Utente 274XXX
In primavera ho conosciuto un ragazzo col quale ho iniziato una relazione. Lui, residente a molti km di distanza, si è trasferito nella città in cui abito, affittando un appartemento e cercando lavoro. Dopo circa 10 giorni di permanenza ha iniziato a nutrire sospetti sulle persone che lo circondavano (amici fidati che lo hanno aiutato), poi sono iniziati i litigi tra noi. Ha iniziato a nutrire sospetti sulla mia fedeltà, pensava di essere deriso, trattato da sciocco, manifestava nei miei contronti ostilità e rabbia con una certa ciclicità. Ha avuto addirittura un'allucinazione...non è, però, mai stato violento. Nel frattempo non ha più cercato lavoro, trascurava tutto e si isolava per alcuni giorni. Ovviamente io ho iniziato a nutrire serie perplessità circa questa relazione e ho pensato che potesse avere un disturbo paranoide della personalità. Quando gli ho comunicato la fine della nostra storia lui ha minacciato il suicidio (in realtà non credo che lo avrebbe fatto per idee religiose). Ho contattato, dunque, la mamma (residente all'estero) e le ho spiegato il problema affinché lui potesse serenamente ritornare da loro a curarsi. La sua famiglia sembra una famiglia felice. La mamma mi disse che era sempre stato sospettoso, geloso nei confronti dei cari, incapace di portare a termine le cose. Gli avevano diagnosticato, tempo addietro, ipertiroidismo ma non si era mai voluto curare. Piuttosto svogliato nel cercare lavoro, ogni volta che ne trovava uno, finiva sempre col litigare con colleghi o clienti. Nella sua vita ci sono stati degli episodi che possono aver rappresentato, a parer mio, dei traumi, ma lui non si è mai voluto rivolgere ad uno psicologo. Dopo una serie di fasi in cui alternava cicli depressivi, scattava una fase di "normalità" a volte tendente all'ostilità nei miei confronti. Dopo una serie di ragionamenti e, in seguito alla mia decisione di allontanarmi è piombato in una forte depressione invalidante e ha deciso di tornare dai genitori per "rimettere a posto la sua testa" (cit). Se n' è andato tra le lacrime perchè non voleva perdermi, d'accordo sul fatto che saremmo rimasti in contatto e che avrebbe fatto di tutto per ritornare quanto prima da. E' partito molto motivato. Da quando è tornato a casa evita ogni contatto con me, salvo rari contatti in cui dice di amarmi, che si è sentito un fallito perchè è dipeso da me economicamente e che avrebbe voluto regalarmi ricordi migliori. Avevano prenotato una seduta dallo psicologo ma si è rifiutato di andare. Dagli esami del sangue, ora, risulta essere ipotiroideo. Mi chiedo se sia possibile che, col passare degli anni un'ipertiroidismo si trasformi in ipotiroidismo e se l'umore altalenante tra depressione e rabbia sia una normale conseguenza del problema tiroideo o magari i sintomi sono più da riferire ad altra patologia come un disturbo dell'umore o personalità.Vorrei il vostro parere in quanto la comunicazione con lui è molto difficile malgrado sia in contatto con i genitori.Grazie

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Da iper a ipotiroidismo è possibile, ad esempio in una tiroidite cronica. Tutto l'insieme dei sintomi però sembra entrarci poco con questo. E' mai stato visto da uno psichiatra ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 274XXX

Grazie per la repentina risposta. Purtroppo ha un'avversione ai medici e non ha mai voluto farsi visitare da uno psicologo/psichiatra. Sono cosciente di aver esaltato, nello spazio disponibile, le caratteristiche più marcate ma lungi da me il volerlo demonizzare! Si tratta di una persona che in molti periodi è dolcissima e premurosa, purtroppo però, in lui, esistono le fasi depressive e quelle in cui è "ostile". Mi sono documentata molto in questi periodi, cercando di analizzare razionalmente mi sembra che ci siano molte attinenze con il disturbo bipolare II solo che, salvo poche manifestazioni più esasperate e un'allucinazione, nelle fasi "euforiche", la sua è stata più che altro una tendenza al nervosismo e all'irritazione. Il tutto con una ciclicità piuttosto rapida (al massimo 8-10 giorni per l'alternarsi delle fasi). Mancano, oltretutto, diverse caratteristiche tipiche della mania o della ipomania. Potrebbe essere l'umore stato destabilizzato dal viraggio da ipertiroidismo in ipotiroidismo e dai problemi tiroidei trascurati per molti anni? Quanto può influire l'ipotiroidismo sulla depressione e ancora: possono le fasi di nervosismo e intransigenza essere tipiche di una depressione? Grazie.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Le fasi espansive del disturbo bipolare nella forma tipica sono iraconde-furiose, la forma euforica in realtà non è quella più frequente.
Potrebbe corrispondere a questo tipo di quadro. Il passaggio all'ipotiroidismo in sé non è alla base di disturbi bipolari, e sarebbe più probabile in un ipertiroidismo (ma come fase acuta). In ogni caso nel disturbo bipolare depressioni e manie non sono da considerare fasi separate, ma manifestazioni di uno stesso processo morboso.

