Utente 194XXX
Gentili medici,

sono da qualche mese in terapia da uno psicologo che mi ha diagnosticato depressione ansiosa con talvolta stati di derealizzazione e depersonalizzazione. Non sono in terapia farmacologica.
Ho iniziato la terapia dopo circa una settimana dalla comparsa di stati ansiosi, derealizzazione e depersonalizzazione che mi hanno spaventato. Vorrei premettere che nel 2003 ho avuto un episodio con forte sintomatologia simile a quella attuale, che non ho curato e che col tempo si era rimesso da sé. In questi anni non ho mai assunto psicofarmaci. Ho raggiunto obiettivi rilevanti in ambito universitario, ma ultimamente vivevo con crescente ansia il fatto di non riuscire a trovare una borsa di studio per il mio dottorato.

Vivo una relazione a distanza con una donna che abita in Inghilterra. A partire da quando questi problemi recenti sono iniziati la nostra relazione è continuata e sono andato a trovarla per viaggi della durata di circa una settimana. Andare a trovare la mia ragazza era per me una specie di "nido" di tranquillità, in cui molti problemi sembravano quanto meno ridursi. L'ultima volta però le cose non sono andate come previsto: a seguito di alcuni problemi che sono sorti nella nostra relazione, ero pieno di dubbi, e la vacanza è stata piuttosto ansiosa.
La notte avevo il sonno disturbato da sogni alquanto vivaci (anche se non incubi), mentre durante la veglia ero come in uno stato di forte ansia: notavo ogni rumore o ogni variazione del quadro visivo... Se per esempio vedevo con la coda dell'occhio un ramo d'albero muoversi col vento, mi giravo di scatto.

Alla fine non ho retto, temevo di precipitare in uno stato di psicosi per quanto ero agitato (anche se non ho avuto sintomi di delirio, allucinazione, paranoia). Così sono andato all'ospedale dove ho spiegato il mio problema. La dottoressa del pronto soccorso non ha ritenuto necessario chiamare lo psichiatra, mi ha somministrato 2 compresse per un totale di 4 mg di diazepam (fornendomi un astuccio per emergenza prima che tornassi in Italia e incontrassi il mio terapeuta per affrontar la situazione). A distanza di circa 20 minuti dall'assunzione del farmaco la sintomatologia era tutta risolta e ho trascorso una piacevole serata con gli amici. I giorni che sono seguiti non ho ripreso il farmaco. Inoltre, scomparsa l'ansia per via del farmaco, non ero più depresso, anche il senso di derealiz. e dep. era drasticamente ridotto.

Le mie domande sono queste:
1) ho rischiato di avvicinarmi ad una psicosi?
2) per la diagnosi, se con la benzodiazepina la depressione se n'era andata con l'andarsene dell'ansia, che conclusioni (o segnali) se ne possono trarre?

Sto pensando di rivolgermi a uno psichiatra. Il mio psicologo lavora con pazienti in farmacoterapia e gli ho chiesto un parere e lui ha risposto che vedrebbe bene l'impego del Mutabon (anche se ci ha tenuto a dire che sta al collega psichiatra decidere a riguardo). Voi cosa ne pensate?

Grazie per l'attenzione
cordiali saluti

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

se ha il dubbio di dover fare una visita psichiatrica la faccia senza troppi giri inutili.

Comunque lo psichiatra stabilisce il trattamento farmacologico e non altri.
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[#2] dopo  
Utente 194XXX

Grazie per la sua risposta,

E' ovviamente lo psichiatra che stabilisce la terapia idonea e come tenevo a precisare il mio psicologo è stato assolutamente chiaro in merito.

Ho davanti ai me il biglietto da visita dello psichiatra, devo solo chiamare, eppure, avendo dei dubbi, mi sono rivolto a questo sito per farmi un'idea più precisa.
Forse avrei dovuto scrivere nella sezione "psicologia" piuttosto che "psichiatria", ma la mia domanda era principalmente relativa alla benzodiazepina che mi è stata somministrata e questa è materia psichiatrica.


