Utente 233XXX
Buonasera Dottori.
L'autunno dell'anno scorso sono caduto in una forte crisi ansiosa-depressiva con punte di derealizzazioni, conseguentemente a una annata particolarmente esagerata. Inizialmente il mio medico di base mi prescrisse una terapia con alprazolam al bisogno e sertralina. Questo a ottobre, poi, visto che la situazione non migliorava mi recai da uno specialista in psichiatria che mi modulo' la terapia farmacologica e mi diagnostico' un disturbo bipolare affettivo. La situazione inizio' a migliorare a dicembre per quel che concerne lo stato ansioso e da gennaio ripresi gradualmente il normale tono dell'umore. Nelle visite successive mi venne confermata la diagnosi (piu' precisamente di tipo 2) e lo specialista trovandomi ipertimico mi fece scalare la sertralina questo a fine gennaio 2012. Ora la situazione e' ottima. Mi sento in gran forma, anche in seguito a una vacanza al mare ad inizio marzo e in accordo con lo specialista sto scaldando ulteriormente la sertralina, ora sono a 25 mg/die. Lo specialista mi ha ventilato l'ipotesi di assumere uno stabilizzatore dell'umore. Litio o Depakin. Sempre con lui abbiamo concordato di provare a togliere l'antidepressivo ad andare a fine mese, quando avro' una successiva visita di controllo.
La mia domanda e' questa? Ho letto che esiste possibilita' di acutizzazione della psoriasi col litio, a voi risulta?
Secondo, le terapie con stabilizzatori dell'umore, spesso sono continuative nel tempo...ecco a me assumere medicinali per uscire da uno stato di malessere oggettivo (come autunno scorso dove stavo da cani) non e' un problema ma nutro ritrosia nell'assumerli a tempo indeterminato. Abbiamo convenuto di intraprendere una psicoterapia per appurare in maniera ottimale l'entita' del mio disturbo e trovare strumenti cognitivi appropiati. E' noto anche che i pazienti in fase ipomaniacale abbiano ritrosia ad assumere medicinali per poi correre ai ripari quando sopraggiunge la fase bassa....che posizione avete in merito? E' possibile provare a bilanciare lo stile di stile di vita con annessa psicoterapia senza usare gli stabilizzatori? Notare che non sono mai stato ricoverato per episodi maniacali, anzi ho avuto episodi dispercettivi (derealizzazioni e allucinazioni uditive solo in fase bassa)
Scusate se sono stato un tantino prolisso ma e' importante per me riuscire a modulare questo aspetto della mia vita, perche' qui si ragiona nel medio-lungo periodo.
Grazie per l'attenzione.

[#1]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
per il disturbo bipolare (tipo I o tpo II) è indicata la farmacoterapia stabilizzante l'umore a lungo termine. La psicoterapia secndo me può essere d'aiuto su alcuni aspetti e in alcune fasi, ma non è abbastanza efficace sul disturbo di base e in ogni modo non può essere l'unica cura. Il Litio può essere responsabile dell'esacerbazione della psoriasi, e se la persona è affetta da tale malattia, bisogna riferirlo allo specialista in modo che si possa ragionare anche sui farmaci alternativi. Si tratta comunque di un effetto collaterale solitamente dipendente dalla dose, che ha tanto più la possibilità a manifestarsi quanto maggiore è la dose, dunque prevenibile con il monitoraggio della dose e delle concentrazioni ematiche del farmaco (litiemia).

Perché si preoccupa per questo effetto collaterale ? Ritiene di poter averne la predisposizione?

La terapia a lungo termine (parlo degli stabilizzatori di umore nel disturbo bipolare) non sempre significa a vita, perché, benché i disturbi bipolari sono tendenzialmente cronici, possono avere una evoluzione migliorativa con l'età. Anche la tollerabilità e le potenziale tossicità dei farmaci possono richiedere aggiustamenti della terapia.

Diciamo che il problema principale è la diagnosi. A differenza del disturbo bipolare tipo I, che è un'entità più definita, il tipo II è una forma più attenuata e dunque anche più sfumata rispetto alle altre malattie psichiche. Tale forma (disturbo bipolare tipo II) non comprende episodi maniacali franchi, ma attenuati (ipo-maniacali). Le indicazioni per una terapia stabilizzante l'umore ci sono chiaramente anche in questa forma, ed addirittura anche nelle forme depressive senza manifestazioni maniacali o ipo-maniacali. A parte la scelta corretta del farmaco, mi preoccuperei molto meno del fatto di assumere la terapia stabilizzante l'umore (e la accetterei) e invece porrei più attenzione sulla diagnosi e sull'evoluzione.
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#2]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Mi spiega una cosa: se inizia ad assumere un medicinale come consigliato dal suo medico, tipo litio o depakin, per quale ragione esattamente dovrebbe cambiar qualcosa nel fatto di doverli poi assumere a lungo termine. Sono dosi da prendere giorno per giorno, per cui perché ragiona come se dovesse scegliere tra il non prenderli e il prenderli a lungo termine ?

Ipertimico non è un problema, sarà stata ipomania o mania magari. Inoltre questo disturbi non sono legati a eventi particolari, i fattori scatenanti ci sono ma corrispondono a eventi di vita, per cui non sono fattori specifici. Mai ragionare sul fatto che se una malattia inizia con un fattore scatenante finirà se quel fattore non c'è piu', perché ci si regola sulla diagnosi e sul decorso che si prevede, a questo serve fondamentalmente fare una diagnosi.

Pertanto, se è stato diagnosticato un disturbo bipolare, è corretto pensare ad uno stabilizzatore. Se è una forma minore e sfumata, puo' anche essere corretto pensare di tener basso l'antidepressivo o non usarlo fuori dalle fasi acute, sempre che questa misura sia sufficiente a evitare fasi agitate o euforiche.
Dr.Matteo Pacini
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[#3] dopo  
Utente 233XXX

Grazie per l'attenzione e le risposte.
Per prima cosa soffro di psoriasi, e purtroppo anche in forma grave. Questa malattia, a origine autoimmune, presenta una forte componente psicologica, sia come causa scatenate (stress acuto), sia per il fatto che e' proprio la patologia che acutizza lo stato depressivo. Soffro di psoriasi dall'eta' di 8 anni, prima in forma leggera, poi ebbi una esplosione a 13 anni in seguito alla perdita dei genitori e successiva adolescenza molto difficile. Poi dai 17/19 la patologia ebbe una remissione e mi e' tornata fuori a 31 anni (in concomitanza dell'inizio di un lavoro a turni notturni che mi scombussolarono fortemente il bioritmo e il ciclo sonno-veglia)e qui intrapresi terapia sistemica (PUVA terapia con beneficio). L'anno scorso, a 34 anni, dopo l'annata esagerata, ebbi una nuova fortissima esplosione, in pratica tutto il corpo e dopo una PUVA terapia senza beneficio, l'immunologo mi fece fare fare un ciclo di immunodepressori (ciclosporina NEORAL) e in seguito alla vacanza al mare mi e' scomparsa del tutto, in concomitanza anche del benessere psicologico ritrovato, quindi, almeno nel mio caso, le due patologie sembrano connesse. Quindi non aver la psoriasi e' condizione necessaria (ma ahimenon sufficiente) per stare bene psicologicamente. Se il litio provoca una acutizzazione della psoriasi e' opportuno valutare altre strade terapeutiche.
Per quel che concerne la terapia farmacologica, non ho pregiudizi in merito, se ce ne e' la necessita' ma quello che mi lascia perplesso e' doverla fare per lunghi periodi. Gia' essere obbligati tutti i giorni a prendere un farmaco lo considero una compromissione alla mia liberta' individuale, oltre agli effetti collaterali (quando sono sotto terapia farmacologica faccio gli esami completi ogni due mesi, curo l'alimentazione, faccio sport, vita regolare, limito l'alcol e il fumo e non uso sostanze psicotrope), ma anche bere un aperitivo con gli amici mi fa venire delle paranoie.
Ovvio che se la terapia serve non ho remore, ma sul medio lungo periodo preferirei essere libero, trovando altre strade, compatibilmente alla mia condizione di salute psicofisica.

[#4]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente, Lei scrive:
<<..(quando sono sotto terapia farmacologica faccio gli esami completi ogni due mesi, curo l'alimentazione, faccio sport, vita regolare, limito l'alcol e il fumo e non uso sostanze psicotrope)..>>

(prova a rilegggere Lei stesso questo passaggio).

Se il Suo solito stile di vita non prevede curare l'alimentazione, fare lo sport, fare la vita regolare, limitare l'alcool e il fumo e non fare uso di sostanze psicotrope, allora "siamo proprio a un buon punto" (fra virgolette e purtroppo non nel senso positivo). Non è uno sterile moralismo, ma in queste condizioni non si può pensare di avere il compenso né della malattia psichica né della psoriasi.



Dr. Alex Aleksey Gukov


[#5] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Dottore, la ringrazio per l'attenzione che pone nel leggere le mie argomentazioni.
Scritta cosi' la frase, non posso far altro che darle ragione. Allora faccio una precisazione: quando sono sotto terapia farmacologica faccio particolarmente attenzione a curare gli aspetti sopracitati. Per una persona "in salute" fare gli esami completi ogni due mesi sarebbe un tantino esagerato, si sfocia nella ipocondria. Quando intendo mangio bene, dico che evito tutti gli alimenti che possono appesantire il mio organismo e fare sport intendo nuotare almeno 3 volte alla settimana e nella bella stagione affiancare una seduta di corsa. Per bere intendo, saltuariamente in occasioni sociali, non bevo mai a casa, ovvero sto anche settimane o mesi senza toccare alcol che francamente non mi piace nemmeno un granche'. E il mio bere concerne 2 o 3 cocktails leggeri nell'arco di una serata in discoteca Per fumare intendo stare sotto il mezzo pacchetto, ecco qui quando mi sentiro' pronto voglio smettere nuovamente. In passato ho smesso per 3 volte con stacchi rispettivamente di 6 mesi, 1 anno e 2 anni, devo solo trovare il periodo giusto. Ho notato che quando ho una vita sentimentale stabile e appagante riesco a smettere. Si vede che un eccesso di autoerotismo aumenta la mia biodisponibilita' alla nicotina :)
Per sostanze psicotrope intendo fumare uno spinello in compagnia, ma anche questo molto molto saltuario, esempio a un concerto o a una grigliata con amici. E' da estate scorso che non fumo piu' canapa o derivati. Cocaina eroina ketamina ecc non li prendo nemmeno in considerazione. Sono una persona sperimentale, le ho provate anni fa ma non ne vale assolutamente la pena, oltre che dare danni tangibili anche nel brevissimo periodo. Gli psichdelici, sperimentati anche essi, ma ormai abbandoanati, le mie esperienze trascendentali le ho avute. Cmq non nascondo che apprezzavo parecchio visitare musei e mostre artistiche sotto effetto di psichedelici per espandere il mio senso artistico, cmq si parla di esperienze sporadiche.
Questo e' il quadro in totale sincerita'. Non si puo' dire che non curi la mia salute (contingentemente a una certa indole intrinseca sperimentale) senza pero' voler sfociare nell'ipocondria. Lavoro in ambito farmaceutico, quindi sono una persona consapevole e informata.
Aggiungo un elemento, a mio avviso determinante, che non ho menzionato prima. Purtroppo ho casi di positivita' in famiglia di casi psichiatrici. Mio padre e' morto a 51 per cause correlate all'alcolismo, derivante comunque da un equilibrio psichico non proprio ottimale, ma erano altri tempi, e' morto nel 1981 quando io avevo appena 4 anni. Mia sorella, non si e' fatta mai curare, finche' non e' strippata di brutto tanto da non dormire piu' la notte e girare con dei coltellazzi per casa. L'hanno ricoverata e l'hanno imbottita di antipsicotici, era pericolosa per se e per gli altri, voleva fare la pelle a mio cognato per intenderci!! Queste esperienze in famiglia sono state la spinta decisiva ad intraprendere questo percorso.
Scusate se sono stato ulteriormente prolisso, ma voglio inquadrare bene la situazione, ora passata la fase critica voglio rivolgermi a uno specialista privato per intraprendere la psicoterapia. Per ora mi sono rivolto al servizio pubblico, ma ovviamente non ti possono seguire in modo continuativo e personalizzato come riesce uno specialista privato. Reputo un investimento sulla mia salute psicofisica soldini spesi bene! Anzi ho gia' contattato un medico che interviene sul forum, trovando i suoi interventi molto professionali e che denotano una spiccata sensibilita' umana.
Grazie ancora!

