Emorragia subaracnidea

Salve,
Nel 2000 ho subito una craniotomia per l'evacuazione di una emorragia subaracnoidea "sine materia". Il referto del neurochirurgo sostanzialmente dice "no ictus, no tumore, no avm, no aneurisma".
Tac, RM e angiografia, tutt'e tre eseguite a 20, 40 e 60 gg. dall'intervento non hanno evidenziato causa certa o presunta.
Tralasciando la mole enorme delle complicanze subite, richiamo soltanto la perdita di memoria, oggi parzialmente recessa, che mi ha fatto cancellare i mesi immediatamente precedenti l'emorragia.
Oggi, invece, ho il ricordo chiaro di un evento traumatico avvenuto però ben due giorni prima dell'emorragia.
Lungi da me voler trovare una diagnosi "a tutti i costi", la mia domanda, seppur banale, è questa:
E' possibile che l'evento traumatico, che nell'immediato non diede troppo fastidio e al quale probabilmente non diedi la giusta importanza, abbia poi causato una sorta di "microsanguinamento" che solo due giorni dopo ha sortito gli effetti devastanti che ho sofferto?
Grazie per la cortese risposta.
[#1]
Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Egr. signore,
Per ESA (emorragia subaracnoidea) sine materia si intende la presenza di sangue più o meno diffuso negli spazi cerebrali.
In tali casi, prima di procedere a un intervento, si esegue una angiografia per individuare l'origine dello stravaso ematico.
Se l'esame è negativo, ovvero non si repertano né aneurismi, né mav (malformazioni artero-venose), non potendosi rintracciare la fonte, si parla di <esa sine materia> o spontanea e in tal caso nessun intervento chirurgico è indicato.

Se Lei dice che è stato sottoposto a intervento con tale diagnosi, evidentemente il sangue non era presente solo negli spazi subaracnoidei, ma anche in altro comparto cerebrale come per esempio lo spazio sottodurale.
Di quale evento traumatico si è trattato?

Esiste anche l'esa post traumatica, ma questa si verifica immediatamente dopo il trauma (che non deve essere un trauma banale, ma di una certa violenza) e non a distanza di giorni.

E ora una mia curiosità: come mai dopo ben 14 anni, suppongo di benessere, è interessato al problema?

Con cordialità

[#2]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno Dott. Migliaccio,
La ringrazio per la rapida risposta.
Innanzi tutto chiedo scusa per la pochezza delle informazioni rese e l'inesattezza di alcune. Da tempo non rileggevo i report medici del mio caso clinico (che sono tutti in lingua inglese) e ho creduto di dire bene scrivendo emorragia subaracnoidea, mentre in realtà il referto operatorio parla di ematoma subdurale. Chiedo venia per tale errata informazione.
Riassumo la mia esperienza cercando di essere più preciso e circostanziato possibile:
Nel febbraio 2000, lavorando nella sala macchine della nave sulla quale ero imbarcato, in rotta da Miami (USA) a Cozumel (Messico), sono scivolato sulla classica macchia d'olio e ho battuto la nuca nello spigolo di un gradino metallico.
Sul momento, a parte lo stordimento, non ho sofferto granché e non ho sanguinato.
Solo due giorni dopo ho cominciato a provare il peggior mal di testa della mia vita.
Nella mia cabina ho pensato che una doccia calda mi avrebbe aiutato ma è stato l'esatto contrario. Richiesto telefonicamente aiuto ai colleghi, questi mi hanno trovato sdraiato a letto con la cornetta del telefono ancora stretta tra le mani, semi cosciente, con gli occhi girati all'insù, impossibilitato a fare il minimo movimento. Gambe e braccia già non rispondevano. Persi i sensi, presumibilmente già in stato comatoso, ho trascorso la notte nell'ospedale di bordo dove sono stato ventilato con pallone ambu per tutta la notte (non c'erano altre attrezzature per la respirazione artificiale). Sbarcato il giorno dopo sono stato ricoverato in una clinica messicana priva di reparto neurologia, dove sostanzialmente mi hanno intubato ed attaccato al respiratore automatico in attesa dell'aero ambulanza che mi avrebbe traslato a Miami. Appena giunto nell'ospedale americano mi sono stati applicati dei "drenaggi" al capo in attesa dell'arrivo dall'italia dei miei familiari che nel frattempo erano stati avvisati (come noto, in america senza la firma di un parente stretto non ti toccano nemmeno se sei in pericolo di vita).
Di fatto, nelle sedici ore successive alla mia richiesta di aiuto, non è stato preso nessun provvedimento diretto all'origine del mio malessere.
Dopo l'operazione di evacuazione dell'ematoma sono rimasto in coma farmacologico per una settimana, dopo la quale avrei dovuto cominciare la riabilitazione. Le cose purtroppo andarono diversamente e per una serie di complicazioni intervenute ho vissuto altre tre episodi comatosi per una durata totale di sei settimane. Durante tale periodo, a causa delle cattive cure, ho perso 30 kg. Ripresomi parzialmente ho cominciato la riabilitazione fisica ed occupazionale dapprima su sedia a rotelle e poi pian piano sulle mia gambe.
Dopo l'intervento ho sofferto:
- perdita dell'uso delle gambe.
- perdita dell'uso della parola.
- perdita della vista dapprima, forte diplopia poi.
Oggi, dopo 14 anni, soffro:
- leggero rallentamento e scoordinamento motorio.
- rallentamento nella produzione orale.
- diplopia solo in caso di affaticamento o stress.
- problemi di concentrazione.
- impossibilità di fare più cose per volta.
Ma il vero problema resta l'impossibilità di recuperare gran parte dei referti medici per via dell'azione legale intentata per le errate o mancate cure.
Ecco perché ancora oggi, e rispondo alla Sua curiosità, cerco di rimettere tutti i tasselli al loro posto per venire a capo di un fatto che ha cambiato radicalmente la mia vita.
Sperando di non essere stato troppo prolisso La saluto cordialmente.
[#3]
Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Se l'iter legale negli USA dura da 14 anni, non lamentiamoci poi più di tanto dell'Italia.
In ogni caso credo che la responsabilità dei medici sia palese per aver ritardato un intervento urgente.

Cordialità ed auguri.

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