Utente 352XXX
Salve a tutti gli specialisti,
Sono uno studente che soffre di disturbi d'ansia.Premetto che l'ansia è sempre stata una parte di me, come di ognuno di noi, ma la consideravo quel segnale del mio corpo e della mia mente che mi faceva dare il massimo nelle cose che facevo.
Il mio primo attacco di panico è stato circa due anni fa. Il medico di base consigliò una terapia farmacologica con Venlafaxina 75mg, che non ho seguito anche per le pressioni dei miei genitori.
Dopo quell'attacco sono stato quasi sempre bene per circa un anno(a parte qualche episodio che sono riuscito a controllare).
Da settembre dell'anno scorso le cose sono un po' peggiorate perché ho iniziato ad avere un livello di ansia persistente per lunghi periodi(giorni) che, seppur abbastanza fastidioso ho sempre cercato di controllare.
Da marzo ho notato ancora un peggioramento e ho avuto un paio di episodi di panico abbastanza forte e un medico di base mi ha prescritto bromazepam 2mg al bisogno.
Quel periodo di ansia è stato concomitante ad un forte stress e anche un'insonnia persistente, che è durata per circa 5 mesi.
Col passare del tempo sono riuscito a iniziare a convivere con l'ansia(ho intrapreso anche un percorso con una psicologa).
Da un mese la cosa è, però, degenerata in quanto ho avuto sempre un livello di ansia piuttosto fastidioso che alcuni giorni è sfociato in attacchi di panico. Penso di aver avuto circa sette episodi che proprio non sono riuscito a controllare. Penso di aver sviluppato un po' di paura dei luoghi nuovi o, più in generale non posso più sopportare tutte le situazioni in cui "non posso scappare", per esempio durante i pasti in mensa e, ahimè, durante l'ultimo esame universitario, che ho dovuto abbandonare perché non riuscivo più a resistere lì seduto.
Credo che il percorso di psicoterapia non sia sufficiente o che, almeno questo tipo di percorso(immagino ce ne siano diversi), non stia dando più frutti perché quello che c'è da capire posso capirlo solo io e non credo che parlando cambi qualcosa.

Sono stato in un centro di salute mentale, dove uno psichiatra mi ha consigliato un'altra psicoterapia in quel centro. Io vorrei sapere se c'è un protocollo da seguire in questi casi o praticamente la scelta di terapia va a discrezione del medico/paziente. Mi sembra di star solo peggiorando e continuare a vivere così mi sembra veramente molto limitante, soprattutto perché tutti gli attacchi che ho avvengono all'improvviso e durante momenti in cui non posso permettermi di averne.
In particolare volevo chiedere consigli su eventuali strutture, specialisti, chiunque nel pubblico o nel privato da contattare nella provincia di Cagliari.
Nell'attesa di una risposta pongo
Cordiali saluti

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"Credo che il percorso di psicoterapia non sia sufficiente ". Chi ha detto che però sia indicato ?

Aveva ricevuto un'indicazione sulla cura, che non ha seguito, dopo di che può darsi che le scelte successive siano state compiute secondo l'idea di fare qualcosa che non fosse però l'assunzione di un medicinale.

Adesso si ritrova in una situazione comune a molti che hanno un disturbo, e tardano a curarlo, con la conseguenza di trovarsi a gestire l'ansia (che non è quella funzionale di un tempo, è totalmente diversa) con rimedi, teorie etc ma non invece il tipo di cura che è indicata in questi casi.

Il medico di base sembrava aver già un'idea (forse aveva ovviamente fatto anche la diagnosi), quindi può reiniziare consultando lui.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 352XXX

Salve,
è stato il medico di base che ha deciso di farmi l'impegnativa per un centro di salute mentale(ho cambiato città, e medico di base).
E lì lo psichiatra mi ha visitato e proposto psicoterapia presso quel centro e non con la psicologa che già mi segue
In prima istanza, con un solo episodio, probabilmente con senno di poi sbagliando, affidarsi ad una terapia farmacologica sembrò eccessivo soprattutto contando il fatto che ero appena diciottenne.
Cercavo un secondo parere perché, seguendo un percorso psicoterapico e non vedendone ancora risultati, sono indeciso sul da farsi.
Ho ovviamente realizzato che il mio disturbo non è fisico(come pensavo all'inizio), ma non riesco a controllare per niente quando ho un attacco di panico particolarmente forte.
La diagnosi fatta è di disturbo da attacco di panico
Saluti

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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"n prima istanza, con un solo episodio, probabilmente con senno di poi sbagliando, affidarsi ad una terapia farmacologica sembrò eccessivo soprattutto contando il fatto che ero appena diciottenne."