[#6] dopo  
Utente 233XXX

Bhe' non interviene piu' nessuno?!?!
Capisco, si vede che le richieste sono parecchie, del resto questo e' un sito molto valido, un riferimento per i pazienti!
Sono contento, ieri ce l'ho fatta a contattare la specialista per iniziare la psicoterapia privata. Fino ad ora mi sono rivolto allo psichiatra dell'ASL e del CSM ma il servizio pubblico ha ovviamente i suoi limiti, e comunque, secondo la mia opinione, da riservare a persone che hanno problemi piu' gravi dei miei. Esempio al CSM, mi sento proprio fuori luogo, vero che ho un disturbo dell'umore, ma, a parte qualche periodo, ho sempre fatto una vita normale ed appagante. La consapevolezza di avere dei casi simili in famiglia mi ha fatto prendere la decisione di attivarmi in tal senso, anche perche' con l'eta' se non si interviene la situazione potrebbe peggiorare. Considerando che ho avuto 3 episodi deprex maggiori nella mia vita, la corda l'ho tirata a sufficienza!
Lo specialista l'ho selezionato sulle pagine di questo forum, sono stato geograficamente fortunato perche' abito proprio nella stessa citta' e leggendo i suoi interventi sul forum mi ha fatto una ottima impressione, poi confermata al telefono, quindi parto ben disposto! Sia il medico che al CSM non sono stati in grado di indirizzarmi verso uno specialista privato (e soprattutto al CSM questo mi e' sembrato strano, se non li conoscono loro gli specialisti della citta'!?!) Allora piuttosto che chiedere referenze in giro, mi sono fidato del forum, secondo me ho fatto bene!
Per quello che riguarda la terapia farmacologica, inerentemente allo stabilizzatore dell'umore, ci ho riflettuto e mi atterro' alla decisione dello specialista. Considerado che nei prossimi mesi dovro' prendere una decisione fondamentale per la mia vita, ovvero cambio lavoro e trasferimento, presumibilmente, definitivo all'estero (Brasile per la precisione) voglio essere ponderato nella mia decisione e non rischiare di volare sulle ali della mania (o ipomania) e prendere delle castronerie anche perche' il passo e' lungo e alla mia eta' 35 anni prendere una decisione del genere significa impostare la propria vita matura. Chiaro che si potrebbe ripartire, ma un conto a 20 anni un conto a 40. A questo quadro aggiungo il fatto che non ho una relazione affettiva stabile, cosa che mi manca parecchio, probabilmente e' un ulteriore elemento a favore di una bella stabilizzata in concomitanza alla psicoterapia. Anche perche' la mentalita' delle simpatiche ragazze Italiane (non apro questo capitolo senno' altro che prolisso!) mi ha proprio saturato e a volte tendo a diventare cinico se non aggressivo.
Cosa ne pensate dello stabilizzatore alla luce di questa mia situazione di vita?!?!?
Su non fate i timidi! :)

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Attenersi alle decisioni dello specialista infatti è una cosa corretta. Il fatto di essere persone informata su alcuni aspetti tecnici dei prodotti che eventualmente assume non è importante per il funzionamento di una cura o per la visione che si ha del disturbo. Per quanto concerne la psicoterapia. nel disturbo bipolare

"Gia' essere obbligati tutti i giorni a prendere un farmaco lo considero una compromissione alla mia liberta' individuale"

Infatti nessuno la obbliga. Il farmaco è nelle sue mani e la scelta è nelle sue mani giorno per giorno, se le viene in mente di riconsiderarla in qualsiasi momento.
Se invece vuole sapere come si fa correttamente una cura di quel genere, avrà delle sue regole perché funzioni a dovere e garantisca quel che deve garantire. Su questo non ha senso sentirsi limitati di alcuna libertà, perché la cosa non sussiste.

Sulla psicoterapia ha una visione diversa, tanto da dire che la vuole fare, ma senza specificare niente di più e senza appurare se e a cosa dovrebbe servire.

Questi sono pregiudizi da non utilizzare per orientarsi nelle scelte.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 233XXX

Grazie per la risposta.
In effetti riconosco di avere dei pregiudizi. Il fatto che intraprendere cure per sistemare disturbi psicologici non e' quasi mai una decisione leggera per una persona. Un conto la visione che ha il medico, la quale professione e' proprio curare tali disturbi, quindi per lui e' naturale agire nel modo opportuno. Gia' intraprendere le cure sembra una ammissione della propria instabilita' mentale. Assumendo sostanze che hanno a che fare con la tua coscienza e con la tua visuale della realta', quindi l'argomento e' delicato. Per intenderci se devo prendere un farmaco per curare il cuore mi pongo meno problemi, se non quello che il farmaco faccia bene il suo lavoro facendomi funzinare a dovere il cuore. Invece quando si ha a che fare col cervello entra in gioco la nostra coscienza e il fatto che le nostre sensazioni psicologiche cambieranno, ovviamente in meglio, ma cambieranno....agire sulla psiche non e' immediato per il paziente, il cervello e' il nostro ricevente della realta'! Altro aspetto e' che assumere psicofarmaci e' visto come una resa, ovvero si pensa: cavolo non c'e' lo fatta con le mie forze, sono un debole, senza un aiuto esterno non vado avanti! E per questo spesso prima di farsi vedere ne passa del tempo e si arriva a livelli di malessere veramente severi
Cmq non voglio far della filosofia applicata, la cosa migliore e' liberarsi dei pregiudizi e fidarsi dello specialista di fiducia, che agisce per il nostro bene.
Per quel che concerne la psicoterapia, ho un vissuto abbastanza turbolento. Ho perso i genitori in tenera eta', ho avuto una adolescenza parecchio complicata e sento che mi porto dentro delle cose che vorrei risolvere. In eta' adulta ho avuto comunque una vita nel complesso soddisfacente, ma ho il desiderio di calibrare alcuni aspetti che reputo fondamentali per quel che concerne la completezza della mia persona. Primo fra tutti il rapporto con le donne.
In conclusione, mi faro' meno paranoie e seguiro' i consigli del terapeuta.
Cmq tipico del DB avere un cervello molto attivo nei due sensi, sia in fase UP che DOWN, quindi se mi faccio un po' di pensieri ci sta :) La mia ex (che fra l'altro e' psicologa) mi diceva sempre che penso troppo e io le rispondevo invece te rompi troppo le scatole :)
Grazie per le risposte, hanno chiarito questo aspetto al quale tenevo molto.
Saluti e buon lavoro.

[#9]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
non vorrei protrarre la discussione eccessivamente se per Lei la situazione è già chiara (secondo me, diventerà più chiara nel corso della terapia), ma vorrei aggiungere qualche nota.

L'internet è un mezzo utile, ma via internet non si può avere le stesse possibilità di formare una impressione corretta come dal vivo. Così, nel Suo caso, il dato della diagnosi del Disturbo Bipolare già dice molto e orienta le risposte, ma aggiungendosi gli altri dati (la storia, lo stile di vita e di scrittura, ecc.) capisco che il quadro è più complesso.

"Più complesso": senza intendere che fra gli elementi che Lei ha aggiunto ci siano quelli che disconfermano la diagnosi del Disturbo Bipolare. E' "più complesso" nel senso che molto probabilmente sono anche presenti le cosidette problematiche "caratteriali", che nella nosografia non hanno un significato ed una collocazione univoca; possono avere le radici sia ereditarie che esperienziali, spesso sono banalizzate. Possono avere varie sfumatire della gravità: da "una variante" del normale ad una patologia molto seria. In realtà, se sono presenti (e questo, via internet, è solo un'ipotesi), possono coesistere con il Disturbo Bipolare, ma possono anche mimarlo; in ogni modo sono molto più difficili da curare rispetto al Disturbo Bipolare ... La psicoterapia da molti (e da me) è ritenuta ancora oggi l'approccio principale, benché è una strada difficile e lunga. Comunque, già le sedute iniziali potrebbero aiutare a capire meglio se un problema "caratteriale" è veramente presente.

Molte persone, come Lei, hanno meno "timore" della psicoterapia rispetto agli psicofarmaci, percependo i farmaci come qualcosa che modifica e limita la coscienza e la personalità... In realtà, quando è vero, sono esempi dell'uso scorretto dei farmaci, e nella maggior parte dei casi il problema è il timore di perdere la libertà che ha una sua storia lunga, che è insorto per altri motivi, e l'ennnesima limitazione è solo una occasione che si manifesti. Soprattutto per una persona con le problematiche "caratteriali" non è meno attuale nel contesto della psicoterapia, dove si ha a che fare non con una pastiglia, ma con una persona. A questo timore di perdere la propria libertà (che i sembra importante, sintomatico) mi auguro che si riesca a dare l'attenzione nella psicoterapia, per capirlo meglio. La psicoterapia è in realtà un impegno non minore in paragone alla farmacoterapia e richiede una seria motivazione. Richiede molto tempo e una costanza. Per un disturbo "caratteriale" la durata e la difficoltà della psicoterapia sono di regola maggiori. Lei scrive che sa già di dover cambiare paese..

Per quanto riguarda gli psicofarmaci, possono essere utili anche nella comorbilità di tipo "caratteriale", ma forse sono più efficaci le altre categorie di farmaci (ad es. gli antidepressivi), che comunque si può benissimo abinare ad uno stabilizzatore. Dunque, direi che per una scelta corretta anche della farmacoterapia, sarebbe importante fare una "diagnosi più dettagliata".

Interessante comunque che le problematiche di accettazione degli psicofarmaci che Lei descrive sembra che siano sorte nel contesto della proposta degli "stabilizzatori".

Lei scrive:
"Per intenderci se devo prendere un farmaco per curare il cuore mi pongo meno problemi, se non quello che il farmaco faccia bene il suo lavoro facendomi funzinare a dovere il cuore. Invece quando si ha a che fare col cervello entra in gioco la nostra coscienza e il fatto che le nostre sensazioni psicologiche cambieranno...."

Ma la stessa cosa non vale anche nel caso dell'uso di sostanze (anche saltuario) ? Le sostanze alle quali è stato accennato, ma anche la cannabis (benché in maniera molto più individuale) hanno un potenziale molto maggiore di modificare la cosceinza (e in alcuni casi anche a lungo termine). Gli psicofarmaci convenzionali, in confronto, sono delle "vitamine".. (che anche le vitamine, se usate male possono essere tossiche). Chi può saperlo meglio di Lei ? La differenza però sta, secondo me, non solo nel tipo di sostanza, ma molto anche nel come la si usa, nel fatto che bisogna seguire una prescrizione, regime, non si decide da soli quando e quanto prenderne... (vedì il tema della libertà).

Inoltre, forse Lei non ha inteso che la Sua frase vada letta alla lettera, ma a scanso di equivoci devo dire che non è vero che i "farmaci per il cuore" non hanno mai effetti psicotropi o che gli "psicofarmaci" non possono avere effetti (positivi o meno) nelle malattie non psichiatriche. Gli "psicofarmaci" è una categorizzazione relativamente artificiale.

Qualche altro commento importante.
La persona è ovviamente libera (salvo i casì estremi) di scegliere il curante ed il privato rispetto al pubblico. Bisogna però non scambiarlo per la libertà di scegliersi il tipo di cura, che è invece discutibile. Spesso succede che si sceglie un curante in funzione di quella metodica terapeutica che si vuole sperimentarsi, e non sempre è una modalità corretta.

Comunque, sono contento che Lei ha trovato uno specialista proprio sul nostro sito,