L'unico passo sensato è un inquadramento psichiatrico, in definitiva il concetto è che si punta a migliorare la qualità di vita della persona, e sulla base del disagio che lui dichiarerà di avere.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 274XXX

La ringrazio per l'efficienza e la rapidità. Buon lavoro.

[#5] dopo  
Utente 274XXX

Buongiorno, in merito al caso sopra esposto, il ragazzo si trova, attualmente, in una fase depressiva molto marcata. Il medico di famiglia gli ha prescritto fluoxetina in dosi da 20 mg. Assume tali compresse da 6 giorni e pare non ci siano miglioramenti. Si è rivolto ad una psicologa la quale gli ha diagnosticato una "vecchia depressione" ed ha approvato la cura prescritta dal medico di base. Entrambi hanno escluso possibili interferenze dell'ipotiroidismo. Per "vecchia depressione" devo supporre si tratti di una depressione cronica (la madre del ragazzo è straniera, non conosce perfettamente l'italiano). Il ragazzo attualmente ha 30 anni ma pare che abbia iniziato a mostrare segni di inquietudine già in adolescenza e purtroppo non è mai stato curato. Attualmente sembra intenzionato a continuare le cure. La mia domanda è: una depressione cronica come nel caso citato, previa l'esattezza della diagnosi momentaneamente effettuata, è recidiva? Ipotizzando dunque terapie ottimali sia di natura farmacologica che pscicoanalitica, l'umore sarà sempre tendenzialmente depresso? Saranno, pertanto possibili frequenti ricadute anche se sottoposto a cure protratte nel tempo? Potrei inoltre sapere se depressione cronica e depressione nevrotica corrispondono alla stessa patologia? Grazie.

[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La fluoxetina come ogni altro antidepressivo impiega dalle 2 alle 4 settimane per correggere una fase depressiva.

Per "vecchia depressione" non so cosa si intenda, forse nel senso che i primi sintomi risalgono a tanto tempo fa.

La prognosi è legata alla diagnosi.

Depressione nevrotica non significa niente di preciso, soltanto che non ci sono sintomi psicotici quali deliri e allucinazioni, ma non si capisce se intesa come malattia depressiva, come fase depressiva o come sindrome, per cui è un termine che può corrispondere a diverse situazioni.

Depressione cronica significa solo che dura da oltre 2 anni.

Non sono due termini in alternativa l'uno all'altro.
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 274XXX

Io nutro qualche dubbio sulla semplice depressione del soggetto, come spiegato nei precedenti messaggio ci sono stati periodi "euforici" alternati ad altri remissivi. Attualmente i medici hanno giustamente riscontrato e stanno affrontando una depressione, io sospetto però, che si tratti di una fase depressiva profonda.
Ira, deliri ed allucinazioni marcati possono essere tipici di una depressione?
Nel porgerle i miei ringraziamenti, faccio i complimenti a tutto lo staff di medicitalia per l'ottimo servizio svolto. Continuate così.

[#8]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

credo ci sia una inutile confusione di termini

"Attualmente i medici hanno giustamente riscontrato e stanno affrontando una depressione, io sospetto però, che si tratti di una fase depressiva profonda."

Non è chiaro cosa intenda per profonda, ma insomma se i medici curano una depressione, lieve o profonda che sia, sempre di depressione si tratta.

Se invece ci sono deliri e allucinazioni, e quindi la depressione è "psicotica" (cioè NON nevrotica), sempre di depressione si può trattare ma è una situazione clinica di tipo diverso come terapia.

Se ci sono stati periodi di agitazione o euforia, o ira, alternati a periodi di depressione intesa come rallentamento e inibizione delle funzioni, allora si potrebbe pensare ad una diagnosi totalmente diversa, cioè disturbo bipolare, che non è un sottotipo di depressione ma una malattia diversa.
Dr.Matteo Pacini
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[#9] dopo  
Utente 274XXX

Grazie Dott. Pacini, mi rendo conto che non è sempre semplice spiegarsi scrivendo.
I periodi di alternanza tra euforia e depressione ci sono stati, c'è stata anche un'allucinazione, per questi motivi le chiedevo se irritabilità e nervosismo possono essere un aspetto della depressione o sono, normalmente riconducibili a un disturbo bipolare.
Dalle informazioni che ho potuto reperire in merito al d.b., il ricorso a un medico avviene durante le fasi depressive. Si è rivolto a un medico solo tre settimane fa, nel pieno di una fase depressiva profonda, la diagnosi, ovviamente, senza la conoscenza di una "storia" del disturbo è stata quella di una depressione cronica.
Grazie.

[#10]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Irritabilità e nervosismo possono appartenere a diverse situazioni, bisogna vedere nello specifico in cosa consistevano e vederle insieme ad altri elementi.
La storia del disturbo la si conosce chiedendo anche alla persona e ai familiari, di solito viene fuori anche se la presentazione è depressiva.
Dr.Matteo Pacini
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[#11] dopo  
Utente 274XXX

grazie e buon lavoro!