Affaticamento e stile di vita

Gentili dottori, vorrei chiedere un consulto riguardo questo mio problema che lamento, in modo non costante, ma da diverso tempo.
Premetto che sono ancora in cura per la sindrome ansioso-depressiva, e che attualmente assumo i soliti farmaci nel seguente dosaggio: Pasaden gocce (10 al mattino e 15 la sera) ed Entact compresse 20mg (una dopo pranzo). Questo dosaggio lo cambierò probabilmente a settembre, poiché tra un mese avrò la visita dalla neurologa che mi ha già anticipato una possibile diminuzione del dosaggio dei farmaci.
Detto ciò il fastidio non sono le crisi d'ansia, ormai sporadiche e poco rilevanti, se non correlate a situazioni per ma fastidiose come il traffico o lo stare fuori città, ma piuttosto un senso di affaticamento che mi causa non pochi problemi.
In pratica la situazione è questa. Io non ho uno stile di vita sano per quanto riguarda l'orologio biologico e, tranne che in periodi d'esame, vado a letto molto tardi e mi sveglio altrettanto, e la media è 'sonno alle 3.00-4.00 se non più tardi, e risveglio alle 14.00'. Tutto ciò non influisce notevolmente sull'alimentazione perché mi sveglio sempre per un'abbondante colazione alle 8.30 e, a pranzo, anche se appena sveglio, faccio quasi sempre un pasto completo.
Ho fatto anche le analisi del sangue un mese fa e se non erro i risultati hanno riportato la conta dei globuli bianchi sotto la norma, e il medico di base mi ha detto che sarà stato il caldo e la diarrea che avevo avuto, quindi per sicurezza dovrò ripeterle a giorni.
Il fastidio che lamento, come si deduce dal titolo, è un affaticamento forte da quando mi alzo e che a volte si protrae anche fino a sera, che non ho tutti i giorni, ma spesso. Appena sveglio per mezz'ora circa sento il battito leggermente accelerato e resto intontito dopo pranzo con una tazzina di caffè in mano. Essendo io un fumatore, appena fumo la prima sigaretta della giornata i sintomi aumentano, ed è come se avessi corso ma senza avere il fiatone. Questa cosa mi porta non solo a non poter essere operativo di mattina, ma anche nel primo pomeriggio, se non per tutto il giorno.
Tutto ciò mi porta a domandare quanto lo stile di vita, in particolare un riposo corretto, possa influire sulle prestazioni fisiche e mentali quotidiane, e di conseguenza se sono questi sbagli che mi portano questi sintomi, e quindi a stare così, oppure se ci possono essere effettivamente delle cause diverse di tipo organico o di tipo psichico, e quindi se devo effettuare dei controlli, e di che genere, dal momento in cui non saprei da cosa cominciare.
Ringrazio in anticipo per le risposte.
Cordiali saluti.
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Dr. Stefano Vollaro Neurologo 351 13
Buongiorno,
Certamente lo stile di vita ha un impatto prevalente su sintomi quali stanchezza o "malessere" generalizzato, soprattutto nel lungo termine. Per il sintomo specifico è meglio che si rivolga nuovamente al medico di base per farsi visitare ed eventualmente prescrivere qualche nuovo esame ematico (ad esempio cause frequenti di questi sintomi sono le infezioni virali).
E' ovvio che devo consigliarle di modificare lo stile di vita, dormendo in maniera regolare (per cui senza interrompere il sonno per fare colazione e poi tornare a dormire fino a pranzo), cercando per quanto possibile di sfruttare le ore senza luce per dormire e le ore diurne stando sveglio, regolarizzando l'alimentazione, riducendo al massimo il fumo di sigaretta e facendo attività sportiva. Tutto ciò avrà impatti positivi non solo a livello organico ma anche psicologico.