un saluto,

Dr. Alex Aleksey Gukov


[#10] dopo  
Utente 233XXX

Grazie per la sua riposta dettagliata nella quale si evince che ha compreso sfumature del mio scritto.
Attorno ai 20 anni mi venne diagnosticato un disturbo della personalita' (in un ambito che preferisco non riportare nonostante l'anonimato del forum). Ma a quell'eta' ci passai letteralmente sopra. Ero forte come un leone, un bel lavoro, un bel ragazzo sveglio, figurarsi se mi consideravo disturbato! Negai con veemenza tale diagnosi e ebbi un periodo all'incirca di 7 anni veramente sopra le righe. Tante' che a soli 26 anni mi affidarono un lavoro di grande responsabilita' in una consociata negli Stati Uniti (lavoravo per una multinazionale e trovai il canale giusto per fare carriera). Incarico poi talmente pesante che ci lasciai le penne (dal punto di vista professionale senno' non sarei qui a scrivere :) Proprio in questo frangente arrivai al culmine della fase alta e me lo ricordo come se fossi oggi, durante un viaggio di ritorno in aereo senti come qualcosa che si ruppe dentro di me, una vera e propria sensazione di lacerazione psicologica, difficile da spiegare, ma una sensazione quasi fisica... realizzai che non ero una macchina....bella scoperta!! E qui parti' la mia prima fase deprex che duro' qualche mese, circa 8, e che venne superata senza uso di farmaci. I primi tempi furono molto duri, infatti per alcune settimane non riuscivo nemmeno ad alzarmi da letto, ma era concomitante alle vacanze di Natale, probabilmente fu un bene, considerando che lavoravo 7 su 7 e difficilmente avrei preso un periodo di riposo se fosse capitato in un altro periodo dell'anno. A parte che il primo episodio di deprex lo vissi a 13 anni dopo la perdita dei genitori, ma quello, ragionandoci sopra fu reattivo al trauma, invece quello sopra menzionato fu un tracollo netto. Quello che mi e' capitato ad agosto dell'anno scorso. Sono andato in vacanza in Thailandia dove facevo l'animatore e un costruttore titolare di ristoranti e alberghi mi voleva assumere come collaboratore/socio e al ritorno in Italia mi trovai a settembre/ottobre che non riuscivo nemmeno ad alzarmi da letto per fare una fotocopia! Qui presi la decisione definitiva di intraprendere le giuste e doverose cure per salvaguardare la mia salute psichica. Ora ho 35 anni, sono in tempo per definire questo nuovo stile di vita, mio padre e mia sorella arrivarono a 50 anni ad avere un tracollo purtroppo irreversibile e tragico...superfluo dire che non voglio nemmeno rischiare di arrivare a tal punto.
Concludo riportando quali sono le mie perplessita' inerentemente alle cure farmacologiche. Nel breve-medio termine non ho remore al riguardo. Al momento nella mia vita ho fatto 3 cicli di SSRI di circa 6 mesi l'uno (Elopram e Zoloft) quindi alla remissione dei sintomi un breve periodo di mantenimento poi scalo fino a toglierlo. Oltre che utilizzare Alprazolam al bisogno, ma in quantita' molto modica, con un bocceto ci faccio 5 o 6 mesi.
Quello che mi preoccupa sarebbe prenderli in modo continuativo. Sia per eventuali effetti collaterali, e qui la disinformazione e' un bel problema! Non so quale valenza medicoscientifica abbiano tali "ricerche" che parlano dei danni a lungo termine degli psicofarmaci. Piu' che ricerche mi sembrano le solite posizioni radicali da complottisti disinformati. Sicuramente se assunti nel modo giusto fanno meno danni che una vita sregolata e uso di sostane nocive, alcol tabacco e stupidofacenti in generale, ho scoperto l'acqua calda nè!? :)
Oltre c'e' l'aspetto psicologico, Dipendere a vita da un farmaco la considero quasi una resa. Un conto un periodo difficile da superare, un conto vivere la vita legato a un medicinale. Questi sono ragionamenti molto comuni nella mente del paziente anche per la disinformazione che circola, basta pensare che "farsi curare da uno bravo" viene utilizzato come offesa! Come se una persona che soffre di diabete venisse canzonato per il suo disturbo!
Questa deformazione sociale e' a mio avviso un aspetto importante che comporta una sensibilita' dello specialista in merito.
Il mio discorso potrebbe sembrare incorerente per le esperienze che ho avuto con gli stupidofacenti. Ma esse sono state piu' uniche che rare. Soprattutto le droghe pesanti le ho provate pochissime volte, l'utima volta che ho assunto cocaina e' stato gennaio 2009 e in totale sincerita' non ne sento nemmeno la voglia sia perche' non apprezzo l'effetto sia perche' sono consapevole dei danni devastanti anche a singola assunzione. Mi e' andata bene, finita li. Diverso invece con le sostane psichedeliche. Esse venivano assunte non con fnalita' di sballo fine a se stesso, ma con una visione di allargamento della coscienza. Infatto adoravo andare per musei e citta' d'arte con le percezioni allargate, quindi in modo il piu' possibile sicuro e senza prendere rischi. In tale frangenti il mio senso artistico e' esploso. Ora quando guardo un monumento o un'opera d'arte lo vedo ancora con le sfumature che percepivo sotto effetto delle sostanze. Probabilmente e' stato un effetto irreversibile ma in questo caso me ne compiaccio. Ben inteso che le considero esperienze da relegare al passato anch'esse. In sintesi quello che mi da da fare e' l'assunzione continuativa della sostanza e non il suo uso limitato nel tempo.
Probabilmente con questa doppia diagnosi, disturbo della personalita' (eta' di 20 anni) e disturbo bipolare (attuale) bisognera' lavorare sui due fronti psicoterapeutico e farmacologico. Su questo mi affidero' allo specialista. E' sia psichiatra che psicoterapeuta quindi potra' bilanciare l'intervento. Spero proprio di trovarmi a mio agio!
Ah come ultima cosa vorrei porre l'accento su questo aspetto: non vorrei incorrere nell'errore di ricondurre i miei stati d'animo o le mie emozioni al disturbo o all'eventuale effetto delle cure. Lo sapete il detto che a forza di pensare di diventare matto lo diventi davvero perche' te ne convinci!?
Tipico, passi un periodo allegro e carico della tua vita e ti consideri in fase alta e dici aiuto non voglio andare in mania poi strippo e vado in deprex! Non voglio fare questo errore, ma una sana consapevolezza questo si.
Grazie ancora per l'attenzione e scusate se sono un tantinello chiaccherone!

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"doppia diagnosi" non significa quel che Lei dice, inoltre abbiamo già detto che sono due diagnosi sovrapposte, di cui una è inaffidabile in termini di riproducibilità, cioè quella di disturbo di personalità.
Non necessariamente si deve lavorare a priori su due fronti. Se non ci sono indicazioni per i trattamenti non si mettono in campo "per tipo" in maniera aspecifica: non "un farmaco", ma alcuni per precisi scopi, non "una psicoterapia" ma alcune e per precisi scopi. A seconda della malattia ci sono o meno delle scelte, che non si dividono in farmacologiche e non-farmacologiche.

A forza di pensare si finisce per occuparsi dei problemi a cui si pensa anziché che di quelli che si hanno, e questo sicuramente è un danno indiretto all'evoluzione di una malattia. Naturalmente chi fa questo che Lei chiama errore sostiene che sia una sana consapevolezza, poiché non riesce a fare a meno da pensieri circolari e chiusi su questioni generali o dettagli particolari, che poi sono la stessa cosa.
Dr.Matteo Pacini
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[#12] dopo  
Utente 233XXX

Grazie Dottor Pacini per la sua precisazione.
Nell'escursus del consulto ho riportato le due diagnosi formulate sulla mia persona. Quella di disturbo della personalita' circa a 20 anni, quella di sindrome bipolare affettiva, l'autunno scorso. Alla prima visita ipotizzata, alle successive confermata e poi riformulata nel dettaglio in DB di tipo 2. Non ho mai avuto episodi maniacali psicotici per intenderci, ma lunghi periodi di altissimo attivismo e pensiero velocizzato con i pensieri che arrivavano vorticosi senza riuscire a gestirli in modo organico. Invece in fase bassa sono arrivato a episodi di derealizzazione e allucinazioni uditive in concomitanza di attacchi d'ansia severi. Esempio una volta ero a Dallas in aeroporto, ero l'unico Italiano nel gate. Senti distintamente dagli altoparlanti una voce che parlavo in Italiano (lingua non contemplata nel protocollo dell'aeroporto di Dallas!). Non ricordo nello specifico cosa diceva, ma formulava frasi sulla mia persona, la cosa mi lascio' alquanto basito e pensai: ottimo mi sono fritto il cervello!! Poi andai in bagno ed ebbi addirittura un attacco di vomito con sangue,...diciamo che non fu un pomeriggio idilliaco! Situazione poi rientrata per fortuna!
Invece sulla diagnosi di disturbo di personalita' non ci feci minimamente caso e pensai: col cavolo che sono disturbato! Ora vi faccio vedere io! Avevo certo un'altra eta', meno consapevole...tipico dei 20 anni, senno' che 20 anni sarebbero!?
Dopo questo preambolo vorrei dire questo. Non considero le due diagnosi a comportamenti stagni, ovviamente la nostra psiche e' un universo interconnesso a multilivelli interplanari, quindi una stigmatizzazione del genere oltre che essere pacchiana e' inutile se non controproducente. Anche l'approccio nel trattamento non lo riduco a: disturbo della personalita'---->psicoterapia; sindrome bipolare affettiva-----> terapia farmacologica. Ma sara' un tuttuno calibrato e modulato dalla specialista. Da parte mia ci mettero' tutta la mia disponibilita' e impegno sia seguendo i suoi consigli e prescrizioni sia aprendo i meandri piu' reconditi della mia personalità. Sono molto motivato a riguardo, senno' non investirei tempo e denaro, ma sarei andato avanti col medico di base, chiedendogli una blanda terapia antideprex in fase bassa, come ho fatto in due precedenti occasioni, l'ultima invece, quest'autunno e' stata cosi' forte con pensieri suicidiari continui che mi ha portato a prendere il toro per le corna e a voler cercare di risolvere la situazione! Ora mi sento molto bene e a mio aviso e' il momento giusto per imbastire questo percorso costruttivo soprattutto alla luce del fatto che nei prossimi mesi devo prendere una decisione importantissima per la mia persona, ovvero (come ho accennato sopra) ho in progetto un mio trasferimento, in ottica definitiva, in Brasile. Sia perche' la ho interessanti opportunita' di lavoro in una grande nazione emergente, sia perche' la mentalita' tipica Italiana mi ha saturato parecchio! Nella mia vita ho viaggiato parecchio e l'Italia e' si la nazione piu' bella del mondo, con un ampio distacco alla seconda ma le pecche di mentalita' sono palesi. A 35 anni questa e' una decisione molto importante che determinera' la mia vita matura. La costruzione della mia famiglia sara' funzionale a questo. Non posso sbagliare. Ho perso i genitori da piccolo e avuto una infanzia e adolescenza molto molto difficili ( e da qui probabilmente il disturbo di personalita') e non posso fallire nella costituzione della mia famiglia futura. Considerando che le simpatiche donzelle italiane dalla tipica mentalita' di principessa viziatella rese veline da questa societa' mediatica mi ha saturato non poco! Ho accennato qualcosa allo specialista e lui mi ha detto che le mie sono generalizzazioni astratte: e io: ah si dottore?! E allora il fatto che si siano addirittura costituite delle associazioni di padri separati che si sono rovinati e' una cosa astratta?! Al giorno d'oggi una separazione con figli all'uomo comporta la perdita della casa, dei figli e dover pagare gli alimenti per i figli (giusto) e quasi sempre con la madre che se ne approfitta e ti mette contro i figli. In pratica sei rovinato. No grazie, ho gia' dato nell'infanzia, e' un rischio che non mi posso permettere. Anche perche' sento di avere nei confronti delle donne una certa aggressività nascosta e fortunatamente che riesco a tenere sotto controllo. Sa, figlio non voluto da una madre assolutamente non nella posizione di crescere un bambino, rapporto super conflittuale con mia cognata, dopo la perdita dei miei genitori ho abitato con mio fratello e sua moglie appunto. Questi miei traumi sono stati metabolizzati e abbastanza sotto controllo, non nascondo il fatto che a volte ho provato piacere a far soffrire delle ragazze....chiara la spiegazione piu' grossolana sarebbe dire che attuavo una sorta di vendetta nei confronti di mia madre e di mia cognata che non mi volevano, ma c'e' dell'altro che voglio appunto appurare nella psicoterapia. Concludo dicendo che se mi trovassi nella situazione di essere un padre separato nonostante ce l'abbia messa tutta per fare andare avanti nel migliore dei modi la mia famiglia potrei arrivare a una reazione totalmente incontrollata, e visto che non voglio finire sulla prima pagina della gazzetta considero intelligente chiudere la stalla prima che scappano i cavalli...che siano farmaci o parole questo lo decidera' lo specialista, quello che spero io che la soluzione sia efficace.
Ok anche questa volta sono stato un tantinello prolisso.....allora vi saluto e vi auguro un buon weekend!
Ciao!!

[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Se ha avuto allucinazioni uditive il disturbo bipolare non è tipo II ma tipo I.

"considero le due diagnosi a comportamenti stagni, ovviamente la nostra psiche e' un universo interconnesso a multilivelli interplanari"

No, la nostra psiche non esiste, è l'espressione del cervello e non un mondo che vive di vita propria su qualche fantomatico livello. Le diagnosi servono a prevedere il decorso e a scegliere le cure.

La psicoterapia non è la terapia "della parola", sono tecniche di stimolazione interattiva o tecniche che deve mettere in atto Lei in maniera guidata.

Per il resto, io francamente farei rivedere la diagnosi sulla base dell'episodio di cui sopra, e questo non perché attualmente sia ambigua (sostanzialmente bipolare II) ma perché forse alcuni episodi vanno meglio raccontati e chiariti (tipo quello di dallas).
Dr.Matteo Pacini
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[#14] dopo  
Utente 233XXX

Grazie Dottore questa sua puntualizzazione e' molto utile.
In effetti, non l'ho riportata allo specialista durante i tre colloqui avuti. Anche perche' a dire il vero gli specialisti dell'ASL sono stati due, in concomitanza della loro disponibilita' alla data dell'appuntamento, e ogni volta ho dovuto raccontare la storia della mia vita da capo con sensazioni fisiche e psicologiche annesse e connesse in circa un ora....te credo che ho tralasciato passaggi anche importanti!! Tipo quello di Dallas.
Oltre al fatto che si ricordava a malapena di me, per questo mi voglio indirizzare su uno specialista privato per essere seguito in maniera organica e costruttiva.
Probabilmente la diagnosi di sindrome bipolare di tipo 1 e' piu' severa e alla luce degli elementi emersi non si e' voluto sbilanciare, contestualizzato a un numero molto limitato di incontri.
Cmq grazie, lo faro' presente!
Risaluti!!

[#15] dopo  
Utente 233XXX

Salve Dottori.
Stavo pensando una cosa relativamente a quello che e' emerso nel consulto.
Come ho detto mi e' stata diagnosticata una sindrome bipolare affettiva, scatenatesi molto probabilmente in seguito alla perdita dei genitori nell'infanzia, relativa adolescenza molto difficile e una certa predisposizione genetica.
Ho avuto fasi alte e basse.
Al momento la diagnosi e' di DB di tipo 2, ma nei pochi incontri che ho avuto con lo specialista, non ho menzionato eventi che potrebbero portarlo a fase 1.
Questi eventi sono stati molto piu' severi in fase bassa. Oltre ad allucinazioni uditive nette (episodio di Dallas) ho avuto derealizzazioni in concomitanza di forti crisi d'ansia.
In fase alta invece quello che ho notato e' stata una marcata velocizzazione dei pensieri e un loro turbolento arrivo con difficolta' nel controllarli. Questo si rifletteva anche nella relazionalita' con pensiero e linguaggio veloce, nonche' risposta sempre pronta.
Cosa ne pensate? Che sia piu' predisposto alla fase depressiva che non quella maniacale? In fase alta non ho cmq mai perso la cognizione della realta', e ho sempre mantenuto una buona critica conservativa (mia e del mio conto in banca!) Infatti non ho mai subito ricoveri o peggio arresti!
Visto che venerdi' ho il primo incontro con lo specialista privato, il quale diventera' il mio punto di riferimento, vorrei impostare il rapporto nel modo piu' costruttivo possibile.
Grazie ancora!