[#3] dopo  
Utente 194XXX

Scusi se insisto dottore, ma per il semplice fatto che ancora non mi son rivolto ad uno psichiatra i miei dubbi non meritano proprio risposta?

[#4]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Quali conclusioni vuole trarre dall'uso di una benzodiazepina?

Le benzodiazepine sono farmaci che velocemente riducono l'ansia, quindi la questione su cosa verte?

Secondo me, lei sta facendo una serie di operazioni mentali che non la portano a nulla perche' il dubbio sull'efficacia della benzodiazepina e' un dubbio completamente infruttuoso.

Se assumesse il paracetamolo per la febbre e questa scenderebbe si domanderebbe perche' il paracetamolo ha fatto scendere la febbre ed inizierebbe a chiedersi quale tipo di febbre aveva perche' ha avuto una risposta al paracetamolo?

Per cio' che attiene al fatto che lo psichiatra prescrive i farmaci, per il solo fatto di aver detto il nome di un farmaco il suo psicologo ha fatto un errore.

La scelta del farmaco e' personalizzata e sara' ovviamente lo psichiatra a scegliere il farmaco.

Probabilmente la sua diagnosi non e' solamente quella di depressione, e cio' dovrebbe essere chiarito con il suo psicologo.

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[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Esprime diversi dubbi "a fondo perduto", poiché nel caso della benzodiazepina descrive un uso indicatole e un effetto che corrisponde a quello immediato di questo tipo di medicinale.
Rispetto alla diagnosi, inutile tirare in ballo termini che equivalgono ad un timore.

La visita è il passo successivo.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 194XXX

Gentili medici
grazie per la vostra cortesia.

dott. Ruggieri, non voglio certo trascinarla in inutili pensieri circolari. Come dice, la diagnosi del mio psicologo non è depressione, ma depressione ansiosa. A volte mi pare che la mia depressione sia una conseguenza della forte ansia, che mi porta ad evitare le situazioni e a scoraggiarmi. Per questo ho pensato che il mio fosse più un disturbo d'ansia generalizzato. Devo ammettere però che spesso l'ansia si genera anche nello svolgimento delle mie attività lavorative che di conseguenza possono arrivar ad aggravarmi e deprimermi, e allora concordo sul fatto di trovarmi di fronte sia ad un disturbo d' ansia generalizzata che ad un disturbo dell'umore. È questo che ipotizzava dottore, quando ha detto che probabilmente la diagnosi non è sola depressione? Contrariamente sarebbe ipotizzabile anche qualche altro tipo di diagnosi?

dott. Pacini,
per quanto riguarda la paura di sviluppare una psicosi, credo sia appunto infondata. I

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Conoscere l'infondatezza delle paure non è sempre sufficiente a frenare il pensiero.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 194XXX

Gentili medici,
ho fatto una visita psichiatrica. Il punto è che dopo quasi un'ora di colloquio con il medico, mi ha detto che vorrebbe rivedermi tra una decina di giorni e riparlarne. I suoi dubbi sono i seguenti: riconosciuto che mi trovi in un periodo difficile e delicato della mia vita, in cui necessito di aiuto, non è sicuro che necessiti di farmaci(primo dubbio) e in caso possa trarne giovamento, non è sicuro sul tipo di intervento(secondo dubbio). Sono stato soddisfatto di questa prudenza. Il medico ha tenuto a rassicurarmi. Ha pure detto che sono una persona complessa e avendogli parlato della mia vita, ha visto molte risorse per poter rimettermi. Al gentilissimo dottor Pacini tuttavia vorrei dire che a proposito dell'uso del termine 'psicosi', forse non sono stato chiaro su un punto: 8 anni fa, in durante un periodo assai stressante per vari motivi, ebbi un vero e proprio crollo nell'arco d'una notte profondamente angosciosa. Da lì iniziai ad aver depressione, depers., u

