Utente 232XXX
Gentili dottori,mi rivolgo ancora una volta a voi,spesso negli ultimi giorni ringraziando chi mi ha risposto fino ad ora nei post precedenti (depressione,borderline,bipolare-bipolare-bulimia etcetc) come spiegavo nei post precedenti soffro di disturbo bipolare(diagnosi fatta dal mio psichiatra) di tipo 2,cmq cambio umore in modo repentino anche 10 volte nella stessa giornata passando dal voler reagire a voler "morire" il tutto è scoppiato di recente,anche se cmq in passato avevo già dato segni,ma mai cosi forti e invalidanti,infatti nei miei consulti precedenti spiego un pò la mia storia(per chi volesse leggerla e capirci meglio)ho iniziato cura con depakin 500 la sera e 250 al mattino e tranquirit 3 volte al giorno,un disastro dal punto di vista fisco troppi effetti collaterali ho interrotto il depakin e sono entrata in una fase depressiva mai vista,mai successo con forti crisi di panico malessere fisico etc etc lo psichiatra mi ha cambiato cura cipralex tranquirit e lamictal,un disastro anche qui troppi effetti collaterali.se smetto il lamictal devo smettere anche il cipralex perchè nel disturbo bipolare solo l'antidepressivo senza regolatore di umore può essere peggio soprattutto nel mio caso dove sono nervossisima ed aggressiva,ora io vi chiedo sinceramente è possibile curare questa malattia senza farmaci?è una malattia mentale ma allo stesso tempo neurologica fisica quindi verrebbe da dire no,ma allora cos adevo fare?io sto male con i farmaci e sto male senza non ce la faccio più e non sto curando nè più la mia salute(non mangio,o mangio troppo e male,non bevo acqua,non esco....non voglio ricoverarmia nche se mi è stato consigliato ho la fobia degli ospedali davvero cosa posso fare vi prego autatemi.non so cosa ha scatenato questa malattia ho avuto tanti stress seri nella vita,separazione dei genitori,padre violento fratello tossicodipendente e tanti fattori stressanti,ma ora ce l'ho e mi sento senza speranza perchè i farmaci mi stanno "uccidendo" nausea,crampi addominali sonnolenza pesante,tremore,vomito,emicrania e tanto altro ancora...grazie

[#1] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
ho risposto già al Suo precedente consulto, e, se Lei ha postato uno nuovo, può significare che Lei cerchi pareri diversi. Tuttavia, mi permetto di rispondere anche a questa Sua richiesta, sperando che non saràl'unico specialista ch Le risponderà.

Ho riletto questo ed anche le Sue precedenti richieste di consulto su questo sito. Con i limiti di una consulenza a distanza, via internet (vuol dire, senza averLa mai visitato dal vivo), penso che possa trattarsi piuttosto del Disturbo Borderline complicato dalli stato depressivo e non del Disturbo Bipolare di Tipo II. Le variazioni di umore, come le descrive, all'interno della stessa giornata, la sensibilità e la reattività spiccate al contesto esterno e alla percezione di sé, più la storia: sono tutti molto più caratteristici del Disturbo Borderline. La Sindrome Premestruale può essere un'entità a parte, ma potrebbe essere anche una accentuazione della parafisiologica tendenza emotiva e fisica sullo sfondo del disturbi di base (Disturbo Borderline complicato dallo stato depressivo).

Il nervosismo e gli stati di aggressività verbale non bisogna confondere con stati ipomaniacali. Anzi, nel Disturbo Borderline possono essere di frequente una forma di presentazione dello stato depressivo di fondo.
E, se Lei non ha avuto la storia dei veri episodi maniacali o ipomaniacali indotti dalla terapia antidepressiva, non bisogna presumere che l'antidepressivo sia pericoloso da solo. E' vero che i farmaci antidepressivi possono, soprattutto all'inizio, scatenare reazioni aggressive, ma non è la regola universale. Inoltre, con il proseguire della terapia antidepressiva, prevalgono gli effetti stabilizzanti sull'umore e neutralizzanti l'impulsività. Nel Disturbo Borderline, ma anche nella Sindrome Premestruale la terapia antidepressiva a base di SSRI è spesso la più adatta. Per prevenire gli effetti indesiderati attivanti all'inizio della cura non sempre sono necessari gli stabilizzatori di umore, ma possono essere utilizzati anche gli ansiolitici (ovviamente, per un periodo breve, per evitare la dipendenza).

