Utente 388XXX
Da 5 mesi sto con un ragazzo di 34 anni a cui hanno diagnosticato una sindrome schizofrenica di tipo paranoide.
Ha avuto una psicosi 4 anni fa e prima di allora non seguiva alcuna terapia perchè la sua ex era contraria a qualsiasi tipo di psicofarmaco ed era convinta di poterlo curare con i fiori di Bach.
Dopo la psicosi, con deliri persecutori e di riferimento, comprese allucinazioni uditive a schema persecutorio e continui sospetti sui tradimenti della ex, è stato ricoverato per un mese in ospedale. Più volte lui aveva desiderato di andare dal medico per farsi curare ma la sua ex gli aveva negato il tutto. Da parte sua, pertanto, c'è sempre stato il desiderio di collaborare e di curarsi perchè non stava bene.
Dopo il ricovero è tornato dalla sua famiglia, ha lasciato la sua ex con la quale conviveva da 1 anno e ha cominciato a curarsi.
Attualmente è in cura con 6mg di paliperidone la sera e, oltre a una terapia famacologica, è seguito da una psicologa.
Prima di conoscere me prendeva ansiolitici e antidepressivi che ora non prende più sotto suggerimento della psichiatra, che, vedendolo considerevolmente migliorato, ha anche deciso di ridurre il dosaggio da 6mg a 3mg.
Non sente più voci nè ha allucinazioni visive, ha solo pensieri "negativi" che riguardano solite tematiche e che, puntualmente, mi espone, per cacciarli via.
Per il resto è dolcissimo, premuroso, artista, affabile, adorabile... Insomma, tutto ciò che una donna possa desiderare.
E' pienamente cosciente del suo problema e accetta di buon grado le cure perchè vuol farmi star bene.
Fa ricerche su internet su come possa fare per pensare più a cose allegre e belle perchè vuole migliorarsi e mi ha chiesto se può cambiare qualcosa per rendermi felice sempre.
Vuole donarmi tutto l'amore che possiede e non mostra appiattimento affettivo.
Se non sapessi che prende farmaci non immaginerei nemmeno lontanamente che abbia questo problema.
Abbiamo passioni in comune, suoniamo e cantiamo insieme, condividiamo moltissime cose insieme e sostiene che sono la sua medicina e che non ha paura più di esporsi e mostrare il fianco.
Lavora, ha una vita sociale, usciamo con amici e colleghi, suona in una band, è laureato e ha conseguito titoli post lauream.
L'unica cosa che noto è che non riesce a gestire bene lo stress... E fuma. Anche sotto pressing psicologico le emozioni che prova sono dalla rabbia alla tristezza in poco tempo... Dice che non è più abituato a gestirle perchè assopite da tanto tempo.
La psichiatra lo vede recuperato al 100% e afferma che stia meglio di altri con la stessa patologia e che non è detto che avrà ricadute.
Dal canto mio, essendomi documentata moltissimo sulla patologia, non nego di avere paura per possibili ricadute, sebbene le terapie riducano l'intensità e il lasso di tempo tra una ricaduta e la successiva.
E' possibile che appartenga a quel 30% di individui che migliorino e che potranno in futuro guarire totalmente o parzialmente? Esiste il grado di "gravità"?

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La patologia allo stato attuale è considerata cronica in esattezza diagnostica.
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[#2] dopo  
Utente 388XXX

Non mi dice nulla di nuovo.

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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[#4] dopo  
Utente 388XXX

Qui non si tratta di volere che mi si scriva qualcosa di nuovo, ma quantomeno che mi si rispondaalla domanda: esistono gradi di gravità della malattia?

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La sua domanda verte a capire se il suo ragazzo possa mai avere delle ricadute sintomatologiche, cercando di inquadrarlo in gradi più o meno variabili di patologia.

Il grado di malattia viene espresso attraverso la visita diretta.

Francamente, in presenza di una diagnosi di schizofrenia paranoide, quindi in esclusione di una diagnosi di "episodio psicotico", la prognosi deve considerare l'andamento cronico della malattia ed anche il peggioramento clinico nel corso del tempo, sopratutto se, in evidenza di miglioramento clinico durante la terapia, i trattamento farmacologici sono ridotti in virtù del miglioramento stesso, che scaturisce dalla terapia......
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[#6] dopo  
Utente 388XXX

Gentilissimo,
ad oggi la psichiatra che lo ha in cura non gli ha dato una diagnosi, ma ha semplicemente confermato la terapia della precedente psichiatra, sostituita perchè i genitori del ragazzo non accettavano la diagnosi di "psicosi schizofrenica".