[#9] dopo  
Utente 194XXX

Ottundimento e una certa confusione. Non ero più quello di prima e sebbene a distanza di qualche tempo la mia vita si sia normalizzata, ho sempre avuto la percezione di una rottura, di uno strappo nella linea della mia vita. Ho condiviso questo dolore con poche persone, dentro di me soffrivo tantissimo, anche se fuori non davo a vedere nulla. Non ho mai usato farmaci, né mi non rivolto ad alcun medico. Soltanto in seguito feci un periodo di psicoterapia che fu piuttosto inutile. Ero una persona che accumulava e reprimeva ansia e frustrazione, per poi viverla tutta insieme in una notte. Lo psichiatra ha reputato poco utile andar a diagnosticare oggi quel che è stato allora.. Un evento comunque con forte componente reattiva, dal quale però non mi sono mai rimesso completamente.. Il rapporto con la realtà non l'ho mai smarrito, anche se ci sono andato vicino e ho sofferto molto.

La diagnosi di depressione ansiosa è stata smentita dallo psichiatra, che ha interpretato la depressi

[#10] dopo  
Utente 194XXX

Depressione e stanchezza mentale come conseguenza di una forte sorgente di stress e ansia interiore.

il colloquio m'ha dato un'ottima impressione,anche se non è scaturito in una diagnosi. Ritenete che ciò sia giustificato in base anche alle informazioni che vi ho dato? per il dott. Pacini inoltre, mi chiedo se tutt'ora ritiene che l'uso del termine 'psicosi' sia effettivamente eccessivo.

In conclusione, mi rendo conto l'insensatezza che potrete riscontrare nelle mie scelte passate. Mi riferisco alla mia cocciutaggine di non adottare alcuna cura- principalmente per lo stigma che c'è sulle malattie mentali. Lo psichiatra ha suggerito che la mia tendenza a non condivider il dolore col prossimo e affrontarlo tutto da me sia una causa importante della mia sofferenza, la qual cosa sarebbe di natura psicologica e non psichiatrica.
non so se sono un nevrotico patentato o qualcosa di peggio.. Vi ringrazio comunque per la vostra attenzione nel leggere ed eventualmente nel rispondere.

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Le cose non mi sono per niente chiare. Non riporta alcuna diagnosi. Tutti gli esseri umani sono complessi, se è per questo anche le piante, la diagnosi non analizza la complessità, cerca di individuare sulla base delle nostre conoscenze un bandolo della matassa, su cui esercitare un'azione condizionante, che può derivare da un'interazione, da un'istruzione da eseguire o da una medicina, così come da un altro tipo di azione.
Tutto questo è da riferirsi a standard d'intervento, altrimenti non c'è un punto di partenza controllabile, ovvero non si sa dove si è e dove si va a parare.

I termini hanno un significato medico, per cui è sufficiente che non li usi per un significato colloquiale o suo personale, meglio utilizzare termini non facenti parte del linguaggio tecnico per spiegare con parole proprie le situazioni che si sono vissute.

Non mi sembra che conclusione di una valutazione sia se uno ha bisogno o meno di farmaci, ma se ha un disturbo definibile in maniera specifica e quale tipo di intervento si adatta eventualmente al suo caso, senza questo discrimine tra farmaci e non farmaci che non riguarda la gravità del problema, ma la sua qualità e aggredibilità con questo o quello strumento.

Psicologico e psichiatrico non fanno alcuna differenza, a meno che non si intenda che uno ha un disturbo su cui non ha controllo oppure che non lo ha, ma se così fosse lo psicologo non farebbe terapie, invece le fa.

Lo stigma è già un problema di tante persone, compresi tanti operatori del settore, se "ci si mette" anche Lei il cerchio si chiude.

La depressione non importa che sia dovuta a stress interiore (non saprei però cosa significa) o esterno, è una diagnosi che si riferisce a sintomi e decorso. Il resto è una interpretazione, che non sarà mai negabile o verificabile.

Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 194XXX

Gent.le dott. Pacini,
grazie per la risposta e perdoni la mancanza di chiarezza. Lo psichiatra dopo 1h di visita,prima di far diagnosi ha preferito darmi appuntamento tra 10 gg.Dunque non c'è diagnosi.Quel che ho provato anni fa furono stati angosciosi,che mi lasciarono assai stupito la prima volta,seguì un periodo di depressione,idee intrusive,rimuginazioni, perdita di indipendenza,tornai a viver a casa dei miei.A distanza di mesi ero tornato a viver da solo, ma per almeno1anno dopo ho avuto molta sofferenza psichica,mai trattata e sempre dissimulata.Con gli anni sono tornato a vivere bene,anche se non quanto prima.Ho vissuto anni all'estero senza problemi.lo scorso settembre ho avuto una ricaduta di sintomi depressivi,ansia mentale,mai somatizzata, e qualche strana idea-fobia: la vista di un albero,di un monte,o altre cose senza motivo mi fanno cader in stati di paura.Passo il tempo a cercar rassicurazioni in rete,esco poco e non ne parlo con nessuno,dissimulo.

[#13] dopo  
Utente 194XXX

Ho parlato di depersonalizzazione perchè questo è il nome che lo psicologo ha dato alle mie sensazioni di senso di irrealtà delle cose, mantenendo la consapevolezza che sia solo una sensazione, episodi di confusione dell'io talvolta. Questi sono i sintomi principali che ho, per riassumere, ansia mentale, fobie irrazionali, idee intrusive ansiogene, disperazione per via di queste mie esperienze, fino a forti stati di demoralizzazione, paura di impazzire, paura del futuro in seguito al ragionamento: se sono così vulnerabile senza apparente motivo come potrò affrontar le sfide della vita, tristezza.
Grazie per l'attenzione.

[#14]  
Dr. Matteo Pacini

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Tra dieci giorni quindi dovrebbe effettuare una prosecuzione della visita per giungere ad una diagnosi ?
Dr.Matteo Pacini
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[#15] dopo  
Utente 194XXX

Il medico, tra l'altro con lunga esperienza di lavoro in c.s.m. quindi di certo non inesperto, ha detto di rivedersi fra 10 gg, far un'altra chiacchierata, e quindi discutere l'opportunità o meno di una terapia, ed eventualmente di quale terapia. Tutto ciò equivale a dire, credo, che è utile un approfondimento prima di giunger a una diagnosi.

[#16] dopo  
Utente 194XXX

Gentili medici

a distanza di più di 20 gg ho avuto proprio oggi la seconda parte della visita psichiatrica, da cui sono risultate le seguenti cose:

- Lo psichiatra non ha trovato d'utilità di parlare di diagnosi, perché potrebbe risultare in una banalizzazione della complessità di un problema che va affrontato e superato basandosi sulle forze proprie.

- piuttosto che di malattie mentali si dovrebbe parlare di disagi mentali; il percorso per superarli è quello di imparare a gestire le proprie forze, non è né facile né breve, occorre pazienza prima di arrivare ad una risposta.

- Mi ha proposto di rivederci ancora un'altra volta, rimandando l'ipotesi di una terapia farmacologica: mi ha suggerito di andare avanti ancora un po', perché sto lavorando, non sono completamente bloccato e ho ottime risorse.

- Alla mia domanda se avesse pensato quale farmacoterapia potrebbe essermi d'aiuto, mi ha risposto che nell'evenienza pensava ad uno stabilizzatore dell'umore, ma a dosi minime. Non mi ricordo esattamente il nome del principio attivo di cui mi ha parlato, mi pare qualcosa che iniziava con "carbo..."

- resta il fatto che ho del diazepam che posso utilizzare al bisogno, anche se non ho dovuto farne ricorso.

A parte le prese di posizione che ciascuno di noi può avere sul ruolo della farmacoterapia, della psichiatria, su cosa sia il disagio mentale, sono comunque soddisfatto della risposta, in fondo avverto dei miglioramenti mano mano che vado avanti.

Sono andato dallo psichiatra e non mi sono stati prescritti farmaci, nonostante il livello della mia sofferenza a volte sia abbastanza forte. E' normale tutto ciò?

Grazie dell'attenzione

[#17]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

sinceramente quel che riporta lascia molto perplessi:

"un problema che va affrontato e superato basandosi sulle forze proprie."