Per quanto riguarda il guarire senza farmaci, in realtà, può essere un approccio corretto a lungo termine, perché in molte forme del Disturbo Borderline i risultati più radicali vengono ottenuti con la psicoterapia e non con la terapia psicofarmacologica. Tuttavia, nella situazione nella quale si trova attualmente può essere troppo eroico e comunque difficile intraprendere da subito la psicoterapia e rimanere compensati solo grazie a questa. La psicoterapia è un lavoro relativamente lungo, orientato sulla prevenzione e sulla profilassi e non un interventi d'urgenza. Nella situazione attuale l'approccio più corretto consisterebbe nella cura farmacologica, magari a base di un antidepressivo SSRI associata inizialmente ad un ansiolitico, per permettere di raggiungere una certa stabilità emotiva: la stabilità necessaria per far fruttare meglio la stessa psicoterapia.

Le consiglio di discutere tutto quanto ho scritto sopra con il Suo psichiatra e non prendere le decisioni da sola.
Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#2] dopo  
Utente 232XXX

Dott Alex grazie,grazie davvero lei è cosi esaustivo nelle risposte e così attento ed io davvero la ringrazio.Ho fatto un nuovo post non tanto per avere altri pareri(certo a volte voler sentire più campane rassicura,ma gli altri colleghi saranno in ferie :-) )ma perchè era un argomento diverso ed ho fatto un altro post.Le sue risposte mi bastano,oltretutto m'ispira molta fiducia,professionalità e preparazione e ci tengo davvero a dirle grazie.Devo essere sincera,documentandomi un pò su internet avevo già pensato da sola che forse il mio era un disturbo borderline perchè i sintomi c'erano davvero tutti mi rispecchiavo,purtroppo più in quello che nel disturbo bipolare.ovviamente non sono un medico,ma essendo una persona di cultura e che si conosce mi sono documentata ed ho pensato la sua stessa cosa,certo non posso farmi un auto diagnosi e penso che il mio pschiatra sia stato un pò frettoloso nella diagnosi,è bravo,ma poco attento nell'ascolto,molto stanco dai suoi turni e a volte per lo psichiatra,piuttosto che per l'otorino diventiamo noi pazienti solo un lavoro,un numero e non ci si ferma più ad "ascoltare" e questo è normale perchè anche lo specialista medico ha la sua vita,il suo lavoro i suoi problemi la sua routine.ne discuterò con il mio psichiatra e da quanto ho letto su alcuni siti il disturbo borderline è più grave del disturbo bipolare è così?come si cura?ho letto che cmq il regolatore di umore va preso ma a me fa malissimo e ne ho già cambiati 2.per ora sto facendo cipralex e tranquirit può andar bene finchè non farò la prossima visita?ora il mio psicoterapeuta è in ferie e anche il mio psichiatra e mi sento un pò persa,ma appena tornano affronterò su entrambi i lati il problema.come mai mi è peggiorato così questo disturbo?ho avuto episodi in passato,ma molto meno forti e frequenti e cmq l'aggressività e la malinconia con periodi di chiusura li ho sempre avuti soprattutto quando stavo male fisicamente cosa che mi capita spesso e questo mi fa stare depressa e nervosa.a volte penso che stessi bene fisicamente sarei serena e felice,ma poi penso che è tutto correlato e che ho somatizzato tanto ed il mio corpo ne ha risentito tanto.Io la ringrazio ancora per il suo consulto è stato così chiaro ed esaustivo,cosi attento ed intuitivo ed è stato attento a ciò che ho scritto,grazie peccato che è così lontano dalla mia città.in attesa della sua risposta la ringrazio ancora

[#3] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
in internet non si può fare le diagnosi, dunque la mia è solo un'ipotesi (che andrebbe discussa con lo specialista che La visita, anche se frettolosamente, ma dal vivo, cioè con il Suo psichiatra).

<<..il disturbo borderline è più grave del disturbo bipolare è così?..>>

Non è esattamente così. Secondo alcune teorie moderne, potrebbe trattarsi addirittura delle forme diverse dello stesso disturbo (anche se questa teoria non è condivisibile da tutti: vedi in seguito).

Comunque, il Disturbo Borderline può essere gestibile più difficilmente rispetto al Disturbo Bipolare, ma eventualmente può essere più guaribile.