Lui mi ha raccontato che il delirio si è acuito con la somministrazione di aloperidolo, prescrittogli dal suo medico curante prima che venisse ricoverato e somministratogli dalla ex, che era una fedelissima della omeopatia.
In ospedale optarono per la stessa molecola e i sintomi si attenuarono, fino a scomparire - al che mi viene il dubbio... che gli avesse dato del placebo? -

Ad ogni modo, lui vuole che io vada a parlare con la psichiatra che lo segue da anni, in modo da chiederle lumi a riguardo e rassicurarmi, per quanto possibile.

Lui mi ha sempre detto che avrebbe voluto curarsi perchè sapeva che c'era qualcosa che non andava in lui, ma la ex si ostinava a "curarlo" con la valeriana. Addirittura avrebbe voluto che venisse rinchiuso in un manicomio, cosi da esser protetto e sperare che il suo tormento dell'anima avesse termine.

A suo avviso, senza pretendere da lei una diagnosi via web, la consapevolezza della malattia che ha, il fatto di aver capito che il rimuginio è frutto della patologia, potrebbe propendere a una prognosi favorevole o meno peggiore?

Grazie come sempre.

[#7]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Questo non è possibile saperlo.

La diagnosi di psicosi comunque deve far pensare per una prognosi di una malattia ad andamento cronico.
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[#8]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Sig.ra,
ho letto l'esposizione del Suo problema e provo anche io ad illustraLe il problema ad integrazione delle esaurienti risposte al riguardo già ricevute dal collega Ruggiero.
Come avrà già appreso dalla Sua documentazione, per "Paranoia" nel senso letterale del termine si intende un quadro clinico caratterizzato da un sistema delirante, cronico tendenzialmente nella sua evoluzione e senza evoluzione deficitaria della personalità.
Cioè il pensiero nelle altre categorie e situazioni di vita è perfettamente conservato, lucido e coerente.
In effetti il Suo ragazzo è riuscito a laurearsi e a conseguire titoli post-laurea.
Il problema, nella fattispecie, sta tutto qui.
Cioè, la "paranoia" non è più considerata un quadro clinico a sè stante ma come una sindrome delirante che può presentarsi come una reazione o sviluppo della personalità, come sintomo in episodi di tipo maniaco-depressivo e soprattutto nella psicosi schizofrenica.
In quest'ultimo caso, qualora fosse confermata nel tempo questa diagnosi, la prognosi sarebbe non buona e appunto, cronica, sia pure con saltuarie fasi di mgliorìa e peggioramento.
Lei ci dice che il Suo ragazzo, in atto, ha una buona vita sociale e ha sviluppato una buona critica nei confronti del suo disturbo.
Addirittura la Psichiatra valuta un buon 100% di recupero.
Questo lascerebbe ben sperare. Penso che soltanto i mesi (e gli anni) futuri potranno dare lumi in questo senso.
Viva pertanto tranquillamente con il Suo ragazzo ma rimanga sempre aderente alla realtà senza illusioni eccessive.
Un saluto cordiale
Dr. Mario Zampardi

[#9] dopo  
Utente 388XXX

Gentilissimo Dr Zampardi,
la ringrazio di cuore per la risposta, puntuale e precisa.

In effetti la diagnosi di psicosi schizofrenica è arrivata 4 anni fa, ma nulla sappiamo di quale sia la diagnosi attuale, poichè la nuova psichiatra non ne ha mai apertamente parlato. Immagino che confermando la stessa terapia della vecchia psichiatra non ha fatto che confermare la diagnosi precedente.

Da 4 anni a questa parte non ha più avuto deliri nè allucinazioni di alcun tipo.

In famiglia il padre da giovane ha sofferto di paranoia mai curata e mai ospedalizzata, senza sfociare in psicosi. La madre ha sofferto di depressione post-partum e tuttora prende antidepressivi. La sorella presenta nevrosi e prende tranquillanti. Nessuno dei parenti vicini ha avuto schizofrenia, eccetto un suo cugino il cui grado di parentela è terzo. I nonni materni e la nonna paterna sono morti di Alzheimer... Insomma, una anamnesi familiare non florida.

Vorrei tanto sperare che possa rientrare tra coloro che potranno migliorare.

A questo punto mi chiedo se possa chiedere alla psichiatra di azzardare una eventuale prognosi, dati i 4 anni di terapia.

Capirà bene che, prima di cimentarmi in questa impresa titanica, devo essere totalmente informata a riguardo, sebbene mi paia il ragazzo migliore che esista su questa terra.