Dr. Stefano Vollaro

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Utente
Utente
Buonasera dottore,
Grazie per la risposta. In effetti questa situazione dura da anni, e come già detto, solo quando devo sostenere gli esami all'università mi alzo ad un orario normale.
La cosa che mi preoccupa è che per me alzarmi al mattino è sempre un sacrificio, e non ci riesco senza grandi sforzi neanche se vado a letto presto, come tra ieri e oggi che ho dormito da 00.30 alle 14.00 circa, ed ora tornerei volentieri a riposarmi, cosa che non trovo per nulla normale alla mia età, soprattutto il non essere mai in forma.
Proverò in questi giorni a modificare forzatamente l'abitudine cercando di portarla alla normalità, e domani andrò dal medico per le analisi, e ne riporterò i risultati.
Grazie ancora.
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Dr. Stefano Vollaro Neurologo 351 13
La modifica dello stile di vita inizialmente potrebbe essere molto faticosa, pertanto andrà intrapresa gradualmente. Il fatto che sia sempre così stanco potrebbe dipendere paradossalmente proprio da questo stile di vita alterato e dalle numerose ore di sonno di cui ha bisogno: le sarà capitato di notare come nei periodi di ozio prolungato è facile sentirsi più stanchi dopo uno sforzo minimo. Inoltre il sonno in ore diurne, con la luce che filtra dalle finestre, i rumori provenienti dall'ambiente circostante e l'influenza dell'orologio biologico, non è riposante come il sonno notturno.
Certo, va anche valutata l'ipotesi che il suo sonno non sia riposante, il che può dipendere da fattori comportamentali, ma non solo. Il tutto va valutato nel tempo rivolgendosi al medico di base e, in caso di dubbi, ad uno specialista in medicina del sonno.
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Utente
Utente
Gentile dottore, ho rifatto le analisi e l'alterazione della conta dei globuli bianchi (sopra i valori indicati) era dovuta alla diarrea, quindi nulla di correlabile ai miei sintomi.
Attualmente sto andando a letto più presto e mi sto svegliando in orari abbastanza "normali" anche in vista delle attività e dei doveri che mi aspettano a settembre, orari che oscillano circa dalle 9.00 alle 12.00, ma spesso lamento ancora della stanchezza diurna.
Mi chiedevo solo se questo aspetto può essere legato al problema ansioso-depressivo dato che la spossatezza fisica e mentale è uno dei sintomi più ricorrenti, e in che modo dovrei comportarmi in questi termini, premettendo che mentalmente non mi ritrovo felicissimo ma neanche particolarmente depresso.
Grazie ancora, cordiali saluti.
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Dr. Stefano Vollaro Neurologo 351 13
Le cause purtroppo potrebbero essere molte e vanno valutate personalmente dal medico. La depressione è una causa frequente di senso di spossatezza e sonnolenza diurna. Anche in assenza di una depressione manifesta, con tutti i sintomi tipici, la sola mancanza di un obiettivo da perseguire o comunque la mancanza totale di aspettative per la giornata potrebbero essere sufficienti a giustificare la sintomatologia.
Tuttavia, ripeto, la valutazione corretta può essere fatta solo di persona dal medico, probabilmente dopo un periodo di osservazione e alcuni esami, che probabilmente ha già fatto.
Nel frattempo, che sia la causa determinante oppure no, continuare a sforzarsi di regolarizzare i ritmi di vita e considerare l'ipotesi di affrontare il periodo "non felicissimo" (focalizzandosi sulla soluzione se le cause sono note e/o cercando il supporto di uno psicologo se non si riescono a individuare i punti cruciali) è comunque un obiettivo sano.

Una cosa che avevo dimenticato di considerare è la terapia che sta facendo che, se da un lato è probabilmente necessaria (altrimenti non credo sarebbe stata prescritta) potrebbe anche dare sintomi simili a quelli descritti nei primi tempi dell'assunzione. E' una terapia nuova o è ormai abituato a questi farmaci da mesi? Anche riguardo il Pasaden? Comunque, rimane valido il consiglio di associare assolutamente la psicoterapia ai farmaci.
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Utente
Utente
Ringrazio per la celere risposta.
Per quanto riguarda gli obiettivi quotidiani d'estate è più difficile averne rispetto che d'inverno, almeno per me che studio all'università, quindi la mancanza di attivismo penso sia data anche da questa stagione che spesso mi da molte noie.
Per quanto riguarda le cure, quella farmacologica prescrittami dal neurologo ha avuto un primo ciclo di circa un anno e che è terminato a fine luglio dell'estate scorsa, di Pasaden e Cipralex con un dosaggio uguale per due o tre mesi fino a regredire lasciando il solo Pasaden in poche gocce al giorno. Smisi la cura nei tempi prestabiliti mentre ero in vacanza e dopo qualche giorno stetti molto male, quindi tornato a casa, dopo un'altra visita ho intrapreso un altro ciclo, che è quello attuale, con 10 gocce di Pasaden per tre volte al giorno e una compressa di Cipralex per poi passare verso Pasqua a 10 gocce al mattino e 15 la sera e una compressa di Entact (il farmacista mi ha detto che era uguale al Cipralex e il neurologo lo ha confermato). Quindi non è una cura che ho intrapreso da poco, l'inizio dell'ultimo ciclo risale a circa un anno fa.
Per quanto riguarda la psicoterapia ho intrapreso due cicli di sedute presso l'ospedale, che in totale sono durate un anno e mezzo, fino alla primavera trascorsa, e mi aspettavo aiutassero più concretamente nella gestione dell'ansia e dei problemi affini, ma non si è fatto altro che argomentare su alcuni trascorsi e aspetti della mia vita per poi dire che posso continuare da solo.
L'opinione del neurologo è che non ne ho bisogno tranne se non mi preme come esigenza. Io la intraprenderei di nuovo, ma se questa è la prassi mi sconforta un po' perché non mi ha portato a nessun risultato. Lei cosa mi consiglia?
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Dr. Stefano Vollaro Neurologo 351 13
Premesso che la valutazioni corrette possono essere fatte solo di persona e dopo aver conosciuto il paziente, abitualmente la psicoterapia dovrebbe essere la prima scelta per trattare disturbi di ansia e depressione. I farmaci andrebbero utilizzati solo quando strettamente necessario, come supporto alle strategie non farmacologiche. Ha fatto una vera e propria psicoterapia oppure solo dei colloqui con uno psicologo? La frequenza degli incontri è stata sufficiente? Era stata programmato un percorso con degli obiettivi da raggiungere? Nel suo caso POTREBBE (ma l'indicazione va confermata dallo specialista che la conosce) essere indicata una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale: non tutti gli psicologi sono formati per questo, ma solo gli psicoterapeuti che hanno preso un titolo di studio apposito.