Da una parte, come gli altri disturbi di Personalità, il disturbo Borderline è spesso visto come un assetto dei tratti di carattere stabili ed immutabili. Dall'altra parte, si è visto che la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità, rispetto ad altri disturbi di personalità, è una categoria più ampia e più vaga ed è di validità limitata nel tempo (di circa 10 anni). L'intensità maggiore di tale disturbo cade sull'adolescenza e sulla prima età adulta, mentre decresce con l'età). Questo probabilmente perché, oltre che di umore o di personalità, è anche un disturbo legato all'epoca di sviluppo.

<<..come si cura?..>>

L'ho accennato nella mia replica precedente: prova a rileggerla.

<<..ho letto che cmq il regolatore di umore va preso..>>

Non è un asioma. Ci sono forme diverse del Disturbo Borderline e non escludo che in molte di queste forme possono essere utili gli stabilizzatori, tuttavia, non deve essere preso come un assioma e come un approccio a priori in tutti casi.

Per il Disturbo Borderline di Persobaltà in realtà non esiste una strategia farmacologica consolidata, ci sono diverse tradizioni. E ciò perché questo disturbo tuttora non è inquadrato in modo chiaro dal punto di vista biologico.

La concezione dei disturbi di Personalità in generale (compreso il Disturbo di Personalità Borderline) arriva nella psichiatria dalle tradizioni psicoanalitiche, come una variante patologica degli stili di carattere e con la concezione che la cura debba essere psicoterapeutica, mentre le cure farmacologiche sono solo sintomatiche (e penso che non mancavano di ragione).

In seguito, Disturbo di Personalità Borderline, più degli altri disturbi di personalità, ha cambiato il proprio significato: dall'idea che sia "borderline" (limitrofo) con la psicosi all'idea che sia limitrofo con i disturbi di umore, in particolare, con il Disturbo Bipolare o addirittura che sia una delle forme di quest'ultimo.

Bisogna tenere presente che il Disturb Borderline rimane una categoria ampia e non ben definita e che la cura farmacologica che viene utilizzata è sostanzialmente sintomatica. Da qui l'uso sia dei neurolettici per controllare ad esempio l'aggressività (in passato, ma anche oggi), degli antidepressivi (per gli stati depressivi), degli stabilizzatori di umore (per attenuare l'instabilità emotiva).

Secondo la mia esperienza, alcuni antidepressivi, da soli, sono in grado di attenuare anche l'aggressività ed anche l'instabilità di umore, se il farmaco è ben trovato, se la dose è sufficiente e se la cura è protratta per un periodo di tempo sufficiente.

<<..per ora sto facendo cipralex e tranquirit può andar bene finchè non farò la prossima visita?..>>

- Via internet non è possibile fare le prescrizioni, né dare le indicazioni rispetto alle modifiche della cura. I miei ragionamenti rispetto alla diagnosi e rispetto alle cure vanno intese per ora solo come ipotesi, in attesa della visita dal Suo specialista. Direi che bisogna partire dal fatto che Lei non è riuscita a tollerare lo stabilizzatore di umore e non lo ha più preso per tale motivo. Questo La giustifica come paziente, ma non garantisce il compenso.

<<..come mai mi è peggiorato così questo disturbo?..>>

Mi è difficile risponderLe a questa domanda, perché richiede una conoscenza più "dal vivo" della persona, del Suo caso clinico. I motivi possono essere diversi. Rimanendo sempre sulle osservazioni generali (che possono avere validità limitata nel caso individuale), nel Disturbo Borderline caratteristicamente i peggioramenti conseguono ai cambiamenti nel mondo esterno della persona, soprattutto nei rapporti interpersonali, ma anche nelle altre circostanze di vita. Può avere senso cercare i fattori scatenanti in questo ambito. L'organizzazione psichica delle persone con questo disturbo è spesso di per sé immatura e instabile (sono fattori di rischio), ma caratteristicamente si "palesa" a confronto con le circostanze esterne (sono i fattori scatenanti).

Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#4] dopo  
Utente 232XXX

Gentile dr alex volevo ringraziarla per la sua risposta anche se con molto ritardo.E' stato così gentile,attento,esaustivo e comprensivo.GRAZIE.Ho seguito il suo consiglio e parlato di tutto ciò al mio psichiatra ed avevo intrapreso e continuato quindi la cura con cipralex e tranquirit eliminando lo stabilizzatore,ho fatto un periodo di astensione dal lavoro di circa un mese,iniziato la psicoterapia e sono stata meglio,poi tutto è crollato di nuovo(ho fatto poco fa un altro post a riguardo nella sezione psichiatria)Tutto è crollato perchè ho avuto forti effetti collaterali(tremori,tachicardia,movimenti involontari confusione) ed ho sospeso la terapia proprio mentre rientravo a lavoro.Ora mi trovo depressa e nervosa ma soprattutto sto male fisicamente e questo mi blocca dall'intraprendere qualsiasi altra strada,ho voglia di reagire curarmi e vivere ma questi problemi fisici mi rendono l vita impossibile.ora non so se i problemi fisici dipendono dalla testa o viceversa e chiedevo nel post se non fosse il caso di ricoverarmi,ma dove?non voglio stare n un reparto di psichiatria solo a prendere farmaci mngiare e dormire visto che ho tutti questi disturbi,vorrei sapere se lei conosce una struttura valida che si occupa di disturbi della personalità/umore/alimentazione(ultimamente ho attacchi di fame incontrollati,non digerisco più niente)sono nel caos totale ho bisogno di aiuto,ma un aiuto serio,una struttura che mi segua anche con sedute di psicoterapia per iniziare oltre che un approccio farmacologico,un posto tranquillo dove rifugiarmi ed iniziare a curarmi sia fisicamente che psicologicamente.Mi aiuti per favore.
grazie ancora

[#5] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
in questi consulti (essendo pubblici, ed essendo importante evitare che noi, medici iscritti, pubblicizziamo direttamente le attività private proprie, dei colleghi concreti o delle strutture private concrete) non possiamo suggerire le strutture private concrete.

Anche il Suo richiamo (in un altro Suo consulto, più recente) ai medici iscritti a questo sito di contattarLa per aiutarLa a trovare una struttura di ricovero adatta non è un passo corretto. Tecnicamente noi, i medici iscritti a questo sito, non possiamo contattare direttamente voi, gli utenti del sito. E ciò ha i suoi motivi, legati alla vostra privacy. Inoltre, secondo il mio parere personale, è più corretto, che Lei stessa possa contattare direttamente un medico od i medici, se la persona interessata è Lei. Tecnicamente Lei lo può fare (cliccando sui nomi degli specialisti del sito, entrando nelle loro schede, vedendo se lavorano presso le strutture che a Lei interessano, trovando nelle pagine della scheda i recapiti dello specialista, dunque scrivendo allo specialista privatamente).

Questi sono i miei suggerimenti dal punto di vista tecnico.

Per quanto riguarda l'idea stessa del ricovero e delle modalità, sarei critico.

Lei scrive:
(<<..ho bisogno di aiuto,ma un aiuto serio,una struttura che mi segua anche con sedute di psicoterapia per iniziare oltre che un approccio farmacologico,un posto tranquillo dove rifugiarmi ed iniziare a curarmi sia fisicamente che psicologicamente..>>).

Se Lei ha già iniziato a fare la psicoterapia (come scrive in uno dei Suoi consulti), non capisco perché vuole "iniziare" tale approccio in una struttura di ricovero. Inoltre, avendo già instaurato un rapporto professionale con uno psicoterapeuta, iniziare un altro rapporto, il quale sarà destinato a durare comunque solo tanto quanto dura il ricovero, potrebbe essere anche controproducente, potrebbe, oltre che confonderLa, comunque compromettere quel rapporto psicoterapeutico che si sta instaurando con la Sua (o il Suo) psicoterapeuta attuale.

Non sto affatto sostenendo che uno psicologo nel regime del ricovero è nocivo o inutle, quando c'è già uno psicoterapeuta che ti segue, ma sostengo che in tale situazione i ruoli dei due dovrebbero essere diversi, con il mantenimento del ruolo dello psicoterapeuta che ti segue come il punto di riferimento per la psicoterapia individuale, mentre lo psicoterapeuta della struttura di ricovero può avere altre importanti funzioni (nella valutazione, nelle terapie di gruppo, ad esempio).

Inoltre, ritengo scorretto presumere a priori che un paziente durante la degenza avrà la necessità di psicoterapia o che questa sia fatta "su richiesta" del paziente. Prima di deciderlo, come per decidere sulle altre cure, ogni persona ricoverata deve essere valutata dai medico specialista e dallo psicologo della struttura. E ciò perché la psicoterapia non fa parte delle condizioni base indispensabili per tutti, come la presenza del letto sul quale Lei potrà dormire, delle condizioni igieniche adatte ecc. La psicoterapia è una cura che non è per tutti e non a tutti fa bene, per cui non si può includerla nelle condizioni base, a priori, anche se la struttura dispone degli psicoterapeuti. In altre parole, non posso escludere che Lei abbia ragione, ma non lo si può pretendere a priori.

