Utente
In seguito ad una serie di vicende di salute negative che hanno colpito dei miei diretti familiari,nei primi 2-3 mesi dell'anno 2009 il mio corpo ha cominciato "a dare i numeri":attacchi di panico nelle coop,paura del buio,tachicardia,pressione un po' sballata,estrema insonnia,difficoltà a camminare a piedi causa senso di pesantezza di gambe,assenza di fame,forti e ricorrenti mal di testa,fino all'estremo:paura di fare la doccia.Tutti questi psico-drammi hanno raggiunto l'apice nell'arco di 2-3 mesi dal loro inizio perchè ci ho messo molto a capire di cosa si trattasse,anche perchè non avevo in vita mia mai sofferto di cose simili(feci le analisi di routine prescritte dal mio medico generico, delle visite, ma tutte negative).Poi andai dal neurologo e capii.Diagnosi: Forte esaurimento da Stress Post Traumatico.Insomma inizio una cura (da fine marzo 2009) a base di Xanax, Lantanon e Paroxetina (20 mg al dì). Premetto che MAI avrei pensato in vita mia di affidarmi a simili medicine ma il mio corpo "funzionava" come gli pareva,come fosse scollegato dalla mia mente che invece sembrava lucidissima.Appena iniziato a stare un po' meglio,ho interrotto prima il Lantanon e poi lo Xanax (dopo circa 1 mese e 1/2).La Paroxetina continuavo a prenderla (20mg al dì) ed avrei dovuto continuare la somministrazione per almeno 10-12 mesi. Ma già a metà luglio iniziavo a sentirmi benino ed ho deciso di scalarla di 1/4 di pasticca a settimana,fino a smettere del tutto. Dopo 20 gg dalla sua cessazione totale ho iniziato a star male (assenza di fame, tremori etc.),son tornato dal neur. e,dopo meritato cazziatone, ho ricominciato l'assunzione. A Dic. 2009 decido (ancora di testa mia) di provare di nuovo a smettere x la 2° volta. Ricomincio la scalata (scendo di 5mg a a settimana fino a smettere) ma di nuovo dopo 18-20gg precisi (dalla totale cessazione) mi riprendono le solite crisi (sono crisi di Astinenza???).Torno del neurologo, solito cazziatone e ricomincio a prenderle.Arriviamo ai primi di marzo. Decido di ritentare per la 3°volta(non voglio vivere attaccato ad una maledetta pillola).Solita scalata graduale fino a metà marzo.Da metà marzo cambio metodo. Penso: il problema è sempre stato legato alla fatidica soglia dei 20 gg (saranno crisi d'astinenza??) ed allora faccio così: da oggi(15 marzo)ogni 15 giorni mi piglio 1/2 o al massimo una pasticca e poi ricomincio l'astinenza di 15gg e vediamo come va. E fino ad oggi (quindi diciamo per 3 cicli da 15gg di astinenza intervallati da 1 giorno a 10mg o max. 20mg) il gioco sembra funzionare. Ora volevo sapere cosa ne pensate voi esperti. 1) Secondo voi erano effettivamente crisi d'astinenza da Paroxetina? 2)cosa dovrei fare? Allungo i gg di astinenza a 20-25 e vedo come
reagisce il mio corpo cioè se si ripresenta la supposta crisi?O aspetto ancora e continuo il "giochino"? Oppure "cestino" tutti i "progressi" raggiunti e riprendo cmq. l'assunzione piena a 20mg giornalieri perchè comunque ancora necessaria? GRAZIE

[#1]  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

decidere la sospensione di qualsiasi farmaco ed in particolare degli antidepressivi è compito esclusivo dello specialista che l'ha prescritto. Non si deve fare MAI autosospensione nè tantomeno "giochini" come li definisce Lei. Non criminalizzi questa categoria di farmaci perchè esistono spesso luoghi comuni assolutamente gratuiti e sensa fondamento.
Se i Suoi disturbi sono da ricondurre a crisi d'astinenza o alla patologia ancora non "guarita", e quindi riemergente alla sospensione prematura del farmaco, non posso stabilirlo.
L'unico consiglio che Le posso dare è di ritornare dallo specialista per fare presente la situazione attuale ed attenersi poi alle Sue indicazioni.

Cordiali saluti
Dr. Antonio Ferraloro

[#2] dopo  
Utente
Perdonatemi dott.Ferraloro, ma non è questa la risposta che cercavo. In primo luogo non criminalizzo affatto questa categoria di farmaci, anzi dalle mie parole emerge una strenua difesa degli stessi,tant'è che ho ripetuto più volte che per me sono risultati fondamentali. D'altro canto però lei non può rispondermi che deve essere il mio specialista a sapere come devo comportarmi perchè alla fine il mio neurologo ne saprebbe (ne sà) comunque quanto lei. E questo semplicemente perchè non esiste un parametro "oggettivo" (che sò, un analisi per esempio del quantativo di serotonina) per capire quando smettere. Quindi come potrebbe lui consigliarmi se ha a disposizione gli stessi input e cioè sà le stesse cose che sà lei? A me interessava una risposta legata alle vostre esperienze come medici cioè ponderata in base a ciò che avete studiato sui libri ma soprattutto in base ai casi che voi avete affrontato nel corso della vostra professione. Per questo vi ho interpellato. Sarò più chiaro. Le crisi d'astinenza avvengono sì o no in media dopo 20 giorni ? Per prendere delle decisioni devo partire da dei dati certi che però non mi fornisce nè il mio neurologo nè trovo scritti sui forum in internet. GRazie e scusate la franchezza.