[#16]  
Dr. Matteo Pacini

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"sindrome bipolare affettiva, scatenatesi molto probabilmente in seguito alla perdita dei genitori nell'infanzia,"

I fattori concomitanti non sono automaticamente "scatenanti". L'elenco dei fattori scatenanti noti è quello degli eventi possibili nella vita. Non sono causali in senso stretto.


"Che sia piu' predisposto alla fase depressiva che non quella maniacale?"

Questione che non si pone. La sindrome bipolare è una predisposizione all'eccitamento, come sia l'umore durante questo eccitamento (euforico, depresso, rabbioso etc) è una variabile. I sintomi depressivi prevalgono sempre di più per come l vive la persona, per cui non si pone neanche in questo modo la questione. In terzo luogo, i sintomi depressivi sono la conseguenza delle precedenti fasi maniacali, quindi è scontato che più fasi maniacali ci sono state, più sintomi depressivi ci saranno nell'evoluzione.

Il rapporto lo imposterete in due e non è necessario pensarci prima o farlo dall'inizio in un modo particolare. Uno fa il medico, uno fa il paziente. Il resto lo si vede e valuta strada facendo.

Dr.Matteo Pacini
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[#17]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
a grandi linee, sono d'accordo con il collega che Le ha già risposto, ma alcuni aspetti formulerei in maniera un po' diversa, spero complementare.

Non riesco a capire: che cosa Lei intende possa contribuire alla costruttività del rapporto. Oppure Lei sta chiedendo a noi come rendere tale rapporto più costruttivo..

La Sua impressione retrospettiva che Lei sia "piu' predisposto alla fase depressiva che non quella maniacale" è importante in quanto la Sua sensazione, come tutte le altre le Sue sensazioni a posteriori, e i ricordi così come sono senza le proprie interpretazioni. Di per sé non significano né una diagnosi, né devono pre-orientare lo specialista, ma sono semplicemente un materiale sul quale lo specialista deve lavorare: il materiale, che poi è più vasto, perché non si compone solo delle autoosservazioni e dai ricordi del paziente.

Perché il rapporto sia costruttivo, secondo me, è importante non filtrare l'informazione che sta per portare dallo psichiatra.

In altre parole, l'episodio di Dallas va riferito, come anche le esperienze nelle altre fasi, come anche la Sua storia a partire dalla nascita, la storia della Sua famiglia, e pure anche le Sue esperienze con le sostanze (e l'eventuale uso attuale di esse, anche se considerate "leggere"), senza dimenticare le malattie non psichiatriche e il Suo proprio modo di percepire e di valutare la propria condizione. Insomma, tutto.

Se nel "costruttivo" si riferisce all'approccio al problema psichico, è importante la chiara attribuzione dei ruoli, trattandosi di un rapporto professionale. Attribuendo allo specialista il suo ruolo, lo dà la Sua fiducia e lo attribuisce la facoltà di guida anche nella raccolta di anamnesi: Questo non significa che lo specialista potrà fare qualcosa senza il Suo ruolo del paziente (cliente o come Le può piacere di più) al quale ultimo è data la facoltà della decisione di intraprendere la cura, la decisione di dare allo specialista la fiducia, dirlo le cose e seguire le indicazioni dello specialista.

Due esempi "estremi" di non costruttività: se uno fa tutto in modo cieco, non partecipando alle decisioni, presumendo che lo specialista "sappia" tutto, anche quello che Lei non ha detto, non è costruttivo. Dall'altra parte anche avere un proprio programma e aproccio già pronti e ritenere a priori alcune informazioni più rilevanti delle altre non è costruttivo neanche.

E' anche possibile che il problema che Lei pone non riguarda solo la "costruttività", ma anche quel stato d'animo che uno può avvertire decidendo di contrarre un rapporto con una persona nuova (nel nostro caso, un rapporto professionale), ... col timore di essere malinterpretato da parte di altrui o di mostrarsi inadeguato o non al livello delle aspettative Lei.. ? Se è questo, sono le cose normali e si sistemano man mano ci si conosce. Bisogna anche dare la fiducia a sé stesso e alla decisione che Lei ha preso.

Dr. Alex Aleksey Gukov


[#18] dopo  
Utente 233XXX

Gentili Dottori grazie per le risposte, esse le valuto gia' di per se costruttive e utili per sfatare certi pregiudizi.
E' la prima volta che intraprendo una psicoterapia, e non nascondo una certa curiosita' in merito. Ovvio che ci sto pensando, per renderla costruttiva e trarne il maggior beneficio possibile, visto che presuppone un investimento di tempo, energie e denaro. Ora mi sento veramente bene, con una ottima dose di progettualita' per il futuro (la mancanza di progettualita' e' uno degli indicatori principali durante le fasi basse, assieme alla non voglia di vivere), probabilmente un eccesso di progettualita' e' da considerarsi come l'altra faccia della medaglia....entrambi i casi significano quindi un eccitamento che a seconda dei casi puo' sfociare in mania o depressione, o meglio prima in mania poi depressione. Quindi reputo questo un ottimo periodo per intraprendere la psicoterapia anche in concomitanza di decisioni importanti sul mio futuro. Proprio domani ho un pranzo di lavoro per eventualmente prendere un contratto da sviluppare in Brasile, e venerdi' avro' il primo appuntamento con lo specialista...non penso di chiedere a quest'ultimo la validita' economica del progetto...ad ognuno il suo mestiere :)
In conclusione da quello che ho capito devo intraprendere questo percorso senza fasciarmi troppo la testa. Lo specialista ha anni di esperienza, avendo trattato innumerevoli casi piu' delicati e difficile del mio avra' la preparazione e l'esperienza idonea per sviluppare la terapia al meglio! Da parte mia ci mettero' collaborazione ed apertura mentale.
Inerentemente alle fasi depressive aggiungo che ovviamente mi fanno molto piu' paura queste che non le fasi alte. Quest'ultime vengono reputate le piu' pericolose sia dal punto di vista personale che sociale (oddio anche in fase veramente bassa da non riuscire ad alzarsi da letto ci sono implicazioni molto forti sia sulla vita professionale, per fortuna ho un lavoro che mi tutela, che sulla vita sociale ed affettiva). Quello che vorrei raggiungere e' di riuscire a gestire in modo ottimale l'eventuale eccitamento che sfocerebbe poi in fase maniacale per non incorrere poi in una successiva (ed estremamente dolorosa) fase bassa! Relativamente alla terapia farmacologica lo specialista dell'ASL voleva gia' darmi lo stabilizzatore dell'umore, ma ho chiesto di aspettare, lasciando la decisione allo specialista privato che mi seguira' in modo continuativo. Il mio medico di base dice che secondo lui non ne ho bisogno, ma solo di una eventuale terapia antidepressiva se finissi ancora in fase bassa, ma se con la psicoterapia si riuscisse a calmierare l'eccitamento che sfocia in fase alta allora non sarebbe piu' necessaria nemmeno la terapia antideprex, cosi' sarebbe una ottima storia!
Per quel che concerne gli stupidofacenti lo considero un problema molto relativo, l'ho sempre vissuta come esperienza e riesco a stare anni senza usarne....anzi gli stupidofacenti pesanti li evitero', visto che mi fanno proprio schifo! Invece, nelle giuste condizioni, non escludo nuovi viaggi psichedelici introspettivi e mistici, ma per sentirmela devo stare veramente bene! Ora ad esempio non sarebbe indicato, sto bene per la psicoterapia, ma un viaggio trascendentale e' troppo delicato da intraprendere in un momento di relativa instabilita' nonche' desiderio di voler sistemare tasselli della mia personalita'. Penso di essere stato chiaro...
Bene, il consulto e' stato molto esauriente, vi ringrazio ancora e portero' i vostri saluti al collega che interviene spesso sul sito.
Ciao!!

[#19]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
mi rendo conto che potrei essere controproducente con la mia noiosità e che in internet, prima di venire in visita non risolviamo molto, ma mi sento in dovere di risponderLe. Questo non significa che Lei abbia il dovere di rispondere o di non rispondere a me: Lei ha anche tutto il diritto di pensare, di vivere e di ammalarsi come vuole Lei. La Sua vita in fondo è la Sua.

A Lei, in fondo, non piace di accettare la serietà della propria condizione psicopatologica, di accettare la terapia farmacologica, e Lei semplicemente fa in modo di non farla e preferisce ad accettare i pareri che sono più vicine alla propria tesi; (siamo molto vicini al punto di partenza di questo consulto, iniziato una decina di giorni fa, e sarebbe presuntuoso da parte mia pensare che in dieci giorni sono cambiate troppe cose).

Sciegliere uno specialista (con il quale sa già di voler fare la psicoterapia) anche per sentire il secondo parere rispetto alla necessità della farmacoterapia non è ottimale, perché automaticamente pone la farmacoterapia al secondo piano. Inoltre chi fa la psicoterapia nel Suo caso è condizionato da tale ruolo: se iniziasse a seguirLa con la farmacoterapia, potrebbe entrare in conflitto con quel atteggiamento che sarebbe ottimale nella psicoterapia. Anche il fatto che è Lei a scegliere e a pagare lo specialista (privatamente), sebbene la scelta del medico è sicuramente il Suo diritto, potrebbe non essere ottimale, perché in qualche modo preordina, preorganizza la modalità di cura che vuole Lei. Sono sicuro che chi Lei ha scelto è un bravo psichiatra, ma il suo lavoro non sarà facile. Aggiungo anche (non ne abbiamo ancora parlato) che, visto il progetto del cambio del paese, tutti i progetti di cura in Italia, compresa la psicoterapia, sono condizionati da questo, dunque si tratta delle decisioni che hanno una scadenza che limita a priori la loro validità nel tempo. E' importante in particolare per la psicoterapia (lo stesso psicoterapeuta non potrà seguirLa in un altro paese, mentre a priori non si può sapere quanto tempo la psicoterapia necessiterà).

Bisognerà pensare chi in Brasile proseguirà a curarLa con la psicoterapia o/e con la farmacoterapia. Ovviamente adesso non si può saperlo. Dunque, a rigore, non si può essere certi che le cure avranno la continuità. Magari (me lo auguro) in Brasile Lei sarà coerente con le scelte prese in Italia, ma al momento questa situazione è un elemento che permette alla persona, in linea ipotetica, di rigiocare tutte le decisioni, e mi dà l'impressione della "reserva" che tali decisioni possono avere.



In ogni modo, nel Suo caso sarebbe ottimale farsi seguire da un medico per la farmacoterapia e da un altro per la psicoterapia: che sia un disturbo di umore, un disturbo di personalità o un disturbo associato all'uso di sostanze. Anzi, nel caso degli ultimi due, ciò sarebbe ancora più ottimale.

Comunque, ripeto che la Sua vita in fondo è la Sua, ma rifletterei ancora sulla proposta dello psichiatra dell'ASL, la figura professionale del quale nel Suo caso non è detto che sia sostituibile da uno psichiatra-psicoterapeuta privato; potrebbero essere utili tutti e due. Lei scrive che il servizio pubblico è "da riservare a persone che hanno problemi piu' gravi dei miei". E' un altro modo di minimizzare i propri problemi. Veramente non so se i Suoi problemi sono così blandi, e comunque i Centri di Salute Mentale di oggi si occupano dello spettro molto più ampi dei problemi rispetto al passato.