Molte case di cura neuropsichiatriche hanno nel loro protocollo l'assegnazione a ciascun degente di un medico specialista e di uno psicologo, ma questo non significa che la funzione dello psicologo riguarda necessariamente la psicoterapia.

Sempre per quanto riguarda "iniziare" o "fare" un percorso di psicoterapia importante, sono dell'idea che le condizioni di un ricovero non ne sono la più ottimale opportunità, perché qualsiasi sia la struttura di ricovero, è "una struttura", "una istituzione", che condiziona il rapporto psicoterapeutco individuale, il quale ultimo ha invece bisogno di non esserne condizionato.

Anche i muri della casa aiutano...

Per cui, nella aspettativa di essere seguita da tutti i punti di vista, e non solo farmacologicamente, vedo piuttosto una richiesta di essere considerata come una persona, dal punto di vista umano, e forse anche la richiesta di protezione... I Suoi bisogni vanno letti correttamente, e non sono necessariamente i bisogni della psicoterapia durante il ricovero nel senso specifico della "psicoterapia".

Se i Suoi bisogni un po' si avvicinano a quelli appena accennati da me (protezione, considerazione umana ecc.), bisogna tenere conto che il non poter permettersi un ricovero lungo non sarebbe determinato solo dal non voler perdere il proprio ruolo nella vita di famiglia e nella vita sociale, ma forse (?) anche dall'esigenza di "dosare" bene il periodo dell'appoggio così globale su una struttura protettiva, come quello che dà il ricovero da Lei atteso. Perché c'è anche la necessità di non soffocare e di non rinunciare alla propria autonomia..

Dall'altra parte non bisogna sottovalutare la necessità di reimpostare la terapia farmacologica e degli accertamenti medici non psichiatrici.

E' importante che io lo dica: una struttura privata, anche se convenzionata possa avere più difficoltà a farLe fare, se necessario, tutti gli accertamenti necessari anche non psichiatrici e farLa vedere, se necessario, anche a gli specialisti delle altre branche, perché alle strutture private convenzionate lo Stato paga una cifra prestabilita per ogni giorno di ricovero, e gli accertamenti e le visite esterne, quanto io sappia, non sono rimborsati dallo Stato. E ciò perché si presume (anche se, secondo me, è un errore), che la degenza in ambiente psichiatrico nella media non implica di occuparsi anche delle problematiche non strettamente psichiatriche. Ovviamente la situazione sarà diversa in una struttura a pagamento..

Invece in una struttura pubblica l'approccio multidisciplinare è più realizzabile, soprattutto in un ospedale generale presso il quale c'è anche la facoltà di Medicina e Chirurgia della Università.

In questa ottica,

1) non bisogna scartare neanche la possibilità di iniziare, in attesa del ricovero, a prenotare i rispettivi accertamenti e le visite in regime della mutua e di iniziare eventualmente, assieme con il Suo specialista una cura psicofarmacologica, molto cautamente.

2) non bisogna scartare le strutture pubbliche, le quali, già con il fatto stesso del ricovero, anche se breve, possono soddisfare alcuni dei bisogni basilari, anche senza necessariamente ricorrere ad un percorso di psicoterapia durante la degenza. I reparti di psichiatria sono tutti diversi, ed i medici che ci lavorano dentro sono tutti diversi. C'è chi prende in maggiore considerazione gli aspetti "relazionali", c'è chi lo fa di meno..

Posso consigliarLe di pensare anche alla Clinica Psichiatrica Universitaria presso un Ospedale Generale della vostra città o di una città vicina: lì dove è presente anche la sottospecializzazione nei "Disturbi Correlati alla Alimentazione" ("D.C.A."). Tali centri (D.C.A.) implicano l'approccio multidisciplinare e non solo farmacologico; di solito sono attivi proprio presso le Cliniche Universitarie, ma non so se ci sono in tutte le città e in quali città sono meglio organizzati.

Vorrei anche aggiungere che i reparti delle Cliniche Universitarie, grazie alla presenza dei medici giovani, che si stanno specializzando, potrebbero essere degli ambienti con un "clima" diverso rispetto ad altri reparti di psichiatria (anche se non è assolutamente la regola).

Se il ricovero è veramente necessario (e lo farei valutare al Suo specialista curante), vi posso consigliare di pensare anche ad una Clinica Universitaria specializzata fra l'altro, in D.C.A. e nei Disturbi di Personalità (che ci sono).
Dr. Alex Aleksey Gukov

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