[#3]  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

il Suo neurologo La conosce certamente meglio di me che sto davanti ad un monitor e non conosco nemmeno l'espressione del Suo volto, la Sua mimica, il Suo gesticolare, il Suo rapportarsi allo specialista ed all'ambiente che lo circonda (anche il semplice ambulatorio medico), non conosco le modalità del Suo eloquio, il Suo modo di esprimersi, di ridere, i cambiamenti di atteggiamento a seconda delle domande e del contenuto della discussione in atto e tante altre sfumature che lo specialista valuta nel corso di una visita medica (scusi se è poco)! Questa è soltanto una parte della visita che il paziente sconosce e non pensa quanto sia importante. Poi si pongono delle domande specifiche in rapporto alla(e) visita(e) precedente(i).
Quindi, come può osservare, c'è un abisso tra me ed il Suo neurologo e non sarà MAI VERO che io (o chi per me, on line) possa saperne quanto il Suo specialista.
Pertanto confermo il consiglio che Le ho dato nel precedente post, cioè che soltanto lo specialista che segue il paziente, può e deve decidere (a volte anche sbagliando) quando potrebbe essere ridotta o sospesa una terapia. In ogni caso MAI autonomamente dal paziente.
Rispondendo alla Sua domanda specifica, Le dico che le crisi di astinenza possono anche venire dopo 20 giorni, come è possibile anche, come Le dicevo, che si potrebbe sviluppare il riemergere dei Suoi disturbi per una prematura sospensione del farmaco che spesso va prolungato per più di un anno.

Cordialmente Le auguro un buon primo maggio
Dr. Antonio Ferraloro

[#4] dopo  
Utente
Lei ha ragione. Seguirò il suo consiglio.
Mi conceda un' ultima riflessione che ho maturato in questi miei mesi di cura. La paroxetina funziona davvero bene (anche gli effetti collaterali sono sopportabilissimi). La mia sensazione è che poi, dopo un primo recupero "corporeo/mentale" grazie alla paroxetina, il suo effetto "a lungo termine" non sia proprio così determinante. Mi spiego meglio. Una volta superata la fase critica col medicinale, mi sembra che occorra poi del tempo (inteso come mesi o anche anni) per recuperare, cioè per tornare a stare bene-bene, tempo che comunque DEVE PASSARE, FORSE indipendentemente dall'uso - prolungato per molti anni - della paroxetina. In parole povere ho l'impressione che la serotonina (o in generale i meccanismi chimici che regolano il nostro cervello) si autoregoli o autoricostruisca o autoguarisca da sola col TRASCORRERE del tempo (direi parecchio) a prescindere.
E solo una mia impressione o quanto detto ha delle basi scientifiche magari già provate? GRAZIE ANCORA

[#5]  
Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

il tempo per venir fuori da problemi come attacchi di panico, paure immotivate, ecc. è variabile da soggetto a soggetto, in media abbastanza lungo, per cui una sospensione prematura della terapia è inopportuna.
Occorre del tempo per stabilizzare i meccanismi implicati in tali situazioni e la farmacologia è determinante nel senso che è difficile che tale stabilizzazione avvenga spontaneamente ed indipendentemente dal farmaco.
Detto questo, poi potrebbero presentarsi delle varianti individuali, non prevedibili, che riducono in parte la veridicità del ragionamento precedente e, parzialmente, potrebbero avvicinarsi al Suo.

Cordialità

Dr. Antonio Ferraloro

[#6]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

per il suo problema lo specialista di riferimento e' lo psichiatra e non il neurologo.

Sarebbe opportuno interfacciarsi con questo tipo di specialista piuttosto che con il neurologo in quanto quest ultimo ha competenze differenti rispetto alle sue problematiche.
https://www.instagram.com/psychiatrist72/

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[#7] dopo  
Utente
In che senso, gent.mo dottor Ruggiero afferma questo? Non dico che abbia torto, è solo che mi piacerebbe che motivasse ciò che afferma, così magari potrò anche seguire il suo consiglio. Si riferisce ad eventuali consigli che lo psichiatra può darmi sulla modalità di dismissione del farmaco o su un'analisi dei meccanismi che hanno innescato il tutto ?
Quello che so per certo è che le mie "sofferenze" fisiche (chiamiamole così) non sono state innescate nè mai hanno viaggiato in parallelo con diciamo disordini mentali nel senso che mai e poi mai ho pensato di farla finita o di non aver più voglia di vivere...nè durante tali "patimenti" nè tantomeno in nessun momento precedente della mia vita, tant'è che non ho mai sofferto in precedenza di questi "svarioni". Quel che è certo è che c'è stato un periodo della mia vita (lungo circa un anno) in cui sono stato sottoposto a fortissimi stress mentali (avendo perso una persona a me consanguinea dopo una lotta rivelatisi inutile di diversi mesi... e avendo rischiato di perdere anche altre 2 persone a me altrettanto care dopo poco tempo...) ... e tutto ciò presumo mi abbia messo decisamente KO.
GRAZIE