Dire che non si ha bisogno della psicoterapia ma si ha bisogno dei farmaci è un'affermazione che non posso smentire senza conoscere il caso, ma che faccio un po' fatica a condividere, perché equivarrebbe a dire che tutto dipende esclusivamente da un deficit di determinati neurotrasmettitori, che probabilmente implicherebbe una terapia farmacologica a vita, cosa che mi pare un po' azzardata da affermare per un ragazzo giovane.
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Utente
Utente
Gentile dottore, la ringrazio sempre per la risposta e la disponibilità.
So che ovviamente non possono darsi diagnosi o cure on line, ma trovo i suoi consigli molto utili.
In pratica andai dal medico di base circa due anni fa per chiedergli di prescrivermi dei colloqui dallo psicologo, che non ho scelto io perché mi sono rivolto all'azienda ospedaliera della mia città tramite il pagamento del ticket.
Dopo un primo colloquio con la primaria del reparto di psicologia clinica, lei mi ha affidato a un'altra dottoressa sostenendo che fosse più vicina alla mia età (aveva una trentina di anni) con la quale ho fatto un primo ciclo di 8 colloqui e poi un ciclo di altri 8 terminato al sesto o al settimo colloquio. Non so sinceramente il titolo di studio che avesse, da quel che ho capito stava specializzandosi, quindi non saprei rispondere. La frequenza non è stata costante, ci organizzavamo volta per volta ed è capitato anche che passasse un mese o più tra un incontro e l'altro, e di obiettivi particolari da raggiungere non ce n'erano.
Mi chiedo, anche se non sto in una fase in cui il mio problema mi dispera, se devo rivolgermi ad un nuovo psicologo, a questo punto magari privatamente.
Riguardo le ultime cose che ha scritto volevo dirle che sono sempre stato un ragazzo molto attivo, con molti rapporti sociali, e mai molto ansioso, nel senso che questo problema è comparso all'improvviso ai miei 18 anni, senza avere, a mio avviso, particolari legami con il mio carattere, e mi ha precluso molte cose successivamente perché molto invalidante.
Da questo mi sono appellato molto ai deficit da lei detti perché non vedevo e non vedo mia la colpa.
Può sembrarle una domanda banale e dettata dall'ansia, ma le vorrei solo chiedere se da questo tipo di "malattie" si esce, sia per la questione psichica che eventualmente, o in modo determinante, psicologica, perché su questo ho molto sconforto e poche rassicurazioni, e la prospettiva che i problemi permangano, e di prendere delle medicine a vita, è molto brutta.
La ringrazio in anticipo.

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Dr. Stefano Vollaro Neurologo 351 13
Per la questione del disagio psicologico deve farsi valutare da uno specialista, neurologo o, forse meglio, psichiatra, con cui discutere di tutti i dubbi e le strategie da applicare. Nella maggior parte dei casi sintomi depressivi o ansiosi, soprattutto se situazionali (che si manifestano solo in determinate situazioni) vengono trattati bene proprio con la terapia cognitivo-comportamentale, eventualmente con il supporto farmacologico temporaneo. La stessa psicoterapia abitualmente ha una durata limitata nel tempo, proprio perché l'obiettivo è risolvere le cause sottostanti al problema, possibilmente in maniera definitiva.
Casi più complessi o di causa diversa potrebbero necessitare di una terapia farmacologica più lunga e complessa. Comunque, sempre deve esserci una diagnosi il più possibile precisa e una strategia chiara da perseguire.
I farmaci possono essere una risorsa importante, ma anche dannosa se usati a sproposito (hanno comunque possibili effetti collaterali).
Quindi, secondo me deve per prima cosa rivolgersi ad uno specialista per capire esattamente qual'è il tipo di disturbo, se va trattato con i farmaci, e in tal caso se le molecole e le dosi che sta assumendo vanno bene. Inoltre dovrà decidere con lo stesso specialista se è necessaria una terapia psicologica (quasi certamente si se sono necessari i farmaci) e di che tipo. Purtroppo molti psicoterapeuti visitano soltanto in privato, ma è possibile che presso la sua ASL vi sia anche un servizio di psicoterapia, provi comunque a chiedere. La prima visita psichiatrica invece può essere prenotata anche con l'impegnativa: lo specialista potrebbe ovviamente anche decidere che non servono né farmaci né psicoterapia, ma semplicemente darle dei consigli comportamentali.