Effetti indesiderati sulla sfera sessuale con trazodone a basse dosi
vorrei porvi un semplice quesito, poi nel caso sia necessario posso fornire ulteriori dettagli: in base alle vostre esperienze cliniche, e ai dati scientifici disponibili, è possibile che l'uso breve (circa 10 gg) del trazodone a basse dosi (25-75 mg) possa causare una riduzione (non perdita completa) della sensibilità del pene e che tale effetto persista anche a seguito della sospensione del farmaco?
So che non è possibile avere certezze assolute, ma vorrei sapere se il problema potrebbe potenzialmente essere reale o se sia estremamente improbabile e quindi riconducibile ad altre cause.
Ho deciso di scrivere qui e avere un parere da voi specialisti, visto che su internet si trova tutto e il contrario di tutto.
Grazie in anticipo
Idem per le risposte date qui, per cui bisogna scegliere se discutere cose che sa già, e che non risolvono in ogni caso quel che sta facendo (probabilmente correggere col trazodone un problema sessuale di altro farmaco) - in questo modo rischia di innescare una serie di problemi baste su aspettative non giustificate, e per giunta su un uso a breve termine che offre una variabilità completa, non consentendo di valutare né l'effetto né il dopo.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini
Sono d'accordo con lei sul fatto che le ricerche su internet alimentano il dubbio.
Sono anche consapevole che il mio consulto qui è volto a cercare una rassicurazione, e non dovrei farlo, perché le rassicurazioni nutrono le ossessioni.
A livello teorico so come funziona il mio meccanismo disfunzionale.
Tuttavia, dopo aver assunto il trazodone, che doveva sia aiutarmi a dormire (lo ha fatto) sia a correggere, potenzialmente, gli effetti sulla sfera sessuale dell'ssri (che prendo da anni), mi sono reso conto che la sensibilità al pene era alterata. Ho interrotto il farmaco e la sensazione di ridotta sensibilità è rimasta, e questo mi sta spaventando assai. Quindi sì, ammetto che ho voluto scrivere qui per capire se questa sensazione è ancora presente solo perché ci sto pensando o se sarebbe il caso di approfondire, magari con una visita andrologica per testare l'effettiva sensibilità del pene.
Cercare risposte su internet, specialmente riguardo la delicata sfera sessuale, porta quasi sempre a imbattersi in scenari improbabili e allarmanti; pertanto è sempre fondamentale chiedere il parere degli specialisti del settore, come lei educatamente sta chiedendo.
Pur con i limiti caratteristici di un consulto scritto, che rende impossibile esprimersi con certezza, l'assunzione di trazodone a dosaggi così bassi e per un periodo così breve di circa 10 giorni rende clinicamente e farmacologicamente estremamente improbabile che il farmaco sia la causa di una riduzione della sensibilità del pene, ed è ancor meno probabile che possa essere persistente.
Il trazodone a queste dosi viene utilizzato prevalentemente per le sue proprietà di induzione del sonno e non condivide il meccanismo d'azione dei classici SSRI (i quali, agendo sulla serotonina, possono al contrario generare problematiche di disfunzioni sessuali).
Al contrario, il trazodone ha un profilo recettoriale che può dare effetti opposti a livello genitale (come il raro rischio di priapismo, ovvero un'erezione prolungata).
Inoltre, dopo averlo sospeso, il principio attivo viene smaltito molto rapidamente dall'organismo.
Se lei avverte questo calo di sensibilità, il sintomo potrebbe derivare da cause del tutto slegate dal farmaco.
Molto spesso, l'autosservazione continua, l'ansia anticipatoria o il timore stesso di avere un danno (l'effetto "nocebo" indotto dalle ricerche sul web) inibiscono pesantemente la normale percezione fisica.
In alternativa, potrebbe anche trattarsi di una problematica locale, come un'infiammazione o una contrattura del pavimento pelvico.
Il mio consiglio è pertanto, in prima battuta, di effettuare una accurata valutazione psichiatrica diretta, che possa inquadrare e comprendere se quella che lei descrive sia una problematica di tipo d'ansia; in questo caso, un'accurata terapia farmacologica "su misura" potrebbe concretamente aiutarla nel risolvere la problematica che descrive, se l'ipotesi che l'origine sia di tipo ansioso-ossessivo dovesse essere convalidata.
Lei stesso si dimostra molto consapevole che in caso di sintomatologia ossessiva, la rassicurazione tende ad alimentare i "loop mentali" piuttosto che a spegnerli, pertanto una terapia farmacologica mirata sul sintomo ansioso è probabilmente ciò di cui necessita, oltre ovviamente ad escludere la problematica andrologica che, seppur più improbabile, può essere comunque una eventualità che non si può escludere a priori.
Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità. Cari saluti
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506
https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?
Ci tengo a precisare che al momento sto curando ansia e DOC con un ssri.
Con esso ho problemi di erezione (risolti quasi sempre con il tadalafil) e orgasmo un po' ritardato, ma comunque sono sempre riuscito ad eiaculare.
Sembra che il trittico, invece, abbia ridotto la sensibilità.
Forse è stato solo un trigger (magari combinato ad altri fattori), che ha innescato un circolo vizioso, non lo so, ma al momento questa cosa mi sta creando un forte disagio. Ci penso continuamente (non riesco ad evitarlo, perché sono spaventato) e il mio umore ne sta risentendo tanto.
