chi le ha prescritto la tipizzazione linfocitaria e spero che sia stata effettuata per altri dubbi diagnostici che non siano quello dell' infezione da HIV!
Diversamente dissento totalmente dalla pratica di calmierare il paziente valutando il suo rapporto CD4/CD8!
Quei valori ai fini della predittività del risultato del test non hanno alcuna importanza: se vuole la certezza di essere HIV sieronegativo vada a fare un test HIVI-II di IV generazione p24 e in pochi giorni avrà la certezza che cerca, definitivamente.
Saluti,
Dott. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#2] dopo  
Utente 276XXX

Gentile dottore,
la tipizzazione è stata prescritta per altri motivi, quello che ho scritto è solo un mio ragionamento. La ringrazio per la pronta e chiara risposta. Mi scusi se aggiungo quanto segue, sono molto curioso in generale e mi piace capire quello di cui parlo.
Quella che cercavo non era una risposta certa sul fatto di avere o no il virus. So che l'unica certezza è fare il test, e poi lei non può sapere se l'ho preso ad esempio un mese fa. Ma se diamo per vero, per ipotesi, che l'UNICO rischio è avvenuto 6 anni fa, non sono un po' tanti 990 CD4? Io sapevo che negli anni l'effetto del virus è quello di diminuire drasticamente i CD4 fino a sotto i 200. Qui in un anno sono passati da 733 a 990, cioè sono anche aumentati. Non si può neanche dire, in attesa di fare il test, che "è poco probabile" averlo contratto? Ricordo poi che tutte le altre analisi (tra cui immunoglobuline IgA, IgG, IgM) sono ok. In 6 anni non ci sarebbe stata nessuna anomalia? Ripeto, è solo per capire meglio. Il test lo farò. Grazie mille

[#3] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Guardi io do per scontato quello che scrive e lei ha scritto che l'unico rapporto a rischio risale a 6 anni fa.
Ora, se nel frattempo lei abbia avuto altri rapporti a rischio io non lo so. Non so se un mese fa ha avuto un rapporto a rischio o l'altro ieri.
Il numero dei CD4, visto che lei è curioso, può mantenersi alto per molto tempo, anche per dieci anni, perchè c'è una fase di latenza in cui il virus se ne sta buono controllato dal sistema immunitario dell'ospite.
E glielo dico non perchè lo abbia letto ma perchè ho visto pazienti cominciare a mostrare segni di attività linfocitocidica dopo 10 anni.
Tra l'altro vi sono due scuole di pensiero: una che tende a procastinare l'uso della terapia antivirale se la viremia e i CD4 si mantengano costanti fino a quando compaiano i primi segni e una che ritiene più utile somministrare gli antiretrovirali ab initio.
Concludendo, mi pare che stiamo facendo una discussione sul sesso degli angeli: più che valutare i CD4 io porrei l'attenzione sul rischio legato alla modalità con cui si è svolto il rapporto a rischio.
E sulla eventuale conoscenza di una HIV positività del partner ( mi riferisco ovviamente a 6 anni fa).
Che poi lei abbia un pannello linfocitario normale, se le può servire come spunto per affrontare com maggiore tranquillità l'ansia del Test...Beh lo faccia pure.
Il principio fondante della Medicina è "Primum non nocère" mi pare che securizzarsi con un pannello linfocitario non nuoccia a nessuno.
Se lo desidera, mi faccia poi sapere l'esito del test.
Cordialità,
Dott. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#4] dopo  
Utente 276XXX

Grazie è stato chiarissimo.
Guardi, già che ci siamo, il rapporto è stato protetto ma non posso mettere la mano sul fuoco sulla persona (era abbastanza promiscua). Non ci sono stati rapporti orali. Se mi conferma che con baci prolungati e con altri tipi di contatti cutanei con liquidi biologici, che in un rapporto non mancano mai, il rischio è, come leggo dovunque, praticamente nullo, allora sto più tranquillo. I pensieri vanno su (eventuali) ferite sulle dita e (eventuali) sanguinamenti gengivali che ogni tanto ho. Le farò sapere. Grazie ancora

[#5] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
La modalità del rapporto lo rendono a rischio estremamente basso per HIV.
Questo glielo posso confermare.
Quindi faccia il test con tranquillità perchè sarà negativo.
Cari saluti,
Dott. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#6] dopo  
Utente 276XXX

Ho fatto il test. In attesa della risposta, mi viene in mente un'altra domanda.
Abbiamo detto che le probabilità di trasmissione con contatti che non siano di tipo penetrativo scoperto sono estremamente basse. Parlo di baci prolungati e petting. Ma queste probabilità possono aumentare se il soggetto ha già un sistema immunitario debole (come nel mio caso, anche se io non lo ho estremamente debole)? Oppure rimane impossibile in quanto il virus non ha proprio modo di entrare in circolo nell'organismo? Grazie e scusate (credo siate abituati all'ansia da test)

[#7] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
Se il virus non si trasmette, cioè non passa nell'organismo non vi può essere infezione.
Ciò indipendentemente dalla "forza" del sistema immunitario.
Se passa, anche se il sistema immunitario è superpotente, si diventa positivo all'HIV e si contrae l'infezione.
Saluti,
Dott. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#8] dopo  
Utente 276XXX

Buongiorno, il test è negativo.
Il valore riportato è di 0.1 (dubbio tra 0.85 e 0.99, positivo se >=1).
Sempre per curiosità, cosa rappresenta quel valore 0.1? E' un coefficiente, ha qualche unità di misura? Se per esempio fosse stato 0.8 come avrei dovuto interpretarlo? Sarebbe, si, stato sempre negativo, ma avrebbe avuto un significato diverso? Oppure sotto 0.85 dipende solo dalla sensibilità del test e non va preso in considerazione qualunque valore risulti?
Grazie

[#9] dopo  
44918

Cancellato nel 2018
E' complesso e non è questa la sede per spiegarle il perchè non vi sia 0.0.
Occorrono nozioni di Medicina di Laboratorio che lei non penso abbia.
Le basti essere CERTO che NON è HIV sieropositivo!
E che è forse l'occasione per stappare una buona bottiglia di Spumante DOC, come Doctor! o DOP come Dopo Ogni Preoccupazione.
:)

Buona domenica.
Dr. Caldarola.
Dr. Vincenzo Caldarola.
Medico - Chirurgo.

[#10] dopo  
Utente 276XXX

lo farò. Grazie mille