Se non è stata fatta una diagnosi come è possibile affermare che non esista alcuna malattia ? Inoltre, le forze proprie chi chiede un intervento di solito le ha già esaurite, o semplicemente come tutti non le ha quando è affetto da un disturbo.

Quindi non vedo in questo una linea definita. Inoltre il carbolihium è un farmaco per una diagnosi precisa. Le dosi si decidono su base standard di efficacia, e rispetto alla gravità del problema.

Che Lei sia soddisfatto della risposta non mi sembra conti granché, presumo che si rivolga ad un servizio per una soluzione più o meno soddisfacente.

Al momento non c'è diagnosi né terapia. Lei riferisce di stare a momenti molto male, il che torna con l'ipotesi di problemi riguardanti anche l'umore non stabile e con l'ipotesi di uno stabilizzatore d'umore).



Dr.Matteo Pacini
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[#18] dopo  
Utente 194XXX

Gentile dott. Pacini,
grazie della sua risposta. Io stesso sono un po' perplesso: quando uno si rivolge ad uno psichiatra si aspetta una diagnosi ed una terapia farmacologica in genere, altrimenti va da un'altra parte e magari con i soldi andava al cinema o al ristorante...

Però mi permetta di dissentire su alcuni punti: anche in questo sito, più d'una volta ho letto che è inutile incitar un depresso a tirarsi su, o mettercela tutta per superar un problema con la propria volontà. Io credo che sia dannoso oltre che scorretto diffondere queste informazioni: ogni giorno, ogni attimo in qualunque condizione mentale uno si trovi (escludendo situazioni dove purtroppo il contatto con la realtà è del tutto smarrito) vi è una scelta da fare, in cui le possibilità sono o quella di arrendersi e abbandonarsi al dolore, o l'altra di provare a reagire, alzare la testa, magari trovarsi subito di nuovo in terra, ma ancora avere la forza di agire sopra le forze o almeno provarci. Io credo che questo, ogni medico che prescriva psicofarmaci, dovrebbe considerarlo un punto fondamentale nel suo approccio terapeutico. Ma sinceramente non so quanto le case farmaceutiche siano favorevoli a diffondere queste idee.

A parte questo, sul dosaggio del farmaco, che mi pare di ricordare fosse la Carbamazepina, il mio psichiatra ha detto che la risposta a un farmaco è sempre individuale e tali devono esser anche i dosaggi (ammesso poi, che essendo tutti esseri umani con certe caratteristiche comuni, ci siano anche dei dosaggi standard).

Per concludere, andando dallo psichiatra, ciò che mi aspettavo era un'impostazione farmacologica che per un periodo limitato di tempo mi aiutasse a sentire meno intensamente alcune problematiche emozionali, facilitandone l'elaborazione ed il superamento. Troppo ottimista? Sta di fatto che lo psichiatra mi ha detto di tenere duro con le mie forze, che posso farcela a superare il problema.

Grazie comunque per la sua cortese risposta e disponibilità.


[#19]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Queste polemiche sono inutili. Disinformante è l'idea che un depresso non vada trattato con la dignità di malato, ma sprontato o sollecitato come se fosse una persona che si atteggia, che si abbandona, che non reagisce, o amenità varie. Le buone parole gratificano chi le dà, e non aiutano i malati, che hanno bisogno di cure efficaci prima di tutto.

Gli psicofarmaci (parola priva di senso) sono semplicemente farmaci che aiutano chi soffre di disturbi del cervello con manifestazioni psichiche.

Pertanto non credo abbia capito il senso delle affermazioni che ha letto, e così facendo ripropone il solito equivoco tra parole di conforto e cura, non sapendo probabilmente che per molte persone che soffrono di depressione il "tirati su" e il "reagisci" sono ulteriori mortificazioni a chi già si vergogna della propria condizione e dispera di potercela fare, convincendosi così che "è colpa sua", e che gli altri non lo capiscono.

Per quanto riguarda il suo discorso, si affidi al medico che crede.
Dr.Matteo Pacini
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