Non si arrabbia: sincero Lei, sincero anche me.
Un saluto anche a Lei,

Dr. Alex Aleksey Gukov


[#20] dopo  
Utente 233XXX

Buongiorno Dottore, si figuri se mi arrabbio, mica sono matto :)
Anzi, a parer mio, il consulto si sta rilevando molto interessante.
Anzitutto il consiglio di indirizzarmi su uno specialista, che sia psichiatra che psicoterapeuta mi e' stato dato proprio dallo psichiatra dell'ASL. A parer suo in questo modo sara' piu' proficuo bilanciare la terapia farmacologica in funzione dello sviluppo della psicoterapia. Il traguardo sarebbe quello di vivere senza medicine o di prenderle quando ce ne e' davvero bisogno. Appunto per questo la prescrizione dello specialista che mi seguira' in modo continuativo sara' prioritaria a tutte le altre e di prima scelta, indipendente mente da quello che, da profano, ne potro' pensare io. Ho chiesto parere al medico di base, anche perche' e' lui che mi compila le ricette per i farmaci, ma, non per sminuire la sua prfoessionalita' in materia, ma sinceramente un medico di famiglia non ha ne le competenze, ne il tempo (soprattutto, visto che c'e' sempre la fila nello studio) ne la sensibilita' di gestire al meglio questi tipo di disturbi (detta proprio da lui: guarda mi sei anche simpatico, ma non avrei assolutamente il tempo di entrare nei meandri della tua mente). Invece lo psichiatra dell'ASL mi voleva prescrivere lo stabilizzatore dell'umore solo dopo due visite e questo mi e' suonato un po' strano. Sicuramente il suo e' stato un responso valido e' oggettivo, ma mi sono un attimo spavenatato. Prendere un farmaco, che nasce come antiepilettico (il Depakin) dopo un paio di incontri, anche piuttosto frettolosi fa nascere la mia ritrosia. Probabilmente ho una certa ritrosia e aggungo doverosa ignoranza verso le terapie psicofarmacologiche, ma preferisco che ci si guardi bene dentro...in soldoni non e' che sia entusiasta di impastigliarmi! Sia come eventuali effetti collaterali nel lungo termine, che come stile di vita: gia' diverse volte mi sono scordato di prendere il medicinale e sono dovuto tornare a casa per prenderlo...anche ieri! Magari sara' anche una reazione inconscia a un mio desiderio di volerne prendere il meno possibile, come quando dimentichi sempre le chiavi in giro perche' non vuoi tornare a casa...
Aggiungo che cmq la prima motivazione nella scelta dello specialista privato e' il fatto che il servizio e' piu' flessibile e personalizzato. Nel pubblico, ovviamente i tempi di attesa sono piu' lunghi, difficilmente si riesce a incastrarli con gli impegni della vita quotidiana (lavoro tutti i giorni) e cosa che mi contrariava e' che a seconda della disponibilita', all'appuntamento magari trovi un'altro medico, e cosa faccio, ricominci a raccontare tutto da capo!? Pensi che quando feci la seconda visita mi disse: accidenti parli proprio veloce, ma e' normale per te? Ok, sono consapevole di una certa celocizzazione del pensiero, che se gestita non e' un male, specie nell'aver la battuta pronta nella relazionalita' col prossimo, ma in questo caso parlavo veloce perche' in un ora dovevo raccontare la storia della mia vita con sensazioni fisiche e psicologiche annesse e connesse..te credo che parlavo a manetta!
Quindi questa e' la motivazione principale che mi fa indirizzare sul privato, e non per avere una eventuale diagnosi piu' leggera e in linea con le mie aspettative.Anzi questo punto lo terro' ben presente per non inficiare il percorso terapeutico.
Altra cosa, sono consapevole che per essere seguiti dal CSM non e' condizione assoluta essere psicotici o necessitare della camicia di forza, ma sinceramente le volte che ci sono andato mi sono sentito fuori luogo. La struttura e' molto bella e il personale competente, ma c'erano persone che poverine avevano problemi ben piu' grandi dei mie!. Infatti chi mi avesse visto da fuori mi avrebbe detto: me te che ci fai qui?! Magari e' una mia paranoia, ma gia' avere questa predisposizione prima di effettuare una seduta psicoterapeutica non lo considero il massimo per potersi aprire in toto.
Concludo con la postilla Brasile. Intanto non e' sicuro al 100% che mi trasferisca. E' una opzione molto interessante, ma il passo e' lungo e da ponderare con attenzione. Ma se questo sara' in essere se ne parla quest'autunno, quindi ci sono davanti qualche mese per imbastire la psicoterapia. Chiaro che a priori non si puo' stabilire quanto durera' e il lavoro che ci sara' da fare, ma sono ottimista. Magari dopo questa prima finestra, sarei piu' consapevole della mia vita e meglio capace di gestire certi aspetti che in questi anni mi hanno creato instabilita' e di riflesso problemi.
E poi gli specialisti esistono anche in Brasile. La sanita' privata e' forse meglio (anzi senza il forse) meglio che quella pubblica Italiana, superato lo scoglio iniziale della perfezionamento della lingua potrei trovare anche la uno specialista che mi segua. Comunque ora non voglio pensare troppo in avanti, ma ad iniziare questo percorso che spero, anzi ne sono molto fiducioso mi portera' beneficio.
La saluto e la ringrazio per il tempo investito nel rispondere a questo novello psicoterapeutizzato :D

[#21]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Chi ha un disturbo bipolare di solito reagisce a momenti di stallo con ipotesi di rivoluzione della propria vita, andare altrove, cambiar lavoro, una nuova relazione etc.
Questo effetto novità è molto efficace specificamente in questa condizione ma soltanto a breve termine, o è sintomatico, cioè ci si riesce (a cambiare) durante fasi euforiche o di umore "energico". La cosa importante è proteggersi con una cura preventiva, soprattutto quando si sta bene e si è raggiunto un equilibrio.
Dr.Matteo Pacini
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[#22] dopo  
Utente 233XXX

Buongiorno Dottori.
Allora ieri ho avuto il primo incontro con la specialista contattata tramite il sito, e' andata molto bene! Buon feeling e mi sono trovato a mio agio. Un bel studio, in stile Freudiano e la Dottoressa fisicamente e' piu' piacente che come e' venuta nella foto postata sul suo profilo. Per privacy non dico chi e', ma potrei solo farne buona pubblicita'!
Ho raccontato la storia della mia vita nei suoi passaggi fondamentali. Una frase della Dottoressa che mi ha fatto piacere e' stata la seguente: Con la vita che hai avuto, e le tue esperienze nell'infanzia e adolescenza e' gia' una vittoria che tu sia diventata una brava persona! Magari l'ha detto per dare uno slancio alla mia autostima, ma in effetti la condivido.
Nato come figlio inaspettato e non voluto, ho fratello e sorella 20 anni piu' grandi di me.
Padre malato da complicazioni dell'alcolismo, morto quando avevo solo 4 anni. Madre molto riservata e affettivamente chiusa, nonostante che fossi il suo ultimo figlio, non riusciva a trasmettere affetto. Mentalita' antica, era piu' una nonna che una madre, aveva 42 anni ed erano agricoltori diretti, quindi aveva vissuto tutta la vita isolata fra i monti.
Condizioni di grande difficolta' economica, mio fratello dopo la morte di mia padre, con uno stipendio da operaio si trovava a mantenere se stesso la casa la mamma e il fratellino. Trasferimento in pianura in una cittadina ad elevato sviluppo economico, ma con la tipica mentalita' classista e snob che si rifletteva anche nei rapporti fra bambini ed adolescenti. Con una forte componenti di immigrazione meridionale, dal tipico atteggiamento da baby gang, specie negli anni 80. Madre ammalatesi di tumore quando avevo 7 anni e morta quando ne avevo 13. Ho assistito a tutto il decorso della sua sofferenza. Sorella con problemi psichici (esaurimenti disperecttivi, forti depressioni) anche per lei condizioni famigliari molto difficili, soprattutto perche' sposo' un emerito cretino.
Trasferimento a 13 anni con la famiglia di mio fratello e proseguo delle difficolta' economiche. Mia cognata mi ha sempre remato conto, facendo di tutto per mandarmi via, ma trovo' sempre il contrasto di mio fratello. Le rompevo il quadretto famigliare, questo fino a 24 anni quando andai a vivere da solo, tenetti duro 10 anni! Anche perche' prima non avevo l'indipendenza economica....e dulcis in fundus una acuta esplosione di psoriasi a 13 anni, ne ero pieno, soprattutto in testa , con comprensibili conseguenze sulla gia' fragile relazionalita' di quell'eta'...psoriasi esplosa in seguito alla perdita di entrambi i genitori. Ce ne sarebbe abbastanza per essere diventato uno sbandato, ma la mia fortuna, fu appassionarmi della scuola. Ci misi tutto me stesso e mi diplomai come miglior studente dell'istituto. In seguito a questo venni assunto dall'azienda piu' grande e prestigiosa della mia citta', una multinazionale. Qui riversai nel lavoro tutte le mie energie, ero un fanatico capace di lavorare decine e decine di giorni no stop, rinunciare volontariamente alle ferie, investivo sul lavoro tutto quello che diversamente mi era mancato. Ero il classico giovane rampante, che passava sopra tutto e tutti per arrivare ai suoi obiettivi. Affettivamente blindato e usavo il lavoro per sfogare le mie repressioni soprattutto affettive, ma anche economiche. Proprio per qusta mia esagerata esuberanza entrai nelle grazie del Direttore Generale che mi spnsorizzo' fortemente. In effetti mi tolsi molte soddisfazioni...fino ad arrivare all'eta' di 27 anni in seguito a un incarico di grande responsabilita' negli USA ebbi il primo tracollo netto. Dopo questo evento per fortuna cambiai la mia visuale della vita.
Questa in estrema sintesi la situazione, pensate venni anche congedato dal servizio militare con l'articolo relativo al disturbo di personalita'. Ai tempi pensai di averla fatta franca, invece col senno di poi realizzai che era la prima volta che mi aprivo del tutto con una persona, lo psicologo dell'esercito appunto. E lui prese la decisione di congedarmi, probabilmente non vloeva prendere rischi con un personaggio da un trascorso efettivamente problematico.
Questo in sincerita' il mio quadretto, raccontato anche alla specialista in termini geneirci, avremo modo di approfondire durante la psicoterapia.
Punto importante che abbiamo toccato e' stata la terapia farmacologica. Ha capito la mia ritrosia ad assumere farmaci, anzi e' tipico per chi soffre di DB la ritrosia di prendere medicinali quando ci si sente bene (ebhe' non fa una grinza come discorso).Mi ha trovato in ottima forma psicologica allora abbiamo deciso di sospendere del tutto la sertralina. Nelle prossime settimane scalero' completamente, in modo graduale per minimizzare i sintomi di dismissioni. Nelle precendenti terapie antidepressive (in tutto ne ho fatte 3 nella mia vita, di 6 mesi l'una) forse ho scalato troppo in fretta e ho avvertito sintomi spiacevoli. Questa volta e' gia da 2 mesi mezzo che ho iniziato a scalare, lo sto facendo con moooolta calma e va molto meglio. Come ho detto alla Dottoressa la priorita' numero 1 e' non tornare come ero ridotto l'autunno scorso, in questo caso assumere un farmaco sarebbe assolutamente il male minore, anche perche' sono in ottima salute (psoriasi a parte, cmq ora regredita in concomitanza del ritrovato benessere psicologico, infatti i due disturbi sono strettamente correlati) con esami completi impeccabili, vita sportiva attiva e alimentazione curata.Quindi terremo monitorata la situazione e al momento non procediamo con lo stabilizzatore dell'umore. Anche perche' la cartina di tornasole e' stato il fatto che gli episodi ipomaniacali e conseguentemente depressivi sono scaturiti da traumi ed eventi esterni e non di punto in bianco, la condizione, da quello che ho capito, piu' riconducibile a un bipolarismo difficilmente controllabile. Oltre al fatto che nelle precedenti terapie antidepressive non ho mai avuto repentini viraggi maniacali.
Lo psichiatra dell'ASL invece probabilmente ha applicato il protocollo standard. Intervento nella fase ansiosa-depressiva con terapia idonea, alla prima avvisaglia di umore ipertimico calato l'antideprex e subentrare con lo stabilizzatore. Non per voler mettere in dubbio la sua professionalita', ma a tali referti e' arrivato dopo solo due visite sbrigative nelle quali si ricordava a malapena chi ero. Oltre ad essere molto giovane, siamo praticamente coetanei, ha finito da poco la specializzazione. La Dottoressa del forum invece ha alle spalle molto anni di esperenzia e una maggior sensibilita' nel cogliore certi particolari.
Quindi ora si procede con la psicoterapia, vedremo strada facendo o e io cerchero' di dissipare i pregiudizi in merito.
Concludo questa zelante riposta rispondendoLe Dottor Pacini. La sua osservazione trova conferma. In effetti nella mia vita ho intrapreso molti cambiamenti, anche radicali....pensi che ho gia' vissuto in 11 posti diversi, sono un po' nomade :)
Un po' l'ho fatto per indole, sono fondamentalmente una persona ambiziosa sperimentale e curiosona, voglio cogliere tutte le opportunita' che mi riserva la vita. Questi cambiamenti vennero si fatti per allontanarmi da situazioni che mi creavano sofferenza, certo in concomitanza di fasi di umore alto. Mi prefiggevo un obiettivo e cascasse il mondo se non ci arrivavo. Anche per sopperire a mancanze affettive-sentimentali investivo tutte le mie energie in questi progetti. Quando poi arrivavo alla meta sentivo che, non avendo un background solido, che mi mancava la terra sotto i piedi e rimanevo disorientato e senza riferimenti, e cio' ha anche innescato in certi frangenti la fase bassa. Esiste comunque un detto che vale per tutti, la felicita' non sta nell'essere sulla vetta, ma nel percorso per arrivarci....in effetti spesso e' cosi'.
Ora nel mirino avrei il trasferimento in Brasile e consapevole del mio trascorso e delle mie attitudini voglio fare questo potenziale grande passo nel modo piu' ponderato possibile. A 35 anni non si tratterebbe di una esperienza formativa, ma di dove impostare la mia vita matura e futura e soprattutto dove creare la mia famigliola.
Magari avrei dovuto intraprendere questo percorso prima, ma va bene cosi'. Ora me la sento per davvero, anche perche' per aprire certe porte della mia anima chiuse a doppia mandata ci vuole consapevolezza e maturita' e uno specialista che sappia far bene il suo lavoro.
bene, sono stato (al solito) un po prolisso, spero di non avervi fatto addormentare :)
Buon weekend o buon inzio settimana a seconda della modalita'!

[#23]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Non deve riportare qui gli esiti dei colloqui, a che scopo ? Le risposte sono state date prima, adesso non deve iniziare una serie di scambi in parallelo con un rapporto che sta avendo con una collega.

"Con la vita che hai avuto, e le tue esperienze nell'infanzia e adolescenza e' gia' una vittoria che tu sia diventata una brava persona!"

Questa è una frase di per sé positiva, ma non capisco cosa c'entri di preciso con un disturbo bipolare e il suo trattamento.