[#10]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Signora,
certo, come Lei dice l'anamnesi familiare non è che sia fra le migliori.
Ma se si riflette appunto sugli ascendenti e soprattutto sul Padre del Suo ragazzo, la paranoia da cui è stato affetto in giovane età, non è mai sfociata in psicosi schizofrenica.
Questo potrebbe far pensare ad uno "sviluppo di personalità" in una personalità intanto condizionata geneticamente e laddove eventuali condizioni vissute dal suo ragazzo come stressogene potrebbero aver innescato un quadro clinico a coloritura francamente psicotica.
Se, in oltre, è esatta la Sua affermazione che da quattro anni non ha più evidenziato sintomi della serie psicotica, in atto mi sembra che il suo ragazzo si trovi in una buona situazione clinica.
Ma, attenzione. Queste sono soltanto riflessioni empiriche sia pure dettate dai fatti.
Pertanto, non abbandonerei la terapia somministrata.
Se sta migliorando vuol dire che fa effetto. Lo stimoli ad una sempre più aperta vita societaria e sia sempre consapevole dell'impresa "titanica" ( io direi "difficile") a cui si trova a far fronte.
Un'ultima domanda : ha mai fatto, il Suo ragazzo, un tracciato EEGrafico?
Un cordiale saluto
Dr. Mario Zampardi

[#11] dopo  
Utente 388XXX

Gentilissimo,
grazie ancora per le delucidazioni.

Al mio ragazzo ho vivamente consigliato di effettuare un EEG e una RMN, così da poter quantomeno "osservare" lo stato della sua patologia.

Mi sorprende come nessuno psichiatra abbia tentato di approfondire il suo quadro clinico.

Conto, pertanto, di accompagnarlo per l'EEG.
D'altra parte, nessuno della sua famiglia si è mai preso in carico tutto ciò, limitandosi a non accettare la diagnosi di psicosi schizofrenica, perchè "stigmatizzante", preoccupandosi di cambiare repentinamente la psichiatra che aveva osato diagnosticare un disturbo così grave.
Sul foglio di dimissioni dell'ospedale non si sa cosa ci sia scritto, poichè documenti da lui "introvabili".

Ho avuto modo di trascorrere alcun giorni nel suo ambiente familiare e le dirò che definirlo "strano" mi pare un eufemismo. La anormalità era tangibile, al punto che sono tornata a casa mia con uno stress emotivo non irrilevante.
Ora mi è chiaro il perchè voglia passare poco tempo a casa sua e dilatare il tempo che trascorre in mia compagnia, che, a suo dire, lo faccio star bene come prima dell'esordio della malattia.
Io consiglierei all'intera famiglia una consulenza psicologica, anche perchè è impensabile minare quotidianamente l'autostima di un ragazzo con tale problematica, soffermandosi insistentemente sullo stesso particolare: la pancia non proprio piatta!
Dovrebbero essere tutti educati alla miglior gestione di un ragazzo con tale patologia, anzichè limitarsi a ricordargli di prendere la compressa la sera o a bypassare l'argomento quasi come un tabù o, addirittura, a insistere sulla necessità di dimagrire perchè non perfetto (in realtà lui sta benissimo così com'è, ma ciò alimenta in lui dismorfofobia), esercitando su di lui una azione "castrante" ("non vestirti così, sembri un ragazzino", "non cresci mai", e tante belle critiche, mai apprezzamenti).

Ovviamente non posso permettermi di varcare il confine "famiglia", anche se quattro chiacchiere coi suoi in merito le farei ben volentieri.

Un cordiale saluto a lei e perdoni il mio essere prolissa.
Non smetterò di ringraziarla abbastanza.

[#12]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Veramente EEG e RMN non servono ad approfondire la patologia psicotica e lei non essendo medico non dovrebbe consigliare esami.

Deve considerare se vuole vivere con questa persona o meno sapendo, data anche la patologia presente in famiglia, che i vostri futuri figli potranno sviluppare la malattia allo stesso modo nonché che il suo futuro marito/compagno potrebbe avere peggioramenti sostanziali della malattia.

Non è necessario approfondire altro rispetto alla malattia che ha un chiaro decorso nel tempo.
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[#13] dopo  
Utente 388XXX

In realtà questi esami sono importanti ai fini della ricerca ed esistono molti papers a riguardo.
Ciò che la psichiatria conosce è frutto di anni e anni di ricerca scientifica, basata proprio anche su queste indagini, nonchè su studi biochimici e fisiologici. E sa bene che sulla schizofrenia si sa ben poco, poichè multifattoriale e, pertanto, difficile da studiare.

