Utente 144XXX
Gentili medici, vorrei da voi un consiglio sulla mia condizione attuale.

Da un paio di anni soffro di insonnia ( risvegli notturni o anticipati ), problemi di attenzione, concentrazione ( mi sento spesso confuso e con la mente offuscata ) e un diffuso senso di stanchezza. Il mio peso è aumentato col passare dei mesi ( circa 10 chili in due anni). Col trascorrere del tempo questi fattori hanno inciso sul mio rendimento scolastico ( rendendomi estremamente difficoltoso lo studio, in cui prima eccellevo ) e sulla mia vita sociale ( sono diventato piuttosto apatico e ho azzerato la mia vita sociale). In questi mesi il mio stato si è per così dire aggravato. Sono comparsi degli acufeni che mi accompagnano ovunque. Sovente ho una forte tensione alla nuca, sento la testa pesante e camminando per un intervallo di tempo piuttosto breve ( una decina di minuti) inizio a sentirmi un po' confuso e ad avere un senso di vertigini.
In certi momenti sono molto agitato, senza una precisa ragione. Ho difficoltà a prendere decisioni talvolta anche banali. Mi rendo conto che con buona probabilità tutti questi sintomi siano somatizzazioni di un disturbo psicologico e infatti mi sono mosso in tal senso e sono in attesa per una visita psichiatrica.
Il mio medico di base dopo un emocromo e un esame delle urine (essenzialmente entrambi nella norma ) mi ha "liquidato" chiedendomi se volevo provare con un ansiolitico oppure preferivo andare da uno specialista (ho evidentemente scelto la seconda ) asserendo che preferisce escludere prima la causa psicologica.
Le mie perplessità sono le seguenti:

- Visto l'esordio dei primi sintomi in un periodo sereno e senza particolari cause psicologiche scatenanti, è possibile che il mio malessere sia dovuto a cause fisiche non prese in considerazione? Lo psichiatra valuterà anche questo aspetto oppure dovrebbe essere il medico di base a vagliare queste ipotesi?

- I sintomi fisici potrebbero essere staccati da quelli psicologici? Dovrei farli valutare separatamente dai rispettivi specialisti?

- Per ciò che concerne il mio caso sarebbe stato meglio rivolgersi a uno psichiatra o a uno psicologo?

Vi ringrazio in anticipo per le vostre opinioni (premettendo che non cerco una diagnosi, ma vorrei fare solo un po' di chiarezza sul da farsi...)

[#1]  
Prof.ssa Maria Clotilde Pettinicchi

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gentile utente
in medicina sarebbe un buon Metodo escludere le cause organiche per poi pensare al quelle psichiche,tuttavia la scelta di rivolgersi ad uno psichiatra mi sembra giusta.
E' probabile che la sintomatologia descritta sia di origine psichica,sarà,però , lo stesso psichiatra se nota qualcosa di particolare ad inviarla ad un internista.
In questa fase è più utile uno psichiatra perchè se servono i farmaci li può prescrivere mentre lo psicologo no.
Saluti ed auguri
Prof. Maria Clotilde Pettinicchi

[#2] dopo  
Utente 144XXX

Grazie mille per la così celere risposta e le sue rassicurazioni. Andrò con più serenità dallo psichiatra anche se l'idea di dover fare un'eventuale ricorso agli psicofarmaci non mi entusiasma particolarmente.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

le cause "psicologiche" corrispondono comunque ad un organo, che è il cervello, quindi non c'è alcuna distinzione concenttuale con quelle fisiche, soltanto diversi organi o sistemi di riferimento. Sintomi "corporei" (meglio che fisici) e "psichici" (cerebrali) sono solitamente combinati nei disturbi di pertinenza psichiatrica, e il loro trattamento solitamente non è separato, si tratta un tutt'uno.
Eventuali dinamiche particolari psicologiche rispetto all'ambiente o al suo modo di percepirlo ed elaborarlo saranno evidenziate dallo specialista se presenti, anche queste passano attraverso il cervello comunque.
La diagnosi per esclusione va fatta seguendo ipotesi mediche precise (il medico cosa voleva appurare con gli esami del sangue ?). I sintomi psichici sono anch'essi oggetto di accertamento diretto, cioè non sono soltanto ciò che resta una volta escluse le altre cause, sono elementi diagnosticabili come tali.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 144XXX

Con le analisi del sangue ha escluso l'anemia microcitemica a causa di un mcv basso (ma sideremia ferritina e transferrina sono nella norma). Per il resto non è stata vagliata nessun'altra ipotesi. Mi scuso per l'improprio uso del termine "fisico" con cui non volevo creare una dicotomia tra la psiche e il corpo. Mi riferivo più semplicemente a cause non strettamente psichiatriche ( ad esempio endocrine, neurologiche).

