Utente
Gentili Dottori,

mia mamma di 88 anni, è caduta per non aver visto un ostacolo e ha riportato una frattura pertrocanterica del femore sinistro.
L'incidente è avvenuto il giorno 8 febbraio.
E stata operata il 10 febbraio, nel giro di poco più di 48 ore con osteosintesi con chiodo endomidollare.
Attualmente è ricoverata in una clinica di riabilitazione dove è sottoposta a un ora di fisioterapia al giorno e alla magnetoterapia.
Mia mamma è vigile e, stando al parere dei fisioterapisti, non sarà difficile rimetterla in piedi.
Prima però deve effettuare il 21 marzo p.
v. una radiografia di controllo per verificare se il callo osseo si sia formato.
Per questo, al momento il femore non può essere sottoposto a carico.
Nelle indicazioni riabilitative c'è scritto "carico progressivo a tolleranza".


La mia domanda riguarda i tempi di recupero che statisticamente occorre aspettare prima che il femore possa tornare a sopportare il peso corporeo dal momento che mia mamma, come avrete immaginato, soffre di osteoporosi e proprio per questo ha avuto un trauma a bassa energia.
L'osteoporosi può ritardare la formazione del callo osseo?


Certo di una vostra cortese risposta, vi ringrazio anticipatamente.

[#1]  
Dr. Emanuele Caldarella

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Caro utente,

anzitutto La rassicuro sul fatto che l'osteoporosi non incide sulla guarigione delle fratture. Una frattura di femore guarisce in circa 6 settimane, a scanso di ritardi di consolidazione e con ampia variabilità interindividuale.

C'è però un po' di confusione in quello che Lei scrive.
Anzitutto non ha senso che la mamma debba effettuare una RX per valutare la formazione di callo osseo ed una visita ortopedica a due settimane dall'intervento per rimetterla in piedi.

Non ha senso per diversi motivi.
Lo scopo dell'intervento è proprio quello di rimettere in piedi il paziente SUBITO. Se dobbiamo lasciarlo a letto finché la frattura sarà guarita, a quel punto perché operarlo?
Inoltre a due settimane dall'intervento NON E' POSSIBILE vedere alcun callo osseo sulle radiografie. Delle radiografie eseguite a così breve distanza possono solo servire a confermare il corretto posizionamento e l'assenza di scomposizioni secondarie.
Inoltre c'è una contraddizione in quello che Lei scrive:
"al momento il femore non può essere sottoposto a carico.
Nelle indicazioni riabilitative c'è scritto "carico progressivo a tolleranza"."

Quindi PUO' essere sottoposto a carico (addirittura a tolleranza) oppure NON PUO'?

Normalmente dopo un intervento del genere il carico (ancorché ridotto) viene sempre concesso. A volete sfiorante (solo il peso del piede), a volte a percentuale ridotta (30%, 50%), oppure a tolleranza del paziente.

Dipende da molti fattori. Il carico non viene concesso quando il paziente non è in grado (magari per un deficit cognitivo) di regolarne l'entità. Oppure quando vi sono elementi di rischio particolari di tipo tecnico-chirurgico.
Le consiglio di rivolgersi direttamente ai chirurghi per capire quali sono le loro indicazioni e comprendere il motivo della discrepanza tra le maggiori cautele insite nella richiesta di un controllo radiografico aggiuntivo prima della verticalizzazione, e l'indicazione fisioterapica ad un carico non regolamentato, se non a tolleranza del paziente.
Dr. Emanuele Caldarella

Chirurgia dell'anca e del ginocchio
emanuele.caldarella@medicitalia.it

[#2] dopo  
Utente
La ringrazio Dottore per la Sua rassicurante risposta, quando afferma che l'osteoporosi non incide sulla guarigione delle fratture.

Riguardo alla radiografia di controllo, tengo a precisare che dal 10 febbraio al 21 marzo sono quasi 6 settimane ovvero a 40 giorni dall'intervento.

Concordo che la frase "al momento il femore non può essere sottoposto a carico" non è coerente con "carico progressivo a tolleranza". Delle due affermazioni vale la seconda, che è quella scritta nella diagnosi di dimissione.

In quest'ultima settimana i fisioterapisti la fanno anche alzare in piedi, senza caricare sulla gamba sinistra ma poggiandola semplicemente a terra.

Per il resto si muove bene e non ha dolore ...

Grazie per la Sua cortese risposta ...

Cortesi saluti

[#3]  
Dr. Emanuele Caldarella

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Ha ragione, mi deve perdonare. Ho letto erroneamente "10 marzo" come data di intervento. Sono stato tratto in inganno dal fatto che scriveva che prima della visita la signora non avrebbe potuto essere messa in piedi.

A questo punto ritengo normale la prima RX e la prima visita a 6 settimane, tuttavia non è affatto necessario attendere per la fisioterapia Dopo un intervento del genere il paziente andrebbe messo in piedi al più presto possibile, anche il giorno dopo se si riesce. Sono comunque lieto che la cosa proceda bene.

Cordiali saluti
Dr. Emanuele Caldarella

Chirurgia dell'anca e del ginocchio
emanuele.caldarella@medicitalia.it

[#4] dopo  
Utente
Gentile Dottore, scrivo per aggiornarLa sul fatto che nella clinica dove è ricoverata mia madre sono stati rilevati alcuni casi di positività al covid-19.

Per precauzione, la clinica ha interrotto tutte le attività di fisioterapia e dunque, mia mamma non sta facendo più fisioterapia da 5 giorni.

Volevo chiederLe se questo tempo prolungato di inattività, possa in qualche modo impattare negativamente sulla ripresa delle attività motorie di mia mamma o addirittura farla regredire.

Mia mamma muove bene le gambe quando è al letto e, quando può, chiede agli infermieri di aiutarla a mettersi seduta. L'altro giorno è andata anche in bagno da sola (seppure sostenuta da un infermiere).

Tutti i fisioterapisti le hanno fatto i complimenti e sostengono che, nonostante la sua età (88 anni) non sarà difficile rimetterla in piedi ...

Ma questo tempo di inattività preoccupa sia me sia a lei...

Lei cosa ne pensa?

La ringrazio anticipatamente

Cordiali saluti