Non sono un medico, ma sono un Biologo Cellulare e Molecolare, per cui parlo con cognizione di causa.

Quanto alla prole, ne sono a conoscenza, ovviamente: non avremo figli.


[#14]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Dr.ssa,
spiego il motivo della mia ultima richiesta attinente ad un eventuale tracciato EEGrafico.
Il tracciato, nella fattispecie, servirebbe a potere, nell'eventualità, escludere una possibile, larvata situazione clinica di Epilessia temporale.
Sono già note da tempo ormai, frequenti correlazioni fra sintomi psicopatologici e alterazioni elettroencefalografiche focali, soprattutto a carico della regione anteriore del lobo temporale.
Pertanto un qualsiasi Paziente che presenti sia pur larvati sintomi di epilessia temporale può presentare l'intero spettro dei disturbi psichiatrici oltre ai sintomi specifici delle fasi intercritiche quali viscosità caratteriale, emotività, labilità di umore, ecc.
In questi eventuali casi, spesso il Clinico si trova di fronte a soggetti affetti da una sintomatologia atipica, mal riconducibili ad una ben definita categoria diagnostica.
Pertanto, in tutti questi casi, alterazioni anche lievi del tracciato EEGrafico giustificherebbero la diagnosi di epilessia parziale complessa e non di psicosi schizofrenica.
Ma, anche in questo caso, la mia è soltanto una ipotesi volta preminentemente ad una diagnosi differenziale e non altro.
Lei mi parla anche della famiglia del Suo ragazzo.
In effetti da quel che racconta sembrano esserci problemi di comunicazione all'interno del nucleo familiare che, in questo come in molti atri casi, "poggia" il proprio equilibrio dinamico sull'elemento più debole al fine di una stabilità del nucleo e delle stesse dinamiche familiari.
Penso che la famiglia intera "rimuova" costantemente la problematica del figlio non accorgendosi che, in tal modo, si comporta come una famiglia stressogena.

Sono del parere che la sola terapia farmacologica, ovviamente utilissima al riguardo ( e da non abbandonare), non riesca da sola a sortire un buon effetto terapeutico.
Anche altri parametri interazionali, di affetto e di autostima, hanno il loro valore.
Un cordiale saluto
Dr. Mario Zampardi

[#15]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Lei vuole negare la patologia del suo fidanzato come fanno i familiari, rendendo la situazione molto più complicata rispetto a semplici trattamenti possibili.
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[#16] dopo  
Utente 388XXX

Gentile Dr Zampardi,
è stato,come sempre, molto chiaro ed esaustivo: grazie mille!

Finalmente sappiamo cosa hanno scritto al momento della dimissione ospedaliera (i fatidici fogli sono stati improvvisamente recuperati), quattro anni fa: "psicosi delirante cronica".

La diagnosi della precedente psichiatra, una volta dimesso, è stata: "psicosi schizofrenica".

Ho molta confusione a riguardo.


[#17] dopo  
Utente 388XXX

Ho dimenticato di aggiungere a riguardo, una precisazione: gli psichiatri che lo visitarono durante il ricovero che durò un mese, parlarono inizialmente di schizofrenia, poi esclusa e sostituita dalla suddetta diagnosi.

[#18]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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La diagnosi di psicosi è sovrapponibile a quella di schizofrenia, sono termini utilizzati allo stesso modo.

Per di più, come già indicatole precedentemente, il disturbo è considerato cronico.

La diagnosi successiva si sovrappone a quella precedente.
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[#19]  
Dr. Mario Zampardi

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Gentile Dr.ssa,
se la diagnosi clinica "ex adiuvantibus" dovesse essere questa, dovrà essere bene edotta (come già, di fatto, lo è) di fronte a quale patologia sarà, nel tempo, impegnata a combattere.
Certo, i quattro anni di apparente remissione della sintomatologia farebbero ben sperare.
Ma, ripeto, sia ben consapevole del quadro clinico cui, indirettamente, va incontro. Questo senza nulla togliere all'affetto che prova per il Suo ragazzo.
Ancora un cordiale saluto
Dr. Mario Zampardi

[#20] dopo  
Utente 388XXX

Grazie ancora, Dr Zampardi.

Mi ha dipanato molti dubbi.
Cercherò di stargli accanto, per quanto posso, pur non tralasciando di tutelare anche me stessa e il mio benessere psicofisico.

Un cordiale saluto a Lei e Buon Lavoro.

[#21]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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