Si ragiona sulle cure come se fossero un male da evitare fino all'ultimo, e questo è l'errore di partenza. Dopo di che si finisce spesso per scegliere soluzioni che non hanno indicazione specifica, sarebbe come dire assumere un "integratore" o un "rimedio naturale", o "fare ginnastica" etc etc.

Il suo disturbo è fisico in quanto cerebrale. Il panico ha una sede anatomica, un suo circuito. Mentale significa cerebrale.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 352XXX

Salve,
potrebbe spiegare quale è la sede anatomica del panico e come, per esempio, gli SNRI le benzodiazepine possono curare questo problema?
Con curare intendo proprio curare, non alleviare i disturbi che un attacco di panico comporta
Saluti

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Il locus coeruleus e i circuiti ad esso collegati. Perché proprio gli SNRI ? Intanto le benzodiazepine non lo curano. I farmaci antipanico sono tricilici, SSRI (forse anche SNRI e altri, ma gli standard sono le prime due classi).
Il meccanismo consiste nell'elevare la soglia per la produzione dell'allarme, e depotenziare il circuito che produce questa reazione. Consentendo le interazioni con l'ambiente in assenza di panico, i circuiti collegati con i condizionamenti corrispondenti (ad esempio claustrofobia) sono gradualmente risolti.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 352XXX

Salve,
La venlafaxina, che è stata la mia prima terapia prescritta e non seguita, appartiene alla classe dei SNRI. Ha idea del motivo per cui fu scelta per questo tipo di disturbo?
Consiglierebbe degli antidepressivi triciclici che hanno degli effetti non trascurabili sulle capacità cognitive?(o mi sbaglio?)
Come avviene il "depotenziamento del circuito che produce questa reazione"?
Per quanto riguarda le benzodiazepine ho sempre saputo che non hanno alcun effetto terapeutico a lunga distanza, infatti mi furono prescritti "al bisogno".
Saluti

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

No, non ho idea. Non consiglierei niente, la scelta la fa il medico, le dicevo semplicemente le classi utilizzate.

Il depotenziamento avviene esponendo il circuito al farmaco in maniera costante per 2-4 settimane a dose stabile.

Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Utente 352XXX

Salve,
prendendo per esempio la venlafaxina, mi sa spiegare come il depotenziamento funziona in modo più specifico?
Saluti

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Entriamo in un dettaglio tecnico di recettori, vie di trasduzione del segnale, mRNA, esposizione recettoriale, down-regulation, anatomia funzionale del sistema nervoso etc... ?
Il senso generale è che la configurazione assunta dal cervello corrisponde ad una minore suscettibilità a stimoli esterni, alla ripetizione automatica dei pensieri, alla centralità delle preoccupazioni, alle reazioni d'allarme.
A questo punto presumo non capirebbe assolutamente nulla, nelle spiegazioni tecniche c'è scritto di meno che nell'illustrazione esteriore. Il cambiamento lo vede bene osservando il cambiamento delle persone.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 352XXX

Salve,
in questi giorni ho avuto modo di vedere quali sono le terapie prescritte da specialisti in caso di attacchi di panico.
Spesso viene associato all'antidepressivo(in genere SSRI) con benzodiazepine a breve/media durata quali alprazolam o bromazepam.
Come spiega il ruolo delle benzodiazepine nel trattamento del disturbo? Non dovrebbero essere usate solo per un trattamento sintomatico degli attacchi?
Perché in quasi tutte le terapie venivano prescritti per prevenire attacchi per circa 8 settimane: non si rischia così di mascherare gli effetti positivi o meno della cura antidepressiva usando ansiolitici, che una volta eliminati hanno un alto rischio di causare ricadute?
Saluti

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Si spiega con il fatto che i pazienti necessitano e chiedono un sollievo immediato dall'ansia, che tendono a legarsi al tranquillante per natura del disturbo, e che tendono ad attribuirgli false funzioni, tipo quella di trattare il panico in corso di attacco. Spesso l'assunzione si protrae per inerzia oltre l'assuefazione, specialmente quando il disturbo non è completamente risolto.
Dr.Matteo Pacini
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