L'unica cosa utile da ricordare è che gli scopi della cura siano chiari come tempistica e come tecnica, e che corrispondano a qualcosa di utile nel disturbo bipolare. Che la dottoressa sia piacente e che la metta a suo agio in senso generico mi sembrano elementi non centrali di una tecnica di trattamento.
Dr.Matteo Pacini
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[#24] dopo  
Utente 233XXX

Buongiorno Dottor Pacini, concordo con lei su alcuni aspetti della sua risposta, mentre su altri mi trovo in posizione diversa.
Infatti chiudo qui il consulto. Ora che ho avviato la psicoterapia di persona, sarebbe inutile se non addirittura controproducente postare qui il decorso delle sedute.
Ho voluto chiudere il quadro con l'ultimo intervento perche' questo scambio online e' stato utile anche alla Dottoressa per farsi una idea su di me prima di incontrarci. Non voglio assolutamente postare le sedute per avere il parere di altri specialisit! Pareri poi altamente opinabili, in prima istanza perche' non di persona, er mia errata trascrizione e infine per errata, o non idonea interpretazione da parte vostra.
Devo pero' ammettere che il consulto e' stapo molto utile, e l'ho scritto in totale sincerita' proprio per ritrarre un quadro il piu' possibile esaustivo. Il muio specialista di riferimento diventera' la Dottoressa che mi segue di persona, tutti gli altri passano in secondo piano.
Modalita' moderna di fare psicoterapia, interazione virtuale/reale me pare un po' matrix :)
Ma ora e' opportuno chiudere qui.
Probabilmente la frase della specialista e' stata detta anche in un contesto di umanita' e non solo di clinico e scientifico trattamento del disturbo bipolare.
Non dimentichiamo che qui c'e' in ballo anche un disturbo della personalita', unita alla sindrome bipolare, quindi dal basso pulpito della mia inesperienza, ho iniziato or ora ad intraprendere questo percorso, ho optato per uno specialista sia psichiatra che psicoterapia.
In effetti, lo psichiatra dell'ASL ha avuto un approccio totalmente diverso. Non sono assolutamente nella posizione per criticarlo, ma il suo e' stato un approccio medico-.paziente, punto. (E' poi cmq il sui mestiere).
Ovvero in seguito alla diagnosi mi ha prescritto la terapia farmacologica senza cercare di scavare nelle motivazioni. Invece la Dottoressa di fronte alla mia comprensibile ritrosia nell'assumere TROPPE medicine mi e' venuta incontro approvando una condotta piu' blanda nella somministrazione farmacologica. Ripeto, se ce ne e' realmente bisogno noh ho assolutissimamente nessuna remora, ma, compatibilmente al mio stato di salute, preferisco tentare anche altre strade. Anche per orgoglio personale, non lo nascondo, o anche per tenere i medicinali come risorsa aggiuntiva quando da solo non riesco. Poi ovvio se c'e' un disturbo forte i farmaci sono indispensabili ma fortunatamente nel mio caso la situazione e' gestibile. Vero c'e' da lavorarci ma sono una persona "normale" , con un buon lavoro, con relazioni sociali tanti interessi che apparentemente non avrebbe nessun bisogno di rivolgersi a tali cure. Ma un po' perche' nelle cose ci vado a fondo, come propensione caratteriale, un po' perche' mi sento di voler risolvere cose in sospeso allora mi sono attivato.
Sono andato dallo specialista e lei mi ha tolto la terapia farmacologica, a mio avviso gran bel segno! Per prima cosa mi ha visto adeguatamente bilanciato quindi ha ritenuto opportuno muoversi cosi' e secondo ha capito le mie istanze.
Invece spesso e volentieri i medici psichiatrici ci vanno giu' pesanti con le cure farmacologiche. Un po' perche' loro avendo la giusta consapevolezza dei veri effetti collaterali i, li dosano in modo opportuno, quando invece al paziente sembra di essere bombardato. Inoltre con lo psichiatra dell'ASL ho avuto un rapidi di incontri rapidi e ovviamente non esaustivi. Non ne faccio una colpa, sia ben inteso, ma si sa le strutture pubbliche hanno una marea di richiesta e non hanno i requisiti per seguire i pazienti in modo personalizzato....a maggior ragione nelle terapie psicologiche che necessitano di cure lunghe e monitoraggio costante.
Chiudo con questa ultima considerazione inerente alla "piacenza" della Dottoressa e sul fatto che mi sia trovato a mio agio. Probabilmente i medici vedono nel paziente un caso clinico (a volte da manuale da tarttare secondo le linee guida del DSM ) e pensano che sia normale per il paziente raccontare tutto di se.
Nell'intraprendere la psicoterapia raccontero' cose personalissime alla Dottoressa, cose che non ho mai rilevato a nessuno, anzi che non sono capace di ammettere nemmeno a me stesso.
Ok penso e' un medico, ma pur sempre una persona. Se non si instaura un rapporto di empatia e di feeling manterrai sempre una certa ritrosia (anche inconscia magari) nell'aprire i meandri piu' reconditi della tua psiche. Specie per chi soffre di un disturbo della personalita' queste porte sono sigillate e spesso rimosse, almeno a livello conscio poi a livello inconscio invece lavorano alla grande e determinano i nostri comportamenti, specialmente quelli sbagliati e che ci fanno soffire!
Esempio con lo psichiatra dell'ASL non e' nato questo gran feeling, a parte che siamo quasi coetanei, non dico che non lo ritengo all'altezza, ma si capisce che applica in modo anche metodico quello che ha studiato, a mia sensazione gli manca ancora l'esperienza umana, che cmq accumulera' nel corso degli anni, Devo ammettere che se ne e' anche accorto di questo mio atteggiamento e lui stesso mi ha candidamente consigliato che per un carattere come il mio e' preferibile uno specialista di polso con anni di esperienza e non un Dottorino alle prime armi. Non so se e' un complimento, ma non importa, lo prendo come consiglio medico, infatti lo ho poi attuato....
Che sia fisicamente una bella donna da maggior contributo a questa propensione alla mia apertura, ma non penso proprio che sia propenso a una infatuazione, anche perche' potrebbe benissimo avere l'era' di mia mamma e con le done ho gia' un rapporto conflittuale di mio....uno degli aspetti che voglio tentare di risolvere.
Bene, ora vi saluto e vi ringrazio del consulto, si e' dimostrato a tratti un po prolisso (chissa se c'e' chi riuscira' a leggerlo tutto :) ma lo considero utile e costruttivo.
Reputo questo sito molto valido tanto da selezionarne lo specialista piuttosto che sentire referenze in giro.
Preferisco mantenere la giusta privacy inerentemente a questo tipo di cure, c'e' purtroppo tanta ignoranza in giro...pregiudizi e aggiungo anche una corposa dose di stupidita'....
CiaoCiaooooooooooooooooooo!!

[#25]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Purtroppo il solito equivoco delle motivazioni che spingono a togliere terapie efficaci per seguire vie non meglio precisate. Le cure non devono essere né blande né non blande, solo quelle efficaci. Non si decidono in base a interpretazioni del perché, ma de come e del cosa.
Al momento mi sembra stia semplicemente sostenendo una visione che "le piace" senza preoccuparsi di che cosa abbia e che cosa le sia utile, che non significa che le debba piacere.

Dr.Matteo Pacini
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[#26] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Specialista,

La terapia mi e' stata tolta dalla specialista che mi ha visitato dal vero, e in seguito a questo ha ritenuto giusto muoversi in questa direzione.
Ovviamente nel corso della psicoterapia terremo monitorata la situazione e nel caso di bisogno non avro' nessun problema ad assumere una eventuale cura farmacologica al fine di raggiungere il benessere psico-fisico.
Ora la Dottoressa, che mi seguira' in modo continuativo, con incontri settimanali (questo per i primi mesi) e' il mio punto di riferimento. Tutte le altre sono opinioni, ma operativamente faro' quello che mi suggerisce appunto lei.

Distinti Saluti.

[#27]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

In base alla diagnosi (bipolare) a cui ha fatto riferimento nel consulto, il fatto di sospendere una cura che ha sostanzialmente una funzione preventiva è errato.
Era stato visitato dal vero anche da altro specialista.

Seguire una persona non ha niente a che vedere con l'incidere sull'andamento della sua malattia, non è vedendo il medico che le ricadute si bloccano o non accadono, questo dipende dallo strumento a cui il paziente è esposto.

"Tutte le altre sono opinioni". No, ci sono fatti be precisi su questo tipo di disturbo, ma a molti piacere cercare chi gli dica il contrario.

Parlava di clinica e standard terapeutici da una parte, e da umanità dall'altra. Il problema è che l'umanità non cura le malattie, mentre anche un medico che non le trasmette alcuna ricchezza umana, se opera correttamente, può essere utile.
Inoltre, non gradire il tipo di rapporto umano non implica dover per questo abolire le terapie in corso, che non sono emanazione personale del medico ma una cononoscenza condivisa.

Dr.Matteo Pacini
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[#28] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Dottore,

ma e' cosi' fuori da ogni schema poter vivere senza farmaci, o almeno provarci? Ripeto che se ce ne e' davvero bisogno, non nutro alcuna remora in merito, ma ora che mi senti in gran forma voglio provarci! Del resto sono stato una vita senza assumere terapie farmacologiche!
Vero anche il primo specialista mi visito' dal vero, ma formulo' una diagnosi cosi' severa come il disturbo bipolare affettivo che nel protocollo prevede cure continuative, questo dopo solo due visite sbrigative (doveva sbrigarsi per andare in diagnosi e cura) e che non si ricordava nemmeno bene chi fossi!!!! Non per mettere in dubbio la sua professionalita' ma le pillole poi le devo poi prendere io!!!
Invece lo specialista privato mi ha visitato con calma, fatto tutte le domande che ha ritenuto giusto soprattutto per appurare l'entita' delle mie fasi up. Quello che e' saltato fuori e' che i periodi deprex sono stati conseguenti a eventi della vita che portano oggettivamente a una fase ansiosa deprex. Perdere i genitori nella prima adolescenza, e finire negli USA poco piu' che ventenne a svolgere un mestiere ad alta responsabilita' e altissimo stress e' "normale" che si possa avere un tracollo e finire in periodo down!
L'intervista si e' protratta poi per valutare l'entita' della fase alta: ok ho avuto accelerazioni del pensiero, idee vorticose, ma non sono mai arrivato a sentirmi Napoleone perdendo il contatto con la realta' o a dilapidare il conto in banca in 3 giorni, o soprattutto essere pericoloso per gli altri! Fortunatamente ho le fedina penale immacolata....
Ora proviamo senza farmaci e solo con la psicoterapia, cmq avremo incontri a cadenza settimanale e teniamo monitorata la situazione, se il decorso della situazione rendesse necessario assumere farmaci non faro' i capricci, a maggior ragione ora che ho acquisito una certa consapevolezza e sono piu' reattivo nel valutare i miei stati psichici.
Dottori, un consiglio da profano. Dovreste avere un attimo piu' di sensibilita' verso i la ritrosia dei pazienti ad assumere psicofarmaci. Lasciando stare i casi indubbiamenti gravi ( e qui il problema non si pone) intendo i casi border come il mio, ovvero una persona che conduce una vita socialmente appagante, ma che ha bisogno di essere monitorato (quello che poi sto facendo)
Considerate che purtroppo l'opinione pubblica diffusa e' spesso avversa verso questo tipo di cure (e penso che sia un bene senno' se tanta gente si rendesse conto dell'effetto che fanno saremmo tutti impastigliati, diventerebbe una moda come accade negli USA) e che di conseguenza la ritrosia del paziente e' ulteriormente acuita.
Senza polemica ma per precisare la posizione, non facile del paziente.
Un conto e' prendere un medicinale che esempio ci cura il cuore, lo sistema e finisce li, invece quando si va attorno al cervello si parla della nostra coscienza e interpretazione della realta', e' piu' che normale nutrire dubbi e perplessita'.
La nostra percezione della realta' viene modificata, certamente in meglio, ma sempre un cambiamento a livello cognitivo e va saputo gestire.
Distinti saluti

[#29]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,

pur rispettando la sua posizione, non condivido per nulla il fatto che le medicine per il cuore siano diverse dalle medicine prese per altri organi o apparati (come quello nervoso, per esempio).

E' solo frutto di luoghi comuni (e di pregiudizi e in ultima analisi di ignoranza in merito) l'idea che si possa fare una "graduatoria" in tal senso.

