L'area di Medicina non Convenzionale è riservata ai soli perfezionati in tali discipline, quindi non sarà possibile ricevere risposte da altri specialisti. Teoria e pratica delle discipline di Medicina non Convenzionale ad oggi non sono ancora sostenute da sufficiente sperimentazione scientifica e sono disciplinate dal codice di deontologia medica (art. 15)

Utente 339XXX
Gent.mi Dottori,

con il presente consulto avrei bisogno di un parere specialistico in merito al tema in oggetto. Sono maschio, 30 anni, 60 kg, vita attiva e sana, ma da circa 1 anno accuso sintomi particolari molto simili ad una cervicalgia cronica e costante. Il tutto è iniziato dopo un intervento di appendicectomia (dicembre 2013), a seguito di cui ho iniziato a soffrire di dolori muscolari addominali, dolori lombari ed episodi di bruciori di stomaco e reflusso gastrico. Per alcuni mesi tutto sopportabile fino ad una piccola crisi vertiginosa nell'ottobre 2014 che ha innescato il tutto. Da quell'episodio sono iniziati dolori e fastidi cervicali, contratture croniche al collo, al trapezio, alle spalle, senso di sbandamento, stanchezza e dolori al risveglio, punti doloranti alla digitopressione, senso di fiacchezza. Dopo aver eseguito controllo otorino, fisiatra, RM cervicale (che ha mostrato perdita lordosi cervicale e piccola protrusione C5-C6, di poco conto a detta dei medici) mi sono affidato ad uno specialista reumatologo il quale, dopo aver escluso patologie reumatologiche, è approdato alla diagnosi di fibromialgia cervicale (Marzo 2015). Da quel periodo ho iniziato cicli di cure farmacologiche cono tzanidina (Sirdalud), massaggi decontratturanti, terapia del calore, gestione della postura, ripresa del movimento fisico (interrotto a causa dei sintomi di cui sopra), gestione dello stress e di tutta una serie di corrette abitudini atte ad alleviare i sintomi. Dopo gli scarsi risultati del Sirdalud, da circa 5 settimane svolgo terapia farmacologica con pregabalin (Lyrica) partendo da 25 mg fino ad un max di 100 mg/giorno. Purtroppo però anche questa terapia sembra non avere i risultati sperati (mancano 2 settimane al termine della terapia consigliata).
Riflettendo sulla mia indisposizione (che per fortuna ancora non mi impedisce, e spero non lo faccia mai, di andare al lavoro o di svolgere le normali attività quotidiane, pur essendo aumentato il grado di difficoltà nel compierle) e chiedendo aiuto a persone care, mi sono chiesto se fosse il caso di rivolgermi ad uno specialista neurologo, dal momento che la terapia reumatologica non sembra dare risultati, ed il medico reumatologo stesso mi ha confessato di essere sconcertato di fronte alla poca efficacia delle cure. Non si tratta per me di mettere in dubbio l'operato finora svolto, conscio del fatto che ogni patologia necessita dei suoi tempi di guarigione, ma semplicemente di una preoccupazione che aumenta, alimentata dalla convinzione che forse io non abbia intrapreso la strada giusta.
Pensate che la sintomatologia descritta possa avere un'origine neurologica? Potrebbe essere una cervicalgia cronica che perdura da molto? Mi consigliate una visita specialistica neurologica o particolari esami? Il tempo passa e le preoccupazioni si fanno sentire.
Ringrazio sentitamente per l'attenzione e per l'utile servizio svolto.

Buona giornata

[#1] dopo  
353249

Cancellato nel 2016
L'm unica cosa che mi sentirei di consigliarle è di valutare, oltre a tutto ciò che ha già fatto, il ruolo dell' intervento che ha effettuato sul connettivo, sul linfatico, etc. Legga per esempio l'articolo sul sito "cure Naturali": in cui si spiega come "la Medicina Funzionale spighi al medico ed al paziente la possibilità di avere un approccio in grado di spiegare la causa o le cause di un problema di salute, senza doversi focalizzare sul sintomo. Tra gli aspetti positivi della medicina funzionale vi è l’integrazione della malattia con la comprensione della fisiologia e della funzione, la ricerca di interventi terapeutici proporzionati all’entità del disturbo e di protocolli terapeutici efficaci nella prevenzione e nella patologia. Nel fare ciò, la medicina funzionale rivolgerà l’intervento terapeutico verso il supporto nutrizionale, l’omepatia e la fitoterapia. Un altro beneficio della medicina funzionale è sicuramente la ricerca di un’integrazione tra la medicina e le metodiche complementari, condotta mediante una metodologia scientifica nello studio delle terapie complementari al di fuori di filosofie e scuole di pensiero, proponendo un modello diagnostico e terapeutico sperimentato per qualificare e differenziare il rapporto col paziente".
Ritengo quindi, che essendo uno specialista in Medicina Funzionale, dopo aver effettuato l' iter terapeutico consigliato dalla Medicina Convenzionale, sia arrivato il momento di effettuare una visita di Medicina Funzionale e diventare a questo punto artefice della spiegazione di cose che non si possono spiegare solo con la Medicina Convenzionale.
A disposizione per eventuali altre spiegazioni sull' argomento.
Arrivederci dott.ssa Franca Merla