In passato, quando non avevo gli strumenti e la consapevolezza di oggi, ho preso farmaci anche più pesanti, tipo la clomilramina, la quale mi ha sicuramente dato più problemi a livello sessuale, che però si sono risolti con la sospensione del farmaco.
Forse, in quel periodo, non avevo tutta la preoccupazione che ho oggi riguardo alla salute della mia sfera sessuale, quindi non ero focalizzato come lo sono ora.
Spero di risolvere in fretta.
Il fatto che lei riporti di pensarci continuamente, di esserne spaventato e di non riuscire a evitare questo pensiero sembra suggerire, che l'attuale terapia con SSRI non stia controllando in modo ottimale la sintomatologia ossessiva di base.
È possibile, come da lei stesso ipotizzato, che una transitoria percezione di calo di sensibilità abbia agito da trigger, innescando un circolo vizioso in cui l'iperfocalizzazione ansiosa finisce per "anestetizzare" la naturale percezione fisica.
Come lei stesso nota in modo acuto, in passato molecole ben più impattanti sul piano sessuale come la clomipramina non le hanno lasciato strascichi proprio perché la sua mente non si era "fissata" sul problema.
Il mio consiglio clinico è di non logorarsi ulteriormente e di discutere di questa esatta dinamica con il suo specialista di fiducia tramite una rivalutazione psichiatrica.
Ottimizzare l'attuale terapia farmacologica per spegnere questi pensieri intrusivi è il passo prioritario: solo quando il rimuginio sarà stato adeguatamente arginato, potrebbe risultare molto più immediato e chiaro comprendere se il calo di sensibilità sia esclusivamente una manifestazione ansioso-ossessiva o se permanga una reale necessità di indagine andrologica.
Rinnovo cari saluti restando a disposizione
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
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Io piuttosto nel caso mi farei dare indicazioni sull'utilità di una terapia andrologica ma non fatta "a senso" in autogestione, perché sono due cose diverse.
Inoltre, è sempre bene non sacrificare l'efficacia sul doc per trovarsi poi con "mezza" terapia antidoc (e quindi la quota ossessiva che va a battere anche su quel tema) e effetti collaterali comunque presenti.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini
Questa problematica è molto invalidante, al punto che mi sta facendo evitare di avere rapporti con la ragazza con cui mi frequento.
Sono molto giovane, e non posso accettare una situazione del genere.
Combatto con ansia e doc da 17 anni, nel corso dei quali ho preso molti farmaci, tuttavia questo accaduto mi sta facendo perdere fiducia nei loro confronti.
Assumendo i medicinali ho accettato molti compromessi, ma non posso pagare un prezzo così alto per qualcosa che avrebbe dovuto aiutarmi.
Ora farò delle analisi e poi mi rivolgerò ad un andrologo/urologo.
Anzi, vi chiedo: è possibile far vedere questo consulto anche a degli andrologi/urologi così che possano darmi delle indicazioni su come muovermi per fare degli accertamenti specifici al fine di escludere cause organiche?
Primo: nessuno sa che x dipende da y per qualsiasi cosa e qualsiasi tipo di problema.
Secondo: a volte i problemi variano per fattori non meglio identificati, e quello sessuale è uno di questi problemi.
il "tutto può darsi" è semplicemente l'ovvio, il normale, significa che è arrivato a porsi le domande alla ricerca di una risposta certa e unica che invece non è la soluzione.
Dr.Matteo Pacini
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Ma se non dovessi avere una risposta, devo comunque trovare una soluzione.
Al momento i farmaci, perlomeno quelli che sto prendendo (ssri al mattino + benzodiazepina la sera per dormire), non stanno aiutando. Ho provato ad aumentare il dosaggio dell'ssri che sto prendendo e, ovviamente, i problemi sessuali si sono intensificati.
Avrebbe senso provare una molecola che non sia un ssri? Gli ssri sono sicuramente efficaci, ma al momento non riesco a tollerarli.
Sebbene gli SSRI rappresentino farmaci di prima linea nel trattamento del DOC, non sono assolutamente l'unica strategia terapeutica con potenziale di efficacia nel trattamento delle sintomatologie ossessive.
Quando sono poco tollerati dal paziente (Il che può avvenire per diverse possibili cause), esistono altri trattamenti con un razionale scientifico ben documentato e che sono potenzialmente meno impattanti nell'ambito delle problematiche di natura sessuale.
Certamente sono considerazioni che si possono effettuare in modo puntuale solo nel corso di una accurata visita psichiatrica diretta, ma certamente le posso dire che la psicofarmacologia è vasta, e la terapia farmacologica è sempre un "vestito che va cucito su misura" sulla base delle esigenze del paziente, considerando sempre il rapporto rischio/beneficio, cercando di massimizzare gli effetti terapeutici, ma minimizzando il più possibile gli effetti collaterali.
Cari saluti
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
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Approfondimento su Ansia
Cos'è l'ansia? Tipologie dei disturbi d'ansia, sintomi fisici, cognitivi e comportamentali, prevenzione, diagnosi e cure possibili con psicoterapia o farmaci.
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