E la percezione della realtà non viene modificata dalle medicine - un pò come dire, per esempio, che è meglio non bere perchè ridurre lo stimolo della sete altera la realtà - ma le stesse devono essere utulizzate per le cure del caso:

varrebbe altrimenti la stessa cosa per l'assunzione di medicinali per l'ipertensione, il diabete o qualsiasi altra patologia.
Cordialmente
www.psichiatriasessuologia.com

[#30] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Specialista,

forse mi sono espresso male. Non ho fatto una graduatoria di categorie farmaceutiche, ma dal pulpito della mia ignoranza in materia (ci mancherebbe voi siete professionisti plurispecializzati) ho voluto solo evidenziare il fatto che per il pazient assumere psicofarmaci venga visto in modo molto particolare. I farmaci per il cuore, a parte che era un esempio, lo stesso discorso lo potremmo fare per tutti gli altri organi, danno al paziente meno pensieri perche' il ragionamento che mediamente fa e' questo: bene li prendo e il cuore mi si mette a posto. Per gli psicofarmaci i punti fondamentali sono due: il primo un forte pregiudizio sociale: lo sa che quando parli con persone comuni, quindi ignoranti in materia, sembra che sia visto come un sintomo di debolezza?? Pensi un po' che parlando in maniera informale sembra che il medico ti prescriva antidepressivi perche' gli vai a rompere le balle in studio e allora lo fa per tenerti buono e mandarti via!!! Oppure il complottismo sulla prescrizione compiacente per gli interessi delle aziende farmaceutiche, visto che non vengono fatte analisi strumentali e oggettive al paziente, ma la prescrizione e' da ricondurre al parere del medico.
E anche sul fatto che gli psicofarmaci non modifichino la percezione della realta' avrei da dissentire sia per esperienza personale che di conoscenti. Diciamo che ho una opinione abbastanza attendibile avendo avuto esperienze con diverse sostanze psicotrope. Certo non e' come assumere uno psichedelico, dove ti ritrovi catapultato in un altra dimensione (esempio quando assumevo LSD o mescalina, mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie :) ma anche gli psicofarmaci, deformano, in meglio se vogliamo puntualizzare, l'interpretazione. Io sono arrivato a seguire delle cure con antidepressivi e anche piuttosto leggere (Elopram e Sertralina a medio dosaggio, per fortuna rispondo bene) e la sensazione che piu' si avvicina quando ti arriva l'effetto pieno e' vivere in una nuvoletta rosa. Non vorrei essere enfatico ma penso che come metafora renda l'idea. Quando invece vivi una fase ansiosa-deprex e' come invece indossare un paio di occhiali dalle lenti grigie, che ti negativizzano la realta'.
Amici che assumono depakin esempio mi dicevano di essere come nella pace dei sensi, altro lo zyprexa di sentire come i pensieri e le emozioni bloccate e via dicendo.
Magari dal punto di vista terapeutico quest non sono da annoverare come distorsioni della relta' ma provate a immaginare come si sente un paziente, magari che non ha mai provato sostanze che alterano il funzionamento delle loro mente.
Sapete un articolo che suscito' in me una reazione positiva nella scelta della specialista su questo sito: che si metteva nei panni del paziente dell'altra parte della scrivania e che dopo si sarebbe trovato da solo a casa ad ingoiare questa misteriosa, quanto circondata di pregiudizi pilloletta....allora e' importante per lo specialista spiegare bene il discorso e non dtre per scontato che assumere uno psicofarmaco sia come bere un caffe' alla mattina. Esempio a me volevano prescrivere il Depakin, immagino come linea guida nel trattamento del disturbo bipolare, e solo sapendo che questo medicinale e' nato come antiepilettico mi fece arricciare il naso. OVVIO non compete a me la valutazione o l'arricciamento di naso, ma scusatemi un attimo di pensieri ti vengono: cavolo prendo un farmaco per una patologia cosi' severa come l'epilessia !? :O
E parlo da una persona che dopo anni e anni di rischi sulla mia pelle e umore sulle montagne russe ho abbattuto i pregiudizi in merito Te credo una volta durante una fase alta ormai mi rapivano in CisGiordania durante uno dei mie viaggi mistici!!).
Ripeto, se servono non ho nessun problema, ma voglio provare a camminare con le mie gambe.
Aggiungo che prendere antidepressivi a tempo indeterminato vivi meglio ve...sei sempre carico, positivo, una sorta di effetto doping ( e qui magari potrei suscitare la vostra irritazione) ma non considero la vita fatta solo di fasi up. Anche le fasi down fanno parte della vita e anche loro hanno la loro funzione. Vivere sempre in up sarebbe bello, ma non sarebbe la vera vita.
Magari sono stato un po romanzesco, ma l'argomento, oggigiorno, e' quanto mai attuale, specie perche' tante persone avrebbero davvero bisogno di un intervento terapeutico, causa lo stress della vita moderna che acuisce disturbi dell'umore, ma non fanno proprio nulla e da qui poi nascono problemi e a volte drammi.
State tranquillo che se avessi solo il sospetto di essere pericoloso per me o per gli altri, non esiterei un minuto a parlarne allo specialista e seguire le sue prescrzioni.
Distinti saluti

[#31]  
Dr. Matteo Pacini

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"State tranquillo che se avessi solo il sospetto di essere pericoloso per me o per gli altri, non esiterei un minuto a parlarne allo specialista e seguire le sue prescrzioni."


Assolutamente sbagliato. Invece di solito chi si trova in queste condizioni non ne è consapevole e NON cerca cura né aiuto.

E' fuori strada.

Chiuderei qui il consulto.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#32] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Dottore

Assolutamente sbagliato. Ho iniziato un percorso di incontri settimanali con una specialista che tiene monitorata la situazione. Confido che con la sua pluriennale esperienza riuscira' capire se ci sono condizioni per intervenire e nella modalita' piu' opportuna.
Se non ne fossi consapevole, dopo la terapia antideprex che ha avuto il suo indubbio effetto, avrei continuato la mia vita senza farmi seguire e potenzialmente con una nuova galoppata in fase alta, cosa che voglio evitare assolutamente alla luce del fatto che sto pianificando il progetto Brasiliano e non sono mika noccioline, al massimo della buona carnazza alla giurrascheria :D
Mia sorella invece, prima di intraprendere le giuste e doverose cure, si ritrovo' a girare in casa di notte con dei coltellazzi che sono tutto un dire in stato confusionale che voleva fare la pelle al mio cognato (il quale doveva dormire fuori casa), ritengo che questo, non per sua colpa, ma un po' perche' erano altri tempi, un po' perche' c''era minor consapevolezza e' non farsi aiutare.
Penso che per un individuo decidere di farsi seguire sia gia' di per se una manifestazione di intelligenza e di apertura mentale. Per la maggior parte delle persone lo psichiatra e' il "medico dei matti" e rivolgersi ad esso e' sinonimo di essere alla frutta, infatti la maggior parte delle volte si finisce dallo psichiatra quando la situazione e' sfuggita di mano o peggio sono avvenuti drammi. Quale miglior detto che prevenire e' la miglior cura? Se tutti coloro che soffrono di disturbi dell'umore prendessero le giuste contromisure ci sarebbero meno problemi sociali, questo nelle nazioni sviluppate (quelle cmq a piu' alta componente stressogena che spesso innesca poi il disturbo). Nei paesi invece in via di sviluppo hanno purtroppo altri problemi che spesso sono prioritari al disturbo dell'umore.
Pensare che a volte la frase: " vai a farti vedere, ma da uno bravo!!" e' usata con valenza offensiva, quindi di strada da fare ce ne e' ancora parecchia.
Senza considerare il costo delle cure: il servizio pubblico fa quello che puo' e certo risolve i casi gravi, ma, in un caso come il mio e' necessario un servizio personalizzato, per i motivi che ho spiegato sopra. E queste cure sono anche piuttosto costose, non accessibili a gran parte della gente. Interpellai specialisti che per una visita mi spararono prezzi esorbitanti, e considero questo uno speculare sul dolore della gente! 180 euro per una ora di visita mi sembra un tantinello esoso come trattamento....invece la specialista che mi segue applica una tariffa a prezzo piu' abbordabile, prova che fa questo mestiere anche per passione e aiutare la gente e non solo per un ritorno economico.
Io non sono uno specialista, ma sono un chimico che lavora in una azienda farmaceutica (non mi occupo di psicofarmacologia cmq) una certa dimestichezza con i farmaci e soluzioni terapeutiche la ho, anche per trasposizione professionale.
Rimando l'esposizione della situazione alla Specialista che mi segue dal vero.
Distinti saluti e ancora grazie per l'attenzione prestata.

[#33]  
Dr. Matteo Pacini

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Appunto, tutte considerazioni che alla fine la portano fuori strada concettualmente, e senza una precisa logica, se non quella di cambiare tutto, medico, cura, tipo di cura etc. Era seguito da specialisti pubblici, non li vuole più e poi protesta per le tariffe private,

Servizio personalizzato è un bel termine. Non credo che in un servizio personalizzato si debba evitare di utilizzare cure standard per le diagnosi delle persone.
Se per personalizzare si salta lo standard è un errore grossolano di impostazione, se non si personalizza uno standard si finisce per personalizzare a partire da zero, cioè niente.

Anche sul calcolo dei soldi dipende da cosa intende, perché il costo di una visita è un conto, un altro è la frequenza. Con visite settimanali anche poco costose alla fine cumula una spesa, può darsi che alla fine del mese abbia anche speso di più, e che magari dal medico "costoso" alla fine si sia andati poche volte, perché così è stato necessario.

Il fatto che Lei voglia un contatto frequente ad esempio non significa che sia utile, non significa che abbia un senso di tipo medico, e che migliorerà il suo disturbo.

Sta al momento facendo una serie di considerazioni che danno una sola impressione. Il rifiuto della sua condizione in termini medici e la sua dispersione su piani molto generici e autogestibili.

Come dicevo è meglio chiudere qui.
Dr.Matteo Pacini
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[#34] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Dottore

Appunto chiudiamo qui che la comunicazione online e' spesso fonte di malintesi.

Concludo dicendo solo che "ho rifiutato" il servizio pubblico perche' per prenotare gli appuntamenti c'era d'aspettare troppo tempo e di difficile incastro con gli orari di lavoro.
Una cosa che non mi e' piaciuta per niente e' che mi hanno cambiato lo specialista, a seconda delle loro disponibilita' e sono dovuto partire da capo (questo un VERO ripartire da capo) Dopo una visita frettolosa (doveva scappare in diagnosi e cura) la prima volta mi calo' l'antideprex, la seconda (non si ricordava nemmeno chi fossi!!!!) mi voleva prescivere il Depakin! Aho' ma poi sono io che mi devo impastigliare!
Invece con la terapueta privata mi sento seguito a dovere.
Una piccola postilla sul prezzo delle cure:
penso proprio che 200 euro per una visita di un ora sia un attimino esagerato sa Dottore
Lungi da me l'intenzione di voler svalutare la Vostra preparazione scientifica, ma lo sa che un operaio a 1000 euro al mese ci mette una settimana per prendere il corrispettivo di un ora di vista? Ovviamente il paragone fra il livello di preparazione ' palese ma sa che se non ci fossero gli operai che lavorano io e Lei non saremmo qui a comunicare online?! Non per fare filosofia spicciola ma ogni lavoro e' nobile e utilissimo alla societa'....basti pensare che se mancano gli operatoti ecologici in pochi giorni la societa' si ferma, se mancano esempio gli avvocati ce ne accorgiamo poco o niente, anzi magari si litiga meno. E contando capita di vedere lo studio pieno, 200 euro a botta di certo lo Specialista la pagnotta la porta a casa.
Come la porta a casa con un prezzo piu' abbordabile per la gente e non solo per i milionari.
Chi specula sulla salute della gente mi provoca un particolar disgusto.
Ovviamente non mi riferisco a nessun medico del forum ne in medici incontrati dal vivo, perche' ho evitato, ma parlo in generale,
Come quando richiedi una visita all'ASL e ti danno 3 mesi d'attesa, la chiedi nella STESSA STRUTTURA PAGATA CON SOLDI PUBBLICI(!!!) la visita te la danno il giorno dopo e ti fanno pure scegliere l'orario...ma si pensa che la gente sia cretina?
Non per polemizzare ma per puntualizzare.
Saluti

[#35]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sì ma sta confondendo i due piani, quello del trattamento e quello dei modi. Purtroppo ci sono anche medici preparati e rapidi nel prendere decisioni corrette, che non dedicano tempo al malato. Ho lavorato nel pubblico e nel privato, so perfettamente che tipo di realtà esistono. C'è anche da dire che, ad esempio, la scelta terapeutica del medico che la visitò "frettolosamente" appare coerente con la diagnosi che stiamo discutendo qui.
Nessuno si preoccupa di non impasticcarsi, sono tutti soltanto preoccupati di farlo e di farlo troppo. Questa è un'altra parte della realtà.

Saluti
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#36] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Specialista

Avendo Lei lavorato sia nel pubblico che nel privato sa bene allora come funzionano le cose. Oltre alla frettolosita' del trattamento riservatomi dallo specialista del pubblico mi accorsi subito che non si si stava instaurando un rapporto di feeling, a mio avviso necessario, in questo genere di trattamenti, a maggior ragione se si intende intraprendere una psicoterapia. Vero che si parla con un medico, c'e' la privacy etc etc, ma non scordiamoci che per il paziente rilevare a un'altra persona (ok medico ma pur sempre persona) cose che non ha mai rilevato a nessuno e spesso nemmeno a se stesso non e' cosi' immediato. Una cosa che mi indispetti' parecchio, ma mi trattenni, e' che mentre gli raccontavo degli aspetti della mia personalita' se la rideva sotto i baffi e io ormai gli chiesi: Dottore che c***o ride!? ma mi diedi un morso alla lingua....
Oltre ad essere praticamente un mio coetaneo (35 anni) e quindi con poca esperienza. Lui stesso se ne accorse e mi consiglio uno specialista di esperienza e non un neospecializzato, avendo anche un carattere piuttosto tosto e una risposta pronta e spesso tagliente. Tipico del BP avere un cervello che viaggia molto veloce in fase ipomaniacale come effettivamente mi sento ora.
Ripeto, la Specialista che mi segue e' informata sulla diagnosi e io sono consapevole che se servira' seguiro' la terapia farmacologica idonea.
Proprio in questi giorni ho tolto del tutto la Sertralina e venerdi' ho un nuovo incontro.
Terremo monitorato il decorso.
Cordiali saluti e buon lavoro!!

[#37]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

E' sempre lo stesso concetto

"se servira' seguiro' la terapia farmacologica idonea"

Il problema è che non è chiaro su che basi si stabilisca che non è indicata e lo sarà forse poi, visto che per il disturbo bipolare la terapia è semplicemente indicata in generale.

Non è una domanda a cui deve seguire una risposta, è un concetto già ribadito che sembra non aver colto.