Che cos'è la medicina funzionale

La medicina funzionale focalizza il proprio interesse sui cosiddetti “disturbi funzionali” manifestati da un soggetto, ponendo l’accento sulla causa invece che sul sintomo. Il sistema diagnostico e terapeutico della medicina funzionale si basa sui meccanismi di regolazione e di controreazione allo stress dei sistemi viventi, con l’intenzione di stimolare l’organismo a ritrovare il naturale equilibrio. La medicina funzionale nasce dalla volontà di ricollocare in ambito medico le situazioni borderline, a volte “funzionali” anche per la medicina scientifica. Ogni evento, fisiologico o patologico che sia, presenta una componente funzionale normo reattiva che si è in grado di potenziare e ottimizzare al fine di ritornare allo stato di equilibrio. La peculiarità dell’approccio funzionale è l’attenzione prevalente alla reattività fisiologica e alla capacità di autoregolazione del sistema. L’obiettivo è dunque mettere il sistema in condizione di recuperare da solo, compensando gli stressori responsabili dei sintomi. Tra i meccanismi di regolazione dei sistemi viventi vi è la regolazione neurovegetativa (sistema ortosimpatico e parasimpatico), la regolazione metabolica (catabolica o anabolica) e la regolazione cerebrale. Fulcro della medicina funzionale è dunque la conoscenza dei meccanismi fisiologici di regolazione, al fine di individuare rapidamente il giusto protocollo terapeutico per favorire la corretta performance del sistema.
Dr.ssa Franca  Merla

[#2] dopo  
Utente 339XXX

Gent.ma Dr.ssa Merla,

La ringrazio sentitamente per la risposta immediata ed esaustiva.
La strada che mi propone di intraprendere sarebbe per me del tutto nuova ed a maggior ragione interessante.
Nel percorso che sto portando avanti non escludo di tenere in considerazione quanto da Lei proposto, che aprirebbe un mondo nuovo.
Una sola domanda: quando Lei scrive " valutare il ruolo dell' intervento che ha effettuato sul connettivo, sul linfatico, etc..." si riferisce all'intervento di appendicectomia descritto?
Perdoni la domanda, dovuta senz'altro ad una mia incomprensione.
Grazie per la disponibilità e l'interesse.

Buona Giornata

[#3] dopo  
353249

Cancellato nel 2016
Certo, ritengo l' appendicectomia che ha effettuato: altera molto l' apparato digerente e linfatico; questi sono molto importanti per espellere tossine che probabilmente si sono localizzate in loco di minor resistentia che la cicatrice costituisce.
Le tossine immagini che siano automobili in transito in autostrada:queste dove c'è un ostacolo (la cicatrice) si devono fermare o comunque rallentare.
Spero di essere stata esaustiva.
Spero di esserle stata di aiuto.
Arrivederci
Dott.ssa Franca Merla
Dr.ssa Franca  Merla

[#4] dopo  
353249

Cancellato nel 2016
Certo, ritengo che l' appendicectomia che ha effettuato alteri molto l' apparato digerente e linfatico; questi sono molto importanti per espellere tossine che probabilmente si sono localizzate in loco di minor resistentia che la cicatrice costituisce.
Le tossine immagini che siano automobili in transito in autostrada:queste dove c'è un ostacolo (la cicatrice) si devono fermare o comunque rallentare.
Spero di essere stata esaustiva.
Spero di esserle stata di aiuto.
Arrivederci
Dott.ssa Franca Merla
Dr.ssa Franca  Merla

[#5] dopo  
Utente 339XXX

Gent.ma Dott.ssa Merla,

assolutamente esaustiva, grazie molte!
Al momento durante le sedute di massaggi e fisioterapia, il terapista interviene spesso con manipolazione fasciale nella zona dello stomaco, ombelicale, e della cicatrice, poiché la zona è ancora dolorosa e pungente durante il massaggio profondo. Ritiene che possa continuare con questa pratica? E' naturalmente rivolta a "sciogliere" i dolori fasciali che accuso.
Deduco quindi che le problematiche cervicali potrebbero essere conseguenza di uno "squilibrio", di una alterazione proveniente da una zona lontana del corpo.
E' interessantissima la questione e del tutto nuova per me. Un nuovo punto di vista da approfondire.
Di nuovo grazie per la cortese disponibilità.

[#6] dopo  
353249

Cancellato nel 2016
Io non volevo dire che anche il suo fisioterapista non migliori la situazione con il Suo intervento manipolativo; le aderenze si rimuovono solo con intervento non cruento del medico Funzionale; solo lui lo può fare.
Questa metodica si chiama Neuralterapia secondo Huneke e può trovare siti internet che spiegano tale metodica.Se poi Lei volesse provare, ci si può vedere, comunque resto a Sua disposizione per ulteriori spiegazioni.
Per il momento la saluto e rimango in attesa di notizie
Arrivederci
Dott.ssa Franca Merla.
Dr.ssa Franca  Merla

[#7] dopo  
Utente 339XXX

Gent.ma Dott.ssa Merla,

La ringrazio per questa ulteriore informazione e per la disponibilità!
Avrò certo modo di informarmi via web sulla terapia suggerita, e di valutare al più presto il da farsi. Non esiterò a contattarla in caso di dubbi o maggiori informazioni.
Ringrazio nuovamente per la cordiale disponibilità.
Buona Giornata!