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Le cause non sono psichiatriche, le manifestazioni sono psichiatriche. Le cause sono cerebrali, direttamente o indirettamente. Anche nel caso "neurologico" le cause possono essere cerebrali, quello che caratterizza lo psichiatrico sono il tipo di sintomi e il tipo di malattie, che si esprimono solo o prevalentemente con questi sintomi psichici.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 144XXX

Mi perdoni... ma c'è qualcosa di incongruente nella sua argomentazione. Lei sostiene che "le cause non sono psichiatriche". A caratterizzare lo psichiatrico sono sintomi e malattie (che dunque saranno sintomi psichiatrici e malattie psichiatriche ). A questo punto... qual'è la causa di un sintomo? Verrebbe da rispondere la malattia... ma allora...la malattia è la CAUSA di un sintomo! E dunque esistono cause (=malattie) psichiatriche che producono sintomi psichiatrici!?!
Per quel che concerne l'affermazione le cause sono cerebrali direttamente o INDIRETTAMENTE la trovo una frase inutile nel contesto in cui è stata inserita. INDIRETTAMENTE il dolore provocato da una frattura al piede è provocata dal cervello (è il cervello a ricevere i segnali del dolore e a elaborarli come tali)...allora cosa ritiene più utile sedare il paziente in modo che non senta dolore ( eliminare la causa cerebrale INDIRETTA ) o gestire la frattura al piede (eliminare la causa DIRETTA ).
La sua confusa elucubrazione mi sembra dettata solo da un voler essere pedante a tutti costi e non dalla volontà di aiutarmi in un momento di difficile (qualunque sia la causa del mio disagio). Prova ne è il fatto che non mi ha dato un solo consiglio, ma solo cattedratiche lezioni sul mio modo di esporre il problema.
Detto questo non controbatterò più a un suo eventuale post di risposta (sinceramente battibeccare su internet con un medico a cui avevo chiesto consiglio è l'ultimo dei miei desideri ) quindi se preferisce può dare un ultima risposta che sancisca la sua "superiorità" intellettuale.

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

non è un battibecco, mi spiace che lo voglia prendere come tale. E' una precisazione doverosa per evitare che si ragioni su costruzioni che falsano la realtà delle cose.

Non mi interessa dimostrare nessuna superiorità intellettuale ma solo dare risposte che possano essere di qualche utilità. Cerco di ripetermi.

Le cause sono cerebrali, le malattie anche, la loro connotazione come espressione è in base a sintomi e segni, i quali sintomi e segni possono essere definiti "psichici" se riguardano affetto, pensiero e comportamento. Tutto qui. Quando si usa il termine somatizzazioni spesso le persone lo interpretano come una creazione da parte della psiche di sintomi che non sussistono materialmente: il significato corretto è invece la presenza di uno stato cerebrale che modifica la percezione, o l'attenzione a determinate aree corporee, o generando impulsi che non provengono dalla periferia del corpo, ma sono gratuiti (centrali). Lei citava il dolore, il dolore ha una componente cerebrale sempre infatti, ma anche una periferica, che è obiettiva. La parte "centrale" che a volte è standard(es.rottura del piede, che è comunque molto dolorosa), altre volte no (es.cosiddette somatizzazioni dolorose).

Il tono offensivo della sua risposta mi dispiace. La mia "pedanteria" su queste questioni la conosco io per primo, e dipende da una certa sprecisione concettuale che purtroppo confonde le idee non tanto a me che provo a spiegarmi, quanto alle persone che devono capire un po' di più nei loro disturbi.

Dr.Matteo Pacini
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