Dr.Matteo Pacini
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[#38] dopo  
Utente 233XXX

Gentile specialista,

probabilmente il concetto l'ho colto a conferma degli ultimi sviluppi. Ormai ho tolto del tutto la Sertralina sono a 12, 5 mg/die con previsione di dismetterla completamente la prossima settimana, ma ho avuto alcuni episodi da non sottovalutare. Venerdi' scorso ho avuto due reazioni aggressive nei confronti di due donne. Per motivi futili se vogliamo, probabilmente ero dalla parte della ragione ma la reazione e' stata piuttosto esagerata. La prima per uno sgarbo stradale, in un incrocio caotico, avevo fatto gia' passare due auto e si e' infilata una terza, un mercedes nero guidato dalla tipica Madame Butterfly, e io non mi sono fermato, lei ha visto che facevo sul serio (avevo cmq la precedenza) e ha inchiodato di botto per evitare la collisione, mi ha mandato a quel paese e io le ho risposto per le rime. Il secondo, in un locale notturno, ho scambiato due parole con una bella ragazza inerentemente a un tatuaggio che baldanzosamente portava su una spalla. Partii con fare gentile, ma alla sua reazione maleducata (tipica pippa di legno per intenderci) mi sono trasformato in devil man e per poco non ci e' scappata la rissa.
Oltretutto ho parlato con la mia ex ragazza, che e' psicologa fra l'altro e mi ha detto che mi sente alquanto accelerato e mi ha consigliato anche lei lo stabilizzatore. Alla luce degli ultimi sviluppi, che domani faro' presente alla specialista, penso che non vale la pena di rischiare.
La preoccupazione maggiore che nutro nei confronti degli stabilizzatori dell'umore e' che rincoglioniscono (termine appropriato per rendere l'idea). Un mio amico prendeva il Litio ed era piuttosto flop, a me lo specialista dell'ASL voleva prescrivere il Depakin. In base alla sua esperienza che mi puo' dire riguardo al loro ipotetico effetto "rincoglionente"? E seconda cosa: al lavoro faccio i turni, anche notturni, lavoro delicato, opero su principi attivi farmacologici, consiglia di evitare, almeno all'inzio della terapia l'astensione al lavoro notturno? Ho sentito dire che potrebbero dare sonnolenza...
Grazie ancora

[#39]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Il problema principale è che non ha una buona e chiara consapevolezza del disturbo per il quale aveva già ricevuto la cura. Se non si vede il problema, il problema sembra essere la soluzione, e la soluzione sembra essere il problema. Quindi si scambia l'eccitamento per uno stato d'animo favorevole a far senza cure, e la cura per l'unica cosa che separa dalla guarigione.

Per il resto non vedo grandi problemi circa le medicine, visto che può provarle e avere delle sostituzioni in caso non fossero compatibili con le sue normali funzioni.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#40] dopo  
Utente 233XXX

Gentile specialista,

Le rispondo, non per avere un'ulteriore diagnosi, ma per riportare il seguito a questo interessante consulto. Oggi ho iniziato ad assumere il Depakin Chrono.
Ieri ho avuto la visita dal mio specialista e mi ha trovato particolarmente su di giri, come in effetti lo sono, dormo 4/5 ore per notte senza avvertire particolare stanchezza, penso molto velocemente e sono iperattivo. Mi voleva anche prescrivere un neurolettico (o come di chiama) per sedarmi, ma le ho promesso di fare il bravo e bilanciare accuratamente lo stile di vita, allora abbiamo concordato per lo stabilizzatore, cmq venerdi' abbiamo un altro incontro e in settimana terremo monitorata la situazione. Ora, vero che sono accelerato, ma mica sono psicotico, capisco benissimo quello che mi succede. In altri trascorsi quando vivevo fasi come queste mi sentivo un drago e mi dicevo: che bella storia vè mò come sono carico!! :D
Per poi arrivare a pagarla, con tutti i rischi connessi, stavolta invece stiamo agendo in modo preventivo.Mi ha detto che lo stabilizzatore necessita di un suo periodo, ma sono fiducioso mi sono organizzato una settimana bella tranquilla. Weekend in montagna, martedi' grigliata con parenti ed evitero' situazione stressanti tipo serate alcoliche in discoteca, pensare che alcuni miei amici mi hanno proposto un weekend distruttivo al Lago di Garda, ma ho gentilmente rifiutato, proponendo la montagna, trekking e relax!
Indubbiamente dopo due psichiatri che mi hanno proposto il Depakin, la mia ex ragazza che e' psicologa, d'accordo anche lei, una mia amica farmacista, e infine questo consulto non ho piu' nessun motivo di dubitarne. Probabilmente sono nella fase diciamo orgogliosa, ovvero vorrei cavarmela senza farmaci, ma a che pro? A prendere dei rischi e magari trovare in giro un'altra testa calda e fare danni? Tanto sono medicine stracollaudate e dai gestibili effetti collaterali, specie in una condizione come la mia da 35 enne sportivo e con tutte le analisi perfette. Quest'anno per fare le terapie sistemiche per la psoriasi mi hanno fatto fare un check up completo! Ora cmq sparita del tutto, elemento fondamentale per uscire dalla fase bassa....con psoriasi attiva e particolarmente severa te credo che son incavolato come una biscia!
Ora vedo di rimanere tanquillo e di seguire la cura, per vedere se trovo questa benedetta stabilita'! Oddio anche adesso mi sento bene, anzi ora che sto scrivendo ho una gran festa nel cervello, ma e' piacevole perche' sento di riuscire a gestire, poi quando arrivera' l'effetto farmacologico la gestiro' senza dovermolo imporre cognitivamente...penso di esser stato abbastanza chiaro, o forse no?! Vabbe' l'importante che segua la cura e i consigli dello specialista.
Distinti Saluti

[#41]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Che fosse su di giri si poteva intuire da quel che scriveva e dal fatto che volesse smettere cure e vedesse una soluzione nel buon rapporto con un terapeuta che la faceva parlare. Erano tutti "argomenti" caratteristici di chi è in fase accelerata.

Se il medico ritiene di prescrivere l'antipsicotico o meno lo decide alla fine lui, ma se fosse psicotico non se ne renderebbe conto. L'espressione "ho promesso di fare il bravo" non c'entra, non si fanno promesse sui disturbi e sulle malattie, nessuno di noi ha la gestione dei propri sintomi, in più questi comportano anche l'incapacità di essere riconosciuti e denunciati subito.

Una volta risolta la fase espansiva tende in genere a subentrare una fase in cui le sembra che il suo umore sia spentino, purtroppo la chiave per evitare questo è evitare le fasi eccitate.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#42] dopo  
Utente 233XXX

Gentile Specialista,

ebbene si l'essere su di giri e' adeguatamente conclamato e diagnosticato in modo clinico dallo specialista e in modo informale da chi mi conosce. Dal consulto da cosa l'ha capito? Che scrivo piuttosto sgrammaticato e che faccio a cazzotti con la sintassi?! :)
Come magari ho gia' detto in questo particolare frangente della mia vita essere in una fase eccitatoria continua e' quanto mai inopportuno. Primo la mancanza di una relazione affettiva stabile, la quale e' il primo fattore di stabilita' appunto. Ora come ora devo rispondere solo a me stesso quindi questa liberta' assoluta si traduce nel fare tutto quello che mi passa per la testa, fermo restando di non danneggiare il prossimo, anche se e' gia' capitato che aggressivita' repressa venisse in superficie. Con l'infanzia e adolescenza che ho avuto ho represso parecchie cose, ma in particolari situazioni, specialmente di forte stress esse possono riemergere e farmi combinare dei grossi danni. Come venerdi' scorso che ho conosciuto la tipica pippa di legno spocchiosa ed arrogante e ormai la prendevo per i capelli. Voglio continuare a vivere con la fedina penale immacolata e lordarla causa una gallinella superficiale non sarebbe proprio il massimo. Questo rapporto conflittuale deriva da diverse relazioni difficili con donne (madre cognate fidanzate amiche stupidine ecc ecc) ma non sto qui a soffermarmi altrimenti campa cavallo oh consulto!
Seconda cosa, ho in progetto il famoso trasferimento in Brasile con relativa attivita' imprenditoriale. L'opportunita' e' molto valida, ma quanto valida quando difficile, quindi voglio ponderarla al meglio evitando di farmi trasportare dalle ali della mania per poi ritrovarmi fra qualche mese in fase bassa, magari dall'altra parte del mondo e Gesu' da Moraceso non ti avessi mai offeso!!
Quindi il mio approccio di "tenere a bada" la fase alta con la psicoterapia e' fuori luogo. Vero che ho vissuto una vita senza supporto farmacologico (con rischi annessi e connessi, ma per fortuna mi e' andata bene), ma non ne vale la pena. Chi mi conosce mi considera molto simpatico attivo e positivo finche' sono in fase alta, quando poi la cosa va avanti tendo a diventare aggressivo e molto diretto nelle risposte. Quindi chi mi conosce bene mi dice che sono volubile, lunatico e troppo carico per poi andare in esaurimento. Termini popolari per definire la sindrome bipolare.
Cmq il primo effetto del Depakino (magari anche effetto placebo visto che ci vuole un po' prima che vada a regime) e' una leggera sonnolenza e gia' dormo meglio.
Vero che se e' il caso di prescrivere l'antipsicotico lo decide lo specialista ma poi se materialmente prenderlo lo decido io, meno che non subisca un TSO e venga sedato forzosamente, cosa al momento che esula dalla mia situazione. Sicuramente vero che chi e' psicotico non se ne rende conto, ma l'autocritica l'ho dempre mantenuta. Anche negli episodi dispercettivi, tipo le allucinazioni uditive di Dallas sapevo che non erano reali, ma create dal mio cervello...essendo l'unico Italiano nel gate mi sembrava strano che dall'altoparlante parlassero in Italiano frasi sul mio conto!! D quello che ho letto psicosi gravi, tipo la schizofrenia, il soggetto pensa che le sue percezioni deformate siano reali e non e' piu' in grado di distinguere la realta' oggettiva dalla sua immaginazione. A parte che la realta' oggettiva e' un termine senza senza , tutto e' relativo, dipende dal ricevente), cmq diciamo oggettivo per quella che e' la "normale"percezione del cervello umano
Lo specialista che ha in cura un paziente deve considerare questo aspetto, ok prescrivere la terapia, ma mettere il paziente nelle condizione giuste per accettarla e assumerla. Imporla porta poco lontano. Una cosa che apprezzo molto della mia specialista e' che tiene molto in considerazione questo aspetto. Tutti sappiamo che verso le terapie psicofarmacologiche ci sono grandi pregiudizi e forti resistenze, e un medico per fare bene il suo mestiere non puo' esimersi dal considerare questo importantissimo aspetto. Le faccio una domanda da 1000 e 1 notte: da quello che emerge dal consulto Lei pensa che possa un giorno cadere in psicosi senza accorgermene in futuro? Puo' essere un rischio concreto se non seguiro' le cure necessarie. Considerando che ho un caso in famiglia, mia sorella al culmine di una fase alta stava fuori come un vaso di rosmarino sul balcone! Possibilmente vorrei prevenire....prevenire e' meglio che curare di solito si dice, ma in questo caso e' piu' opportuna la locuzione curare per prevenire! Anche perche' se ti scappa il cervello aiuto a corrergli dietro!
Vede, lo stile di vita ho gia' iniziato a bilanciarlo. Questo weekend sono andato a fare una gitarella a Roma e all'Aquila, passeggiate all'aria aperta e i miei amici hanno apprezzato la mia voglia di fare e il mio positivismo. Mi era altresi' stato proposto di andare a fare un weekend distruttivo al Lago di Garda dove fra discoteca e serate alcoliche mi sarei scassato e messo duramente alla prova il mio sistema nervoso. Ho gentilmente rifiutato. Sara' anche l'eta' piu' matura ma soprattutto la consapevolezza di soffrire di questo disturbo. Scrivo soffrire di un disturbo anche se un po' mi suona bislakko, piu' che soffrire diciamo che e' il mio essere....
Cmq venerdi' ho il successivo incontro con la specialista e aggiorneremo la situazione e relativa terapia farmacologica, titolo del consulto Docet ;)
Ormai questo dta diventando un consulto molto articolato, chissa' se c'e' chi riesce a legegrlo tutto!? :O
Se mi puo' dare un suo parere inerentemente al rischio di sviluppare una psicosi, in base a cio' che ho scritto qui , ne sarei grato.
Domanda che cmq riportero' anche al mio curante. Non voglio una doppia diagnosi per incrociare i referti e " scegliere quello che mi piace di piu'". Ovviamente il parere dello specialista che mi visita dal vero e' prioritario, ma anche questo mezzo del consulto online offre i suoi aspetti positivi, specie per far nascere spunti di riflessione che verranno poi sviluppati in vero.


Distinti saluti.

[#43]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

L'accelerazione si può sospettare da alcuni aspetti, banalmente la lunghezza, il moltiplicarsi degli spunti, le considerazioni rivolte al futuro tutte in chiave ottimistica e autocentrate, tipo "volere è potere".

Detto ciò, la considerazione sulla cura non è corretta. Le cure imposte sono tali perché la persona le rifiuta e vi è urgenza, dopo di che a nessuno interessa tendere all'imposizione, ma ci sono casi in cui la norma è che il paziente non sappia che cosa ha pur denunciando un malessere, e rifiuti la proposta di cura così come è perché non riesce ad aderirvi (magari lo fa per cinque minuti e poi cambia idea, o lo fa per motivi assolutamente deliranti, e non per una considerazione sul proprio stato mentale). Evitare fino all'ultimo l'imposizione è un errore, così come lo sarebbe imporre le cure a tutti coloro che hanno "alterazioni" rispetto ad un modello teorico di riferimento senza che abbiano compiuto alcunché o affermato di sentirsi male.

Dr.Matteo Pacini
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